Smith Betty

Un albero cresce a Brooklyn

Autore: 
Smith Betty

C’era una volta l’America. C’era una volta un mondo nuovo, carico di promesse come un albero da frutto in estate, un paese dove le opportunità di lavoro spengono i morsi di una fame atavica, un’isola di uguaglianze e diritti per tutti. Il cuore forse è rimasto in Europa, ma le nuove generazioni non avvertono nostalgie, e combattono per essere integrate a tutti gli effetti in una realtà distante dai sogni di emigranti dei genitori, i quali infatti ne vengono, appena messi i piedi a terra, emarginati a tutti i livelli.
Unico romanzo degno di nota della newyorkese Betty Smith (1886-1972) – per altro prolifica autrice di pezzi teatrali – Un albero cresce a Brooklyn racconta nei toni innocenti e delicati della fantasia infantile il volto degradato e drammatico della New York di primo Novecento dove i nuovi arrivati, fuggiti da un’Europa non più in grado di sfamarli, vanno a condividere le proprie miserie e i pochi stracci con migliaia di altri poveri, in veri e propri ghetti eretti ai bordi delle grandi città. In questo piccolo universo parallelo nasce e cresce una bambina dallo spirito di osservazione non comune e dal carattere deciso che ne faranno una piccola donna forte e caparbia, capace di spezzare le catene di un ordine costituito poco amante dei mutamenti sociali, soprattutto quando questi coincidano con la presa di coscienza delle disuguaglianze e delle zone d’ombra di una società poco disponibile (anche per i tempi) a integrazioni verticali. Con gli occhi di Francie Nolan esploriamo un mondo difficile, fatto di povertà materiali e spirituali, di guerre per l’osso migliore da mettere nel brodo domenicale e di battaglie per un giro innocente su un triciclo dimenticato. La fantasia e il sogno restituiscono colore e sorrisi ad un ambiente grigio di miserie, grazie anche all’abilità di una madre che riesce a trasformare in gioco e facezia i momenti terribili della fame e del bisogno, insegnando ai propri figli una dignità personale che sarà passaporto per un’età adulta libera e matura.
Irlandesi di seconda generazione, i genitori di Francie da un lato lottano con tutte le forze per essere accettati da un mondo che sentono proprio a tutti gli effetti, essendovi nati (e quindi l’adesione al sindacato, le battaglie per il diritto di voto), ma dall’altro restano inevitabilmente ancorati ai quartieri degradati nei quali si sentono a proprio agio, fra i loro simili, nei gruppi famigliari dove le tradizioni uniscono e danno calore umano, anche se non li tutelano giuridicamente e socialmente (le donne partoriscono ancora in casa, come si è fatto da immemori generazioni, e pochi conoscono i diritti all’istruzione per chi è nato sul suolo americano).
La piccola storia di gioie e dolori di una bambina povera appassiona il lettore e lo accompagna nell’universo di volti, figure e personaggi tratteggiati con grazia e profondità psicologica, mentre si comprende la voglia di riscatto di Francie, la consapevolezza progressiva di un’uguaglianza che supera le barriere del censo e della fortuna individuale, il suo desiderio di affermazione prima personale e poi professionale, per sé e per la propria famiglia.
Levarsi di dosso i marchi della miseria, dei pregiudizi e dell’ingenuità di un’indigenza orgogliosa non è facile: pian piano Francie si rende conto che il mondo di sogno cresciutole accanto è sporco, becero, triste e che la povertà non genera quasi mai solidarietà, ma scatena anzi lotte senza quartiere per la spartizione di qualche cencio vecchio. I sorrisi maligni all’indirizzo di un padre spesso ubriaco, le mezze parole sussurrate a bassa voce da querule donne a proposito della propensione della zia Sissy per gli uomini, acquistano via via la forza di pugnalate alle spalle: Francie intuisce che occorre liberarsi da quel mondo di catene indotte soprattutto dall’ignoranza, che tiene piegata sua madre sui pavimenti condominiali e suo padre su debiti continui. Saranno lo studio, la passione per le letture, la grande capacità critica a guidare la ragazzina americana verso un futuro di speranze concrete, ma sarà proprio il suo piccolo mondo a permetterle di diventare una donna sensibile e vera, forte come l’albero che – stretto fra il cemento – alza rami sempre più alti al cielo gridando la sua voglia di libertà.
Non è tanto il volto già noto di un’America fatta di ricchi molto ricchi e poveri molto poveri a uscire dalle pagine – a tratti molto intense – del romanzo di Betty Smith e non è solo una generica denuncia sociale dell’emarginazione di chi arrivava da fuori (fenomeno dalle proporzioni vastissime in quel contesto spazio-temporale) per trovar scampo alla fame e costruire un futuro migliore. Quello che emerge dal racconto delle vicende della famiglia Nolan ha il sapore di una drammatica attualità, e punta il dito anche contro la nostra società, cieca e sorda di fronte ai bisogni delle categorie più deboli, obbligandoci a guardare dentro noi stessi e a confrontarci con un’idea forse romantica della povertà che non abbiamo conosciuto e che spesso schiviamo con fastidio e disinteresse. Dimenticando che la differenza, spesso, è solo di un diverso destino.
“In che consiste dunque questa differenza fra la McGarrity e la Jackson che non possiede un soldo?” Una risposta le venne in mente ed era così semplice che ne provò una sorpresa acuta e lancinante. La differenza era l’educazione. Ecco che cos’era. Era la sola educazione che creava tutta la differenza. L’educazione avrebbe aiutato i Nolan a uscire dalla sporcizia e dalla mediocrità” [p. 209].

