La Yellow Medicine è una contea situata nella parte meridionale dello stato del Minnesota, uno di quei luoghi che non dice niente alla stragrande maggioranza della gente. Qualcuno che avrà seguito le vicende de “La casa della prateria” si ricorderà forse che la famiglia Ingalls viveva proprio nel Minnesota, per la precisione nel villaggio di Walnut Grove, per qualche amante della storia dei conflitti indiani, leggere Minnesota potrà ricordare la ribellione scoppiata nel 1962 dei Sioux Santee conclusasi con 38 impiccagioni di indiani, per gli amanti degli sport americani, qualcosa di football e basket, per il resto credo che sarà il vuoto più completo.
Ecco, “Yellow Medicine”, lo scatenato ed indefinibile romanzo di Anthony Neil Smith, pubblicato da Meridiano Zero con la traduzione di Luca Conti, esplode proprio in questo posto dimenticato da Dio, un luogo che per bocca del protagonista assoluto del romanzo, il vicesceriffo Billy Lafitte, ci invita a ricordare così:
“Rendetevi conto che il Minnesota detiene il record del mondo per il maggior numero di persone che fanno la ruota tutte assieme (l’esercizio acrobatico, intendo). Che è qui che da un gigantesco blocco di butto hanno scolpito la testa della vincitrice di un concorso di bellezza. Che sono tutti fissati con gli spiedini. Che hanno divinizzato Garrison Keillor, Cristo santo.” (pag. 60. Garrison Keillor è un comico statunitense)
Insomma uno di quei luoghi pieni di quel tipo di bifolchi a stelle e strisce di cui pieno ormai tutti ci siamo fatti un’idea.
Billy Lafitte non è certo il vicesceriffo con il quale uno si augurerebbe di avere a che fare. Lavorava a New Orleans ma in seguito all’uragano Katrina e a quello che ha commesso in quei giorni ha perso la casa e la famiglia l’ha abbandonato. Si può affermare senza problemi che è un poliziotto che non si fa problemi ad sfruttare in maniera spregiudicata la propria posizione, taglieggiando, minacciando e picchiando tutti coloro che non gli danno retta, insomma uno che del garantismo se ne infischia bellamente. Uno che vive come un uomo della frontiera, uno di quelli che cerca di sistemare le cose con metodi spicci e non si fa scrupoli di accettare qualche mazzetta per chiudere un occhio. È arrivato a Yellow Medicine grazie all’aiuto del cognato, lo sceriffo Graham, un uomo dai rigidi principi religiosi che ha deciso di offrirgli una seconda chance, un lavoro che permetta a Billy di rifarsi una vita e continuare a pagare gli alimenti alla moglie e ai figli. E a Yellow Medicine non è che si comporti in maniera molto diversa dal passato: chiude un occhio sui traffici di metamfetamina, si scopa tutte le donne che si può scopare, ama perdutamente ma non corrisposto Drew, una giovane cantante locale di psychobilly e beve tutte le sere per dimenticare i propri fallimenti e ciò che ha combinato a New Orleans. La sua vita sembrerebbe scorrere in questo modo, salvo il fatto che arriva qualcuno a distruggere questa apparente tranquillità e questo qualcuno è una scalcagnata banda di aspiranti terroristi musulmani decisi a compiere un attentato nel profondo nord degli Stati Uniti. Terroristi che non si fanno problemi a tagliare teste, ad ammazzare chiunque ostacoli i loro piani. E Billy si ritrova coinvolto suo malgrado in questo progetto proprio per via dei suoi lati oscuri e della sua presunta disponibilità a chiudere un occhio sul malaffare. In realtà Billy è il tipico uomo che appena gli si viene a rompere le uova nel paniere non ci sta. Non è certo l’uomo che lo fa per grandi ideali ma proprio perché punta prima di tutto a salvarsi la vita e a cercare una via d’uscita. Solo che non sarà così facile come potrebbe sembrare e Billy non è nemmeno così tanto intelligente come vorrebbe credere. I federali sospettano che lui stesso sia coinvolto in questi strani affari e convincere della propria innocenza Drew, a cui è stato ucciso il fidanzato, e il cognato non sarà così facile.
