Del terzo romanzo di Flavio Soriga, dopo Diavoli di Nuraiò e Neropioggia, è facile infatuarsi dopo poche righe. Quello che fa Soriga è riportare il lettore più svogliato al piacere di consumare rapidamente le sue pagine attraverso un gusto del narrare fresco e veloce. Lo scrittore accantona da subito la tendenza al romanzo sardo pur realizzandone uno; mi spiego meglio: si pone in netta antitesi rispetto al sapore etnico che descrive una terra dalle tradizioni millenarie dipinta con gusto folkloristico che spesso cade nella caricatura e nel luogo comune.
I suoi personaggi si muovono in un microuniverso che finalmente vive nel presente, globalizzato, reale, non più (e finalmente) terra ostile di banditi, sparatorie, rapimenti, pastori e pecore.
L’autore sottolinea questo nel discorso di uno dei tre protagonisti del romanzo che, arrivato secondo ad un concorso letterario locale, va a ritirare il premio da ubriaco:
“E in effetti signori, io non riesco a capacitarmi del fatto che il mio raccontino sia arrivato tra i primi, non riesco a capire come abbia potuto una giuria di paesani come questa premiare un racconto folle e sbrindellato come il mio,non lo capisco voi siete dei paesani innamorati dell’etnico posticcio, di questo sono profondamente convinto pur non conoscendovi, semplicemente perché i quattro quinti dei vostri coetanei dell’isola sono così, con i portachiavi dei nuraghe in sughero fatti in Cina, uguali ai siciliani con gli appendichiavi a forma di pupi e ai gallesi con le loro magliette con i draghi e a tutti gli altri piccoli popoli periferici e ridicoli, io sono fermamente convinto che tra le vostre opinioni, ci sia, scolpita nel marmo, quella che Grazia Deledda sapesse scrivere davvero, che quella donna che ha osato chiamare il figlio Sardus, che quella meretrice maledetta spacciatrice di luoghi comuni facili e adulterati, che la nostra matrona malefica fosse una narratrice raffinata, e sono sicuro che invece non sapete per esempio chi sono Raymond Carver e Philip Roth, che non abbiate mai letto una pagina di questi eccelsi scrittori non sardi…”. (p. 123).
Non ci sarà ovviamente bisogno di precisare che Soriga non ha niente contro la Deledda, anche se aperta parentesi, bisogna annotare che durante la presentazione del libro nella città di Sassari, sembrava che fosse questa “lesa maestà” a sollecitare il dibattito e attempati signori si alzassero a chiedere spiegazioni su questa passo del libro. Naturalmente i toni erano civili, ma era molto buffo vedere lo scrittore che cortese, mal celava un sorriso bonario verso questi interventi in difesa di una scrittrice morta da tempo costretto quasi a spiegare ad una classe delle elementari che non tutto quello che viene messo in bocca ai personaggi esprime un’opinione dell’autore. Chiusa parentesi. Quello che questo trentenne di Uta ci dice è che è ormai tempo che la scrittura sarda, il romanzo sardo si evolva, valichi i confini delle coste dell’isola: i sardi sono in tutto il mondo, fanno lavori improvvisati a Londra come parrucchieri e lavapiatti, partono con l’Erasmus verso la Francia e la Spagna, usano internet; insomma sembra che non ci si sia resi conto che c’è un nuovo lido da esplorare che gronda di nuova linfa, di nuove storie da essere raccontate, storie che dimostrano quanto distanti anni luce siamo da certa letteratura che ci fa apparire come non siamo.
I ragazzi che rimangono, o quelli che sono partiti e ora son tornati continuano a mostrare una volontà di evadere e chiamano Sassari la loro piccola Buenos Aires e si corre nelle strade provinciali dell’isola come in quelle lunghe strade messicane.
