“Io l’ho conosciuto nell’autunno del 1965. Era un ragazzino dai capelli corti, suonava la chitarra in un complesso. Un tipo taciturno, timido. Venne alla Ricordi, mi fece sentire alcune sue canzoni. Gli dissi che la musica mi piaceva molto, ma le parole no. E lui mi diede ragione. Cominciammo a lavorare insieme (…). Lavorare con Battisti è stato per me un hobby, mi divertivo, osavo di più, dicevo e dico tuttora le cose che sento, che ho vissuto”
(Mogol in “Oggi”, 3 maggio 1971. Nel libro di Stefanel, a p. 11).
Dalle origini – Lucio, “chioma afro” e “foularino psichedelico”, esordisce suonando con band come “I Satiri” e “I Mattatori” e scrivendo musica per diverse band – sino all’ultimo atto della collaborazione con Mogol, l’album “Una giornata uggiosa”: questo saggio è una lettura sociale, politica (!) e pop del glorioso periodo della collaborazione tra un poeta e un grande musicista, capace di rinnovare e italianizzare, con stile, la lezione di Bob Dylan, dei Byrds, degli Animals e dei T-Rex.
È un libro destinato sia agli aficionado di Battisti e Mogol, sia a quegli appassionati che stanno cercando una buona occasione per tornare sui loro passi e restituire diversa centralità e altra concentrazione ad ascolti mai dimenticati; l’analisi di Stefanel si concentra essenzialmente sui testi e sul contesto socio-culturale dell’epoca, riducendo ai minimi termini (finalmente) pettegolezzi e noiose beghe biografiche. Ne emerge una visione meno ortodossa del solito: Mogol viene comparato, per “I Giardini di Marzo”, all’Italo Svevo di “Senilità” (brillante lettura di Stefanel: pp. 86-87) e altrove, per “La collina dei ciliegi” e "Il nostro caro angelo", al Nietzsche di “Così parlò Zarathustra”; si evidenziano attacchi, in questa circostanza, al cristianesimo:
“La conclusione è chiara e feroce: ‘e cattedrali oscurano / le bianche ali non sembran più’. Il Cristianesimo non porta la luce, ma il buio, l’oscurantismo, e fa sembrare una cosa sporca la naturale innocenza con cui l’essere umano vivrebbe – angelicamente – istinti e passioni naturali, che invece vengono alienate, rese altro da quel che sono, inquinate, dipinte come mostri di cui aver paura. Ma ancora una volta vince la solarità, e ‘le nostre aspirazioni il buio filtrano / traccianti luminose gli additano il blu’, con immagine davvero simile a quel ‘sole che trafigge i solai’ di Pensieri e parole” (pp. 129-130).
… con buona pace di quanti volevano leggere disimpegno nell’opera dei due artisti, e di quanti hanno dimenticato la loro posizione nella battaglia divorzista e le battute sul libero amore, il ribellismo è limpido. Scrive Stefanel, evidenziando la difficile riconoscibilità politica: “(…) per il fatto di non sventolare nessuna bandiera, venivano automaticamente arruolati in schieramenti opposti: i neofascisti li credevano dei loro, e allo stesso modo ne venne trovata l’intera discografia in un covo delle Brigate Rosse, che citarono pure un passo di Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi… (le discese ardite e le risalite) in un loro comunicato del 1978, durante il sequestro Moro. Sbagliavano entrambi, destri e sinistri. Ma non sbagliavano a coglierne la critica strutturale alla società occidentale” (p. 119).
Da qui a salutare nei dischi di Battisti uno spirito rivoluzionario naturalmente ce ne passa; generica ribellione religiosa, individualismo, ritorno alla natura, sentimentalismo ed erotismo rimangono gli assi portanti dei testi. E il coraggio di vivere, quello che un tempo non c’era, per Stefanel si rivela ne “Gli uomini celesti”, dove legge la decisione di “non recitare una parte scritta da altri, siano Stato, Chiesa, falsi miti e ideologie”, prendendo in mano le redini della propria vita.
