TUTTO È MENZOGNA
Volker Sommer, classe 1954, è uno studioso eclettico: ha compiuto studi di biologia, chimica e teologia all’Università di Gottinga ed è oggi professore di Antropologia Evoluzionistica nello University College di Londra. Ramo elettivo della sua ricerca è il comportamento sociale e sessuale dei primati, nella fattispecie delle scimmie antropomorfe.
Questo Elogio della menzogna è un saggio piuttosto singolare: opera fondata su un sincretismo inconsueto, dacché fonde letteratura filosofica, sociologica ed antropologica ed etologia e biologia, al fine di dimostrare come la menzogna non sia una peculiarità dell’uomo, ma un tratto fondante dell’intero mondo animale. Tratto fondante non certo per la conservazione della specie, come vedremo: ma per conseguire un utile o un vantaggio personale. Sommer è consapevole che l’argomento della sua opera potrebbe restituire linfa al darwinismo sociale, tuttavia auspica che l’opera possa originare una nuova riflessione sulla natura dell’essere umano e possa donare nuova consapevolezza alla nostra specie.
Il saggio è strutturato in dieci capitoli suddivisi in paragrafi, ed è provvisto d’una amplia bibliografia. Nel primo capitolo, Sommer conferma che il titolo dell’opera riecheggia il celeberrimo Elogio della Pazzia di Erasmo da Rotterdam, libro composto nel volgere di pochi giorni nell’estate del 1508 (il titolo rappresenta un probabile omaggio a Sir Thomas More, amico ed anfitrione di Erasmo: in attico, la voce moros significa “pazzo”: cfr. p. 15).
Erasmo riconosceva che la “stultitia” potesse infondere nell’uomo vitalità e gioia di vivere, e che era deludente che mai nessun uomo avesse mostrato “riconoscenza” alla pazzia per questi suoi doni: Sommer sostiene che la sorte della pazzia è la medesima della menzogna, circondata continuamente da fosca e trista fama e avversata dall’adorazione per la verità.
Propone due probabili ascendenze etimologiche della parola tedesca Luge (menzogna): la voce paleoslava lovu (bottino) e la voce latina lucrum (guadagno) (p. 10).
La tesi di Sommer, in sostanza, è che la menzogna derivi dalla coesistenza in una comunità di individui: e che la sua origine sia l’inganno, perpetrato a svantaggio di un proprio simile per procacciarsi un utile. Sommer ricorda come il biologo evoluzionista americano Robert Trivers abbia congetturato che gran parte delle strutture fondamentali della psiche (invidia, senso di colpa, gratitudine, simpatia, diffidenza, amnesia) si siano formate nel cervello per selezione naturale affinché noi potessimo riconoscere più facilmente le trame degli altri, perfezionando al contempo le nostre (p. 11); vi è qualche probabilità, afferma Sommer, che le spiccate abilità logico matematiche dell’ Homo Sapiens si siano sviluppate per affrontare nuovi e più complicati inganni e per scardinare le sempre più sofisticate difese dei propri simili.
Nel secondo capitolo, dopo aver affrontato, rapidamente, una panoramica sulle riflessioni e sugli studi legati alla menzogna, da Platone sino a Lutero, attraverso Agostino e Machiavelli, Sommer si sofferma sull’assenza nel greco antico d’un esatto corrispettivo dei termini “menzogna” e “mentire” (Pseudos significa infatti, egualmente, “errore” e “menzogna”, mentre il verbo pseudomai “sbagliarsi” e “mentire”: cfr. p. 17), per dimostrare come l’aspetto etico fosse allora ancora più confuso e sfumato.
La figura di Odisseo, a questo proposito, è eloquente: “l’ingegnoso”, “l’astuto” Odisseo, in turco è tradotto come “il bugiardo” Odisseo: evidente sin da questo dettaglio una differente sensibilità etica.
Sommer giudica emblematica la presenza di una divinità della menzogna come Hermes, sottolineando come non sia casuale che tra le sue competenze vi fossero il commercio e la stipulazione di contratti: sembra quasi che lo studioso tedesco voglia affermare che nella civiltà greca l’inganno fosse non solo tollerato, ma in determinate circostanze apprezzato e approvato e addirittura consentito in ambito commerciale. Come vedremo altrove, analisi analoga verrà sostenuta dalla Bettetini nella sua Breve storia della bugia[1].
A partire dal terzo capitolo, approfondiamo le congetture biologiche ed etologiche del Sommer. L’atto comunicativo è definito con semplicità: “Quando un individuo (emettitore) invia un segnale a cui un altro individuo (ricevente) reagisce, di norma ci troviamo di fronte ad un atto comunicativo” (p. 34).
