La terra è in preda agli effetti malefici di un inspiegabile sortilegio, da quando il dio Lamor le ha sottratto lo squillo dei colori e la bellezza del mondo. Un’atmosfera di sospensione irreale aleggia inquietante, mentre l’odore acre della perfida Hutama si diffonde tra la natura sostituendo deliberatamente il profumo dei fiori. Sotto una densa coltre grigia giace una grande natura morta, la cui iperbolica espansione si gonfia del dolore di un’umanità che muore senza essere mai nata. Nel vano tentativo di lasciar trapelare un raro bagliore di luce, Eliana spara in cielo con la cerbottana aghi per cucire sottratti alla madre Maria, che un tempo ricamava lenzuola e tovaglie variopinte per i corredi nuziali. Il fratellino Paolo osserva anelante il battito d’ali d’Eutimio, uccello tuttavia malinconico e di razza indefinita, così come la cugina Ilaria spera invano che il becco di questi possa riuscire là dove gli aghi hanno fallito.Piange il coro delle madri che, per effetto dell’incantesimo, “vede i propri figli maschi nascere per morire” negando alle fanciulle il piacere di un “palpito d’amore”. Ma improvvisamente, da un luogo imprecisato, si presenta al cospetto delle donne di Recanati Andrea, un sedicente ispettore del canto dei sogni, che descrive i colori come se li avesse realmente conosciuti. Ilaria, Eliana ed il gruppetto sdentato e sorridente delle vecchine decidono di accompagnarlo fino alle rive del fiume Sangro, dove in un antro oscuro egli intende affrontare e sconfiggere la Hutama , il demone che oscura la vita, affinché la terra possa tornare ad infiammarsi di colori e di voli, di felicità e di amore
Pubblicato da Manni editore nel 2003, con il prezioso sigillo in appendice di una lettera di Mario Luzi, “Del celeste confine” di Norma Stramucci, è un libro che merita davvero di essere riscattato dalla dimenticanza. Questo pregevole poemetto in quattordici lasse, che è misura ad un tempo d’intensità lirica e di compattezza narrativa, costituisce infatti un’utilissima occasione sia per un primo ma già sostanzioso approccio alla poetessa di Recanati, sia per un approfondimento essenziale e riepilogativo che miri ad arricchirne la conoscenza. E che si tratti della felice sorpresa della prima scoperta o di un rinnovato impatto, si resta pur sempre avvolti e trattenuti dalla ricchezza tematica e formale di un’opera singolare, che unisce spunti biblici a motivi più intimamente affettivi e domestici.
Mentre i personaggi e gli accadimenti si collocano nei luoghi sempre persi e ritrovati della fabula, visioni evanescenti di piccole ed umili cose divengono archetipi ricchi di segreta magia; dramma umano ed impegno morale, nella società come nella natura, si dibattono nelle maglie di un mondo imbarbarito, giovandosi di una rara spaziosità espressiva e di uno stile fluido e prosastico, arditamente metaforico.
Colpisce la maturità e la peculiarità stilistica con cui Norma Stramucci ci conduce al centro di un ostinata attesa di quando il mondo riacquisterà la luce e l’uomo requie nell’abbandono alla serenità nel vortice solare della natura. Sono questi i passi in cui è maggiormente evidente quanto l’autrice si porti nel cuore ancora vive le stigmate del suo concittadino Giacomo Leopardi, di quel suo illustre predecessore le cui rimembranze affiorano talvolta in punta di penna, come dolenti cicatrici di un passato irreversibile, che due secoli di lontananza non sono valsi a levigare.
La densità espressiva, l’estesa gamma di toni e la ricca orchestrazione lessicale, nonché l’inventiva con cui offre immagini che sanno di ricordi e di speranze, formano i caratteri distintivi di un’affascinante vena affabulatoria che ha buon gioco nel dispiegare un canto appassionato dal respiro ampio e disteso.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
Norma Stramucci – Del celeste confine – Manni Editore 2003. Con lettera in appendice di Mario Luzi.
Norma Stramucci è nata nel 1957 a Recanati dove vive tutt’ora. Insegna attualmente Italiano e Storia presso l’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali, Turistici e Sociali di Recanati “Virginio Bonifazi”, sede coordinata dell'omonimo Istituto di Civitanova Marche. Ha pubblicato “L’oro unto” Ed. Tracce (1995); “Erica” Ed. Piero Manni (2000) introduzione di Romano Luperini; “Del Celeste confine” Ed. Piero Manni (2003) con contributo critico di Mario Luzi.; “Il cielo leggero” Ed. Azimut (2008). Collabora con la riviste di poesia “Pelagos” diretta da Umberto Piersanti, “Il nostro lunedì” diretta da Francesco Scarabicchi e con il Centro Nazionale di Studi Leopardiani. E' stata tra gli organizzatori del Convegno Nazionale “Insegnare Leopardi... l'infinito in un'aula” tenutosi nell’aula Magna del Comune di Recanati il 3-4 aprile 2008. Nel 2005 è stata tra i quattro poeti italiani prescelti a rappresentare il nostro paese in occasione della Giornata Mondiale della Poesia voluta dall’Unesco.
Approfondimenti in rete :
Stramucci Norma - Del celeste confine di grattarola
Stramucci Norma - Il cielo leggero di grattarola
Gian Paolo Grattarola
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