“Ho imparato che tra il bianco ed il nero molti desiderano il grigio ma quel grigio che poi la vita ti mette davanti raramente ha il tono giusto che ti sta addosso bene. Dai miei studi di radiologia ho imparato che nell’infinita scala dei grigi, l’occhio umano ha la possibilità di distingu ere non più di venticinque tonalità. Stiamo parlando di occhi allenati. Quelli non allenati si arrendono molto prima, intorno ai sedici. Forse è per questo motivo che amo gli schieramenti netti e precisi, perché conosco i grigi ed i miei occhi allenati ne distinguono i toni in modo più chiaro di altri? Forse che il grigio che si cerca in realtà non lo si riesce a ricon oscere, perché la nostra vista non è in grado di farlo, non è pronta a percepirlo? La ricerca del proprio grigio è la ricerca del proprio equilibrio personale e degli altri. Possiamo dire davvero di vivere in una società equilibrata e possiamo davvero pensare di possedere un equilibrio forte e stabile ed allenato a riassestarsi in breve dopo gli immancabili scossoni tellurici che la quotidianità mette sul piatto a ciascuno di noi? Io cerco una velocità “giusta” per provare a farlo.” (p. 43)
Davide Stanic, classe 1971, monfalconese di nascita, tecnico di radiologia nucleare a Udine e grande appassionato delle due ruote ecologiche, ma anche di letteratura, è un fiume in piena, inarrestabile e travolgente tanto nella scrittura quanto nella vita reale.
Presentare il suo libro e intervistarlo è stata una piacevole e insolita avventura, che mi ha permesso di conoscere uno scrittore davvero interessante e poliedrico, capace di appassionare abilmente un pubblico spesso composto da curiosi e neofiti dell’argomento, offrendo pratici consigli a chi, invece, era già ben avviato verso il medesimo percorso.
“Oltre la finestra”, è un libro che nasce dal desiderio di raccontare la sua personale esperienza, le gioie e i dolori, vissute durante un viaggio lungo un sentiero millenario, il Cammino di Santiago de Compostela.
Novecentotrentuno chilometri percorsi in bicicletta in quasi due settimane assieme ad altri cinque amici, pedalando una media di dieci ore al giorno, sotto il sole cocente, la pioggia e attraversando ogni sorta di sentiero: dai Pirenei, ai Monti d’Oca fino a giungere alle famigerate Mesetas, gli altipiani della penisola iberica dal caratteristico paesaggio lunare.
Eppure, se qualcuno cercasse un messaggio mistico, spirituale o religioso rimarrebbe deluso perché Stanic si limita a riportare pensieri e sensazioni senza la pretesa di insegnare nulla.
E’ una riflessione interiore la sua, non specificatamente vincolata al luogo quanto piuttosto al viaggiare in sé.
Un diario che va dalla sua nascita, quando era soltanto un’idea che lentamente si definiva attraverso la lettura di libri e racconti, alla sua concreta realizzazione.
Vi è spazio per i dettagli tecnici, di utilità a chi volesse cimentarsi in un’analoga avventura. Troveremo riferimenti storici e descrittivi di questo antico Cammino, legati alle sue meravigliose città, come la dinamica Pamplona, celebre per la sua corrida e tanto amata da Hemingway, o Santiago e Leon, e altre meno conosciute come Logrono o Santo Domingo de la Calzada, associate a diverse leggende che interessano l’apostolo Giacomo.
Nello scorrere della lettura attraverseremo quindi antichi borghi, con le loro chiese e cattedrali, immersi in un paesaggio caratterizzato da una natura a tratti arida e selvaggia o spettacolare e rigogliosa, come nella verde Galizia.
Luoghi ordinati e puliti dove il senso civico di chi li abita è ancora un valore e porta a responsabilizzare anche turisti e pellegrini.
Una via che è stata ben valorizzata permettendo la rinascita di paesini e villaggi che avrebbero rischiato di scomparire e che, invece, hanno trovato una nuova dimensione grazie a un turismo discreto, a basso impatto, ecologico.