Ogni segnale inviato e ricevuto comporta, o può comportare, vantaggi e svantaggi per emettitore e ricevente. Parliamo di segnali, non di linguaggio: asse portante delle posizioni di Volker Sommer, atto a riconoscere la bugia come tratto di continuità essenziale tra uomo e animale. Sommer riconosce quattro tipi di segnalazione: quella cooperativa, quella ingannevole, quella cattiva e quella involontaria.
La segnalazione cooperativa procura vantaggi a entrambe le parti; la segnalazione ingannevole è vantaggiosa per l’emettitore, ma nociva per il ricevente; la segnalazione cattiva non porta vantaggi a nessuno: l’esempio che riporta il Sommer è: “quello di chi, smarritosi, invii altri alla ricerca d’una strada, in una direzione qualsiasi”. La segnalazione involontaria può causare danni all’emettitore, ad esempio nel caso in cui un “uccello canoro cerchi di circuire la femmina con i suoi gorgheggi, e in tal modo però riveli la sua posizione ad un uccello rapace” (p. 35).
Sommer ritiene che “mentire e ingannare fanno parte della lotta interspecifica per la sopravvivenza (…) è chiaro come il sole che anche i conspecifici si giocano l’un l’altro dei brutti scherzi per il proprio esclusivo tornaconto ogniqualvolta ciò sia possibile, come risulta non da ultimo dalla nostra esperienza quotidiana di esseri umani” (p. 57). Omnis homo mendax, dice il verso di un Salmo (115,11).
Poco più avanti, Sommer ritiene impossibile che al principio della vita dell’uomo esistesse “la verità”, poiché laddove “impera la legge del divorare e dell’essere divorati, le irrinunciabili massime di vita si chiamano camuffamento, inganno, menzogna e raggiro”. È un “fraintendimento” dalle radici giudaico-cristiane ritenere che Dio abbia creato questo mondo “buono”, e che il “male” vi sia penetrato solo col peccato originale (p. 58). Sommer propende dunque per l’interpretazione dell’egoismo come movente fondamentale di qualsiasi comportamento: necessariamente, dall’egoismo discendono inganno e menzogna per facilitare e agevolare il conseguimento di un maggior vantaggio personale. Non è un caso che, a proposito del linguaggio, ricordi un’affermazione di Charles-Maurice de Talleyrand: in occasione d’un colloquio con l’ambasciatore spagnolo Izquierdo, che gli aveva rammentato delle promesse formulate tempo addietro a favore di Carlo IV di Spagna, aveva dichiarato: “Il linguaggio è stato dato all’uomo per dissimulare il proprio pensiero” (p. 65).
Nel capitolo 9, infine Sommer sostiene che “senza dubbio, il linguaggio è il più abusato strumento di menzogna” (p. 205): fraintendimenti, incomprensioni e inganni ne sono prova, nell’esperienza quotidiana. Echeggia, poco più avanti, un frammento del Tractatus di Wittgenstein: “Il linguaggio traveste i pensieri. È precisamente così che dalla forma esteriore dell’abito non è possibile dedurre alcunché sulla forma del pensiero rivestito; poiché la forma esteriore dell’abito è foggiata in vista di scopi completamente diversi da quello di far riconoscere la forma del corpo”[2].
Sull’onda dell’ennesima amara constatazione a proposito dell’artificialità del linguaggio, concludiamo l’analisi dell’Elogio della menzogna, non prima però d’aver ricordato quanto riportato da Tagliapietra, nella sua Filosofia della Bugia, a proposito delle considerazioni di Thurnwald sull’inganno nel mondo vegetale: “Si può parlare di inganno anche nel mondo vegetale, se si considera, per esempio, il ricorso alle trappole (liquidi vischiosi, chiusura di valve, villi imprigionanti) di talune piante carnivore o l’uso di alcuni stratagemmi mimetici per attrarre gli insetti (somiglianza dei fiori o del fogliame fra specie diverse)”[3].
A sentire Thurnwald e Volker Sommer, l’inganno accomuna mondo vegetale, mondo animale ed essere umano. Splendido avere avuto tutti un solo creatore, no?.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Volker Sommer, (Germania, 1954), professore di Antropologia Evoluzionistica nello University College di Londra.
Volker Sommer “Elogio della menzogna – per una storia naturale dell’inganno”, Bollati Boringhieri, Torino, 1999. Traduzione di Piero Budinich.
Prima edizione: Lob der Lüge. Täuschung und Selbstbetrug bei Tier und Mensch. 1992; Munich : C.H. Beck
Gianfranco Franchi, “Lankelot”, 2002.
Breve articolo tratto dalla tesi di laurea “La menzogna nella Letteratura del Novecento”.
