Intervista di Ilaria Bellatalla, realizzata a marzo 2007 per il sito Internet Idealia ed in seguito pubblicata, rimaneggiata, sul Giornale dell’Umbria del 28 marzo 2007.
I racconti che danno vita al libro hanno tutti la caratteristica comune di essere dei gialli. Come è nata l’idea del giallo per una serie tutto sommato ampia di narrazioni, relativamente brevi, come i tuoi racconti?
L’idea primigenia da cui si sviluppi qualsiasi cosa, come ogni suggestione ispirativa, offre a chi ne venga richiesto molti spunti per lavorarci sopra di fantasia. Infatti sovente gli scrittori imbastiscono per i loro interlocutori un vasto assortimento di ‘’big bang’’ creativi: da un sogno particolarmente impressionante a un episodio della vita reale, passando per ulteriori accattivanti espedienti (favole tradizionali dei nonni, letture dell’infanzia o dell’età adulta, esperienze trascendentali o allucinogene, ecc.). Io invece sarò un tantino sincero: non saprei, l’idea è uscita semplicemente dalla mia testa una sera del 2002 ed io l’ho sviluppata, curata, seguita... come il cactus che i miei genitori trovarono un giorno nel loro giardino di Spello: be’, visto che ormai sta qui, coltiviamolo.
Dal punto di vista strettamente tematico, i racconti del “Maniaco” sono gialli “sui generis”. Essi infatti non trattano vicende di sangue, violenza o morte, insomma non affrontano il solito campionario di delitti che fanno capo al giallo tradizionale, ma casi al limite dell’assurdo, che talvolta farebbero sorridere se la vicenda non fosse così coinvolgente da persuadere il lettore dell’importanza e del mistero che c’è dietro ad ogni caso. Come mai hai deciso di fare questa scelta?
Sono piuttosto radicale, quando opero delle pianificazioni artistiche di fondo. Ecco: poiché ho ormai raggiunto la saturazione con la cronaca nera (reale o dei libri: un tedio, una noia mortale ovunque! Gli scrittori uccideranno anche noi a voglia di accoppare i loro personaggi!), ho creduto bene di agire di conseguenza, andando controcorrente e pertanto imbastendo delle storie accattivanti ma prive di sangue. Tanto, il sangue oggi è inflazionato, rende poco, sfruttato da tutti questi vampiri. Sono inoltre convinto che la Letteratura possa stupire, sedurre, legare a sé la gente anche rinunciando a ‘’thanatos’’. Però il libro io volevo venderlo ugualmente anche al pubblico del giallo, e dunque... ecco il mio ‘’giallo non giallo’’. Un finto poliziesco che ha tutti gli elementi del genere per farsi acquistare ma subdolamente, sotto sotto, parla d’altro. Il mistero fra le righe resta.
Un’altra particolarità che accomuna i racconti è il protagonista, il capitano Euterpe Santonastasio, che con una simpatia tutta siciliana mescolata ad una lunga esperienza di vita triestina, risulta essere un personaggio dalle molte sfaccettature, che rifugge dalla banalità dello stereotipo (come potrebbe essere appunto un carabiniere) e dimostra di essere in grado di “reggere” bene il dipanarsi di ogni vicenda narrata, senza cadere mai nel “già visto”. A proposito di Euterpe Santonastasio, è facile immaginare che il suo nome non sia stato scelto per caso: dunque, dal punto di vista etimologico ma non solo, esso possiede un significato particolare?
Hai colto nel segno. Euterpe è una delle nove Muse greche figlie di Mnemosine (la Memoria), e il suo nome significa ‘’Colei che rallegra’’. È, nella mitologia, la protettrice delle flautiste e dei flautisti. Per me il nome del protagonista acquista il significato centrale (non l’unico ma il principale) dell’intera serie di narrazioni: portare gioia al lettore. Capiremo dunque, alla luce di questa mia affermazione, quanto ‘’eversivo’’ sia oggi scrivere senza far altro che supporre la cattiveria nell’uomo, di fatto sistematicamente smentendola. Siamo giunti a tanto: non ritenere l’umanità solo malvagia è rivoluzionario! Inoltre, la madre putativa di questo carabiniere Euterpe è la ‘’Memoria per eccellenza’’, come abbiamo detto; così posso presentare un’ulteriore metafora: Euterpe è ‘’libero’’ di essere raccontato mediante qualsiasi parola sia mai apparsa sulla faccia dell’Italia, sin da quando l’homo italicus iniziò a scrivere. La memoria italiana sta nel vocabolario, in Dante, in Petrarca, eccetera... Ed io, dunque, tramite il suo ‘’figlio moderno carabiniere’’, mi sento libero di attingere a piene mani a tutto quanto sia compreso nella Storia Letteraria italiana. Il lettore attento, grazie alla genealogia mitologica, ne è stato avvisato: sa quel che "rischia"!