Non è interesse dell’autore cercare il pastore sardo e immergerlo nel più classico degli idilli bucolici, assolutamente, Soriga probabilmente anche con un gusto provocatorio e umoristico fa incontrare uno dei protagonisti con un bandito sardo, che presenta tutte le caratteristiche del sardo pastore, con gli stivaloni neri e la barba incolta e la pelle scura, poi ad un secondo incontro scopriamo che ha un rapporto conflittuale col figlio e non perché il figlio sia gay ma perché lui genitore lo è: la situazione è ribaltata come un guanto in maniera provocatoria, irridente ma è descritta onestamente senza “caricare di omosessualità” il personaggio ma presentandoci il problema.
Il romanzo in realtà sviluppa una trama piuttosto semplice dove si aprono flashback sui vari personaggi, sugli amori perduti, su storie di persone e amici di persone e questa scelta mi fa accostare questo romanzo al Giorno del giudizio di Salvatore Satta, non dal punto di vista stilistico, ma proprio per quella grande responsabilità che emerge nella seconda metà del libro di “raccontare le storie di più gente possibile” come se tutti meritassero uno spazio all’interno del romanzo. Nonostante la lettura sia agevole, per la grande qualità dell’autore nel gestire i ritmi del racconto passando sempre per un tono medio, che anche nelle descrizione di pene d’amore non perde mai di vista il lettore e sa sottrarre ciò che potrebbe essere superfluo e pesante il libro è denso di spunti di riflessione notevoli come la religione e la talassemia. Fortunatamente l’autore lascia parlare i suoi personaggi e si astiene da giudizi moralistici pertinenti o meno. Sembra parlare qui e altrove la componente autobiografica, ma essa non diventa mai motivo di autocommiserazione e per questo lo ringrazio e lo stimo tantissimo. Avrei, ma lo dico esclusivamente da amante del racconto, da ascoltatore al focolare, preferito qualche dettaglio in più sui legami di questo gruppo di ragazzi che si fanno chiamare i “pirati” dell’isola.
La musica è sempre presente, un dettaglio non trascurabile, sia quella commerciale da discoteca che in quei testi da quattro soldi racconta eloquentemente le persone che vi frequentano sia in quella più ricercata, con un sostegno spropositato e bellissimo degli Afterhours che sottolineano stupendamente i pensieri dei protagonisti, mentre altre volte fungono da contrappunto sonoro per meglio immedesimarci nella situazione.
ll gergo giovanile non monopolizza mai la sua scrittura, è utilizzato in maniera puntuale, mai risulta irritante e l’uso dialettale e relegato piuttosto all’esclamativo e ben si diluisce all’uso di un italiano parlato e sbarazzino. Soriga rifugge abilmente dal capitombolare in uno slang giovanile e stereotipato.
Un libro che straconsiglio a tutti, soprattutto a coloro che hanno perso il piacere della lettura, agli estimatori di Grazia Deledda e a coloro che forse hanno capito che abbiamo tante altre cose da raccontare.
6 DOMANDE ALL'AUTORE:
1)Come mai non utilizzi il punto fermo?
2) Com'è nata l'idea di questo romanzo? Era in cantiere da tempo?
No, ho iniziato a scrivere di Dani e dei tre pirati del campidano nel luglio del 2006, e meno di un anno dopo il romanzo era finito. E’ nato dalla fine di un amore, dalla rinascita che ne è seguita, da alcune serate al Caribe di Torre del Pozzo, da un paio di mesi in cui ho vissuto in Sardegna senza legami e senza lavoro, quasi senza casa, libero e sospeso, alla ricerca di qualcosa, di un punto da cui ripartire. Questo punto all’improvviso è stata la storia che ho cominciato a immaginare, e che poi è diventata Sardinia Blues.
3) C'è una storia del romanzo che più di altre ti sei divertito a scrivere?
Il parlato dei tre protagonisti, i loro deliri esistenziali, il loro chiacchierare infinito sulla Sardegna, sulla pesantezza delle tradizioni e sull’esaltazione delle notti, sulle loro pene d’amore, sulla follia della vita e sull’ineguagliabile euforia degli incontri notturni.
4) Un romanzo in cui la musica c'è e si fa sentire: c'è stato il rischio di farti prendere la mano da questa scelta, di sbilanciare cioè il romanzo verso un eccessivo numero di riferimenti ?