E Stanic solleva, con gran rammarico, una viva e sacrosanta polemica pensando alla situazione in Italia dove esiste un cammino santo, la via Francigena, dimenticata e sottovalutata, perché evidentemente c’è chi preferisce investire in qualcosa di più redditizio.
“ Di certo non c’era nessun senso di insofferenza verso lo straniero sul Camino, mentre scali le montagne, pedali sotto acqua, sudi nelle Mesetas martoriato da un sole inclemente, arranchi nei boschi o cerchi la strada perché ti sei perso: la fatica ed il comune sentire sono una medicina contro l’odio, gli sciocchi campanilismi, gli atteggiamenti stupidi e beceri che si dissolvono come la bruma mattutina che sta lasciando il posto alla luce naturale. La fatica accomuna, rende fratelli, toglie le barriere, fa crollare i muri, facilita la comunicazione e la condivisione. E’ solo l’agiatezza ad accrescere l’ansia, il senso del possesso esasperato, l’individualismo più bieco ed ottuso, la paura di perdere qualcosa del quale probabilmente puoi fare a meno se solo aprissi gli occhi”. (p.191)
Un percorso dove diventa istintivo essere solidali e di supporto agli altri, dove ogni incontro, fugace o duraturo che sia, arricchisce e permette di instaurare subito una forte empatia. Davide avrà modo di confrontarsi con svariati personaggi, alcuni insoliti ed eccentrici, altri alla loro prima esperienza, perché il Cammino accoglie davvero tutti: giovani, coppie di anziani, famiglie con bambini, ognuno spinto dalle proprie personali motivazioni. Ci sarà chi lo percorrerà per fede o nell’intento di sciogliere un voto, chi invece vorrà immergersi in un’esperienza storico-culturale, chi lo farà per sport. Si incontreranno pellegrini a piedi, in bicicletta o a cavallo, mezzi entrambi validi per ottenere la Compostela ovvero il certificato di tipo religioso che testimonia il compimento del pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo San Giacomo.
Appare evidente che il modo di intraprendere il Cammino varia a seconda delle necessità, delle preferenze e del tempo a disposizione per compierlo.
Infine, troveremo anche quelli che scenderanno da un autobus per farsi mettere il sello sulla Compostela, salvo poi ripartire alla volta delle successive tappe comodamente seduti sui loro sedili, un pellegrinaggio atipico, se vogliamo, che forse non permette di cogliere lo spirito vitale di questo percorso.
Stanic non appartiene a questa categoria né ama definirsi propriamente un pellegrino, in quanto non ci sono motivazioni religiose nella sua scelta.
Parte con la voglia di andare a vedere con i suoi occhi cosa sia realmente Santiago de Compostela, per mettersi alla prova, lasciando alle spalle l’agiata sicurezza di casa e caricando la sua bicicletta esclusivamente dell’essenziale. Perché il peso del mezzo unito a quello dei bagagli fanno una bella differenza lungo il faticoso avanzare.
Viaggia per staccare la spina da un mondo caotico, rallentare i ritmi di vita, immergendosi nella natura e in una via millenaria con il celato desiderio di trarne ispirazione e giovamento.
Un’esperienza che lo porterà ad accollare su di sé ogni responsabilità di successo e insuccesso, ancor più nei confronti del gruppo, prendendo ciò che lui definisce il lato “A” e il lato “B” della vita, ovvero sia le soddisfazioni e sia le sconfitte, con la piena consapevolezza dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Non partiranno all’arrembaggio ma dopo un’ attenta organizzazione tecnica. Le bici verranno spedite anzitempo con un furgone verso Bayonne, località che loro raggiungeranno in auto.
Da lì inizierà il percorso a colpi di pedale. Nonostante il preciso programma, il viaggio non sarà privo di difficoltà, rivelandosi più impegnativo di quanto le guide possano raccontare. Sbaglieranno strada, la fatica fisica sarà ingente, alcuni di loro staranno male e dovranno fermarsi, mentre gli altri continueranno imperterriti la loro corsa e incuranti della situazione disagiata vissuta dai compagni. E qui risiede l’amarezza che si percepisce nelle parole di Davide, il venir meno dell’unità di un gruppo la cui colpa era, forse, quella di essere troppo eterogeneo.
