Stoliar Steve

Raised eyebrows. My years inside Groucho's house

Autore: 
Stoliar Steve
 Tra i libri legati al culto dei Fratelli Marx alcuni sono ancora inediti nel nostro paese, e fra questi “Raised Eyebrows” di Steve Stoliar. Il titolo è traducibile come “Alzata di sopracciglia”, e il sottotitolo suona come “I miei anni all’interno della casa di Groucho”.
Si tratta dunque di una testimonianza diretta dell’ultimo periodo della vita del comico. In Italia siamo quasi del tutto all’oscuro di quel che successe nei primi mesi del 1977, al contrario negli Stati Uniti ci fu una vera e propria bufera mediatica: Arthur Marx citò in giudizio Erin Fleming, la compagna di Groucho, per maltrattamenti fisici all’anziano padre. Finirono sulle prime pagine dei giornali per lungo tempo, ben oltre la morte di Groucho avvenuta lo stesso anno. Le accuse verso la donna si rivelarono tutte fondate e la questione si chiuse nel 1983 quando fu definita “psicotica e paranoica”.
Facciamo un passo indietro. In concomitanza con la premiazione dell’Oscar alla carriera a Groucho Marx nel 1974, la Universal Pictures ripropose il film Animal Crackers nei cinema statunitensi dopo più di quarant’anni. Il figlio Arthur nel suo Crescere con i fratelli Marx spiega: “Un elemento decisivo per questa decisione fu una petizione di diverse migliaia di firme degli studenti dell’UCLA in cui si chiedeva che il film fosse rimesso in circolazione. L’azione era stata promossa da un giovane patito dei fratelli Marx che si chiamava Steve Stoliar” (pag. 373). Ecco dunque una prima spiegazione: Steve Stoliar, uno studente diciannovenne come tanti, si trova di colpo davanti al proprio idolo. È come se uno giovane studioso di Lettere potesse casualmente avere occasione di conoscere per un breve periodo Giacomo Leopardi. E non solo ha l’onore di passare una giornata con il suo massimo punto di riferimento ma per una serie di coincidenze che devono più al caso che alla ragione la loro esistenza – viene spontaneo pensare a Magnolia e forse Anderson sarebbe l’unico regista in grado di porre spessore artistico a quanto raccontato nel libro – riesce ad ottenere il lavoro di segretario nella villa di Groucho. Questo fatto ha dell’incredibile per due ragioni: la prima è dal punto di vista del ragazzo, dal nulla, per caso, è stipendiato per frugare tra film e articoli dei Marx in casa nientemeno che di Groucho. La seconda è dal punto di vista di Arthur: la donna che si era insediata nella casa del padre, aveva cacciato la vecchia servitù in favore di sconclusionati nuovi adepti che parteggiassero più per lei che per l’anziano attore. In tal modo avrebbe potuto appropriarsi dei beni dell’uomo ormai deperito. E così avvenne. Ciò che accadde è in ogni caso impensabile e straordinario in una doppia accezione: positiva (per la meravigliosa occasione di poter coabitare col proprio mito), negativa (per la sua follia: piantare in casa di un genio una persona volgarmente normale e senza alcun talento).
 
Dunque il fascino del libro sorge a prescindere dal libro stesso: dopo aver letto l’ottimo romanzo di Arthur che racconta quei giorni dall’esterno delle mura della casa, perché ad un tratto Erin ordinò a dei gorilla di non farlo più entrare, la biografia assume i toni cupi di tragedia greca e viene spontaneo voler approfondire verso chi stava lì, ma all’interno della medesima abitazione. Il titolo del libro in questo caso è particolarmente indovinato: non conta tanto l’esperienza di Stoliar, anonimo personaggio della Hollywood televisiva, quanto le epiche disavventure della famiglia Marx, trattate da un differente punto di vista. Ma se la scrittura di Arthur è trascinante e sofferta, quella di Stoliar è pressapochista ed egocentrica. Si badi: entrambi i libri sono autobiografie, eppure il secondo risente di una tiepida personalità che non ha davvero nulla di profondo o lodevole. Non a caso, per comprendere la natura del personaggio, sarà bene sottolineare che tra i successi di Stoliar si contano delle puntate del “La signora in giallo” e dell’ancor più blando telefilm anni Ottanta “Simon & Simon”. Possiamo comprendere parzialmente lo sconforto di Arthur nel sapere che se un tempo Groucho frequentava Eliot e Scott Fitzgerald, ora è costretto a stipendiare uno che scrive le avventure di Jessika Fletcher.
 
