In quella Recanati che fu l’antico borgo dove Giacomo Leopardi ebbe a distinguersi con opere memorabili, il destino ha voluto che Norma Stramucci avesse non casuali natali. L’arcana influenza dei sublimi lasciti letterari e dell’evocativo colle dell’infinito sembra infatti resistere, misteriosa, alle fondamenta di un esercizio creativo ricco peraltro di innumerevoli ed autentiche suggestioni: dai richiami di una Grecia antica alla melodia dolente del paesaggio. Un legame che la Stramucci ha mediato passando attraverso la lezione di Franco Scataglini, probabilmente il più significativo poeta marchigiano dopo Leopardi. Quel contesto naturale, che favorì il carattere appartato e malinconico del suo illustre predecessore, si specchia in uno spleen dove un residuo della poesia di alte aspirazioni fatica a convivere con il rituale apprendersi a domestici ordinari.D’acchito la linearità stilistica del verso, che caratterizza con sobrietà e nitidezza le sue composizioni, sembrerebbe funzionale ad un’immediata fruizione dei testi. Ma non inganni l’apparente felicità di approccio riscontrabile in questa raccolta di poesie. La capacità con cui Norma Stramucci riesce a tradurre in versi la quotidianità ricorrente di un universo domestico denota - ben al contrario - un sapido esercizio espressivo, che è un’intelligente combinazione di uno stile aperto a soggetti intimi e cari. Non è azzardato affermare, dunque, che l’autrice sperimenta qui una variante migliorativa al genere intimistico della poesia, florido di consistenti simboli evocativi, mostrando un’inesauribile ricchezza di prospettive, ritmi e sensazioni: “Gramigna alle gambe mi cresce/e in pigre radici m’inchioda/al calvario del labirinto/impedendomi addirittura/-io vittima gracile e inerme/di Minosse che sempre ha fame-/il tragitto per indagare/su di una qualunque/possibile via per uscire.” (Noia 1 pag. 24).
L’immaginario del lettore ha modo di apprezzare una poetica intrisa di scene di vita quotidiana, il guardarsi attorno nell’appartamento come tenendovi un diario : “Giù di sotto una caterva di panni/mi invoca perché vuole/che la vada a stirare./La voce antipatica/di un dovere mi stacca/dall’Autunno di U. Saba/e mi dico –Che schianto/amica mia,per un poeta donna/il lavoro di casa.” (Lavori di casa 3 pag. 109); ma anche di un senso di intimità, di purezza artistica, di chiarezza nei messaggi, che favoriscono l’approfondimento esegetico di un’opera densa di riferimenti dissimulati: “Mi inebrio al tuo profumo/bagnaticcio acidognolo/mentre l’angelo qui attorno/avvolgendoci celebra/la liturgia del fumo/odoroso d’incenso/che intride quello/che nel pensiero mi fingo/insieme alla cicoria/della nostra cena.” (La cicoria a. pag. 82).
Quietamente allarmate le poesie di Norma Stramucci crescono spontaneamente nell’ossimoro: un luogo di avventure spirituali e di presenza fisica, di giornate trascorse senza ricordo di sé, che pur tuttavia riportano all’accaduto, alla ricerca del senso di quanto è già trascorso, al di là del quale crea comunque la parola. “Guardami amore nel fondo dell’occhio /come rifrange il suo ricordo./ Fulgida, immacolata veste,/prendimi dall’armadio. Quella / dagli intarsi di luna. E non dirmi dei buchi /che trasudano tarme.” (pag. 23)
Una naturale intonazione musicale sostiene la formula compositiva della sua scrittura e si distende nella puntuale scansione del verso. Con corrispettiva maestria e sensibilità Paola Ciarlantini - musicologa, compositrice e docente di Letteratura Poetica e Drammatica – fa da eco al verso con le partiture musicali riportate all’interno del libro. Perché “Il cielo leggero” ci dice – pur non costituendo un testo a quattro mani - che tra poesia e musica, nonostante il prisma delle loro indubbie differenze, corre un legame fittamente intrecciato, come un filo amoroso che annoda gli oggetti, i sentimenti ed i segni di un paesaggio. Parole e note pulsano all’unisono e sollevano le apparenze della consuetudine giornaliera per rivelare la vita. E la surrealtà è ad un solo passo, accordata e come piegata alla riproduzione di esperienze vere, o immaginate come tali: “E faccio del mio sangue un sogno rosso/che ha l’odore del ferro di lamiere / viste stamani accatastate in cima/a un’accozzaglia d’auto./Mi sveglio e nel silenzio / io sopravvissuta ringrazio Dio / ma non posso distogliermi dai gridi/che da quel monte mi scagliano addosso / le carcasse dei mille morti” (pag. 61).
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
Norma Stramucci – Il cielo leggero - Libro poetico-musicale. Musica di Paola Ciarlantini. - Edizioni Azimut, Roma 2008
Norma Stramucci è nata nel 1957 a Recanati dove vive tutt’ora. Insegna attualmente Italiano e Storia presso l’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali, Turistici e Sociali di Recanati “Virginio Bonifazi”, sede coordinata dell'omonimo Istituto di Civitanova Marche. Ha pubblicato “L’oro unto” Ed. Tracce (1995); “Erica” Ed. Piero Manni (2000) introduzione di Romano Luperini; “Del Celeste confine” Ed. Piero Manni (2003) con contributo critico di Mario Luzi. Collabora con la riviste di poesia “Pelagos” diretta da Umberto Piersanti, “Il nostro lunedì” diretta da Francesco Scarabicchi e con il Centro Nazionale di Studi Leopardiani. E' stata tra gli organizzatori del Convegno Nazionale “Insegnare Leopardi... l'infinito in un'aula” tenutosi nell’aula Magna del Comune di Recanati il 3-4 aprile 2008. Nel 2005 è stata tra i quattro poeti italiani prescelti a rappresentare il nostro paese in occasione della Giornata Mondiale della Poesia voluta dall’Unesco.
Approfondimenti in rete :
Commenti
GPG presenta la Stramucci: in Azimut.
Da leggere...
Grazie Gianfranco. Appena possibile recensirò anche i due precedenti libri usciti da Manni.
Grazie
Gian Paolo