Shamilov Ereb

Il castello di Dimdim

Autore: 
Shamilov Ereb

Chiunque, anche tangenzialmente, si sia accostato allo studio della letteratura curda, avrà dovuto scontrarsi con la scoperta della sua natura soprattutto orale. Popolo di pastori transumanti, di nomadi, di guerriglieri, i curdi nell'arco della loro storia hanno accumulato un patrimonio immenso, e soprattutto difficilmente quantificabile, di storie, narrazioni, canzoni, leggende. Pur non mancando esempi, anche alti, di letteratura scritta a partire dall'XI secolo, si può tranquillamente affermare che l'indole più genuina delle lettere curde sia legata all'oralità. E, com'è facile congetturare, quest'indole dev'essere stata una delle armi fondamentali che ha permesso al patrimonio culturale curdo di salvarsi e di conservarsi, durante il secolo ventesimo, lungo l'avvicendarsi sempre più incalzante di discriminazioni, repressioni, divieti e dinieghi che ha visto questo popolo sempre e solo nella parte della vittima. Un libro lo si può sequestrare, togliere dalla circolazione, bruciare (tutti conosciamo Farehneit 451), ma una storia che si tramanda di bocca in orecchio e da genitore a figlio, è molto più difficile da controllare e da fermare. Si può anche arrivare a proibire in toto l'uso di una lingua, come fece la Turchia dopo il golpe del 1980, ma non sempre si può entrare nei cortili ombrosi o ai rossori dei focolari domestici, dove, fra aromi di thè e cardamomo, queste storie vivono.

È da questo serbatoio orale che viene fuori anche questa epopea, Il Castello di Dimdim. Racconta la lotta integerrima e infine la resa orgogliosa di Khano Lapzerin (“dal braccio d'oro”), re curdo del XVII secolo, dominatore del castello di Dimdim, vicino al lago di Urmia (Iran), nel cuore del Kurdistan geografico. Accerchiato a destra dallo Scià di Persia e a sinistra dal Sultano ottomano che opprimeva e sbaragliava i curdi occidentali, Khano struttura la resistenza del popolo curdo, da sempre diviso in tribù, sette e dialetti. Paradigma “geopolitico” quantomai attuale; basta dare un'occhiata alle cronache estive, le quali ci raccontano le incursioni contro i curdi degli eserciti iraniano e turco. Alle parole Scià e Sultanato, basta sostituire quelle di Repubblica islamica iraniana e Repubblica laica turca; lo scenario è praticamente lo stesso. Al posto del leggendario Khano, occorrerebbe mettere dei guerriglieri (o terroristi, a seconda dei punti di vista) arroccati sulle alture del Kandil, e il gioco sarebbe fatto. Ma torniamo a noi. La storia di Khano, dicevamo, è stata raccontata per circa due secoli e mezzo da numerose generazioni di curdi, che in essa trovavano un mito fondativo e uno specchio di riconoscimento identitario. Finchè Ereb Shamilov (per i curdi Erebe Şemo), curdo di religione yezidi, nato nella città di confine fra impero russo e turco, Kars, non la mise per iscritto nel 1966. In russo. È risaputo come l'Accademia russa nei primi decenni del ventesimo secolo abbia valorizzato e riscoperto i patrimoni narrativi popolari, soprattutto asiatici. Un esempio può essere il lavoro di Pertev Boratav, che mastodonticamente raccolse il folklore turco. Allo stesso tempo, l'Unione Sovietica fu uno dei territori più accoglienti e fruttuosi per i curdi, in seguito alla nascita della Repubblica di Turchia, a stampo monoetnico. Il nostro Shamilov, che col suo “Il Pastore curdo” può essere considerato il primo romanziere curdo moderno, in quel milieu accademico pensò bene di dare supporto scritto alla tradizione orale curda e, dopo la prima versione in russo, ne produsse una in curdo, in alfabeto latino. Nel 1975, l'Accademia curda di Baghdad traslitterò la storia in alfabeto arabo e su quella versione ha lavorato il traduttore Shorsh Surme, curdo iracheno rifugiato in Italia e corrispondente fra i due paesi per diverse testate giornalistiche. Ecco allora che ci troviamo davanti il primo e unico libro sinora tradotto direttamente dal curdo all'italiano. Almeno a quel che mi risulti.
Il castello di Dimdim è un'epopea in piena regola. Vi si raccontano le fasi e le vicende della guerra fra i curdi e gli eserciti nemici, si dà conto della geografia montuosa che ai curdi è intrinseca come ai fenici è intrinseco il mare; si assaggia il sapore dei bazar di quella terra crocevia di mondi lontani, il miscuglio delle etnie, delle religioni, dei comportamenti e delle tradizioni: chi porta merci da Damasco, chi su dall'impervio Caucaso, chi dall'India, da Samarcanda, da Istanbul. E naturalmente, non poteva mancare il filo rosso di una storia d'amore. Il più fiero tra i giovani soldati, Shabab, e la più bella ragazza del villaggio, Dulbar, insidiata da personaggi meschini e viscidi come la guardia Kurshid. È insomma un'epopea bellico-amorosa in piena regola, un racconto in veste orientale scaraventatoci sullo scaffale dalle profondità immutabili di una storia lontana...e attualissima.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
L'edizione italiana è AIEP editore, 1999, Repubblica di San Marino. Traduzione dal curdo (in alfabeto arabo) di Shorsh A. Surme. Pp. 237, 12.91 euro. Il libro fa parte della bella collana “Narrativa dei paesi del sud”. La prima versione in russo e qulla immediatamente succesiva in curdo (alfabeto latino) risale al 1966. La traslitterazione ad opera dell'Accademia curda di Baghdad è del 1975.
Ereb Shamilov (Erebe Şemo, in curdo, 1897-1978), nacque a Kars, nell'attuale nord-est della Turchia, in una zona da sempre contesa fra impero russo e impero ottomano. Fu attivo soprattutto fra Armenia e Russia e infine esiliato da Stalin. È considerato uno dei primi romanzieri curdi, grazie al suo “Il pastore curdo”; dai suoi testi in Italia sono state tratte due opere.
 

