Steinbeck John

Le gesta di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri (con annotazioni sul Ciclo Bretone)

Autore: 
Steinbeck John

Quando stabilimmo le leggi della Tavola Rotonda, ciascuno di noi giurò di onorarle e di vivere la propria vita nel nome dell’ideale. Giurammo di non tradire, e rinunciammo a noi stessi per vivere della causa. Lealtà, fedeltà, onore: in questo noi credemmo. Eravamo destinati a vivere due vite. Nella prima, avremmo combattuto e costruito un regno. Nella seconda, saremmo divenuti un sogno. In eterno, noi avremmo testimoniato l’ideale.
Abbiamo attraversato il tempo, costeggiato l’oscurità e l’infelicità delle epoche buie, sostenendo i pochi che ancora credevano; e siamo stati esempio per intere generazioni.
La nostra vita era stata maestra d’amicizia e d’amore; di cortesia e cavalleria, di redenzione, predestinazione e condanna. La nostra vita era stata una vita di battaglia, e di combattimento. Nessuno tra noi era perfetto; e fu proprio colui che avevamo eletto a nostro paladino a rivelarsi come il traditore. Ma era un altro momento. Avevamo dimenticato che solo restando uniti e solo sedendo, pari tra pari, alla Tavola Rotonda, avremmo potuto vincere, e vivere.
Non esistevano più nemici. Il regno era stato pacificato. D’un tratto ci accorgemmo d’essere uomini, e pensammo che ciò in cui avevamo creduto non aveva più ragione d’esistere. Che fosse terminata l’epoca della disuguaglianza e dell’ingiustizia. È proprio in quel momento che la pigrizia e la noia fanno germogliare l’indifferenza e l’abbandonismo.

Allora ci ritirammo nella realtà; e fu il principio della nostra fine.
Il sogno ci attendeva, e di sogno noi eravamo costituiti.
Quando tutto si stava sgretolando, il re insegnò che ad ognuno di noi era riservata una ricerca.
E così partimmo. Ancora una volta, saremmo stati cavalieri della Tavola Rotonda. Qualcuno di noi cadde vittima di incantesimi, e scomparve; streghe e fate comandavano allora gli elementi, e decidevano delle sorti degli esseri umani. Qualcuno decise di rappresentare la legge di Camelot per tutto il regno, e passò anni a difendere la nostra causa combattendo e testimoniando ciò in cui credevamo. Altri si dedicarono all’amore; pochi partirono alla ricerca del Graal. Uno solo, tra di loro, avrebbe trovato ciò che stavamo cercando. Il più puro, l’incarnazione perfetta dei nostri valori.
Qualcuno potrebbe dire che non siamo mai esistiti. Quell’uomo sta mentendo, perché non accetta la possibilità che sia esistito un tempo in cui l’ideale dominava gli uomini, e si preferiva rinunciare a se stessi pur di essere ammessi alla Tavola.
Qualcuno vi dirà che allora era possibile immaginare Camelot, e stabilire delle leggi giuste per tutti. Noi sappiamo che quelle leggi sono ancora vive nel cuore degli uomini che sognano, e che Camelot in fondo non è scomparsa. Può tornare. Attende chi è pronto a consacrarsi all’ideale, a rinunciare a tutto, a testimoniare il sogno.
Qualcuno vi dirà che il più grande cavaliere della Tavola si rivelò un traditore. Certamente è vero, nessuno può negarlo: ma senza Giuda non esiste il Cristo. E sarà proprio il tradimento di Giuda a permettere agli uomini di capire che l’imperfezione è connaturata alla nostra specie; e che nostro compito è lottare per perfezionarci, combattere per essere migliori di noi stessi e per superare i nostri limiti, accettarci, infine, per quel che siamo diventati. Ma accettarsi non significa arrendersi. Nessuna resa è giusta, e nessuna resa è sensata.
Si combatte; e si cerca. Nessuna tregua, nessuna resa, nessuna diserzione.
Si disertano le leggi di uno stato ingiusto, e si disertano le società dei tiranni: dall’ideale e dal sogno non si può disertare, mai.

Qualcuno, infine, vi assicurerà che la nostra origine è nella letteratura, che nella letteratura moriremo. Che noi siamo una leggenda, e che le leggende sono argomento per i poeti.


Probabile.
Io però esisto, e ho sempre creduto.


“And I pray you all that redyth this tale to pray for him that this wrote that God sende hym good delyverance and sone and hastely. Amen”.  (Sir Thomas Malory, 1485).