[1] A proposito dell’etimo della parola bugia: Tagliapietra, nel libro Filosofia della bugia, scrive che nella parola si riflette il provenzale bauzìa, e, in questo, il franco bausì, intenso come malvagità, male morale o male radicale. Ancora, l’etimo può essere ricondotto “alla luce incerta di quei candelieri che in passato si chiamavano bugie, dal francese bougie”- che significa candela; bougie deriva a sua volta il nome della città algerina di Bugia, luogo da cui, in passato, si importava la cera con cui si fabbricavano le candele. “Si dicono ‘bugie’ anche le macchioline bianche sulle unghie perché scherzosamente si sostiene che ne compaia una per ogni bugia detta”. Citazioni tratte dall’opera citata, p. 140.
[2] L.Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus,p.62, prop.4002
[3] A.Tagliapietra, Filosofia della bugia, p.6; R. Thurnwald, Die L?ge in der primitiven Kultur, in O.Lipmann, P.Plaut(a cura di), Die L?ge in psychologischer, philosogischer, juristicher, padagogischer, historischer, soziologischer, sprach –und literaturwissenschaftlicher und entwicklungsgeschichtlicher Betrachtung, J.A. Barth, Leipzig, 1927, pp.396-413, p.396.
Commenti
"Erasmo riconosceva che la ?stultitia? potesse infondere nell?uomo vitalità e gioia di vivere, e che era deludente che mai nessun uomo avesse mostrato ?riconoscenza? alla pazzia per questi suoi doni: Sommer sostiene che la sorte della pazzia è la medesima della menzogna, circondata continuamente da fosca e trista fama e avversata dall?adorazione per la verità" > wow
"Il linguaggio traveste i
"Il linguaggio traveste i pensieri. È precisamente così che dalla forma esteriore dell'abito non è possibile dedurre alcunché sulla forma del pensiero rivestito". > ci sono. La comunicazione linguistica si fa beffe della verità. E anche della fantasia, però.
Interessantissimo. Lo stile dell'autore è prolisso-accademico (ergo impegnativo ai massimi liveli) o comunque scorrevole? perché l'argomento è veramente affascinante, per me, oggi.
Beffe delle verità e della fantasia. Sì, perché sono categorie tendenzialmente coincidenti;).
Lo stile è fluido, s'avanza senza intoppi, non dubito che troverai qualche riflessione fertile da applicare all'esistenza tutta - per me amice è stato così;)
"Splendido avere avuto tutti un solo creatore, no?"
"Sommer ritiene impossibile che al principio della vita dell?uomo esistesse ?la verità?, poiché laddove ?impera la legge del divorare e dell?essere divorati, le irrinunciabili massime di vita si chiamano camuffamento, inganno, menzogna e raggiro?.
E si torna a Jankélévitch: "Ma la menzogna è così funesta che, per distruggerla, dobbiamo arrampicarci su questo trapezio volante che è l'ironia.
Raffaella
:). Che classe.
"Erasmo riconosceva che la ?stultitia? potesse infondere nell?uomo vitalità e gioia di vivere, e che era deludente che mai nessun uomo avesse mostrato ?riconoscenza? alla pazzia per questi suoi doni"
ma l'autore dà per certo che Erasmo credesse in ciò? Sapevo che il significato dell'opera di Erasmo era dibattuto, ma credevo che la linea generale fosse di individuare il sarcasmo dietro a questo elogio, e non un vero 'canto' alla follia. Ti faccio questa domanda dal momento che ancora non ho deciso se acquistare il libro quindi, nel dubbio, intanto mi accerto.
Beh, difficile accertarsene oggi, a meno di non avere a disposizione un tavolino con tre gambe e un medium:).
In generale, qui troverai elementi interessanti a proposito della ricerca che mi dicevi soprattutto in due contesti: tecnica dell'inganno degli animali e delle piante. Vedrai che daranno buoni spunti a proposito del body language.
Cmq a me la bugia non dà alcun fastidio, tra parentesi.
Perché la verita non esiste, è logico.
9. preferisco Erasmo sarcastico piuttosto che pubblicitario, hai presente quella zozzeria che mandano soprattutto al cinema che ha per slogan 'la follia non ci fa invecchiare'? Orripilante.
Interessante il pezzo, grazie.
Figurati. Sono sempre felice quando mi accorgo che quello studio è condiviso da qualcuno di noi. Mi ci sono bruciato i neuroni per quasi sei mesi, sul tema. Quindi ho rinunciato a fare il giornalista o lo storico per evitare di impazzire.
12. allora non esiste neanche la menzogna, che è sua negazione. No, esistono tutte e 2, altrimenti non potremmo muoverci, sono come il fondo e la superficie del mare, ognuno poi sceglie se stare più a pelo d'acqua o più in profondità, no?
