Steinke Darcey

Suicide Blonde

Autore: 
Steinke Darcey

È il libro della confusione sentimentale, dell’identità pulviscolare, di trasformazioni, travestimenti e metamorfosi giocati per modelli precari e in ogni caso fallimentari. È un’opera che si fonda sulle varianti dell’amore e della sessualità, testimonianza ondivaga della possibilità di essere solo aderendo all’altro da sé; è un precipizio, quello dell’io narrante, per un cunicolo di specchi: sino alla distruzione d’uno specchio – e questo emblematico epilogo non è quello che si poteva intuire dal titolo, se non in senso lato.
È il secondo romanzo di Darcey Steinke, pubblicato in patria nel 1992; “Suicide Blonde” succede, in Italia, a “Salvami”, già pubblicato da Meridiano Zero.  

Stilisticamente l’opera tiene: la traduttrice ha mantenuto vivo il respiro torbido, ossessivo e deprimente dello sviluppo delle vicende di Jesse, la protagonista; è in un certo senso un romanzo di de-formazione, di distruzione d’un’esistenza congetturata per speculazioni e ripetizioni su un modello. Non so quanto queste labirintiche adesioni all’altro significhino nei termini del rifiuto della consapevolezza, della responsabilità, della coscienza dell’identità: so che senza dubbio contribuiscono con efficacia a suggerire che finalmente io è un altro, e che probabilmente io esiste sin quando altro è. Dal momento in cui s’infrange lo specchio, il desiderio non può che virare altrove.

Jesse è una donna che non capisce “dove finisci tu, e dove cominciano gli altri” (p. 179) e questa, le dirà lo spettro di carne del suo perduto amore, è una cosa pericolosa. Jesse infatti è sua madre, che cerca di farsi bella per riconquistare il marito, ed è sua madre che si compiange per la decaduta bellezza, per la perduta armonia. Jesse è la misteriosa e bugiarda Madam Pig, altra donna sfiorita: è la sua ricerca d’una figlia-amante smarrita, e la sua paura della corruzione del suo aspetto. Jesse è il suo compagno Bell, confuso tra l’omosessualità e l’eterosessualità, innamorato d’un’idea incarnata nella sua vita troppo tempo prima. Jesse è Madison, l’oggetto del desiderio di Madam Pig, spogliarellista, puttana e drogata, cinica e cruda.

Jesse è un corpo che si concede con facilità: perché capisce solo le esperienze vissute dagli altri, è in un certo senso un contenitore. Una confezione, una struttura morbida. Una porta sempre aperta. 

Si comincia con una tintura di capelli, a 29 anni: nel pieno della paura per la fine d’un rapporto che sembra inevitabile, nel sogno che il modello vincente dei capelli biondi cambi le cose. Si procede per paura del tradimento, una paura necessaria a tenersi vincolati al padrone della propria identità. S’avanza per snaturamento costante e continuo, per rinuncia all’indipendenza, per prostituzione allegorica e letterale di sé stesse. Si termina con un dramma, che sembrava già scritto nelle prime battute.

Jesse s’è sempre voluta sentire diversa e distante da tutti (p. 57), curiosamente pensa che sia così per ogni persona che ha incontrato. L’unico risultato è che Jesse è stata diversa e distante da sé, assumendo volti e ruoli volta per volta nuovi. Refrattaria al coraggio, è una spugna. Assimila e assimila, non si confronta ma si espone. È un oltraggio all’io.  

Non mancano puntuali e complete descrizioni di ogni singolo episodio erotico, talmente minuziose da far pensare a relazioni tra uomini (e donne) e una bambola, che prova dolore o piacere ma naturalmente se ne frega: tutto passa. E ama l’unico che non può avere, perché è omosessuale.

Darcey Steinke analizza il suo personaggio senza nascondere ambizioni d’introspezione psicanalitica, servendosi delle sue esperienze sessuali in maniera strumentale e funzionale. Ne sgretola la prevedibilità, cancellandone la volontà. Direi, per queste ragioni, che al di là della lettura letteraria dell’opera le prospettive più interessanti potrebbero essere e saranno sociologiche, psicologiche, femminine in generale. Perché, in ultima istanza, il talento autentico di questo libro è quello d’essere un altro specchio – deformante certo, e incubotico – delle nostre vite: delle nostre vigliaccherie, delle nostre convinzioni e delle nostre scelte. Quanto consapevoli, quanto necessarie, quanto nostre? Quanto vere?
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Darcey Steinke (Oneida, New York, 1963), scrittrice e saggista americana. Ha esordito pubblicando “Up Through The Water” nel 1989.  

Darcey Steinke, “Suicide Blonde”, Meridiano Zero, Padova 2007.
Collana Primo Parallelo, 29
Traduzione di Silvia Rota Sperti. Pagine 186

Prima edizione: “Suicide Blonde”, New York: Atlantic Monthly Press, 1992.  

Già pubblicato da Meridiano Zero: “Salvami

Approfondimento in rete: Boston Review /  Bookslut / Wikipedia  

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Giugno 2007

ISBN/EAN: 
9788882371463

Commenti

Darcey Steinke, "Suicide Blonde", in Italia quindici anni dopo la prima pubblicazione in USA. A voi.