 


EDIZIONE ESAMINATA, BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA e BREVI NOTE.

John Steinbeck (Salinas, California, 27 febbraio 1902 – New York, 20 dicembre 1968), narratore e saggista americano, premio Nobel 1962.

John Steinbeck, “Le gesta di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri”, Rizzoli, Milano, 1977.
Traduzione di Bruno Oddera.
In appendice, lettere dell’autore legate alle allora contingenti ricerche filologiche, alla stesura del romanzo e alla sua idea di narrativa, scritte tra 1956 e 1965.

L’edizione più recente risale al 2002 (collana Bur, La Scala).

Il libro, basato sul manoscritto dei racconti di Malory ospitato a Winchester, è stato scritto nel Somerset tra 1958 e 1959. Incompiuto, non è stato riveduto né corretto dall’autore.
A quanti desiderassero accostarsi all’opera di Steinbeck, suggerisco di iniziare dal terzo libro, “Al Dio sconosciuto” (John Steinbeck, “Al Dio sconosciuto”, Mondadori, Milano, 1996. Traduzione di Eugenio Montale).

A proposito del ciclo bretone: fondamentale è la “Historia Regum Britanniae” di Goffredo di Monmouth, pubblicata per la prima volta nel 1136. Edizione suggerita: Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. Essenziali i cinque romanzi arturiani di Chrétien de Troyes, “Erec et Enide”, “Cligès”, “Lancelot ou Le Chevalier à la Charrette”, “Yvain ou Le Chevalier au Lion”, “Perceval ou Le Conte du Graal”(incompiuto). Edizione di riferimento: Mondadori, Milano, 1983, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini.


Principale fonte a proposito del Graal è il “Roman de L’Estoire dou Graal”, scritto dal chierico Robert Boron attorno al 1201. Edizione consigliata: Alkaest, Genova, 1980.

Fascinoso il “Parzival” di Wolfram von Eschenbach (risalente circa al 1210), pur fondato sul “Conte du Graal” di Chrétien de Troyes. Edizione suggerita: Tea, Torino, 1997.

Egualmente importante, e particolarmente per il romanzo di Steinbeck, la “Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri”, di Sir Thomas Malory, pubblicata a stampa da William Caxton nel 1485(edizione segnalata: a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, Milano, 1985, due volumi).

Molto piacevole la riscrittura dei romanzi della Tavola Rotonda di Jacques Boulenger, medievalista e scrittore francese del primo Novecento. Edizione segnalata: “I romanzi della Tavola Rotonda”, a cura di Jacques Boulenger (tre volumi), Mondadori, Milano, 1981. L’edizione italiana è sempre curata da Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini.


Accattivante e intelligente il romanzo di Marion Zimmer Bradley “Le nebbie di Avalon”(Longanesi, Milano, 1986). Debitore, ancora una volta, dell’opera di Sir Thomas Malory.

Rapisce e seduce la recente trilogia di Michel Rio, narratore francese di grande avvenire.
Michel Rio, “Merlino”, Instar, Torino, 1994;
Michel Rio, “Morgana”, Instar, Torino, 1999;
Michel Rio, “Artù”, Instar, Torino, 2002.

Per quanti volessero approfondire la conoscenza dell’arte letteraria dello scrittore bretone, classe ’45, segnalo almeno “Arcipelago”(Guida, Napoli, 1993).


Preziose monografie per ulteriori approfondimenti:

Norma Lorre Goodrich, “Il mito di Merlino”, Rusconi, Milano, 1992; e, soprattutto, la splendida opera di Jean Markale “Lancillotto e la leggenda di Re Artù”, Mondadori, Milano, 2000.

Per finire, l’unica traduzione cinematografica che mi sento caldamente di consigliare è “Excalibur”, di John Boorman (1981), che ho recensito sia su lankelot.com che su ciao.com. Sconsiglio disperatamente infauste e infedeli recenti riletture dell’opera come “Il primo cavaliere” di Jerry Zucker.



Lankelot, G.F., febbraio del 2003. Una prima versione di questa recensione, revisionata e limata nel maggio del 2003 per lankelot.com, è apparsa sulle pagine di ciao.com nel febbraio del 2003.

Dedicata a Rival.


ISBN/EAN: 
9788817128858

Commenti

?And I pray you all that redyth this tale to pray for him that this wrote that God sende hym good delyverance and sone and hastely. Amen?. (Sir Thomas Malory, 1485).