“…su questa strada il vincitore è chi ritrova il suo ritmo naturale, quello che ti permette di toccare le parti più profonde del tuo essere, che rischiara gli angoli bui della tua coscienza. La fatica ed il dolore che sublimano nel silenzio dell’ascolto di sé e dei propri bisogni più puri, liberati da sovrastrutture sociali e religiose, alla scoperta del nostro Io. Mettere a tacere la mente ed aprire i canali ascoltandosi. Questa potrebbe essere una chiave di lettura di tanta fatica e del nostro andare comune verso una meta. Sul Camino segui le frecce gialle. Nella vita di tutti i giorni devi ascoltarti nel profondo e avere forza e coraggio nel seguire la direzione che il tuo cuore conosce, quelli sono i segnali, quella la meta e non serve essere religiosi fedeli per comportarsi da esseri umani.” (p.98)
Stanic scoprirà un ritmo di vita più lento, una decompressione, immerso nella natura lasciando libero sfogo a pensieri e riflessioni. E così, percorrendo un viaggio intimo e parallelo, ogni tappa risveglierà in lui situazioni passate, aneddoti ed emozioni, legate all’ infanzia e ai ricordi di un padre che non c’è più, quasi a voler riallacciare un filo spezzato e perduto chissà quando.
Un’andatura più semplice, fisiologica ed essenziale che permetta di ritrovare il giusto equilibrio perché i ritmi frenetici del nostro vivere impediscono spesso di cogliere ciò che è realmente importante per il proprio benessere.
Viene voglia di prendere la bicicletta, spolverarla, metterla a posto e partire; scegliendo una destinazione che ci appassioni a sufficienza perché, in realtà, la meta è solo la parte iniziale del viaggio, il primo passo per muoversi, ciò che conta è come si affronta il percorso e cosa si impara nel farlo.
Ed è proprio vero, il viaggio non è mai finito.
Buen Camino, Davide.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Davide Stanic è nato a Gorizia nel 1971. attualmente vive a Monfalcone e lavora come tecnico di Medicina Nucleare ad Udine.
Appassionato da sempre dalle sfide sportive, ha deciso di dedicarsi al viaggiare con lentezza. Oltre la finestra è il primo diario di queste sue esperienze.
Davide Stanic, “Oltre la finestra”, Statale 11 editrice , Vicenza, 2010
Annalisa Delneri, febbraio 2011
Commenti
[stanic] nuovo articolo di
[stanic] nuovo articolo di ester! buona lettura
[sono riuscito a caricarlo prima di andare: olè!]
[oltre la finestra] e per
[oltre la finestra] e per andare in cerca di altre pagine in bici...
CICLISMO in Lanke: http://www.lankelot.eu/ciclismo
[a stasera per il mio commento sul tuo bel pezzo!]
[oltre la finestra] Grazie
[oltre la finestra] Grazie mille, Gianfranco!! L'ho caricato ma non mi compariva l'anteprima. Spero vadano bene anche i tags! ciao!
[oltre la finestra] tag
[oltre la finestra] tag perfetti;) Ho aggiunto qualcosa tipo "opera prima", ma niente di determinante, più che altro di ludico-funzionale.
[stanic] il trailer
[stanic] il trailer dell'intervista ci piace:).
"Presentare il suo libro e intervistarlo è stata una piacevole e insolita avventura, che mi ha permesso di conoscere uno scrittore davvero interessante e poliedrico, capace di appassionare abilmente un pubblico spesso composto da curiosi e neofiti dell’argomento, offrendo pratici consigli a chi, invece, era già ben avviato verso il medesimo percorso."
> ottimo, ester:). Non vedo l'ora di leggerla. Mi piace molto il frammento che hai scelto come incipit, non sapevo niente delle 25 gradazioni di grigio. E' una scoperta degna di meditazione, questa.