Personalmente scopro, leggendo “Ma c’è qualcosa che non scordo”, che tra i grandi fan di Battisti ci sono i gemelli Pace e la Makino dei Blonde Redhead, che hanno inserito una variazione di “Ancora tu” in “Futurism Vs. Passeism, Part 2”; e che probabilmente “Heroes” di Bowie non è estranea a quel brano. Curiosi di scoprire perché? Andate a p. 167: “I punti di contatto ci sono: entrambi i brani sono privi di un vero ritornello (…), sono costituiti da una strofa ripetuta tre volte (…), il cantato parte sommesso e termina urlato”; Bowie e Mogol erano in contatto dal 1969, ai tempi della traduzione di “Space Oddity”; nel 1974, Bowie aveva riscritto “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi”, divenuta “Music Is Lethal”, affidandola a Mick Ronson. A questo s’aggiunga – spiega Stefanel – che Bowie ha più volte dichiarato (sino al 1998: intervista a “Le Monde”) che Battisti è il suo cantante preferito. Tra gli italiani, s'intende.
Bene. Aspettatevi tutta una serie di letture empatiche o analitiche dei testi, notizie sulle fortune e sui rovesci della sorte discografica di Lucio Battisti – incluso il passaggio da Ricordi all’etichetta indipendente Numero Uno – chicche sparse qua e là a proposito di influenze e contaminazioni dichiarate e cover straniere di brani del duo, sintetica contestualizzazione per ogni album, elenco dei collaboratori principali e loro vicissitudini. Studiatevelo per bene e spiazzate i vostri amici; chi volete che sappia che esiste una versione inglese di “Mi ritorni in mente” (p. 36), “Wake Me I’m Dreaming”, a firma Love Affair? Vi siete mai chiesti come è stata scritta “Emozioni”? (p. 40) E via dicendo. Lasciate copia del libro, al termine della lettura, a portata di mano, di fianco alla vostra collezione di dischi.
L’amarcord regalerà qualche sorpresa. Una volta ancora.
Renzo Stefanel (Udine, 1964), ex musicista, giornalista e scrittore italiano.
Renzo Stefanel, “Ma c’è qualcosa che non scordo. Lucio Battisti. Gli anni con Mogol”, Arcana Edizioni, Roma 2007.
Prefazione di Franco Zanetti. Contiene bibliografia e webografia.
Grafica: IFIX Project.
Approfondimento in rete: Il Gazzettino / Battisti in Wiki
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2007
Commenti
?Io l?ho conosciuto nell?autunno del 1965. Era un ragazzino dai capelli corti, suonava la chitarra in un complesso. Un tipo taciturno, timido. Venne alla Ricordi, mi fece sentire alcune sue canzoni. Gli dissi che la musica mi piaceva molto, ma le parole no. E lui mi diede ragione. Cominciammo a lavorare insieme (?). Lavorare con Battisti è stato per me un hobby, mi divertivo, osavo di più, dicevo e dico tuttora le cose che sento, che ho vissuto?
(Mogol in ?Oggi?, 3 maggio 1971. Nel libro di Stefanel, a p. 11).
Pensieri e Parole.
http://it.youtube.com/watch?v=AWwlJGWC0Ww&feature=related
"A quasi dieci anni dalla scomparsa di uno degli artisti italiani più amati e rimpianti, Songbook celebra Lucio Battisti con una doppia iniziativa editoriale: due libri che, pur uscendo separati, in realtà potrebbero e dovrebbero essere considerati come due lati (ma due lati A) dello stesso 45 giri, perché documentano due facce della stessa arte e raccontano due collaborazioni che più diverse non potrebbero essere.".
http://www.arcanalibri.it/contents/?UID=SchedaLibro&idLibro=161
> Questo è il primo. Prossimamente, Battisti-Panella.
Ottimo Gf, davvero ottimo aver recensito questo libro che comprerò sicuramente a breve insieme all'altro con Panella (che come immaginerai mi interessa anche di più). Lo sai che ho molti libri su Battisti-Mogol e sono in cerca di analisi (finalmente pare che le trovo) su Battisti-Panella. Ho studiato le canzoni e il personaggio Battisti per anni, è stata quasi un'ossessione. Il Battisti con Panella poi lo è ancor di più - e mi dispiace di aver postato su Lankelot solo l'analisi (anche breve e frettolosa) del primo Battisti-Panella, lo splendido Don Giovanni (chissà perchè poi, volevo scriverne molto di più...). Nella tua lettura trovo molti elementi che non mi sono affatto nuovi, Battisti resta il personaggio più noto ma anche più enigmatico della musica italiana. Sull'aspetto politico s'è dissertato parecchio, e trovo che l'approccio di Stefanel sia corretto, in merito. Notissimo è il famoso verso de "La collina dei ciliegi": e noi ancora ancor più su / planando sopra boschi di braccia tese - quello che da destra e da sinistra veniva ritenuto il sigillo del Battisti fascista. Ancor più d'accordo sull'analizzare i testi Battisti-Mogol dal punto di vista dell'insofferenza al sistema, di una rivolta di tipo esistenziale, proprio nel momento storico in cui si ambiva, invece, alla rivoluzione sociale e di costume. Battisti era magicamente dentro e fuori dal tempo, rapì nell'intimo laddove invece i cantautori impegnati - pur valenti e da me amatissimi: De André su tutti - cercavano diverso e altro tipo d'empatia nell'ascoltatore.