"Qualcuno, infine, vi assicurerà che la nostra origine è nella letteratura, che nella letteratura moriremo. Che noi siamo una leggenda, e che le leggende sono argomento per i poeti.

Probabile.
Io però esisto, e ho sempre creduto".

Ha un che di platonico questa conclusione. Ignoranza mia, ma non sapevo che Steinbeck avesse scritto di Re Artù e dei cavalieri. La cosa mi incuriosisce alquanto. Altro libro che segno sulla mia lista dei futuri acquisti. Mi hanno sempre parlato bene anche de "Le nebbie di Avalon". Mi pare di capire che confermi. O no?

Decisamente. E questo Steinbeck è apparentemente minore perché fondamentalmente incompiuto, e totalmente estraneo alla sua scrittura. Se non per via di quella speciale sensibilità che avevamo riconosciuto ne "Al dio perduto", e che alla luce delle sue letture di Malory assume ben altra chiarezza...

"...saremmo divenuti un sogno. In eterno, noi avremmo testimoniato l?ideale"

"Noi sappiamo che quelle leggi sono ancora vive nel cuore degli uomini che sognano, e che Camelot in fondo non è scomparsa. Può tornare. Attende chi è pronto a consacrarsi all?ideale, a rinunciare a tutto, a testimoniare il sogno."

"e che nostro compito è lottare per perfezionarci, combattere per essere migliori di noi stessi e per superare i nostri limiti, accettarci, infine, per quel che siamo diventati. Ma accettarsi non significa arrendersi. Nessuna resa è giusta, e nessuna resa è sensata.
Si combatte; e si cerca. Nessuna tregua, nessuna resa, nessuna diserzione.
Si disertano le leggi di uno stato ingiusto, e si disertano le società dei tiranni: dall?ideale e dal sogno non si può disertare, mai."

Solo questo: un fascinoso e appassionato testo franchiano d'antan.

(anche questo;) ).

Eh. I bei ricordi.

humm...

già.

consigli di partire da questo testo per affrontare il tema?

(tieni ben presente che non sono un filologo, nemmeno per diletto) (forse per indirizzo universitario, ma è una storia lunga e disgustosa)

"A proposito del ciclo bretone: fondamentale è la ?Historia Regum Britanniae? di Goffredo di Monmouth, pubblicata per la prima volta nel 1136. Edizione suggerita: Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1993. Essenziali i cinque romanzi arturiani di Chrétien de Troyes, ?Erec et Enide?, ?Cligès?, ?Lancelot ou Le Chevalier à la Charrette?, ?Yvain ou Le Chevalier au Lion?, ?Perceval ou Le Conte du Graal?(incompiuto). Edizione di riferimento: Mondadori, Milano, 1983, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini.

Principale fonte a proposito del Graal è il ?Roman de L?Estoire dou Graal?, scritto dal chierico Robert Boron attorno al 1201. Edizione consigliata: Alkaest, Genova, 1980.

Fascinoso il ?Parzival? di Wolfram von Eschenbach (risalente circa al 1210), pur fondato sul ?Conte du Graal? di Chrétien de Troyes. Edizione suggerita: Tea, Torino, 1997.

Egualmente importante, e particolarmente per il romanzo di Steinbeck, la ?Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri?, di Sir Thomas Malory, pubblicata a stampa da William Caxton nel 1485(edizione segnalata: a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, Milano, 1985, due volumi).

Molto piacevole la riscrittura dei romanzi della Tavola Rotonda di Jacques Boulenger, medievalista e scrittore francese del primo Novecento. Edizione segnalata: ?I romanzi della Tavola Rotonda?, a cura di Jacques Boulenger(tre volumi), Mondadori, Milano, 1981. L?edizione italiana è sempre curata da Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini.

Accattivante e intelligente il romanzo di Marion Zimmer Bradley ?Le nebbie di Avalon?(Longanesi, Milano, 1986). Debitore, ancora una volta, dell?opera di Sir Thomas Malory.

Rapisce e seduce la recente trilogia di Michel Rio, narratore francese di grande avvenire.
Michel Rio, ?Merlino?, Instar, Torino, 1994; Michel Rio, ?Morgana?,Instar, Torino, 1999; Michel Rio, ?Artù?, Instar, Torino, 2002. Per quanti volessero approfondire la conoscenza dell?arte letteraria dello scrittore bretone, classe ?45, segnalo almeno ?Arcipelago?(Guida, Napoli, 1993).

