Sorrentino Paolo

Hanno tutti ragione

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Sorrentino Paolo

Provocatorio, coprolalico, torrenziale e satirico, sconnesso e prepotente, Hanno tutti ragione (Feltrinelli, 320 pp., euro 18) è l'esordio letterario del regista Paolo Sorrentino, partenopeo classe 1970, padre del divertissement anti-andreottiano e tarantiniano Il Divo e dell'elegiaco Le conseguenze dell'amore. Penalizzato dalla copertina più respingente di tutti i tempi, forse più adatta a rappresentare esteticamente l'eventuale opera prima di Garrone (arriverà: qualche anno fa Giordana, pochi mesi fa i diari di Zurlini, adesso Sorrentino...), il romanzo è stato omaggiato e benedetto dal vecchio santo patrono dei casi letterari italiani: già supremo artefice delle fortune di Avoledo (oneste e sensate) e Faletti (del tutto equivoche), Antonio D'Orrico ha così pontificato, nel febbraio scorso, sulle colonne del Corriere della Sera: "Paolo Sorrentino ha inventato Tony Pagoda, un eroe del nostro tempo, il più grande personaggio della letteratura italiana contemporanea”. Cominciamo subito col dire che tutto è fuorchè un eroe, il Tony Pagoda: semmai è un'icona infelice, drogata, viziosa e infausta, paradigmatica d'una miseria culturale depressiva e deprimente. E che se questo è "il più grande personaggio" della nostra letteratura italiana, allora c'è qualcosa che è sfuggito a papa D'Orrico: almeno Il gregario di Paolo Mascheri, almeno Actarus di Claudio Morici, almeno Il nemico di Emanuele Tonon, sempre restando sul livello dei narratori nati negli anni Settanta. D'Orrico ha scritto che questo romanzo è bello come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana o La cognizione del dolore di Gadda e Viaggio al termine della notte di Céline. Sospettiamo che la lunga distanza temporale che separa il pontefice dei casi letterari dalle prime letture di quei romanzi abbia determinato un entusiasmo un po' eccessivo. Il concetto, forse, poteva essere questo: Hanno tutti ragione è massimalista e scorretto, e in questo senso si può considerare derivativo rispetto al paradigma céliniano; linguisticamente, si concede qualche licenza (ma senza eccedere, e senza averne coscienza letteraria) che può considerarsi derivativa rispetto all'espressionismo italiano. Da qui a stabilire parallelismi tra l'ingegnere milanese e il regista partenopeo (LFC può riposare in pace) ce ne vuole. Ci vuole, soprattutto, una grande fiducia nella scarsa lucidità dei lettori italiani. Ci vuole, aggiungiamo, un pizzico di pressappochismo, più pubblicitario che critico letterario.

Hanno tutti ragione è un romanzo disorientante perchè si tratta dell'opera prima di un outsider. Come tutte le opere prime, ha poderosi difetti e affascinanti tratti distintivi. È narrativa sconnessa, slabbrata, povera di struttura, a metà strada tra un canovaccio evoluto e una smania di giudizio della realtà, spesso sbrodolona, masaniella e populista. È narrativa solo apparentemente popolana, per lessico e vicende raccontate; c'è qualche pretesa d'affermare una personalità autoriale che Sorrentino potrà guadagnare nel tempo, come scrittore. Come regista, mi sembra pacifico, le cose sono ben diverse. E meno male.