Sarebbe azzardato o addirittura inopportuno, a prescindere dalle grandi differenze tematiche e stilistiche, tracciare un paragone tra il Capitano Santonastasio e il celebre Commissario Montalbano di Andrea Camilleri?
No. Sarebbe solamente ovvio. I due però hanno a che spartire ben poco: la sicilianità, l’essere scapoli, il carattere istintivo e un po’ strampalato, un qualche interesse per le letture impegnative. Le differenze sono invece tante, due mondi diversi: Euterpe è un anziano carabiniere, non un commissario di polizia quarantenne, beve troppo e penso si senta frutto di un verso di Palazzeschi (‘’...Saltimbanco dell’anima mia’’, magari), è visibilmente legato a delle tradizioni di retaggio piú che ottocentesco (è un italiano antico insomma), legge quasi esclusivamente i classici greci e latini, vive a Trieste (se ne è dovuto andare dalla sua Regione perché rischiava di far la fine di Dalla Chiesa), la sua moralità e i suoi conseguenti comportamenti professionali si riferiscono ad un campo religioso-etologico ibrido cattolico-pagano. Euterpe, a dirla tutta in breve, è il mio cavallo di Troia per asserire l’insuperabilità, in Italia, delle radici di pensiero che ci hanno formato: il cattolicesimo e il politeismo greco-romano. Questo carabiniere sembra il dipinto di un sogno ad occhi aperti, una finestra su Orazio o Omero, un fantasma pedantesco, ma in verità consiste nella mia opinione su quel che noi italiani siamo ‘’dentro’’ tuttora.
L’elemento surreale, assurdo, grottesco ha una presenza rilevante nei racconti e senza dubbio possiede una sua funzionalità. Puoi spiegare il motivo di fondo dietro questa scelta?
Felliniamente, qui si esagera, per scuotere il lettore e dargli delle immagini forti, dense, a volte significativamente ambigue, dunque passibili di letture pluripiano; e il fine di questa voluta, strumentale, forzatura in senso circense, come potrebbero confermare anche Bulgakov, Palazzeschi, Gadda, Bontempelli, risiede nel ‘’Rappresentare la realtà come se fosse sogno ed il sogno come se fosse realtà’’ (parole di Massimo Bontempelli). Infatti, dietro al primo significato di base che abbiamo prima illustrato (quello di scoprire la vera essenza storico-filosofica del nostro popolo), alligna un secondo senso, altrettanto se non maggiormente fondamentale: definire la realtà temporal-mondana come una continua apparizione all’uomo di un insieme di simboli e metafore, mascherati da eventi, che dovrebbero portarci a sentire la nostra vita come unita all’esistente (anche a quello minerale e vegetale), in vista di una seconda esistenza, il cui mistero potrebbe anche svelarsi un giorno in tutta la sua piacevolezza, purché l’uomo si sforzasse di avere fede in esso. Rappresentare la realtà ‘’a tinte folli’’, per me significa solo prospettare la mia speranza nella realtà ultramondana e nel suo possibile ottenimento finale grazie ad una qualsiasi fede religiosa tesa all’amore: l’ordine celeste dopo il nostro variopinto caos. Oltre a ciò, bisogna dire che le pennellate surreali, grottesche, assurde, donano ad ogni situazione un ‘’che’’ di irresistibilmente umoristico che porta me stesso in primis a ridere, come uno scemo, davanti alla carta bianca. Che ci vuoi fare... mi hanno fatto così!
Una delle caratteristiche che maggiormente saltano all’occhio nel leggere i racconti è il tuo peculiare stile linguistico. Senza giri di parole, possiamo ben affermare che la tua scrittura, per la varietà e la “difficoltà” di espedienti linguistico-stilistici, non è destinata ad un pubblico di lettori aventi un misero bagaglio culturale, anzi, talora anche il lettore “colto” può far fatica a comprendere subito alcuni termini o alcune espressioni usate nel testo - il che, per inciso, è un bene perché spinge ad approfondire alcuni argomenti oppure a colmare eventuali lacune. Ciò detto, a che tipo di pubblico vuoi far riferimento?
