Strukul Matteo

Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola

Strukul Matteo

Trent’anni di eclettica carriera: da poeta e musicista, da decostruttore di ideologie a campione di satira del benessere occidentale, sempre nel sogno di creare una antieroica letteratura del rock in Italia: “soffiando vita”, come scrive Strukul, su "formule apparentemente estranee alla lingua italiana". Antesignano non solo nel rock italiano (aprì un “celtic pub” nel 1986, a Verona: e l’Irlanda cantò prima delle mode dei tardi Novanta e oltre, ne “Il cielo d’Irlanda”, poi portata al successo dalla Mannoia), coraggioso incursore letterario nella musica, nel 2008 Bubola vanta diciannove album (live e compilation inclusi), un felice sodalizio con Fabrizio De Andrè (album “Rimini” e “L’indiano”, pezzi come “Don Raffaè”) e suo figlio Cristiano, un successo meno nazionalpopolare di quanto si potrebbe credere. I numeri non sempre s’accompagnano ai giusti riconoscimenti.

È allora il momento di “un viaggio romantico”, per dirla con le parole dell’autore del libro, nella musica dello scaligero Massimo Bubola, cantautore capace di amalgamare la tradizione popolare italiana e il rock. Matteo Strukul ripercorre tutta la sua carriera in questo libro-intervista pubblicato, a sorpresa (ma non troppo, considerando il recente “I hate music” di Marco Duka Anastasi) da Meridiano Zero, come uscita fuori collana.

Il giornalista padovano evidenzia con chiarezza come la produzione dell’artista vada letta non per pubblicazioni isolate, ma quasi fosse un canzoniere: “I suoi album sembrano continuare l’uno nell’altro, non ci sono cesure nette insomma, si assiste piuttosto a una sorta di ideale enjambement per cui il significato di un disco si dilata e si allunga nel successivo” (p. 125).

Si parte dai primi incontri con musica e letteratura, si parte dall’infanzia: dalla biblioteca paterna (nominiamo almeno Mallarmé, Rilke, Pascoli) a quella scolastica, accennando alla scena musicale veronese d’antan (che al tempo pareva preferire Deep Purple e Led Zeppelin a Stones e Dylan) e a tutta la formazione rock di Bubola (Rolling Stones in primis: più per le lyrics che per il sound. Stupiti?). Bubola ha la gentilezza di ricordare il primo maestro di poesia: il professor Scapini, al Liceo: cultore di Montale e Quasimodo. Preme segnalarlo, in tempi di decadenza delle istituzioni scolastiche e di nullo o al limite occasionale riconoscimento delle fatiche dei docenti.

Non manca la storia dei provini (completa di retroscena sulla prassi del periodo), romantica rispetto ai paradigmi odierni. E poi avanti con gli album, da “Nastro giallo” in avanti: lyrics debitrici, sin d’allora, della grande poesia occidentale (Verlaine, Mallarmé, Rimbaud), sound ancora acerbo e pop (è il 1976). Si passa per le collaborazioni con Venditti (1979) e Milva (tardi Ottanta) e per l’amicizia con Rino Gaetano e Ivan Graziani, lasciando ovviamente ampio spazio ad un intenso ricordo della collaborazione con De André, sin dai primordi (e dai messianici insegnamenti sulla rete dei pescatori, e sulla poesia: cfr. p. 28).

Micidiale la serie delle reminiscenze pop: da Leonard Cohen (per “Ballad of the Absent Mare”,e per “Suzanne”: in questo caso la replica si nasconde in “Rimini”) a Bob Dylan, da Bruce Springsteen a Tom Petty,  da Cat Stevens a Neil Young ai Lynyrd Skynyrd, dai Waterboys ai Pogues. Come ogni vero musicista, Bubola è un ascoltatore vero: onnivoro e felice di condividere i suoi amori col suo pubblico. Gran cosa, questa.

Quanto a quelle letterarie, si spazia da Ezra Pound a Dylan Thomas, da Ungaretti a TS Eliot, da Cavalcanti ad Amado, da Maupassant a Keats, dal Conegliano (“Da Ponte” post conversione) a Shakespeare, da Omero a Dostoevskij sino a Primo Levi, omaggiati direttamente o considerati (rivendicati) volta per volta fonti di ispirazione. Dino Campana (anche per Vassalli) e Tina Modotti  (non per Cacucci) hanno ricevuto omaggi diretti.