Il libro comincia con una sorta di prologo decisamente indicativo.
Il ragazzo arriva alla porta di casa, suona il campanello. Un’infermiera gli apre e dice che Groucho dev’essere ricoverato per via di un ictus, cosa ormai frequente. Il ragazzo sale, Groucho è in pigiama e non riesce neppure ad alzarsi dal letto. Prima che arrivi l’ambulanza ecco Erin rientrare in casa, infuriata: “Fuuuuuuuuuck!”, urla la donna. Secondo lei il malore di Groucho è una scusa per rovinarle la festa di compleanno.
 
Andando avanti il libro presenta alti e bassi, per lo più bassi. Malgrado i quarant’anni suonati, la scrittura sembra venir fuori dal diario di un adolescente. È probabile che l’entusiasmo di quel periodo abbia segnato indelebilmente i ricordi e che, scrivendone, il tempo si sia quasi fermato. Certo una prova più matura sarebbe stata forse più adeguata, anche perché traspare un irritante autocompiacimento, quasi che il destino abbia premiato Stoliar quando è evidente che la storia sia un’altra. L’equilibro fra l’entusiasmo del ragazzo per l’avverarsi del suo sogno stride con la tragica atmosfera della storia, troppo spesso messa in secondo piano per gridare la gioia di esserne stato partecipe. Una delle frasi meno credibili è infatti “La mia lealtà era rivolta tutta, e così sarebbe stata sempre, verso Groucho” in particolar modo quando poche pagine prima aveva scritto “Non potrò mai negare quanto Erin fosse generosa con me. Il motivo principale è, certo, il fatto che mi abbia fatto conoscere Groucho e mi abbia offerto quel lavoro, innanzi tutto. I miei sogni non sarebbero mai diventati realtà senza il suo aiuto” (pag. 70). Allora appare chiaro che il desiderio di poter dire ci sono stato mette in secondo piano le sofferenze del proprio idolo. E questo è un feticismo che non ci piace perché odora troppo di complicità.
In ogni caso è piacevole leggere della sua fortunata avventura nei primi giorni, che tutto sommato erano placidi e tranquilli al contrario dell’ultimo periodo, e cioè quando racconta le prime ore lavative: si trova nella stanza da pittura di Groucho, scopre immediatamente le sceneggiature originali di film quali Go west e The big store, riporta nel libro anche alcune battute, tra cui una particolarmente volgare, comprensibilmente eliminata dal film. Il suo lavoro di segretario consisteva nel controllare la posta dei fans giornalmente e portare le foto in camera da letto dove Groucho le avrebbe autografate. Non avendo il coraggio di chiedere un autografo per sé, fa passare delle settimane prima di fare il gran passo. Quando Groucho accettò, Stoliar gli portò una foto trepitante. Groucho però si limitava a scrivere ogni volta “A …(nome del fan) da Groucho”. Quando Groucho scrisse “A Steve da Groucho”, Stoliar storse il naso. Allora Groucho replicò “Cosa vuoi che ti scriva, I love you?”.
Che Stoliar fosse di troppo si percepisce in alcuni passaggi, di questo sembra non essersene reso mai conto. Una frase particolarmente avvilente è la seguente “e fu a quel punto che sentii che cominciava a svilupparsi un rapporto. Non eravamo esattamente amici, ma la nostra relazione era senz’altro amichevole” (pag. 64). In realtà vien fuori il ritratto di un uomo stanco, che in seguito ad un potente ictus nel 1972, cioè due anni prima l’entrata in casa dell’autore, è invecchiato tutto in un colpo. Passa molto tempo a letto, davanti alla tv o a leggere. Il colpo ne ha allentato il modo di parlare e di muoversi, nei discorsi spesso era solito ripetere le stesse battute e, lo si è visto negli show in cui partecipò: non era affatto il Groucho attivo di una volta. Tutte queste cose appaiono in secondo piano nel libro. Ma per chi già conosce la situazione, alcune frasi non fanno presa affatto. Un passo irritante è senz’altro questo “In un’occasione mi ha chiamato genio. Garantito. Mi son guadagnato quel riconoscimento perché ero l’unico in casa in grado di cambiare la puntina del suo stereo, ma rimane il fatto che Groucho Marx mi ha chiamato genio. E voi potete vantarvi della stessa cosa?” (pag. 65)
Se ne apprezza lo spirito quando racconta la perplessità davanti alla sua paga: vedendo gli assegni firmati da Groucho in persona non sa se conservarli come autografi o andare a riscuoterli. La decisione è dura, ma alla fine opta per la sopravvivenza alimentare.
La sua falsa modestia decade un poco quando racconta delle varie personalità che venivano ad omaggiare il vecchio comico: Jack Lemmon, Jack Nicholson, Dick Cavett, Zeppo e Gummo Marx, Bob Hope, Woody Allen, Peter Sellers e molti altri. Fra questi altri l’unica persona che non si è mostrata calorosa nei riguardi di Stoliar è stata Barbra Streisand: il lettore non nasconde la gioia nel vedere che il piccolo saputello ci rimane male. Potrà rifarsi in ogni caso con Jessika Fletcher, in futuro. Ad ogni modo traspare un affetto impensabile da parte di star famose nei confronti del giovane. E si ha come la sensazione che quel tipo di bontà e disponibilità non sia più rintracciabile negli attori di oggi.
 