Da queste poche informazioni si potrebbe pensare che ci troviamo di fronte ad una boiata impressionante, ad uno di quei film o telefilm americani che riempiono sale e schermi televisivi pieni zeppi di complotti e terroristi stereotipati figli di quella pochezza di riflessione che spesso alberga al di là ma anche al di qua dell’oceano ma il romanzo è così scatenato, improbabile, devastante e sadico che poi alla fine se ne esce distrutti, trasformati e direi anche divertiti, se si apprezza di sporcarsi le mani di sangue. Billy Lafitte è un mix improbabile, i cui ingredienti possono essere il poliziotto corrotto Richard Gere di “Affari sporchi”, uno dei tanti poliziotti corrotti dei romanzi di James Ellroy, il Bruce Willis della serie Die Hard, Kiefer Sutherland di “24” e anche l’Ethan Edwards di “Sentieri Selvaggi” di John Ford, senza dimenticare le pellicole di Quentin Tarantino.
Billy Lafitte è certamente un uomo detestabile, pieno di odio e disprezzo ma che a modo suo combatte per la salvezza dell’amata, dei propri cari e in fin dei conti del proprio paese. È uno che vede nell’amicizia un valore profondo e che proprio per questo si infila in una serie infinita di problemi, che viene messo sul banco degli imputati e accusato di terrorismo, che viene lui stesso imprigionato da un federale che più folle non si può.
“Yellow Medicine” è un noir grondante sangue da ogni orifizio, con una scena alla “Fargo”, la pellicola dei fratelli Coen, dove il corpo di un amico di Billy viene fatto a pezzi e bruciato, con teste nascoste sotto i letti, con ragazzi uccisi solo per dare una lezione ma è anche un romanzo da cui esce una nazione a pezzi, ferita e impaurita. Si rivivono le due grandi tragedie che hanno scosso gli Stati Uniti negli ultimi dieci anni: le Torri Gemelle e il disastro di Katrina, due tragedie diverse ma che hanno devastato nel profondo l’animo statunitense e non solo, con un’infinita serie di lutti e sentimento di rivalsa e odio Billy:
“Ne avevo abbastanza di questa gente che non pensa ad altro che a uccidere, uccidere, uccidere, ed è anche convinta di essere autorizzata da Dio in persona. Morivo dalla voglia di squarciargli la giugulare, di vederlo morire, di osservare la sua reazione davanti alla consapevolezza della morte imminente, non come un martire ma come un inerme commesso di videoteca riempito di botte da due tizi di razza bianca. Non allentai la pressione, iniziai a sfregargli il bordo del disco sulla pelle.” (pag.198)
Non c’è politically correct in “Yellow Medicine”, proprio per niente e si respira un marciume che quasi toglie il fiato ma è scritto con uno stile così spiazzante e arrembante che si finisce per lasciare da parte qualsiasi ritrosia. Credetemi, non si tratta nemmeno di un blockbuster letterario, insomma uno di quei libri dove ci si sganascia con birra e patatine fritte e nemmeno ci si sente come in uno di quei videogames sparatutto dove più nemici si uccide più si guadagnano punti, no, qui si tratta di qualcosa di una caratura maggiore, prendere o lasciare.
Il carico di violenza e oscenità presente in questo libro non si placa nemmeno all’ultima pagina, la guerra continua, una guerra diversa, privata, quella di un uomo alla ricerca di una giustizia più simile alla vendetta ed ecco perché ho azzardato un paragone fra Billy Lafitte ed Ethan Edwards, sono due uomini che sono sempre più soli nella loro guerra. Una guerra che non ha mai fine e che ti rende sempre più solo e distante dal mondo, chiuso in una stanza o fuori da una porta in mezzo al deserto.
Edizione esaminata e brevi note:
Anthony Neil Smith, scrittore americano. E' nato a Pascagoula, Mississippi, sul Golfo del Messico. Editor della prestigiosa rivista di letteratura Mississippi Review, ha pubblicato quattro romanzi ed è direttore del centro di scrittura creativa della Southwest Minnesota State University.
Anthony Neil Smith, "Yellow Medicine", Meridiano Zero, Padova 2011. Titolo originale "Yellow Medicine", prima edizione 2008. Traduzione di Luca Conti.
Andrea Consonni, giugno 2011.
Commenti
[Yellow Medicine] Un
[Yellow Medicine] Un impressionante noir americano.
[yellow medicine] buongiorno,
[yellow medicine] buongiorno, andrea, ben trovato:). Grazie per la nuova scheda: va subito in home. E sempre viva la Meridiano Zero. Marco Vicentini ha fatto e fa sempre un lavoro incredibile, coi suoi ragazzi. Impossibile non essere suo fan.