Incontriamo, allora, questo favoloso avatar plasmato da D'Orrico. Ecce Tony Pagoda da Vico Speranzella. Attaccato alla vita come una sanguisuga, ha avuto talento e discreta fortuna, come cantante da night. È un furbo, convinto che la furbizia sia un'arte. Molto napoletano, in questo senso, molto viscerale. È un cinico, che giura che la vita l'abbia inventata un sadico, "fatto di coca tagliata malissimo". Ma è uno che non vuole appassire. Crede che l'arte di tirare avanti passi per il sentiero supremo della distrazione. E sa sopportare la nausea, perché nella nausea ci sta a meraviglia. Adesso ha 44 anni "carichi e feroci" e si sente "fradicio di sè stesso". È un cocainomane (da vent'anni) con chiari complessi di inferiorità nei confronti di Frank Sinatra. E qualche nostalgia per l'Italia. Torna a Napoli, dagli States, ma la musica non cambia: complice un amore perduto (male, nel male), Beatrice, si tormenta e si sprona con "cocaina, vino, birra, superalcolici, cocktail, aperitivi, sigarette, grassi animali e vegetali". Il rapporto con sua moglie è un po' peggiorato ("Quindici anni fa si scopava da bufali. Ora è un oggetto d'arredamento"; "Un involtino di angoscia mi è diventata questa donna"). Divorzio. Brasile. A spegnersi, dalle parti di Manaus, a imparare qualcosa da un mammasantissima scampato a tutto quanto. Per diciotto anni. Poco prima del capodanno del 2000, l'Italia torna a chiamarlo. Arriva un suo ammiratore, ex craxiano, ora deputato della Repubblica. Si chiama Fabio, è pieno di soldi e di malinconia. Domanda una serata in Corsica e stop. Paga un miliardo più del dovuto. Promette un sacco di donne. Tony non sa niente di quel che è successo negli ultimi vent'anni, i suoi vecchi amici racconteranno qualcosa. Dai cellulari a Ikea, passando per la fine della vecchia repubblica, l'avvento dei computer e via dicendo. E poi finisce a Roma, ben salariato da Fabio. Passano due anni. L'Italia è "anarchia spregiudicata ai limiti del regime sudamericano", e il vecchio Fabio confonde la sua vecchiaia con quella di questa nazione. Succede. La sua ultima ossessione è per la parola "figo". Vedrete come.

Qualche ulteriore osservazione. Le prime battute del libro sembrano avere più di un debito di riconoscenza nei confronti dell'incipit di Wrong di Andrea Consonni, apparso nel 2003: mentre lo scrittore lombardo giocava sul concetto "non me ne frega un cazzo", seguito da una valanga di cose e di persone per le quali non aveva interesse, il regista napoletano punta su un più educato – ma non meno torrenziale – "non sopporto". In entrambi i casi, una potenziale fonte di ispirazione comune è la famosa scena dello specchio della Venticinquesima ora di Spike Lee (2000), film tratto dal (bel) romanzo omonimo di David Benioff. Ricordate? È il monologo del "fuck". Siamo da quelle parti. Decisamente. E adesso scopriamo come scrive il regista Sorrentino. Perchè è stravagante e irregolare la lingua letteraria del narratore di questo romanzo. A partire dagli aggettivi. Come scrive a un tratto, raccontando della seduzione, vuole essi siano "spiazzanti e convincenti, iperbolici e precisi". Ecco allora che Tony è uno "ieratico" e speranzoso di carattere; ha amici "limitrofi" alla sua esistenza, mentre i musicisti sono "defenestrati" dalle loro abitudini, e lui si "ubica" su un palco; e poi il silenzio si fa "fragile. Esistenziale"; memorabili le lacrime "stanziali", almeno quanto la vita di coppia di due amanti "ierofanici" e "ossidionali". Buona invece la coatta "entrata giaguara", gli accademici come "risma che sa proferire", "sifilitici dell'intelletto". Questo Pagoda ha qualche frustrazione universitaria alle spalle: "Il docente universitario – scrive – è sempre vigliacco. I libri la sua trincea. La pubblicazione il suo moschetto. Ma dentro non c'è niente". Chissà, prima di cantare nei night forse studiava al DAMS. Concludiamo con qualche curiosità. Errori cronologici non mancano; nel 1980, Carl Lewis è considerato già "campione del salto in lungo": peccato abbia conquistato i primi titoli nel 1983. Il film Innamorarsi, con De Niro e la Streep, è considerato già uscito con quattro anni di anticipo. Si vede che nel cinema certe cose si sanno un sacco di tempo prima; oppure – diciamo così – che stanno nell'aria. Proprio come certi casi letterari. E questo è quanto.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paolo Sorrentino (Napoli, 1970), regista e sceneggiatore italiano. "Hanno tutti ragione" è il suo primo romanzo.

Paolo Sorrentino, “Hanno tutti ragione”, Feltrinelli, Milano 2010.

Approfondimento in rete: WIKI it.

In Lankelot: articoli su Paolo Sorrentino.