[via francigena] a proposito
[via francigena] a proposito di quanto scrivi qui: "E Stanic solleva, con gran rammarico, una viva e sacrosanta polemica pensando alla situazione in Italia dove esiste un cammino santo, la via Francigena, dimenticata e sottovalutata, perché evidentemente c’è chi preferisce investire in qualcosa di più redditizio".
> Questo discorso sicuramente merita un approfondimento, nel corso dell'intervista. O magari un piccolo reportage a parte.
[stanic] e infine, molto
[stanic] e infine, molto bello davvero questo passo:
"Stanic scoprirà un ritmo di vita più lento, una decompressione, immerso nella natura lasciando libero sfogo a pensieri e riflessioni. E così, percorrendo un viaggio intimo e parallelo, ogni tappa risveglierà in lui situazioni passate, aneddoti ed emozioni, legate all’ infanzia e ai ricordi di un padre che non c’è più, quasi a voler riallacciare un filo spezzato e perduto chissà quando. Un’ andatura più semplice, fisiologica ed essenziale che permetta di ritrovare il giusto equilibrio perché i ritmi frenetici del nostro vivere impediscono spesso di cogliere ciò che è realmente importante per il proprio benessere".
> Mi hai fatto tornare in mente "The Tourist" dei Radiohead, e quel che ne avevo scritto qualche anno fa. Prima di crederci io stesso, ho creduto di averlo capito. Poi ho capito. Adesso ci credo. L'iter è stato questo qui. Buffo.
Notevole la tua scoperta, Stanic sembra decisamente singolare e fascinoso. Annoto tra i miei desiderata.
[morale della favola]
[morale della favola] L'autore scrive: "La fatica accomuna, rende fratelli, toglie le barriere, fa crollare i muri, facilita la comunicazione e la condivisione. E’ solo l’agiatezza ad accrescere l’ansia, il senso del possesso esasperato, l’individualismo più bieco ed ottuso"
> Questo è un concetto molto vero, molto intelligente e molto pulito. Complimenti a Stanic.
[stanic] Sono molto contenta
[stanic] Sono molto contenta ti sia piaciuto, nel libro non c'è solo Santiago ma tanti pensieri e riflessioni che meriterebbero un approfondimento; e spero di essere riuscita in questa recensione ad evidenziarne almeno i più importanti.
Hai colto nel segno: è mia intenzione, appunto, riservare ampio spazio alla polemica sulla situazione italiana, perchè non si riesca a valorizzare la via Francigena, ad esempio, o perchè non ci siano ostelli o strutture che supportino questo tipo di turismo. Davide quest'anno ha attraversato a piedi l'Italia dall'Adriatico al Tirreno ed ha partecipato all'italica 150 con Brizzi, per una parte del percorso; ne ha di cose da raccontare.
eh, l'incipit, ha colpito pure me, dovevo riprenderla! nonostante i miei ricordi di radiologia mai mi è venuta in mente un'associazione così singolare. :)
E' un elogio alla lentezza quello di Stanic, un libro che ti fa meditare.
[stanic] " La musica ormai
[stanic] " La musica ormai invade ogni luogo, si è impossessata degli spot televisivi per rafforzare il messaggio subdolo che ci spingerà ad acquistare cose inutili che probabilmente non ci servono e se ci servono, con altrettanta probabilità, non miglioreranno la qualità della nostra vita. La musica è negli stacchetti delle radio, nelle odiose suonerie dei telefonini, negli altoparlanti che la distorcono e la gracchiano. Diventa spesso un business e si perde tra la confusione di un tempo che non c'è. Invece la musica dovrebbe essere come un libro, importante. Se ami la musica la devi ascoltare, devi concentrarti su di essa, coglierne i passaggi virtuosi che distinguono i musicisti dai musicanti. Ridotta allo stesso livello di un fast food diventa solo rumore di sottofondo ed è questo il genere di fine al quale non vorrei delegare quest'arte" p.35
Concetto che condivido pienamente. Ti ricorda qualcosa? ;)
[stanic, musica, monteverde]
[stanic, musica, monteverde] eh:).