 
Francesco Marilungo, ottobre 2011.
ISBN/EAN: 
88-86051-68-9

Commenti

[Shamilov/Dimdim]: "..una

[Shamilov/Dimdim]: "..una storia che si tramanda di bocca in orecchio e da genitore a figlio, è molto più difficile da controllare e da fermare. Si può anche arrivare a proibire in toto l'uso di una lingua, come fece la Turchia dopo il golpe del 1980, ma non sempre si può entrare nei cortili ombrosi o ai rossori dei focolari domestici, dove, fra aromi di thè e cardamomo, queste storie vivono."

[shamilov] alè, in home - e a

[shamilov] alè, in home - e a presto per i commenti franchioti. Sempre ottimo, Franz.

[Shamilov]: Grazie. Aspetto i

[Shamilov]: Grazie. Aspetto i commenti franchioti allora :) Senza fretta, fino a domani sera sarò lontano dalla rete causa "gita" qui:


http://www.google.com/search?sourceid=ie7&q=hasankeyf&rls=com.microsoft:it:IE-SearchBox&ie=UTF-8&oe=UTF-8&rlz=1I7ACPW


 


 

[hasankeyf] che meraviglia,

[hasankeyf] che meraviglia, francesco... http://en.wikipedia.org/wiki/Hasankeyf

[Hasankeyf]: "Much of the

[Hasankeyf]: "Much of the city and its archeological sites are at risk of being flooded with the completion of the Ilisu Dam."


E' un posto che ha bisogno di essere conosciuto e protetto!...Vado ;)

[hasankeyf] buona missione:).

[hasankeyf] buona missione:).

[letteratura curda] Caro

[letteratura curda] Caro Francesco, parlare  di letteratura curda vuol dire descrivere la paradossale situazione di una letteratura senza lingua. Di un complesso ricco e variato di pensieri, idee e sentimenti che ha dovuto e deve ricorrere ad altri alfabeti, ad altri suoni per venire alla luce e ritrovare una compiuta espressione. Un'intera cultura, una storia di millenni deve  chiedere a prestito il codice che le consente di farsi conoscere e di comunicare con altre culture e altre storie. complimenti. Ottimo lavoro. Grazie Shorsh Surme direttore del portale curdo www.panoramakurdo.it

[shorsh surme] benvenuto su

[shorsh surme] benvenuto su Lankelot, intanto, Shorsh Surme, è un onore averla tra noi - provvedo subito a segnalare a Francesco il suo intervento.