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Betty Smith, pseudonimo di Sophina Elisabeth Werner, nasce nel 1896 a Brooklyn da genitori figli di immigrati tedeschi. Scrittrice soprattutto di teatro, nel 1943 pubblica il suo primo romanzo autobiografico, A Tree grows in Brooklyn, che nel 1945 conoscerà una trasposizione cinematografica e dal quale nel 1951 verrà tratto un musical e nel 1965 una nuova edizione cinematografica di scarso successo. Nel 1947, per reazione alle accuse di eccessivo autobiografismo contenuto nell’“Albero”, pubblica “Tomorrow will be better, che si discosta dalle reali vicende vissute e negli anni successivi vedranno la luce altri due romanzi, “Maggie-Now” (1958) e “Joy in the morning” (1963). Muore nel 1972.


Un albero cresce a Brooklyn
viene tradotto per la prima volta in italiano nel 1947. Altre opere tradotte (da anni ormai fuori dai circuiti editoriali) di Betty Smith: Domani andrà meglio (1952), Maggie di Brooklyn (1961), Al mattino viene la gioia (1963).


Betty Smith, “Un albero cresce a Brooklyn”. Mondadori, Milano 1971.
Traduzione di Giacomo Cicconardi

Tit. orig.: “A tree grows in Brooklyn”.

APPROFONDIMENTIbbc

Ilde Menis, luglio 2005.
Già apparso  su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788854502062

Commenti

Scusa Ilde se ho provveduto a correggere, ma il titolo va scritto in minuscolo :)

Thanks! E scusa... :)

"La fantasia e il sogno restituiscono colore e sorrisi ad un ambiente grigio di miserie, grazie anche all?abilità di una madre che riesce a trasformare in gioco e facezia i momenti terribili della fame e del bisogno, insegnando ai propri figli una dignità personale che sarà passaporto per un?età adulta libera e matura."
Questo mi ha colpito.
Riesci a scovare sempre scrittori interessanti fuori dai circuiti: davvero un lavoro pregevole, io non l'avevo mai sentita nominare.
Direi inoltre che la vicenda di questa famiglia potrebbe essere anche quella di uno dei tanti gruppi famigliari italiani che emigrarono nello stesso periodo, "quando l'orda eravamo noi" come dice Stella. Il problema è che qui abbiamo completamente scordato di aver fatto parte di quell'orda, un tempo.

Ne avevo letto un piccolo brano in un'antologia della scuola media, e mi aveva affascinata. Poi l'ho incontrato in biblioteca senza però avere l'occasione (il tempo, la voglia) di leggerlo. Quel titolo mi ha perseguitata per anni. Finché la scorsa estate ho deciso di cercarlo e trovarlo (credo non sia più in commercio). Grazie per i tuoi commenti sempre puntuali. Sai che ho letto Bianchi, finalmente? ... dovremmo parlarne nel forum però!

Sono contenta che tu abbia letto Bianchi e spero anche che ti sia piaciuto. Ne possiamo parlare inizialmente in forum e in seguito, se è il caso, via mail se vuoi, perché a volte io fatico a non scendere troppo sul personale su questi argomenti.
Ciao! :-)

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