Gianfranco Franchi, "Lankelot". Aprile 2010


Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 27 aprile 2010, pagine 1, 8, 9. © Il Secolo d'Italia.

ISBN/EAN: 
9788807018091

Commenti

Hanno tutti ragione

Hanno tutti ragione (Feltrinelli, 320 pp., euro 18) è l'esordio letterario del regista Paolo Sorrentino, partenopeo classe 1970, padre del divertissement anti-andreottiano e tarantiniano Il Divo e dell'elegiaco Le conseguenze dell'amore. Penalizzato dalla copertina più respingente di tutti i tempi, forse più adatta a rappresentare esteticamente l'eventuale opera prima di Garrone (arriverà: qualche anno fa Giordana, pochi mesi fa i diari di Zurlini, adesso Sorrentino...), il romanzo è stato omaggiato e benedetto dal vecchio santo patrono dei casi letterari italiani: già supremo artefice delle fortune di Avoledo (oneste e sensate) e Faletti (del tutto equivoche), Antonio D'Orrico ha così pontificato, nel febbraio scorso, sulle colonne del Corriere della Sera: "Paolo Sorrentino ha inventato Tony Pagoda, un eroe del nostro tempo, il più grande personaggio della letteratura italiana contemporanea”.

[sorrentino] questo il mio

[sorrentino] questo il mio contributo:)

[Sorrentino] La copertina fa

[Sorrentino] La copertina fa decisamente senso. Per me che non sopporto quegli insetti sarà un duro problema sfogliarlo.

 

"Il docente universitario – scrive – è sempre vigliacco. I libri la sua trincea. La pubblicazione il suo moschetto. Ma dentro non c'è niente".

Questa è geniale.

[sorrentino] è una delle più

[sorrentino] è una delle più brutte copertine di sempre. Peccato per PS. L'autore c'è - non è lo scrittore di genio che ci stava vendendo D'Orrico, ma è uno scrittore esordiente di lusso.

[d'orrico] io ne ho sentito

[d'orrico] io ne ho sentito parlare solo per aver difeso Faletti. Solo per quello lo evito come la peste.

Comunque son contento che Sorrentino - l'unico regista italiano di oggi che mi piaccia - sappia anche scrivere benino. Quando è andato dalla Dandini lo stesso Paolo S. ha reagito alle affermazioni di "certa critica" che lo idolatrava, con un'alzata di spalle per ridimensionare la cosa. Non sembra uno che si monti la testa...

[d'orrico] il giochetto ormai

[d'orrico] il giochetto ormai è vecchio, ma gli italiani ci cascano come niente fosse. Ciò non toglie che Sorrentino narratore mi sarebbe piaciuto vederlo partire dal basso d'un piccolo-medio marchio, soffrire come tutti e fare carriera. Spero che non lo abbiano bruciato.

Riguardo le imprecisioni

Riguardo le imprecisioni temporali, ricordo che ne "La sottile linea scura" Lansdale precisava che certi film, e certi fatti di cui narra nel libro erano stati temporalmente spostati per convenienze narrative. A mio parere in un romanzo sono cose che ci stanno, anche se a me piace essere avvertito, di cose come queste. A meno di non trovarsi in una narrazione che sposta tutto, spaziotemporalmente parlando. Va beh. Interessante.

[sorrentino] diciamo che sono

[sorrentino] diciamo che sono quelli i problemi che devono risolvere i bravi redattori (o gli editor discreti). Naturalmente, la convenienza narrativa è tutto. Però un pizzico di precisione non guasta mai:).

[sorrentino] Ho presente,

[sorrentino] Ho presente, difatti sto reperendo un po' di materiale. (-;

(Sorrentino) "Hanno tutti

(Sorrentino) "Hanno tutti ragione è un romanzo disorientante perchè si tratta dell'opera prima di un outsider. Come tutte le opere prime, ha poderosi difetti e affascinanti tratti distintivi. È narrativa sconnessa, slabbrata, povera di struttura, a metà strada tra un canovaccio evoluto e una smania di giudizio della realtà, spesso sbrodolona, masaniella e populista. È narrativa solo apparentemente popolana, per lessico e vicende raccontate; c'è qualche pretesa d'affermare una personalità autoriale che Sorrentino potrà guadagnare nel tempo, come scrittore".