[Shorsh/Dimdim]: Caro Shorsh,

[Shorsh/Dimdim]: Caro Shorsh, mi ha fatto un grande piacere questo tuo commento. E' vero, la letteratura curda ha dovuto ogni volta ricostruire i codici attraverso cui comunicare. Negli ultimi anni, mi sembra, sta vivendo uno dei suoi momenti migliori, per quel che riguarda la possibilità di pubblicare, il numero crescente di lettori (almeno in Iraq) etc. Arrivando a Diyarbakir l'anno scorso, ho sentito il bisogno di aprire una porta "italiana" su questa letteratura, che ha bisogno, per vivere, anche di essere scoperta, credo. Tu saprai meglio di me quanto sia povera l'editoria italiana per quel che riguarda il Kurdistan  quali problemi viva la letteratura curda negli stati in cui ancora non si riconosce il diritto all'educazione in madre lingua. La tua traduzione è uno dei rarissimi, preziosissimi lavori disponibili per noi italiani. Pian piano magari, potrà crearsi una spinta per cui i curdi residenti in italia e gli italiani interessati di kurdistan e lingua curda potranno unire le loro forze per mettere in relazione lettere italiane e lettere curde. Convinti che la letteratura italiana avrà molto da guadagnare da questo scambio e che la lotta per il riconoscimento dei diritti al popolo curdo è più forte e più fiera se usa le armi della cultura e dell'uomo..Grazie dunque ancora per il tuo lavoro e per il tuo intervento su Lankelot! Serçavan! 

[letteratura curda] tutto ciò

[letteratura curda] tutto ciò che francesco ci ha insegnato, e ci sta insegnando: http://www.lankelot.eu/taxonomy/term/25135

[castello di dimdim] ma che

[castello di dimdim] ma che meraviglia: "Si può anche arrivare a proibire in toto l'uso di una lingua, come fece la Turchia dopo il golpe del 1980, ma non sempre si può entrare nei cortili ombrosi o ai rossori dei focolari domestici, dove, fra aromi di thè e cardamomo, queste storie vivono."

> grande Francesco.

[castello di dimdim] domanda

[castello di dimdim] domanda secca - può essere considerato il primo libro da cui partire per cominciare a studiare e a capire qualcosa della cultura e della letteratura curda? Ti senti di segnarlo come pietra miliare, O come capostipite?

[Shamilov, Yazid] a proposito

[Shamilov, Yazid] a proposito di questo [fondamentale] passo della tua scheda: "[...] Ereb Shamilov (per i curdi Erebe Şemo), curdo di religione yezidi, nato nella città di confine fra impero russo e turco, Kars, non la mise per iscritto nel 1966. In russo [...]"

> YEZIDI: http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidismo da wiki, "Lo Yazidismo (dal persiano yazd, "angelo") è la religione praticata dagli Yazidi o Yezidi, 500.000 persone che vivono soprattutto nei dintorni della città di Mossul, in Iraq. Vi sono poi piccole comunità sparse per Siria, Turchia, Iran, Georgia e Armenia, a cui si aggiungono alcuni rifugiati in Europa. Lo Yazidismo è presente nel Vicino Oriente da più di 4.000 anni. In esso sono confluiti, nel tempo, elementi di giudaismo cabalistico, Cristianesimo mazdeo (vedi Zoroastrismo) e misticismo islamico. Alcuni studiosi definiscono lo Yazidismo "il museo dei culti orientali"."

Il resto, http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidismo

 

[Dimdim]: Sicuramente può

[Dimdim]: Sicuramente può essere considerato il primo libro da cui il lettore italiano può partire, anche perchè ha poco altro a disposizione. Diverso il discorso per il lettore francese, tedesco etc. che può trovare molto di più. Parallelamente alla lettura di questo, non andrebbe trascurato il lavoro di Joyce Lussu. Altro in Italia, speriamo, pian piano verrà!


Per quel che mi riguarda, non può essere considerato un gran libro. Ma racchiude molta conoscenza, questo sì. E' in grado di delineare la posizione storico-culturale del popolo curdo (che sostanzialmente dall'epoca descritta nel libro ad oggi, mutatis mutandis, è rimasta identica) con estrema chiarezza, per cui più che un valore squisitamente letterario io gli attirbuirei un grande valore antropologico e storico. Quindi "pietra miliare". Altra cosa certo sarebbe stato ascoltarlo "oralmente", oppure sentirselo raccontare in versi. Ecco il "Capostipite" è un epopea amorosa, sempre pescata dal patrimonio orale, messa su carta in distici rimati nel XVII sec. Si chiama Mem u Zin (Mem e Zin), scritta da Ehmede Xani: http://en.wikipedia.org/wiki/Ahmad_Khani Universalmente considerato i capolavoro della lett.curda. E' stato tradotto in inglese e in francese. Per cui ne riparleremo.