Si si, mi ricordo che un giorno, ad un laboratorio di scrittura che tenevo all’università di Sassari, mi sono permesso di sconsigliare agli studenti di fare ricorso alla musica, ai testi delle canzoni, nei loro racconti. Secondo me è molto difficile che funzioni, e molto facile che suoni finto, e dia fastidio, così avevo detto. Ecco, mi pento e mi vergogno della presunzione di quel consiglio, e spero almeno di esserci riuscito un po’, a fare entrare con naturalezza i testi di quelle canzoni dentro il romanzo. L’ho fatto perché l’ho dovuto fare, era necessario, quei ragazzi vivevano dentro la musica, quella colonna sonora ce l’avevo in testa, ogni momento, mentre scrivevo il libro.
I film fuori di testa, Le conseguenze dell’amore di Sorrentino, Pulp Fiction, ovviamente, i libri di Philip Roth, i racconti di Osvaldo Soriano, Bellas Mariposas, Paolo Nori, gli Afterhours, i Pearl Jam, Simone Cireddu e Paolo Zucca della cosiddetta Accademia di S’Archittu, le poesie di Giovannapaola Soriga e quelle di Flavio Santi, Benito Urgu nelle sue performance più brillanti. E molti altri che adesso dimentico.
6) Puoi promettere che non andrai mai da Maurizio Costanzo?
No. A date condizioni, e cioè per parlare del romanzo, e non per fare spettacolo esibendomi in ruoli non miei, a date condizioni sono pronto ad andare ovunque, entro certi limiti. L’importante è non diventare schiavi del bisogno di apparire e mantenere invece il gusto di stare da soli, a casa, a pensare alle parole e ai personaggi.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Flavio Soriga è nato a Uta, in provincia di Cagliari, nel 1975. Vive a Roma. Ha vinto il Premio Italo Calvino con Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale , 2000) e il Premio Grazia Deledda Giovani con Neropioggia (Garzanti, 2002). Un suo racconto, Il Nero, è presente nell’antologia di scrittori italiani e statunitensi Il lato oscuro, pubblicato da Einaudi. Il suo ultimo romanzo è Sardinia Blues (Bompiani, 2008). Nel 2003 ha rappresentato l’Italia al progetto Illy/Scritture Giovani del Festivaletteratura di Mantova. Nel 2004, con Giovanni Peresson, ha realizzato lo spettacolo e il CD Meridiani Inquieti. Scrive su quotidiani e riviste, negli scorsi anni ha tenuto un laboratorio di scrittura creativa alla Facoltà di Lettere dell’Università di Sassari.
E’ direttore artistico del festival Settembre dei Poeti di Seneghe. Nel maggio 2007 ha lavorato come autore al programma di Diego Cugia Apocalypse Show (Rai Uno). Nel febbraio 2007 gli è stata assegnata dall'Università di Vienna la borsa di studio per giovani scrittori della Abraham Woursell Foundation di New York.
(FONTE: http://www.nuraio.it/)
Flavio Soriga, "Sardinia Blues", Bompiani.
IN LANKELOT:
Soriga Flavio - Diavoli di Nuraiò - franchi
Soriga Flavio - L'amore a Londra e in altri luoghi - franchi
Soriga Flavio - Sardinia Blues. Breve intervista allo scrittore - ryoga
Commenti
Ave Elio.
Sistemo l'impaginazione e inserisco qualche link...
DONE.
Articolo interessante: sia perché ti devo ancora una lettura di Soriga, sia per quel che scrive sulla sua amarezza a proposito di chi critica mentula canis l'integrazione del rock nella Letteratura.
Alla fine mi deciderò a leggerlo anch'io.
Il ritorno di Darksideblues va registrato come un evento, al pari della seconda pagina di Elio dedicata a un artista sardo: terza, considerando la Deledda.
come sei sarcastico
Beh, ho colto lo spirito dell'articolo, no?
non ho capito...