Davvero un bel pezzo, Franco. Ho visto la presentazione fatta da Sorrentino e ciò che scrivi mi sembra in linea con l'impressione che ne avevo ricavato. Di certo è un libro che non comprerò, e mi dispiace anche che personaggi intrisi di nichilismo assoluto e fatti ad arte per piacere a una certa intellighenzia culturale vengano considerati eroi o emblemi del nostro tempo, pur grotteschi e massimalisti (con sotto sotto la pretesa di verosimiglianza). Credo che questa letteratura mi sia molto lontana, ma apprezzo l'analisi che fai, molto profonda sia sui motivi letterali che su quelli psicologici. Sei sempre ottimo nel portare alla luce quello che si vuol fare passare al lettore medio sotto forma di messaggio subliminale. Grande;)

[sorrentino] si fa il

[sorrentino] si fa il possibile, amice, per fronteggiare l'arte della confezione del caso letterario e demistificarla. Basta avere buona memoria...

[sorrentino] Denti, sul

[sorrentino] Denti, sul sempre ottimo Lettera.com, non parla di capolavoro, ma di buon libro - date un'occhiata, http://www.lettera.com/libro.do?id=7527

Lui scrive di "un linguaggio che è più la lingua di uno storyteller che di uno scrittore, un cocktail di gergo, flusso di coscienza". 

[sorrentino] "E che se questo

[sorrentino] "E che se questo è "il più grande personaggio" della nostra letteratura italiana, allora c'è qualcosa che è sfuggito a papa D'Orrico: almeno Il gregario di Paolo Mascheri"

Non ho letto il libro, ma mi sembra di aver capito che Tony Pagoda si ispira al protagonista de "l'uomo in più", prima opera di sorrentino. Beh, il personaggio de "l'uomo in più" è un gran bel protagonista: complesso, completo e soprattutto paradigmatico. Quanto basta per tracciare qualcosa di significativo in quel film, che per me, anche se immaturo, è decisamente il migliore di sorrentino. Però magari mi sbaglio perché nel libro il protagonista prende un'altra piega... non so...

Sul "gregario" di Mascheri non sono molto d'accordo, è un personaggio un po' insulso, già visto, con il solito conflitto uomo-routine, però sviluppato senza spessore "filosofico"... Non mi è mai arrivato...

[sorrentino] ave caro.

[sorrentino] ave caro. "Complesso" forse non è l'aggettivo giusto per definire un personaggio di superficie profonda e grandi pose come Tony Pagoda, eroico quanto un calamaro che sfugge alla cattura:). "Completo" non so da che punto di vista, ma diciamo che - come scoprirai - l'ellissi di diciotto anni non suggerisce l'idea di completezza, è un (bel) po' forzata. Normale - per un esordiente, direi sbaglio "canonico".

"Contorto", al limite, e "caricaturale", senza dubbio:). Ripeto, non male. Non ho bisogno di eroi, in questo momento, e so dove cercarli, in ogni caso (non nella letteratura contemporanea italiana). Grandi personaggi servono. "Il gregario" arriva col passare del tempo, quando ci si accorge di quanto tremenda sia la contrapposizione tra la vecchia generazione e la nuova, da tutti i punti di vista; e di quanto difficile possa essere tenere fede ai vecchi modelli, diventare almeno in prospettiva "padri" noi stessi. Non credo volesse essere filosofico, so che è riuscito a essere emblematico. Il problema della ripetitività della vita (non solo di provincia) è diverso per gli umanisti come me, costretti involontariamente a essere avventurosi e ad arrangiarsi. Però esiste. Ma non è quello il nodo del romanzo di PM.

 

[sorrentino] Maledetto

[sorrentino] Maledetto D'Orrico, ti odio...

[sorrentino] Ripeto, non ho

[sorrentino] Ripeto, non ho letto il libro, quindi tra film e libro possono esserci differenze. Ma Tony Pisapia, così si chiama nel film, è un personaggio più complesso di quanto sembra, se è vero che tutta la superficialità di cantante cocainomane di night si scioglie snodo dopo snodo per diventare alla fine atto simbolico e presa di coscienza.