Resta in ogni caso imperdonabile l’atteggiamento verso Erin Fleming. Sì, ammette, era un po’ matta, come quella volta che bruciò nel camino una pelliccia nuova e poi andò in piscina nuda per farsi guardare dalla servitù; certo aveva repentini cambi di umore ed umiliava Groucho davanti a varie personalità dello spettacolo durante la cena, ma in fondo in fondo era a lei che Stoliar doveva quel lavoro e quindi… E quindi nell’arco di tre anni non ha mosso un dito mentre un povero anziano veniva sottomesso, narcotizzato, sfruttato. Stoliar e altri tre ragazzi nella casa amavano chiamarsi i tre moschettieri perché avevano capito che quello di Erin non era modo di comportarsi. Certo. Però fino a quando Arthur, dall’esterno, non riuscì a raccogliere informazioni adeguate per porre fine al regime della matta, il buon Stoliar teneva per sé le sue impressioni. Solo Hector Arce, autore poi della biografia Groucho, collaborò con Arthur nel tentativo di fermare quella donna. Ma, pare, si tirò indietro poco dopo. Durante il processo Stoliar fu chiamato a testimoniare e, per quanto non volesse, andò e parlò a sfavore della donna.
 
Per rendersi conto della profondità di questo scrittore basti dare un’occhiata qui:
Ho potuto apprezzare Groucho in tre distinti livelli.
Il primo e più ovvio è perché lui era Groucho Marx, l’uomo nel poster di Why a duck?, lo stesso che ballava il tango con Thelma Todd in Monkey business. […]
Il secondo livello riguarda il fatto che lui era uno che conosceva personalmente tante di quelle persone che avevo sempre ammirato […]: io avevo letto di loro, lui le conosceva.
Al terzo livello Groucho era un uomo di un altro secolo. Mio padre era nato nel ’19, durane la prima guerra mondiale e ai mie occhi era davvero un sacco di tempo fa. […] Ma Groucho precedeva mio padre di almeno un quarto di secolo! Non avevo mai pensato di conoscere nessuno nato attorno al 1890(pag.76)
Se si pensa che “quello di un altro secolo” aveva poco più di ottant’anni, si comprende quanto queste riflessioni provengano da una persona saggia e intelligente.
 
Concludiamo con una frase che Erin Fleming disse al telefono a Stoliar, anni dopo la morte di Groucho e la sentenza. Si riferiva a un’intervista che Jane Kasindof fece al ragazzo, riguardo alla sua esperienza a casa di Groucho.
Credo che tu abbia bisogno di richiamare Jane Kasindorf e dirle che ci son stati degli errori riguardo a un paio di cosette. Hai tutta la vita davanti, Steve. Sarebbe un peccato rovinarla per una cosa come questa”.
 
Proprio una frase degna de “La signora in giallo”.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE BIBLIOGRAFICHE
 
Steve Stoliar (1954) sceneggiatore statunitense di telefilm tra cui “Murder, she wrote” (“La signora in giallo”), “Simon & Simon”. Collabora con riviste e giornali
 
Steve Stoliar “Raised eyebrows – My years inside Groucho’s house”. Introduzione di Dick Cavett, General Publishing Group, Los Angeles, CA, 1996. ISBN I-881649-73-3
 
Libri sui Fratelli Marx pubblicati in Italia
 
Letti, di Groucho Marx, Torino 1995
Groucho e io, di Groucho Marx, Adelphi Milano 1997
Memorie di un irresistibile libertino di Groucho Marx, Rizzoli 1999
Le lettere di Groucho Marx Adelphi Milano, 1997
La mia vita con Groucho di Arthur Marx, Effepi Libri 2007
O quest’uomo è morto o il mio orologio si è fermato, antologia a cura di Stefan Kanfer, Einaudi Stile Libero, Torino 2001.
Legali da legare, Bompiani Milano 1992
Grouchismi, a cura di Robert S. Bader, Oscar Mondadori 2000.
I fratelli Marx, Andrea Martini, Il Castoro Milano 1995
I fratelli Marx, William Wolf, Milano Edizioni Libri 1978
 