"Non mancano puntuali e complete descrizioni di ogni singolo episodio erotico, talmente minuziose da far pensare a relazioni tra uomini (e donne) e una bambola, che prova dolore o piacere ma naturalmente se ne frega: tutto passa. E ama l?unico che non può avere, perché è omosessuale".

Sta diventando una costante, negli scrittori contemporanei. L'importante è che non siano descrizioni compiaciute, che alla fine stancano e vengono a noia.

"Darcey Steinke analizza il suo personaggio senza nascondere ambizioni d?introspezione psicanalitica, servendosi delle sue esperienze sessuali in maniera strumentale e funzionale. Ne sgretola la prevedibilità, cancellandone la volontà. Direi, per queste ragioni, che al di là della lettura letteraria dell?opera le prospettive più interessanti potrebbero essere e saranno sociologiche, psicologiche, femminine in generale".

Questo è interessante, e attenua in parte il rischio di cui parlavo sopra.

é il testo che avevi sul tavolo l'altro giorno, no? Mi sembra possa interessarmi. Mi sa che lo annoto. Anzi, lo annoto sicuro, anche perchè mi piacciono le edizioni Meridiano Zero.

La normalizzazione del sesso, in letteratura - nelle letterature occidentali - sta diventando prassi. Non so se serva a richiamare alla lettura, a cercare di stupire e catturare attenzioni di lettori diversi, o se sia un segno dei tempi, una sorta di "ultima liberazione culturale" o di "ennesima liberazione". Personalmente non ne sentivo la mancanza e non ne avevo bisogno, ma col passare degli anni semplicemente m'accorgo che sono pagine come altre. E così le neutralizzo. Non ho religioni o moralismi particolari, quindi non rimango particolarmente scosso:). Ma immagino che il target di quelle pagine non sia uno come me.
*
Sì sì, era uno di quelli sulla scrivania, quello che hai sfogliato tu.

Ave!

"Direi, per queste ragioni, che al di là della lettura letteraria dell?opera le prospettive più interessanti potrebbero essere e saranno sociologiche, psicologiche, femminine in generale. Perché, in ultima istanza, il talento autentico di questo libro è quello d?essere un altro specchio ? deformante certo, e incubotico ? delle nostre vite: delle nostre vigliaccherie, delle nostre convinzioni e delle nostre scelte. Quanto consapevoli, quanto necessarie, quanto nostre? Quanto vere?"
Può essere che abbia quelle prospettive, le domande finali che poni sono certo interessanti, ma il libro non mi attira per niente. Mi sa che è più bella la tua rec.

"È un?opera che si fonda sulle varianti dell?amore e della sessualità, testimonianza ondivaga della possibilità di essere solo aderendo all?altro da sé; è un precipizio, quello dell?io narrante, per un cunicolo di specchi: sino alla distruzione d?uno specchio"
Questo passaggio è stupendo. Il libro non so quanto necessario, nel senso che non credo aggiunga moltissimo alla tendenza ultima di mettere su carta storie che fanno delle problematiche legate al rapporto identità/sessualità, il loro cardine. Per quello che riguarda le prospettive socio-psicologiche c'è da chiedersi quanti dei comportamenti e dei disagi messi in luce siano plausibili, riscontrabili nella realtà. Personalmente ho la sensazione che spesso gli autori che scelgono queste tematiche, calchino un po' troppo la mano.

Angela, in generale, per quella che è la mia esperienza, sono d'accordo. Un nome fuori dal coro: Massei; nel suo "Insomnia" una sessualità levigata e, pur problematica, trattata con eleganza letteraria, per nulla grossolana. L'ultimo suo libro credo sia ancor più centrato sul tema sessualità, ma non l'ho ancora letto.

Posso dirvi - in proposito alle ultime riflessioni - che rispetto a Stancanelli, Santacroce et simili qui siamo un po' distanti, la Steinke ha un altro passo. Questo sì. Certo, da quei temi non si sfugge...

solo una nota. su quello che ha scritto Angela. il libro è del 1992. il problema delle traduzioni è che non ci offrono sempre gli ultimi arrivi, mentre per certi libri è importante anche il contesto in cui escono. poi, certo, un testo valido rimane valido nel tempo, ma a volte il tempo toglie forza a certe cose che, magari, in un dato periodo erano novità. Così, quando dici che non sai il libro quanto necessario, sul fatto che può non aggiungere niente alla "tendenza ultima", non so se questo "ultima" si riferisce già alla produzione dei primi anni '90, in cui questo romanzo si inserisce.
Però pensavo anche, se un romanzo come questo, di 15 anni fa, statunitense, da noi in Italia fa parte di una "tendenza ultima", vuol dire che siamo indietro di 15 anni?
Poi magari faccio solo casino, e per "tendenza ultima" intendevi un periodo molto più ampio rispetto a quello che penso io quando sento queste parole. vabbè. niente. tutto qua.
ciao;-)
ndr

(l'osservazione è giusta, e appunto nominavo le due autrici italiane. In ogni caso, ogni volta che mi capita un libro solo di 4 pubblicati da un autore, so bene che non posso andare a fondo nel discorso cifre stilistiche etc che riveste non poca importanza...)