""Completo" non so da che punto di vista"... Nel senso che, sempre nel film, c'è una chiusa dirompente sul personaggio e sul film, purtroppo non so se coincide con il libro, ma completa lo è, te lo garantisco. La parabola del personaggio è più che comprensibile.


""Il gregario" arriva col passare del tempo, quando ci si accorge di quanto tremenda sia la contrapposizione tra la vecchia generazione e la nuova, da tutti i punti di vista; e di quanto difficile possa essere tenere fede ai vecchi modelli, diventare almeno in prospettiva "padri" noi stessi. Non credo volesse essere filosofico, so che è riuscito a essere emblematico."

Beh, questo è chiaramente soggettivo, a me non è arrivato niente. Forse la freddezza della scrittura. E la contrapposizione padre-figlio mi è sembrato alquanto sempicistica, troppo facile, scontata, troppo detta e senza ambiguità. Con filosofico intendevo qualcosa di simile a emblematico e allora mi chiedo: se il protagonista del "gregario" lo è, allora tyler durden di "fight club" che cos'è?

[sorr.] Palahniuk è narrativa

[sorr.] Palahniuk è narrativa americana, Mascheri narrativa italiana:). Mondi diversi. Il nodo nel romanzo di CP è che l'identità del narratore non viene mai pronunciata. E' quindi una sorta di delirio di dissociazione, con l'ideazione d'una identità seconda - è la prima che non ha nome. E' bello sentirsi ogni tanto un po' scissi però sospetto che nessuno di noi abbia mai seriamente pensato di distruggere musei (cfr. romanzo di CP).

"Fondamentalmente, si tratta di una fedele traduzione filmica. Censura più rilevante: un omicidio commesso dal narratore-Tyler, Marla testimone. Alterazione più significativa: mentre nel libro si vuole distruggere, nelle prime battute, il Museo Nazionale, nel film l’obbiettivo è formato dai palazzi del potere economico. Per “la rivoluzione”."

http://www.lankelot.eu/letteratura/palahniuk-chuck-fight-club.html

;)

[castronovo] eh. Lui fa il

[castronovo] eh. Lui fa il suo mestiere: il papa. Noi siamo gli eretici. E' bello essere eretici.

[sorrentino] forse dovremmo

[sorrentino] forse dovremmo spedire a D'Orrico copia de "La cognizione del dolore". C'è un'economica Garzanti che si lascia leggere bene. Magari se lo riguarda e ci ripensa.

D'Orrico è un vero scopritore

D'Orrico è un vero scopritore di capolavori da classifica.Supera se stesso in questa mediocre e omologata maniera di fare del pessimo giornalismo culturale

[d'orrico] almeno, però,

[d'orrico] almeno, però, stavolta ha scoperto letteratura, come nel caso di Piperno, e non letteratura di genere (lo strano caso di Faletti, la bella vicenda di Avoledo). Sorrentino non ha cercato scorciatoie gialle o thriller o noir. Ha scelto il sentiero per eccellenza, quello del romanzo d'una vita, quello esistenziale e allegorico. Chapeau per il fegato. Gadda era Gadda e Céline non scherziamo nemmeno, però questo è Sorrentino scrittore. Come scrittore esordiente è una sorpresa. Basta inquadrarlo nella casellina giusta. Un giovanotto alle prime armi, bello massimalista e spregiudicato. Da quel punto di vista, fosse uscito per Baraghini, per dire, avrei detto: "promettente!"

[sorrentino] la mia morale

[sorrentino] la mia morale della favola è: la stoffa c'è, per favore non bruciamolo con paragoni che non stanno da nessuna parte. Questo lo dico da lettore forte. Soprattutto, dico: assimiliamolo ai suoi contemporanei, ai narratori nati negli anni Settanta in primis, senza scomodare i mostri sacri. Contestualizzare aiuta a capire. E a farsi un'idea sulle prospettive. E a parlare con onestà a chi compra i giornali, o legge i siti letterari.

[Sorrentino] Però! Con che

[Sorrentino] Però! Con che stile ci siam tolti il sassolino dalla scarpa!! Grande Franco!
Assieme all'economica de "La cognizione del dolore", io manderei anche questa tua al "papa" :)

[angela] hehe:). naa. gadda

[angela] hehe:). naa. gadda basta e avanza.