Libri ancora inediti in Italia di e sui Fratelli Marx
 
Raised Eyebrows - My Years Inside Groucho’s House di Steve Stoliar, General Publishing Group, Los Angeles, CA, 1996
Love, Groucho. Letters from Groucho Marx to his daughter Miriam, di Miriam Marx Allen, Faber & Faber, Boston, 1992
Harpo Speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber, Avon Books, New York, NY, 1961
Many happy returns! di Groucho Marx, Simon & Shuster, NY 1942
Son of Harpo speaks, di Bill Marx, Bearmanor Media, 2007
Growing up with Chico, di Maxine Marx, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1980
The Marx Brothers, di Kyle Crichton, Doubleday & Co., Garden City, NJ, 1950
The Marx brothers encyclopedia, di Glenn Mitchell, Batsford, London, UK, 1996
The Marx bros bio-bibliography, di Wes Gehring, Greenwood Press, Westport, CT, 1987
Groucho, Harpo, Chico and sometimes…Zeppo, di Joe Adamson, Simon and Schuster, New York, NY, 1973
The Groucho Phile, di Groucho Marx e Richard J. Anobile, Bobbs-Merrill Company 1976
Groucho: The Life and Time of Julius Henry Marx, di Stefan Kanfer, Vintage Books, 2000
The secret word is Groucho, di G. Marx e Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1976
The Marx brothers scrapbook, di G. Marx e Richard J. Anobile, DarienHouse, New York, 1973
Hello I must be going, di Charlotte Chandler, Doubleday & Co., Garden City, NY, 1978
Groucho, biografia a cura di Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, NY, 1979
Arthur Marx’s Groucho: A Photographic Journey, Arthur Marx Phoenix Marketing Services, 2001
 
Film dei Fratelli Marx su Lankelot:
 
 
Nel web
 
 
Luca Martello, 18 febbraio 2009
ISBN/EAN: 
881649733

Commenti

HAMMER!

Recensito un libro tutto in inglese :)

sei grande.

Diciamo che mi ci sono impegnato. Tradurre fa venire grandi cerchi alla testa ma è un buon allenamento.

ottimo contributo, hammer:)
stanotte commento

"Ecco dunque una prima spiegazione: Steve Stoliar, uno studente diciannovenne come tanti, si trova di colpo davanti al proprio idolo. È come se uno giovane studioso di Lettere potesse casualmente avere occasione di conoscere per un breve periodo Giacomo Leopardi. E non solo ha l?onore di passare una giornata con il suo massimo punto di riferimento ma per una serie di coincidenze che devono più al caso che alla ragione la loro esistenza ? viene spontaneo pensare a Magnolia e forse Anderson sarebbe l?unico regista in grado di porre spessore artistico a quanto raccontato nel libro ? riesce ad ottenere il lavoro di segretario nella villa di Groucho."

> Che meraviglia:)

"Non a caso, per comprendere la natura del personaggio, sarà bene sottolineare che tra i successi di Stoliar si contano delle puntate del ?La signora in giallo? e dell?ancor più blando telefilm anni Ottanta ?Simon & Simon?. Possiamo comprendere parzialmente lo sconforto di Arthur nel sapere che se un tempo Groucho frequentava Eliot e Scott Fitzgerald, ora è costretto a stipendiare uno che scrive le avventure di Jessika Fletcher. "

> ... immeritata:)

"Concludiamo con una frase che Erin Fleming disse al telefono a Stoliar, anni dopo la morte di Groucho e la sentenza. Si riferiva a un?intervista che Jane Kasindof fece al ragazzo, riguardo alla sua esperienza a casa di Groucho.
?Credo che tu abbia bisogno di richiamare Jane Kasindorf e dirle che ci son stati degli errori riguardo a un paio di cosette. Hai tutta la vita davanti, Steve. Sarebbe un peccato rovinarla per una cosa come questa?.

Proprio una frase degna de ?La signora in giallo?"

> Bravo Hammer. Questo articolo - unico in Italia, senza che vada a controllare sospetto che sia proprio così: chi altri ne avrebbe scritto? - è una perla.

8, non solo non troveresti nulla in italiano, ma non ho scovato nemmeno una recensione del libro sul web anglofono - eccezion fatta per le opinioni di qualche acquirente su Amazon. E' un libro che si trova solo negli elenchi bibliografici sui Marx o nei negozi on line. E spero che Stoliar non venga mai a sapere che gliel'ho stroncato :)

fenomenale:)

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