[dimdim] tutto estremamente

[dimdim] tutto estremamente chiaro. Aspetto la tua scheda sul grande libro di Ehmede Xani... nel frattempo ti ringrazio per la chiarezza, l'estrema e rarissima competenza, la completezza. Sono ammirato. 

Grazie, Francesco.

 

[panorama Kurdo] l'elenco

[panorama Kurdo] l'elenco degli ultimi articoli apparsi, in IT: http://hetawikurdistan.it/articoli.html

[Shamilov-Yezidi]: Per quel

[Shamilov-Yezidi]: Per quel che riguarda gli Yezidi, be', mi fa piacere che ti abbiano incuriosito. Quando li scoprii anch'io rimasi stregato, da questa religione del diavolo (com'è definita dai musulmani) che adora gli animali, risale a Zaratustra e i cui adepti tre volte al giorno si fermano a chiacchierare col sole. So che proprio in questi giorni gli yezidi di ogni parte del mondo si radunano a Lalesh, nel nord dell'Iraq, per il pellegrinaggio a quella che è la loro principale città-dina sacra. Lo scorso giugno ho avuto la fortuna e il piacere di essere condotto a Lalesh da un amico Yezidi...per cui, stasera quando ho tempo, magari carico due foto...per ora il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Lalish

[Shamilov, Yezidi, Lalesh]

[Shamilov, Yezidi, Lalesh] tutto veramente, estremamente affascinante. Sì, quando hai modo carica le foto. Sin qua non avevo mai sentito parlare della loro religione - e della storia della loro religione - ma mi sembra qualcosa di straordinario, e di unico. Quel poco che ho trovato sul Web - wiki - è veramente singolare, e suggestivo.

[Yezidi/Lalesh]: Purtroppo

[Yezidi/Lalesh]: Purtroppo non riesco a caricare le foto. Comunque sul web si trovano. Riproverò domani...sorry!

[Hasankeyf-Shamilov]: Ah

[Hasankeyf-Shamilov]: Ah quasi dimenticavo Hasankeyf! Sono tornato ieri da uno dei posti capaci di darmi le emozioni più grandi. Siamo stati lì per parlare con la gente che sta per essere evacuata in maniera del tutto inequa dalle proprie abitazioni. Lo stile di vita e i ricordi di questa gente stanno (le ultime previsioni dicono 2014) per essere cancellati da un'ondata d'acqua, con l'ennesima diga sul Tigri, che minaccia anche le risorse idriche di SIria e Iraq. Assieme ai ricordi di questa gente sta per essere cancellato uno dei luoghi abitati dall'uomo più antichi al mondo, ricchissimo per quel che riguarda archeologia, natura, tradizioni umane ancestrali. Hasankeyf è un villaggio a tre lingue:la maggior parte degli abitanti è di etnia araba, il resto è composto da curdi. Quasi tutti ad Hasankeyf parlano correntemente, arabo, curdo e turco.


Chi avesse voglia di visistare, in maniera responsabile e solidale, questo ed altri posti magnifici della terra curda del sud-est della Turchia, può trovare tutto quello di cui ha bisogno qui:  http://kurdistanturco.wordpress.com/category/turismo-responsabile/

[Hasankeyf] se ti va di

[Hasankeyf] se ti va di pubblicare un reportage da Hasankeyf, amice Franz, non serve dirti che sarebbe un onore e una gioia averlo qui su lanke. Intanto grazie per tutto quel che ci hai raccontato su questa povera gente che sta per essere umiliata dall'ennesima diga sul Tigri, che rischia di cancellare millenni di civiltà. Dobbiamo difendere Hasankeyf. Aiutaci a capire se e come poterlo fare...