"io sono fermamente convinto che tra le vostre opinioni, ci sia, scolpita nel marmo, quella che Grazia Deledda sapesse scrivere davvero, che quella donna che ha osato chiamare il figlio Sardus, che quella meretrice maledetta spacciatrice di luoghi comuni facili e adulterati, che la nostra matrona malefica fosse una narratrice raffinata," - scrive un personaggio di FS.
In pubblico, FS: "mal celava un sorriso bonario verso questi interventi in difesa di una scrittrice morta da tempo costretto quasi a spiegare ad una classe delle elementari che non tutto quello che viene messo in bocca ai personaggi esprime un?opinione dell?autore. Chiusa parentesi. Quello che questo trentenne di Uta ci dice è che è ormai tempo che la scrittura sarda, il romanzo sardo si evolva, valichi i confini delle coste dell?isola:"
e quindi mi sembrava che ci voleste un po' giocare su. Sbaglio?
non so se sei tu che nn sei chiaro o io che nn capisco
Ti rispondo con le tue parole:
"è ormai tempo che la scrittura sarda, il romanzo sardo si evolva, valichi i confini delle coste dell?isola: i sardi sono in tutto il mondo, fanno lavori improvvisati a Londra come parrucchieri e lavapiatti, partono con l?Erasmus verso la Francia e la Spagna, usano internet; insomma sembra che non ci si sia resi conto che c?è un nuovo lido da esplorare che gronda di nuova linfa, di nuove storie da essere raccontate, storie che dimostrano quanto distanti anni luce siamo da certa letteratura che ci fa apparire come non siamo."
va bene ma il sarcasmo nell'articolo non lo vedo
Ma ha la stessa struttura dei Diavoli di Nuraiò, o i racconti sono legati uno all'altro? Forse un difetto dei Diavoli di Nuraiò era che i protagonisti dei racconti in fin dei conti erano molto simili tra loro. In questo caso?
no è proprio un'unica teccia storia
http://it.youtube.com/watch?v=YgsTSHeNrlU
Secondo me la discussione che Soriga infila nel libro sulla Deledda è volta solo a fare un parallelo fra la letteratura sarda oggi e quella di un’epoca ormai perduta e lontana, un po’ come quello fra la Sardegna d’inverno, quella che solo i sardi conoscono (e che si collega al romanzo nuovo, che va fatto conoscere anche al di là del mare), e la Sardegna stereoptipata dei milionari e delle vacanze (collegata alla sardegna ancestrale descritta invece dalla Deledda nei suoi romanzi).
Comunque devo dire che a me questo libro è piaciuto moltissimo e mi ha fornito diversi spunti di riflessione.
Mah, ragazzi miei... io arrivata a metà ho chiuso il libro e credo di non farcela a finirlo. Sarà l'atmosfera pesante che si respira nella narrazione, sarà che nel narrare non trovo un filo conduttore che mi convinca del tutto. Il pessimismo cosmico che pervade le idee di questi giovani mi allontana moltissimo e dalla loro generazione e dalla loro terra e me ne dispiace, sia perché non sono poi così tanto più vecchia, sia perché non conosco la Sardegna e dal racconto ne ricavo piuttosto un'impressione a tinte fosche, di uomini e ambienti.
Sulla Deledda non mi esprimo, ma non mi sembra sia centrale, o forse come dice chi mi precede, serve a prendere le distanze con il passato letterario (un problema vero in molte regioni di confine, certo).
Ottimo contributo. Repliche, amices?
Non mi sembra che nel libro si respiri solo pessimismo cosmico. dovresti provare ad averne un quadro di insieme finendo la lettura. scrivo questo commento perchè mi da fastidio il numero 17 commenti
Gianfrà, questo lo hai letto?
not yet...
www.youtube.com/watch?v=TR0vl8FT5T8
[Soriga] Archivio, tags e
[Soriga] Archivio, tags e impaginazione.
[intervista a Soriga]
[intervista a Soriga] segnalata qui, su un blog spagnolo, "Revolta da Freixa": http://revoltadafreixa.blogspot.com/2011/01/flavio-soriga-sardinia-blues...