Sul discorso-pazzia avrei tante cose da dire e qualcuna ho provato a comunicarla, recensendo Tobino o Morici o Brewer o Durkheim. E' un altro complesso mondo da analizzare, non solo in chiave-basaglia ma anche e soprattutto in chiave società post-ancient regime, come annotava Massimo Fini (cfr. "La ragione aveva torto?").
Su Erasmo ho perplessità di vario genere da quando ho scoperto che è stato una delle clave propagandistiche di forzaitalia (cioè di sb): ho il sospetto che possa essere facilmente manipolato e interpolato o glossato con riflessioni poco "umanistiche".
15. E' un problema non da poco. Io non l'ho risolto se non ammettendo che possa esistere una V non pronunciabile e non accessibile; e che il resto siano tante v.
Cfr. Manganelli quando parla di come il linguaggio sappia forgiare i mondi. "Letteratura come Menzogna" http://www.lankelot.eu/?p=1008
Cfr. dramma del concetto di "io" > interessante pure il taglio che sto spizzicando nell'ultimo Houellebecq della possibilità (ma Lacan ha quasi 100 anni)
17: è un problema di logica semplice.
Ab absurdo: supponiamo che la verità non esiste.
Riformulando: è vero che la verità non esiste (affermazione equivalente)
Dunque contraddizione.
Si deduce: non(la verità non esiste) dunque la verità esiste
Facile eh? Ma non è un sistema binario.
E' un sistema che viene definito dalle intelligenze di ciascuno, sulla base di un linguaggio dai significati apparentemente condivisi. E' un po' troppo "flessibile" per poter essere analizzato con criterio logico-matematico.
(Wittgenstein avrebbe cmq approvato, Thomas)
Guarda che era scherzoso...
Io avrei liquidato argomentando che la verità è a priori del linguaggio, e il linguaggio a priori della logica. Dunque.
;)
"Piccoli inganni tra insetti"
(fonte: GALILEO)
Le larve della farfalla Blu Alcon imitano il suono emesso dalle formiche regine, inducendo le operaie a nutrirle e proteggerle. La scoperta su Science
Le farfalle blu sanno suonare una convincente cover del suono emesso dalle formiche rosse, spacciandosi addirittura per le regine e riuscendo così a ricevere favori dalle operaie. Che le nutrono e le proteggono a costo della propria vita.
Ad imitare le formiche sono le larve e le pupe di Maculinea rebeli, una farfalla parassita dell?Europa Occidentale. Lo hanno scoperto i ricercatori dell?Università di Oxford (Gb), che hanno pubblicato il loro studio questa settimana su Science.
Prima della metamorfosi in farfalla, le larve di M. rebeli cominciano a produrre particolari composti chimici simili a quelli emessi dalle formiche che, ingannate dall?odore, le trasportano all?interno della loro colonia.
Jeremy Thomas, l?entomologo che ha guidato lo studio, ha però scoperto che le farfalle non solo sono ben accette, ma godono anche di trattamenti di favore. Quando infatti, i ricercatori hanno disturbato la colonia allevata in laboratorio, le operaie hanno sacrificato la loro vita per salvare le larve, un trattamento riservato solo alle regine.
?Un?altra forma di comunicazione doveva indurre le operaie a trattare le farfalle con quel riguardo a parte l?odore, perché le regine emettono sostanze diverse dalle altre formiche?, racconta Thomas.
I ricercatori hanno allora analizzato i suoni emessi dagli insetti: utilizzando minuscoli microfoni, hanno registrato i ?ticchettii? scoprendo forti somiglianze tra quelli delle larve (qui) e delle pupe (qui) delle farfalle e quelli delle formiche regine (qui).
Prova del nove: con altoparlanti lillipuziani, gli entomologi hanno riprodotto i suoni e osservato le reazioni delle operaie (qui il loro suono), che si sono dimostrate particolarmente attente tanto ai suoni delle regine quanto a quelli delle larve. ?L?imitazione dei ?versi? è probabilmente il trucco usato da questi insetti?, commenta David Nash dell?Università di Copenhagen. In una sua precedente ricerca, Nash aveva dimostrato che l?imitazione dell?odore da parte delle farfalle ha spinto nel tempi le formiche a produrre nuovi composti chimici (vedi Galileo). Nessuna prova esiste per una simile co-evoluzione dei suoni. Ancora. (t.m.)
Riferimento: Science, DOI: 10.1126/science.1163583
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[sommer, uomo, animali,
[sommer, uomo, animali, apprendimento]
"Perché bisogna prestare fede più all'uomo che a un altro animale? Forse, come Platone rispose a Neocle, perché è l'unico animale a saper contare? O perché è l'unico a credere negli dèi? O perché è quello con le maggiori capacità di imitazione? Questo in effetti lo rende capace di imparare"
[Aristotele, Problema XXX, 6. Traduzione di Andrea Libero Carbone. Duepunti, Palermo, 2011]