IL TITOLO
Buskashì è il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. In questa vicenda, è l’Afganistan l’oggetto del contendere, un paese e un popolo sconvolti dalla guerra.
VIAGGIO DENTRO LA GUERRA
13 novembre 2001: un ferito grave arriva all’ospedale di Emergency a Kabul, dopo che la città è stata bombardata e i talebani si sono ritirati.
“Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin? Soltanto un uomo.” Com’è nello stile di Emergency viene curato chiunque egli sia.
Il secondo libro di Strada non è letteratura di guerra, è testimonianza, è storia contemporanea, è la guerra vista dal di dentro con tutto il suo carico di devastazione e morte. Qualsiasi valutazione estetica è inadeguata, qui si raccontano esperienze vissute e si mostra quel volto del conflitto che i media nascondono.
Rispetto al libro precedente “Pappagalli verdi”, costituito da tanti episodi in paesi diversi, qui c’è una narrazione continua e organica.
Il libro ha inizio il 9 settembre 2001 con l’assassinio di Massud, il ”leone del Panchir”, comandante dei mujaheddin. Due giorni dopo ci sarà l’attentato alle Twin Towers. In breve tutte le organizzazioni umanitarie lasceranno l’Afganistan, solo Strada con l’equipe di Emergency decide di tornare a Kabul per riaprire l’ospedale, chiuso dopo che lo staff era stato aggredito dalla polizia religiosa dei talebani.
Inizia così un lungo e pericoloso viaggio dentro la guerra, il passaggio attraverso le montagne dell’Hindukush fino al rientro a Kabul bombardata e alla riapertura dell’ospedale, con la possibilità di salvare molte vite.
Il modo di raccontare i fatti di Strada è semplice, diretto, immediato, non disdegna lievi note paesaggistiche, ma è chiaro che la sua attenzione è orientata soprattutto verso gli esseri umani e le loro storie. Bambini, donne, uomini che vedono le loro vite stravolte dalle cosiddette “bombe intelligenti” o dalle mine antiuomo disseminate ovunque.
Spesso, nel libro emerge la rabbia per l’ingiustizia e per il modo in cui i media manipolano le notizie, alterando i fatti o tacendoli in nome di giochi di potere e di interessi economici.
Soprattutto vi è il supremo, assoluto rifiuto della guerra come modo per risolvere i contrasti:
“Proviamo a guardare alla realtà di chi ne viene coinvolto, proviamo a passare il confine. Proviamoci.
Non dico a sperimentare la guerra sulla nostra pelle – non sono così masochista -, ma almeno a cercare di capire la guerra.
Cominciamo ad ascoltare le storie, che sono storie di uomini, le nostre storie. Credo che conoscerle sarebbe sufficiente, a quasi tutti noi, per cambiare idea sulla guerra.
Storie vere, non manipolate, la storia di Jamila e quella di Waseen che hanno perso tre figli e che sono rimasti l’una senza una gamba e l’altro senza gli occhi.
Proviamoci. Dopo forse potremo parlare di guerra a buon diritto, e quasi certamente ne parleremo in modo diverso. […]
Questo è il vero confine, quello più difficile da attraversare.
Fare propria, rispettare l’esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda «gli altri» anziché noi stessi.
Perché se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti.
Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi”.
L’essenza del libro è dunque in questa condanna di ogni conflitto, nella suprema solidarietà con gli esseri umani, nel coraggio di impegnarsi in prima persona, anche correndo un rischio personale. Un libro coerente e forte, con notevoli critiche sia ai media, per il loro modo di dare le notizie, sia ad altre organizzazioni umanitarie.
“Ci hanno raccontato la favola delle guerra e le sue virtù, mentendo deliberatamente su tutto, sulle sue ragioni e sulla sua realtà.
Migliaia di civili sono state ammazzate, ferite e mutilate in Afganistan dalle bombe americane.
Nessuno può dire «non lo sapevo».
Lo sapevano benissimo tutti […]
Non ne hanno parlato. […]
Se il mondo umanitario si è trasformato nel reparto Cosmesi della guerra, l’informazione, salvo rarissime eccezioni, ne è diventata l’ufficio pubblicità e pubbliche relazioni.”
Il testo si chiude con una lettera di Strada alla figlia Cecilia, cui il libro è dedicato, la lettera di un padre spesso fisicamente assente, ma comunque latore di un ideale forte, un padre che adesso sta tornando.
“Non credere una parola, ogni volta che cercheranno di spiegare come sarà bella la guerra futura, tecnologica, selettiva, «umanitaria».
Sarà solo un altro carico di morte e di miserie umane.
Venendo qui abbiamo fatto il nostro dovere, ed è stato utile. In questi mesi all’interno della guerra abbiamo lavorato molto, rattoppando ferite. E abbiamo capito che non possiamo tacere di fronte ai crimini, anche quando compiuti in nome della «civiltà».
Non ho visto giustizia, in questi mesi, né pietà, non ho visto ragione né umanità. Forse anche per questo ho bisogno di casa.”