Qui non sarò per nulla umile, né discorsivo. Come ogni scrittore che si rispetti, io scrivo e basta. Già questo atto ha in sé, ammesso che ce l’abbia, una sua destinazione d’uso... Che io non conosco e che non mi chiedo. Scrivo per chi non sia analfabeta.
Ricordiamo che, pur essendo nato a Roma, hai trascorso tuttavia gran parte dell’adolescenza e della giovinezza in Umbria, in particolare a Perugia, dove hai vissuto per molti anni. In seguito ti sei trasferito in Slovenia, e hai insegnato a Trieste. Nel “Maniaco e altri racconti” sono presenti molti elementi che fanno riferimento ai luoghi della tua esperienza di vita: possiamo dunque dire che per certi versi c’è anche una componente autobiografica?
Tocchiamo un ferro incandescente, vero? Spero che non ti paia evasiva, retorica, presuntuosa o pomposa, questa mia affermazione: come qualcuno di antico (Terenzio, se non erro) diceva ‘’Homo sum, nihil umani a me alienum puto’’ (‘’Essendo io un uomo, niente che sia umano mi risulta estraneo’’), io devo dire di essere solamente italiano, non romano, perugino, spellano o triestino, tantomeno sloveno. Italianus sum, ergo... niente che appaia in Italia mi è estraneo. Ho ambientato un’altra serie – ancora inedita – di racconti in ognuna delle nostre venti Regioni politico-geografiche. Venti racconti per un’Italia sola, ma grande e unita.
Nei racconti fai uso di forme dialettali – o locali – che si mescolano a latinismi e a neologismi e che danno molta vivacità alla narrazione. Raccomanderesti ai “letterati di domani” – ma anche a quelli di oggi - di usare il dialetto in letteratura come forma di arricchimento linguistico-espressivo del testo e di non bandirlo “in toto” come spesso alcuni hanno fatto e continuano a fare?
Sicuramente sì! Soprattutto utilizzando i termini disusati che sono compresi nei repertori linguistici piú completi – visto che la nostra magnifica lingua è cresciuta dall’ 800 d.C. agli anni ’50 del secolo XX grazie agli apporti regionali e che oggi deve continuare a svilupparsi autonomamente e rigogliosamente, contrastando lo strapotere dell’inglese americano e di ogni, meno ‘’ammirato’’, idioma straniero. Anche i dizionari dei dialetti ben vengano, sempre ‘’cum mensura’’. Questo utilizzo, però, non intacchi minimamente la perfetta definizione grammatical-morfosintattica e fonologica dell’italiano letterario, la stabilità insomma dell’architettura tradizionale. Sono felice di iniziare a sentire gli italiani parlare bene in lingua, ma serve una maggior espansione dei sinonimi, serve piú fantasia nell’esprimersi tramite le mille (accademicamente accettate) forme sintattiche, anche poetiche, che l’italiano concede. Oggi servono, in Letteratura, una maggiore personalità, un eros e una vitalità piú presenti e un coraggio assertivo che ci porti fuori dalle grinfie di certi editors dalle idee piatte e ammorbanti (io sono stato fortunato: la mia caporedattrice è stata veramente gentile nel propormi le sue modifiche). Comunque il discorso sulla lingua sarebbe lunghissimo: altro che un colloquio – seppur bello come questo.
BREVI NOTE
Sergio Sozi (Roma, 1965), critico letterario e narratore italiano. Vive a Lubiana.
Per una bio dettagliata:
www.lankelot.eu/index.php/staff/819/sergiosozi
Sergio Sozi, "Il maniaco e altri racconti" Valter Casini Editore, Roma, 2007
(Lubiana, 7 III 2007)
IN LANKELOT:
Sozi Sergio - Ginnastica d'epoca fredda - franchi
Sozi Sergio - Il maniaco e altri racconti. Intervista a Sergio Sozi - Ilaria
Sozi Sergio - Il menu - franchi
Sozi Sergio - La Letteratura, l'Italia, la Slovenia e la politica - colloquio con Gianfranco Franchi - sergiosozi
Sozi Sergio - Orgia. Ovvero: quali differenze tra me, la politica attuale, gli italiani attuali, il PDL, l'IdV e il PD? - sergiosozi
Commenti
Intervista di Ilaria Bellatalla, realizzata a marzo 2007 per il sito Internet Idealia ed in seguito pubblicata, rimaneggiata, sul Giornale dell?Umbria del 28 marzo 2007.
Ringrazio Ilaria e Sergio per la disponibilità alla ripubblicazione dell'articolo!
"Italianus sum, ergo? niente che appaia in Italia mi è estraneo. Ho ambientato un?altra serie ? ancora inedita ? di racconti in ognuna delle nostre venti Regioni politico-geografiche. Venti racconti per un?Italia sola, ma grande e unita."