[hanno tutti ragione] on line

[hanno tutti ragione] on line in scrittinediti:

http://www.scrittinediti.it/blog/2010/05/06/3199/

[sorrentino - radio

[sorrentino - radio capodistria]  domenica 23 maggio:

SORRENTINO: Hanno tutti ragione (Feltrinelli, 2010) http://www.lankelot.eu/letteratura/sorrentino-paolo-hanno-tutti-ragione.html

THOMPSON: Palace of the End (Neo, 2009) http://www.lankelot.eu/letteratura/thompson-judith-palace-end.html-0

Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ) sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto SORRENTINO e la THOMPSON

BUON ASCOLTO! A DOMENICA!

[Sorrentino]Questa

[Sorrentino]Questa recensione, Franchi, è talmente ficcante e riuscita che potrebbe far venir voglia di leggere il libro di Sorrentino. E ciò è male. Io ci ho provato (trattasi comunque dell'autore di uno dei miei film culto degli ultimi anni, "Le conseguenze dell'amore"), ma mi sono cadute le braccia a pagina 19, di fronte all'ennesimo episodio di similitudine pindarica: "gli ombretti sciolti, smembrati come margarina scadente", ma potrei citare anche "la bionda, furtiva e rapida come uno sciacallo silenzioso", o anche "lei mi prende dolcemente per il collo, come un pipistrello" ...

Allora ho gettato la spugna. Ho pensato che quanto di meglio poteva offrirmi Tony Pagoda lo avevo già visto nell'"Uomo in più" e gli ho detto addio senza rimorsi. Anzi pure con un certo rancore verso Sorrentino, colpevole della stessa hybris di Cristina Comencini, quella che prima pubblica i libri e poi ci fa i film (che tracotanza pensare che i tuoi romanzi possano essere così interessanti da poterli ammannire anche in pellicola): lui ha fatto un film e poi, preso dalla febbre della similitudine e dell'aggettivazione, ne ha dedotto un libro. Superfluo. Vecchio già prima di essere nato.

I circuiti culturali dominanti sono anche questo: prendere un'idea, spremerla, massimizzarla. Mungerla finché si può. D'Orrico è solo l'ultimo ingranaggio della catena produttiva.

[sorrentino, elettra] eh,

[sorrentino, elettra] eh, "prendere un'idea, spremerla, massimizzarla. Mungerla finché si può": sì, e finché queste saranno le logiche dominanti, da un certo punto di vista rimarrà santo fallire, sarà fondamentale sbagliare, non bucare, non diventare qualcosa - qualcuno - non dover dipendere dal nome. Non dover rispondere a un contratto con la costrizione alla ripetizione dell'esercizio della creatività. Non è un esercizio, è un incanto.

E per quanto riguarda la febbre che dici - quella pericolosa dell'aggettivazione - Bontempelli ci viene in soccorso: "Non è nato scrittore, colui che a un certo punto non è preso da un acre odio contro la parola. Comincia con una pigrizia allo scrivere; e diviene antipatia, avversione, fastidio delle parole: finalmente odio ragionato e convinto. Allora lo scrittore è maturo e sicuro. Le parole non sono belle. Le lingue non sono belle. La creta bella non esiste; la creta è fango, è sporca. così le parole" (Bontempelli sulla rivista "900", numero 3, anno 1927)

Quanto aveva ragione.

[OT, ti ho lasciato qualche commento in coda alla tua scheda sui racconti di Pedullà. Ben ritrovata!]

[Sorrentino] Scrivi: "finché


[Sorrentino] Scrivi: "finché queste saranno le logiche dominanti, da un certo punto di vista rimarrà santo fallire, sarà fondamentale sbagliare, non bucare, non diventare qualcosa - qualcuno - non dover dipendere dal nome. Non dover rispondere a un contratto con la costrizione alla ripetizione dell'esercizio della creatività. Non è un esercizio, è un incanto".

Ammiro la tua determinazione, la saldezza dei tuoi valori e anche il modo in cui sublimi la tua rabbia (prendilo anche come un commento al tuo ultimo editoriale).

 

 

[sorrentino, elettra]

[sorrentino, elettra] significa che si tratta di determinazione, valori e rabbia condivisi;)