Ti sorprenderai approcciando il Battisti del tempo di Panella, ermetico e totalmente rivoluzionario nel linguaggio, ammiccante nelle sonorità e più che mai lontano da qualunque italico genere, ancor più racchiuso in sé in un canto di rivolta assoluta del tutto incompreso o mal compreso. Ti consiglierei d'ascoltarlo, leggendo il libro di Stefanel: 5 album, 40 canzoni complesse e difficili, a prima lettura incomprensibili, eppure ipnotiche tanto da stamparmisi nella memoria per intero. Giochi di assonanze lessicali a mio modo di vedere unici, al fondo - dopo numerosissisimi ascolti - pronti a ricongiungersi addirittura col Battisti amato, conosciuto, celebrato. Il Battisti con Mogol. Ma questo forse lo dico solo io - non so cosa scriva in merito Stefanel - che credo di aver fatto una ricerca comparativa non usuale anche per l'amante appassionato della sua musica. Questa circolarità che ho scovato, come avrai inteso tutt'altro che evidente, ha influenzato non poco la mia scrittura in versi e non solo.
Aspetto con curiosità il prossimo, e chissà mai che dopo aver letto il testo non ne scriva anche io.
Ave Magnifico.
Ti dico, appena mi sono ritrovato la doppietta Mogol-Panella sulla scrivania ho pensato a scrivere gli articoli con dedica. Sul Panella arriva sicuro, confidando sia il viatico a tutta una serie di tuoi pezzi sui loro dischi;). Come sai, sono mogoliano. Ma posso rimediare.
*
Sulla questione dei boschi di braccia tese troverai un elemento interessante, nel testo; la storia vera della copertina ispirata a quei versi. Aspettati chicche inattese;).
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"Battisti era magicamente dentro e fuori dal tempo, rapì nell?intimo laddove invece i cantautori impegnati cercavano diverso e altro tipo d?empatia nell?ascoltatore".
> Pienamente d'accordo con te.
Ohilà, magari doppiamo anche gli articoli su questi due libri. Se leggendo sgami qualche dimenticanza imperdonabile o qualche travisamento da parte mia, scrivine e scrivine come dio comanda.
Ave grande,
gf
5 - Io li amo tutti e due. Battisti-Panella mi ossessiona di più, per tanti motivi;) Questo pezzo va più che bene, nessun rilievo da fare. Come ti ripeto, aspetto il secondo e se c'è da aggiungere aggiungo volentieri. Una sola dritta per il secondo libro: l'opera Battisti-Panella non ha - non aveva, a questo punto - interpretazioni ufficiali di rilievo. Per questo è molto più ricca di possibili spunti e possibilità interpretative. Il mio consiglio è: leggi Stefanel ma vai a briglia sciolta, magari ascoltando con un minimo d'attenzione per farti un'idea. So che tu puoi, e puoi anche bene;)
Il secondo l'ha scritto Rebustini...
spetta che ti copincollo le notizie che ho preparato.
Ivano Rebustini (Bosisio Parini, LC, 1955), giornalista e scrittore italiano. È stato direttore responsabile di ?SentireAscoltare?, è caposervizio di ?Bresciaoggi?.
Ivano Rebustini, ?Specchi opposti. Lucio Battisti. Gli anni con Panella?, Arcana Edizioni, Roma 2007. Prefazione di Franco Zanetti. Con un saggio di Luca Bernini.
Il capitolo ?E già? è a cura di Luca Bernini.
Progetto grafico, copertina e logo design: IFIX Project.
qui la recensione di Matteo B Bianchi
http://www.matteobblog.splinder.com/post/14793720
"Una sola dritta per il secondo libro: l?opera Battisti-Panella non ha - non aveva, a questo punto - interpretazioni ufficiali di rilievo. Per questo è molto più ricca di possibili spunti e possibilità interpretative"
> Perfetto:). Ma quasi quasi ti lascio il compito, e subentro per un secondo articolo di supporto... che dici?
8 - Se il libro si trova al volo per me è ok
ti do la mia copia!