> http://it.wikipedia.org/wiki/Regione_(ente)
mancano Istria, Quarnaro e Dalmazia:)
Grazie a te, valentissimo Gianfranco! E adesso... sparate sui pianisti! Siam qui per crescere.
"Oggi servono, in Letteratura, una maggiore personalità, un eros e una vitalità piú presenti e un coraggio assertivo che ci porti fuori dalle grinfie di certi editors dalle idee piatte e ammorbanti (io sono stato fortunato: la mia caporedattrice è stata veramente gentile nel propormi le sue modifiche)."
> Gran bello spirito. Avanti così.
3.
Eh, eh, eh... questa non me l'aspettavo, Gianfranco, bravo. Dico solo che per adesso l'Italia mi basta cosi' com'e'. E i miei venti racconti - ancora inediti - dopotutto parlano delle Regioni in modo ben poco ''regionalistico'', ossia in maniera ben poco veristica (vedi, in proposito, quanto dico sulla poetica - citando Massimo Bontempelli). Io non sono un verista, il verismo letterario non fa per me. Magari un po' meglio accetterei il ''verosimile'', la Letteratura della verosimiglianza. Al massimo. Ma lo slogan del Bontempelli e' per me ottimo.
5.
Gia'. Cio' che manca alla Letteratura italiana contemporanea e' l'eros, cioe' il piacere di scrivere solo per accondiscendere alla natura dello scrittore (la fantasia e' la sua natura intima) e di scrivere per amare il cittadino sconosciuto. Si scrive invece troppo spesso ''per tizio o per caio o per questo o quel motivo''. Non si scrive solo per scrivere, cioe' per l'arte e per l'amore e per il bello che sono inclusi nella scrittura.
Ecco: io sono fuori dal numero di chi scrive per un motivo. Io scrivo e stop. Magari perche' gli dei lo vogliono da me.
Piccola nota per conoscermi meglio.
Molti miei raccontacci sono sparsi e spalmati su Internet - in versione spesso integrale - a tutte le latitudini. Consiglio tutti di cercare il mio nome sui motori di ricerca (Google e' il migliore). dopo eventualmente, se vi va e Gianfranco me lo permette, riporto qualche link utile all'uopo.
8, saremmo felici di leggerli, Sergio.
Se ti va, pubblica qualche link. Prossimamente, poi, si parla per forza di almeno un tuo nuovo libro - e del secondo s'attendono notizie;)
7. L'espressionismo è una delle caratteristiche principe dello zeitgeist dei letterati puliti.
6, 3. Le regioni d'Italia sono al di là del tempo e degli Stati, come la storia di questo territorio sempre sfortunato, dalla caduta di Roma in avanti, insegna. Noi non siamo mai stati un territorio unito se non per vent'anni o poco più, da allora.
Riaprirei volentieri certi discorsi ma si va fuori argomento, ma non giudico la Corsica francese - per carità - né Briga e Tenda francesi - è grottesco. Per dire. Ce ne sarebbero di cose da dire su cosa sia "italiano" e cosa no:).
Va be', credo che hai inteso. Le regioni sono 20 oggi, ma la bandiera nazionale andrebbe listata a lutto a oltranza.
Come promesso, riporto qualche link portante a dei miei racconti. Molti sono in versione integrale, altri dei cospicui estratti. Buona lettura, amici.
http://morenafanti.wordpress.com/2008/12/24/vendetta-tremenda-vendetta-d...
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/06/11/nuove-conoscenze/
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/category/ritorno-ai-classici-di-s...
http://www.catrameletterario.com/collaborazioni/Sergio%20Sozi%20Direzion...
Ho dato solo alcuni link relativi alla narrativa breve scritta da me - scartando dunque la critica e la poesia, altrui su di me o mie. L'ultimo link e' un racconto lungo, in versione integrale. Quello di Letteratitudine e' un cospicuo estratto - ma leggendo il post con i commenti, fra i commenti si trova anche la parte finale del racconto: serve pazienza, insomma.
Ciao a tutti, amici
11.
Sulle altre aree che vedono la presenza di italofoni sarebbe lungo e complicato discutere. La Corsica e' invece sempre e solo stata italiana a tutti gli effetti: unica parlata di tutti i corsi che e' un dialetto italiano. Pacifico. Solo venduta dai genovesi alla Francia - come al solito per il nostro alto senso della Patria, eh eh eh... E Bonaparte si chiamava Buonaparte, si sa. In perfetto italiano.