[hasankeyf] per una delle

[hasankeyf] per una delle solite coincidenze strane, direi che qualche settimana fa, in località Bellapais, sempre nella Cipro occupata dai turchi, un cameriere, che veniva esattamente da quella cittadina, mi ha parlato un po' di quei territori. Ho provato ad accennare alla situazione "complicated", per sentirmi raccontare qualcosa sui curdi (etc) ma non mi sembrava convinto fosse così complicated, stupito anzi che io la trovassi complicated e complessa, e allora ho glissato (sai che non prendono bene le critiche, soprattutto nelle colonie, figuriamoci dagli stranieri, e allora meglio fare il turista curioso e alè). E niente, quel nome là mi era rimasto molto in testa. Curioso.

[Hasankeyf]: Cercherò di

[Hasankeyf]: Cercherò di coinvolgere nella discussione un'amica che è la "porta" dell'Italia verso Hasankeyf. Per dirvi, questa splendida pazza di nome Carlotta il maggio scorso ha marciato, assieme ad altri attivisti, da Hasankeyf fino ad Ankara (40 giorni) per manifestare contro la costruzione della diga. Lei sa rispondere a tutte le domande e dirci cosa possiamo fare. Come primo passo direi io, basta riservare ad Hasankeyf un piccolo posto nella propria mente, poi l'occasione di fare qualcosa verrà..

[hasankeyf] ricevuto:) con

[hasankeyf] ricevuto:) con entusiasmo. Saluta Carlotta da parte mia, intanto, e dille che sarebbe la benvenuta, veramente.

Hasankeyf... Heskif in curdo.

Hasankeyf... Heskif in curdo. Un luogo che ho dentro, lo conosco come casa. Percorro ad occhi chiusi ogni valle e promontorio e ansa del fiume Tigri, accarrezzo la pietra chiara, friabile, mi rimane il bianco sulle dita,  guardo in alto, verso il Küçük Saray, il Piccolo Castello che si erge sulla parete di roccia che sovrasta la città, mi immergo nel gorgoglio morbido, continuo del Tigri e nei suoi colori che cambiano tono, dall’indaco al viola.

Ci sono tornata anch’io qualche giorno fa in Hasankeyf, arrivando da Midyat, dalla strada che da sud scavalca le montagne per scivolare verso la valle del Tigri. Un crescendo di emozioni, incapace di sedere sul sedile del dolmuş che ci avvicinava, come quando si torna a casa dopo un periodo di lunga assenza. Provo sentimenti contrastastanti quando mi trovo in Hasankeyf: estasiata dalla bellezza naturale, ammutolisco davanti a questo intreccio di storia e natura, allo stesso tempo incredula davanti ai fatti, davanti al progetto di “sviluppo” che vede un Hasankeyf sommersa, lo spostamento forzato di migliaia di persone, un eco-sistema trasformato in modo innaturale, la perdita di specie endemiche uniche, etc... (per elencare qualcuna delle conseguenze negative).

Cosa possiamo fare per Hasankeyf e gli altri villaggi della Valle del Tigri? Per prima cosa diffondere notizie, raccontare cio’ che accade, invitare la gente a venirci ad Hasankeyf. Visitando questo luogo sarete presi anche voi dall’impulso di fare qualcosa per salvarlo! Le associazioni che si occupano di Hasankeyf ci terranno aggiornate su attivita’ e campagne a cui potremmo partecipare, vi girero’ informazioni.

Per ora é tutto.

 

[heskif, carlotta] carlotta,

[heskif, carlotta] carlotta, benvenuta - e grazie per questo tuo primo bellissimo intervento. Benvenuta davvero.

franco

[Yezidi]: L'amico Giuseppe

[Yezidi]: L'amico Giuseppe Mancini suggerisce una fonte di approfondimento sul fenomeno yezidi, dal suo blog:


http://istanbulavrupa.wordpress.com/2011/10/15/gli-yezidi/#comment-1852

[yezidi] buona segnalazione,

[yezidi] buona segnalazione, ottimo franz.

[Lankelot/Kurdistan]:

[Lankelot/Kurdistan]: Lankelot sul principale quotidiano curdo-iracheno Xebat, l'articolo è in lingua curda e in alfabeto arabo...in bocca al lupo :)


http://www.xebat.net/attachment/PDF/5_25576_8287.pdf

[xebat] stupendo!!!

[xebat] stupendo!!!

[foto di heskif-hasankeyf]

[foto di heskif-hasankeyf] foto ispirate...

[Hasankeyf/tac.Vitali]: Dieci

[Hasankeyf/tac.Vitali]: Dieci splendide foto, per conoscere Hasankeyf ;)


http://www.flickr.com/photos/tacvitali/6255337516/in/set-72157627793034551/