[meridiano zero] tutte le
[meridiano zero] tutte le schede sui libri MZ:
http://www.lankelot.eu/archivione?meridiano%20zero
[yellow medicine] pezzo
[yellow medicine] pezzo decisamente carico per un libro che sembra sinceramente impressionante. E allora vedo subito di annotarlo tra i miei desiderata. Grazie caro.
[Yellow Medicine] E' un libro
[Yellow Medicine] E' un libro tosto, che può anche offendere qualche sensibilità e in molti punti mi sono sentito davvero lontano anni luce da luoghi, considerazioni, punti di vista, eppure sono quei libri o film, perchè ne potrebbe uscire un vero e proprio pugno nello stomaco, che quando li vedi poi ti prendono. Se scritti e girati bene. I Coen di Fargo ne potrebbero trarre un film scatenato, quasi apocalittico.
[Yellow Medicine
[Yellow Medicine -psychobilly] Per chi non sa cos'è lo psichobilly, com'era per me prima di leggere questo libro, lascio un link....in moltissimi casi è una vera tamarrata.
http://it.wikipedia.org/wiki/Psychobilly
[Anthony Smith] aggiungo qui
[Anthony Smith] aggiungo qui la pagina di wiki en, destinata a crescere negli anni: http://en.wikipedia.org/wiki/Anthony_Neil_Smith e ad essere aggiornata a dovere.
[yellow medicine] le prime
[yellow medicine] le prime risposte dei lettori, e della stampa: http://www.meridianozero.it/press/neilsmith1rec.htm
[anthony neil smith] da
[anthony neil smith] da un'intervista apparsa su "liberi di scrivere": fonte,
http://www.meridianozero.it/press/neilsmith1rec.htm
Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?
Il mio primo romanzo, Psychosomatic, fu rifiutato circa 27 volte prima che trovassi una piccola casa editrice. Il mio agente odiava il mio secondo romanzo The Drummer, così dovetti licenziarlo e trovarmi un editore per conto mio. Con il tempo ho incontrato Allan Guthrie il mio attuale agente, e avevo già finito un altro romanzo che non riuscivamo a vendere, quando finalmente Yellow Medicine ha rotto l’incantesimo. Ci sono voluti quasi nove mesi prima di riuscire a venderlo, ma sono contento di aver resistito. Prima di scrivere romanzi, ho pubblicato un sacco di storie brevi, troppe, ma devo dire che mi ha aiutato. Ho affrontato circa 900 rifiuti se conto tutti i miei tentativi di vendere racconti, anche se solo circa 40 sono stati poi pubblicati. Ho sempre creduto in quelle storie, e alla fine ho trovato gli editori che erano d’accordo con me.
Parliamo di Yellow Medicine appena pubblicato in Italia con Meridiano Zero. Perché hai deciso di scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Mi ero appena trasferito in Minnesota, e l’atmosfera del luogo – intendo il modo in cui le persone mi guardavano e mi parlavano – era un po’ fredda. Per non parlare del gelido inverno con tanto ghiaccio, neve e vento. Ero infelice durante il mio primo semestre in Minnesota. Mentre Victor Gischler era venuto a trovarmi, gli stavo raccontando del luogo, passammo davanti ad un cartello che diceva, "Yellow Medicine County", dove avevo preso in affitto una casa. Egli mi disse: "Questo è un gran bel titolo. È necessario che usi questo." Non passò molto tempo che la mia rabbia mi portò a creare il vice sceriffo Lafitte, che aveva il potere di fare qualcosa per risolvere i suoi problemi, un distintivo e una pistola. Così ho vissuto indirettamente attraverso di lui, maledicendo tutto quel maledetto posto. Quando ho incontrato la donna che poi ho sposato, lei mi ha fatto scoprire cose sul Minnesota che non avevo visto fino ad allora, e mi sono innamorato di lei e dello stato al tempo stesso. Così, mentre Yellow Medicine nasce dalla rabbia, nello stesso tempo ha portato nella mia vita invece qualcosa di molto più bello.
Il resto: http://www.meridianozero.it/press/neilsmith1rec.htm
[Yellow Medicine] Un libro da
[Yellow Medicine] Un libro da registi furiosi. Speriamo che qualcuno se ne interessi.