Ciao Sergio, piacere Gianfranco! Grazie per aver pubblicato l'intervista.
Sergio, a quando il tuo primo romanzo? ...
14.
Cara Ilaria,
intanto verso aprile del 2009 uscira' in Italia in volume un mio racconto lungo d'ambientazione istriana - arricchito da diversi altri scritti d'altri autori a completarne l'inquadramento sia storico-geografico che letterario; il racconto s'intitola ''Ginnastica d'epoca fredda'' ed e' stato gia' segnalato in Croazia, ad Umago, dal Premio Lapis Histriae 2008.
Poi, sono in attesa di risposta da altro editore romano per quel che riguarda il romanzo breve ''Il menu'''. Dunque probabilmente non rinnovero' il contratto col mio vecchio editore - quello del ''Maniaco''.
Infine un romanzo lungo, dal titolo ''Adesso a Roma piove'', sta girando qua e la', ma senza troppi risultati. Vedremo, cara Ilaria.
Salutoni Cari
Sergio
14 - piacere mio, ancora benvenuta.
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/896/Ilaria la tua pagina è on line: aggiornala quando vuoi, post log in.
http://www.lankelot.eu/index.php/pagina-nello-staff-consigli/ qualche suggerimento per compilarla;)
15, aspettiamo tutte le nuove uscite con gioia, Sergio;)
Un solo appunto: "stato gia? segnalato in Croazia, ad Umago,"
Umago, Istria. Non croazia. Istria. Croato=occupante.
;)
Locus communis.
Nel dialogo con Ilaria, dichiarai: ''Ho ambientato un?altra serie ? ancora inedita ? di racconti in ognuna delle nostre venti Regioni politico-geografiche. Venti racconti per un?Italia sola, ma grande e unita.''
Be', ne volete sapere una buffa, gente? Quei venti racconti ancora stanno nel mio cassetto - e li avevo scritti prima di quelli del ''Maniaco''. Su quella raccolta, intitolata ''Il Centocampanili'', ci lavorai un anno credendoci tantissimo, invece non ho rimediato neanche una segnalazione a un premiuccio di serie Z; invece nel 2002 scrivo ''Il maniaco'' e zac: subito segnalato e pubblicato in antologia a Trieste (Hammerle Editori) e poi in raccolta a Roma.
Eeeeh... quanto e' vero che l'immagine resaci dallo specchio e' viatico per far la fine di Narciso!
Altra gustosa integrazione: grazie per la condivisione di questo retroscena.
ITALIA MIA E UNITA …un mito che parli al popolo come uno di noi, ha impagabili visioni e revisioni da vero numero uno… Cos’è la mia unità? Il mio essere unico, imperfetto e indivisibile? Forse un riferimento casuale O un brano di un romanzo eseguito al pianoforte. Cos’è la mia unicità? Non certamente l’alta borghesia di Cinecittà La recita a carte nelle ore di chiusura E l’unicità di quella volta che… Forse gli esperimenti per governare Questo confuso e difficile Paese O forse l’Italia nazional popolare stretta Intorno al rapimento di Aldo Moro E i saggi libri di scuola che temevano il suo peggio Verso L’unicità di quella volta che… Cos’è il mio unico tempo? Forse l’anima popolare Che pressa gli operai Mai stanchi, mai domi e mai ringraziati. Cos’è l’unione politica? Forse il dialogo A carico di grandi uomini Perché gli anni passano Elaborano vecchiaia E il tutto si ferma nel culto della melma. Italia mia, Italia unita Sei complice Cambiati la giacca vecchia a strisce È la realtà di adesso l’esclusiva schiva. Cos’è il luogo unito? I segni sulle mani La busta divisa da metalmeccanico le quattro giornate di ferie E l’unicità di quella volta che… Guardavi al futuro Come il primo cittadino Di un movimento al lavoro. Cos’è la mia unità? Il mio essere unico, imperfetto e indivisibile? Forse un riferimento banale o un brano di un romanzo eseguito al pianoforte. Cos’è l’unicità? Forse la chiamata o l’ordine alla morte!
© Da “Il cuore degli Angeli” di Maurizio Spagna www.ilrotoversi.com info@ilrotoversi.com L’ideatore paroliere, scrittore e poeta al leggìo-
Bella lirica, caro Spagna.
Bella lirica, caro Spagna. Magari la prossima volta ci faciliti la lettura impiegando un paio di minuti in piu' per andare a capo e ricreare cosi' i versi.
Comunque grazie mille. Veramente benvenuti, Lei e la sua poesia.
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