Ora. Vorrei poter trasformare questa segnalazione in una recensione: per questo, dovrei conoscere a menadito la produzione dell’artista. Mi spiace, ma sono tra i pochi infelici ascoltatori che ancora non hanno comprato nemmeno un album di Bubola. Mea culpa: mea culpa, mi dispiace. Posso e devo riconoscere, in ogni caso, che leggendo il libro mi sono incuriosito e appassionato. Ho avuto voglia di andare ad ascoltare le sue canzoni e sono rimasto stupefatto dalla quantità e dalla qualità delle reminiscenze e delle citazioni letterarie, e dalla ricostruzione dei retroscena di ogni singolo pezzo. Rimedierò e rimediterò il tutto. In questo senso, all’autore confermo: missione compiuta. Non ho idea di come reagiranno i vecchi fan, immagino con entusiasmo e gioia. La loro risposta sarà naturalmente essenziale. Io ho letto da (relativo) estraneo: senza ostilità e senza pregiudizi positivi. E non mi sono mai annoiato: apprezzando gli intervalli (intendo: i versi di Bubola) e le ricche appendici; nonché la cura della discografia. E – diciamolo – la letterarietà. Si percepisce, è viva. 

Ho solo un’osservazione da destinare a Strukul. Non ha a che fare con Bubola. È una  breve nota scritta col sangue. “Dubrovnik” (p. 210) è il nome dato a una città dagli attuali occupanti. La città si chiama Ragusa.  Il nome è Romano. *Ragusium. Venne fondata da chi fuggiva dagli Slavi. È dalmata, non croata. “Croato” e “dalmata” non sono affatto sinonimi. I contadini croati sbarcarono in città dopo un terremoto disastroso, nel Settecento. Erano minoranza assoluta, sino a quel momento. Popoli delle campagne. Dopo le cose sono cambiate. Lentamente.

A Ragusa è nato Franco Sacchetti. Quando è nato Missoni, sei secoli dopo, eravamo minoranza. Ma niente giustifica il cambio del nome. È una menzogna. Politica. Ragusa era una repubblica marinara. Non si chiamava Dubrovnik. Grazie. Restituiamole il suo nome. È un compito che da letterati abbiamo: ripristinare la verità storica. Equivale a riconoscere i giusti meriti a un artista sottovalutato dai contemporanei. Il principio è molto simile, a ben guardare. Una battaglia da combattere. Da cavalieri.

 EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Matteo Strukul (Padova, 1973), giornalista italiano. Questo è il suo primo libro.

Matteo Strukul, “Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola”, Meridiano Zero, Padova 2008. Fuori collana. Prefazione di Massimo Cotto, Postfazione di Antonio Stefani. In appendice, discografia (completa di canzoni scritte per altri interpreti, produzioni e canzoni tradotte) e bibliografia. 

Approfondimento in rete: Rassegna stampa italiana / Sito ufficiale di Bubola / Wiki su Bubola / Ondarock su Bubola

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2008.

ISBN/EAN: 
9788882371807

Commenti

Amavate De André? Scoprirete chi ha scritto i versi di due dei suoi album, e non solo.
Conoscete già Bubola, come musicista? E' il vostro libro.

A voi,
gf

Questo è il miglior consiglio che potessi offrirmi.
Mi ci tuffo subito. Non vedo l'ora di leggerlo.
Pensa che solo recentemente ho scopero che le musiche di alcune
canzoni (stavo per scrivere poesie) di De André li ha scritti Nicola Piovani. Mi è capitato di ascoltarle duante un concerto di Piovani qui ad Ancona.
E adesso questo ulteriore tassello....

Grande Gianfranco.

il buon Bubola. l'ho ascoltato poco, vero, eppure, non so come mai, non riesco a spiegarmelo, ma non è riuscito a piacermi. non lo so, ma lo apprezzo di più come autore che come interprete. forse perché legato ad altre interpretazioni delle sue canzoni. mi ha sempre fatto un effetto strano, Bubola. e vabbé.

Amici, merita. E dovrebbe, potrebbe, essere l'occasione per meditare sulla tradizione cantautoriale alta italiana. Aspetto anche i commenti di Léon, studioso di De André, per averne conferma:).

3. Impegniamoci a trovare buone esecuzioni su youtube... sono curioso di sentire almeno "Dino Campana"

4. Hai colto nel segno. Potrebbe essere l'occasione giusta per meditare con maggiore accuratezza sulla tradizione cantautoriale italiana. A distanza di anni emergono nuovi spezzoni inediti.

Gian Paolo

sul sito che segnali si possono ascoltare molte canzoni. tra cui "dino campana" ;-)

si sente un po' male, però. mi sembra. non so se ho problemi io, eh.
ciaz.

Per quello la volevo sul tubo:).
Comunque ben fatto, almeno anche gli altri possono ascoltare come dovrebbe suonare...

Scrive Antonio:

"Folklore e passione trasudano da ogni nota di questo piccolo gioiello struggente e malinconico, ?Storie d?Italia? del 1993, prodotto dal temerario Massimo Bubola, che ha partecipato anche alle musiche e ai testi regalando un tocco di esperienza ad un disco già di per sé intenso."

http://www.lankelot.eu/index.php/2009/02/27/gang-storie-d-italia/

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.