In appendice Strada ha voluto far inserire la Dichiarazione universale dei diritti umani, che finora sono così spesso violati ovunque.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gino Strada (Sesto San Giovanni 1948), medico italiano, chirurgo di guerra, è uno dei fondatori di Emergency, associazione umanitaria che si occupa della cura e della riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine. Da quasi quindici anni è impegnato nei paesi più diversi. Il suo libro precedente “Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra “(1999) ha ottenuto il premio Viareggio Versilia 1999.
Gino Strada, Buskashì. Viaggio dentro la guerra. Milano, Feltrinelli 2002.
Sito ufficiale:
Marina Monego
Commenti
recupero d'antan su problema che purtroppo si ripete.
"Buskashì è il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E? un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. In questa vicenda, è l?Afganistan l?oggetto del contendere, un paese e un popolo sconvolti dalla guerra".
> Da quando? Da quando sono nato, almeno.
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/09/14/vollmann-william-tanner-afgh...
Vollmann spiegava bene...
"?Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin? Soltanto un uomo.? Com?è nello stile di Emergency viene curato chiunque egli sia."
> E questo basti a mitigare le polemiche partitiche italiote.
"L?essenza del libro è dunque in questa condanna di ogni conflitto, nella suprema solidarietà con gli esseri umani, nel coraggio di impegnarsi in prima persona, anche correndo un rischio personale. Un libro coerente e forte, con notevoli critiche sia ai media, per il loro modo di dare le notizie, sia ad altre organizzazioni umanitarie."
> Meriterebbe di circolare ancora e sempre. A dispetto della ridotta pubblicità di Emergency nel carrozzone mediatico...
"?Non credere una parola, ogni volta che cercheranno di spiegare come sarà bella la guerra futura, tecnologica, selettiva, «umanitaria».
Sarà solo un altro carico di morte e di miserie umane."
> Brava Marina. Serviva...
Io non apprezzo Strada, lo ritengo un soggetto che usa l'associazione umanitaria per pubblicizzare i suoi libri. E quelle poche volte che l'ho sentito parlare non mi ha convinto affatto. Anzi, mi sta pure un po' sulle palle. Ci sono molte organizzazioni umanitarie meno pubblicizzate e molto più degne di emergency, che ha anche forti vicinanze politiche.
6. Si vede che l'Udinese è uscita pure dalla coppa Italia, non sai più con chi prendertela...
6 invece a me Strada è sempre piaciuto. Guarda, io credo che sia il contrario, i suoi libri servono a far conoscere e a finanziare Emergency. Oltre che a far presenti molte realtà di guerra delle quali non si parla più o si parla poco.
7 - Non me la prendo con lui tanto per prendermela, per me è davvero un personaggio ambiguo, anche perché ho conosciuto gente vicina qa emergency...
8 - Idem, come sopra, so che amichetti ha Strada e quanta pubblicità abbia emergency rispetto ad altre organizzazioni umanitarie che contano meno nei salotti
Ma risorgerà anche la Croce Rossa, ne sono convinto amici.
Intanto, diamo atto a Emergency di aver avuto un ruolo importante. Quanto ai proventi del libro, beh:). Ridotti, come sai, e come osserva Marina emergency-diretti.
10 - Non credere Franco, Strada è un uomo mediatico e "salottaro" e emergency un'organizzazione dai dubbi scopi... tutt'altro che da santificare. E comunque, ripeto, ha appoggi politici che altre organizzazioni umanitarie non hanno.
Io scinderei il giudizio sulle attività di Emergency in situazioni belliche, che mi sembrano difficilmente contestabili, da quello su Gino Strada.
Anche a me non garba: un piglio che sembra ereditato dal suo passato di militante, un pacifismo senza se e senza ma, senza analisi, senza alcun distinguo.
Insomma non ho l'ho mai capito. O forse l'ho capito fin troppo.
Forse limiti miei intendiamoci.
Certo è che Strada è stato santificato da chi proprio non è degno di farsi paladino di qualsivoglia pacifismo e rispetto dei diritti umani.
Questione di coerenza.
12 - Non discuto la contingenza di guerra, discuto tutto il resto che gira intorno a Strada e a emergency. E mi spiace che molte organizzazioni più degne, dedite solo a cause umanitarie e non a salotti e a politica, non abbiano la considerazione che ha emergency. Considerazione dovuta agli amichetti politici e mediatici. Alcuni, come giustamente ricordi, tutt'altro che filantropi.
[Buskashi] copertina+tags
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[gino strada] Moni
[gino strada] Moni Ovadia: "Le mine antiuomo... Questi fiori metallici dell'infinita infamia umana, lacerano, accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. Ma è proprio in quelle assenze, di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro, l'unica possibile".
[riferito da Casadio, in "Nel silenzio un canto", Marsilio, 2010].
Casadio aggiunge. "Strada sbarca, resiste e opera per la vita negli scenari di guerra. Dove vengono ammazzati quasi sempre gli ultimi. In queste guerre, a sentire qualcuno, fatte per portare la pace".
[emergency] segnaliamo ancora
[emergency] segnaliamo ancora lo splendido, unico lavoro di EMERGENCY: http://www.emergency.it/index.html