Preziose monografie per ulteriori approfondimenti:

Norma Lorre Goodrich, ?Il mito di Merlino?, Rusconi, Milano, 1992; e, soprattutto, la splendida opera di Jean Markale ?Lancillotto e la leggenda di Re Artù?, Mondadori, Milano, 2000.

Per finire, l?unica traduzione cinematografica che mi sento caldamente di consigliare è ?Excalibur?, di John Boorman (1981), che ho recensito sia su lankelot.com che su ciao.com. Sconsiglio disperatamente infauste e infedeli recenti riletture dell?opera come ?Il primo cavaliere? di Jerry Zucker"

Ma che li hai letti tutti? :)

E non dimentichiamo Bernard Cornwell http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Cornwell

Io ho letto i cinque romanzi del ciclo di Excalibur e ho trovato molto interessante l'incrocio - romanzato - con la storia romana in Britannia dell'epoca finale dell'Impero (ormai comunque barbarico, va là!)

Beh, quelli che nomino sì, a parte un paio di Troyes. Ma ero giovane e folle:). Partire da Steinbeck è partire dal fondo, da un ammiratore del ciclo bretone, ecco, e non da un pioniere: forse sarebbe più saggio puntare Malory...;)

Allora ho fatto bene a non prenderlo, stamane.

(Franchi sei ancora giovane e folle)

13, Grazie Ilde! :)

13. l'altra sera ho visto il film "L'ultima legione" ispirato, in parte, ad un romanzo di Valerio Massimo Manfredi. Il film è decente, per una serata senza impegno, ecco, con Colin Firth come protagonista, Ben Kingsley, insomma. E lo cito perché anche lì si incrocia la storia di roma fine impero, il film comincia nel 460 d.C., con quella di Artù etc. C'è la spada dei Cesari che diviene Escalibur...
il film è carino, un po' troppo Gladiatore, ma senza che ci sia Scott alla regia, ahimé. La regia purtroppo non sa di molto, qualche paesaggio alla Signore degli Anelli, il discorso prima della battaglia stile Gladiatore...diciamo che le idee sarebbero anche interessanti, fondere appunto la storia di Roma con Escalibur, solo che la realizzazione lascia a desiderare (anche se si può vedere, ma davvero, senza impegno, un'ora e mezzo di relax).
ciao.

Ma il libro di Manfredi, invece, com'era?

non ho idea, gianfranco. di Manfredi non ho mai letto niente, ma ne ho un libro in casa, lo so perché l'ho preso per il mio fratellino. si chiama Lo scudo di Talos, ambientato però in Grecia.
Il libro da cui è tratto il film non quindi dirti come sia, ma nei titoli di coda si diceva che il film era, uhm, ecco, ispirato al romanzo, che è diverso dal dire una trasposizione cinematografica dello stesso, ecco. almeno, se ricordo bene. "ispirato in parte" dice su wikipedia.
guarda, ti lascio il link su wikipedia, mi sembra ben fatto (film da vedere anche solo per una certa attrice...ehm):
http://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_legione_%28film%29

come leggerai lì, il libro era più "storico", il film molto più "inventato".

Lo scudo di Talos è un romanzo storico d'avventura, ingenuo su molti fronti, ma interessante nelle descrizioni e nella manifestazione del periodo spartano. L'unico di Manfredi che mi è capitato, anche perché dopo non mi è cresciuta la voglia. Consiglio agli appassionati dell'ultima ora di storia, lì regge abbastanza, secondo me.

Mannaggia Arpazza, se scrivessi almeno una tantum di quel che leggi... eh.

14, Nonostante il consiglio, sto leggendo Steinbeck :)
Notevole, appena finisco passo a Malory. E' una lettura che cambia la vita, me ne sto accorgendo già adesso.

stupendo.

Non pensavo fosse così... Diciamo che mi sta preparando spiritualmente alle avventure di Galvano per Filologia. E dio vide che ciò era buono.

HAHAHAHAHHHH!

bellissimo...

Hai mai visto "I visitatori"? Io lo sto ripassando in questi giorni. Fa semplicemente bene all'animo.

28. ahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahhahahahhahah meraviglioso!!!!! (il primo) :)))))))))))))))))))))))

Sì! i due seguiti non li ho ancora visti... Ma fa davverò molto ridere. C'è Jean Cojòn :)))

(e poi Jean Reno è doppiato da Gigi Proietti, voglio dire...)

30. ecco...il marpione...credo di averlo visto una decina di volte...:))))))))))))))))))))

spaludiamo...:D

28, non ancora, ma a questo punto annoto:)

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