Sepetys Ruta

Avevano spento anche la luna

Autore: 
Sepetys Ruta

"Avevano spento anche la luna" è il romanzo d'esordio di Ruta Sepetys. La scrittrice è nata negli Stati Uniti ma ha origini lituane. Come capita a molti autori, di recente, anche la Sepetys deve aver deciso, un bel giorno, di mettersi a scavare nel passato della sua famiglia, probabilmente alla ricerca di quelle radici che, prima o poi, chiunque vuole recuperare e comprendere.

Ebbene, dalla storia della sua famiglia, Ruta ha recuperato la vicenda si suo nonno, il padre di suo padre. Un soldato dell'esercito lituano che, quando l'URSS di Stalin invase la Lituania nel 1940, fu costretto a fuggire dal suo Paese natale e a cercare scampo in Germania. Il regime, infatti, aveva deciso di dare la caccia, catturare, internare o eliminare tutte quelle persone che, a proprio insindacabile giudizio, potessero essere considerate antisovietiche. La stessa Sepetys, nella nota di chiusura del romanzo scrive: "Si calcola che Iosif Stalin abbia fatto uccidere più di venti milioni di persone durante il suo regno del terrore. I paesi baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia persero più di un terzo della loro popolazione durante la persecuzione sovietica. Le deportazioni si estesero fino alla Finlandia".

Le prime deportazioni vennero effettuate a partire dal 14 giugno 1941. Ed è esattamente questa la data in cui inizia il romanzo e la storia di Lina e della sua famiglia. Lina è una ragazzina lituana di 15 anni, figlia di un rettore universitario. Il 14 giugno 1941 alcuni uomini dell'NKVD, la polizia segreta russa, bussano alla porta di casa e obbligano lei, sua madre e suo fratello minore Jonas ad abbandonare tutto e a salire su un camion. "Esattamente un anno prima, i sovietici avevano cominciato a trasferire truppe oltre il confine, nel nostro paese. Poi, in agosto, la Lituania era stata ufficialmente annessa all’Unione Sovietica. Una volta che mi ero lamentata a cena, il papà mi aveva sgridato dicendomi di non dire mai e poi mai qualcosa di negativo sui sovietici. Mi aveva mandato in castigo in camera mia. Dopo quella volta non dissi più niente ad alta voce. Ma ci pensavo molto".

Il padre di Lina non è in casa ma per la famiglia Vilkas non c'è scampo: deportati. Insieme ad altri prigionieri vengono ammassati in vagoni ferroviari, serviti fino a poco prima per trasportare animali, e trasferiti verso le steppe russe. Il viaggio dura settimane e lascia diversi cadaveri lungo i binari. I soldati russi non hanno nulla da invidiare ai nazisti e per i perseguitati del regime sovietico si impone un destino molto simile a quello degli ebrei nei campi di sterminio.
Lina è un'artista in erba. Disegna anche da deportata e a modo suo cerca una via di fuga dalla prigionia che le viene imposta. E' una ragazzina determinata e forte ma privazioni, prepotenze, freddo, malattia e fame possono piegare qualsiasi volontà. Nel campo di lavoro prima e nel campo di prigionia poi, Lina, suo fratello Jonas e sua madre Elena cercano di resistere e di sopravvivere come possono.

Le descrizioni della Sepetys sono piuttosto verosimili e riescono a calamitare l'attenzione del lettore. La voce narrante della deportata ragazzina e i dialoghi continui e serrati danno alla storia notevole dinamicità. Si scorre velocemente lungo le righe e ci si immerge in una porzione di Storia che, ancora oggi, si preferisce spesso tacere o minimizzare.

"Avevano spento anche la luna", oltre ad avere un titolo italiano a mio avviso molto più intrigante dell'originale, ha il potere di gettare luce su una delle atrocità più laceranti che si siano consumate nel XX secolo, accanto alla Shoah. Ma, nonostante riconosca tale merito al libro e alla sua autrice, non posso esimermi dal sottolineare due "limiti" di questa opera. Seppur ispirato a vicende vere, si avverte, nel profondo, che la storia di Lina è un'invenzione letteraria. Probabilmente aver letto decine di libri scritti da sopravvissuti all'Olocausto mi rende particolarmente sensibile a certi argomenti e a certe voci. Lina racconta una storia autentica ma è come se la interpretasse. Questa "finzione" forse è ravvisata solo da occhi un po' più attenti e da spiriti un po' più allenati.
In secondo luogo, ho avuto la sensazione che la conclusione del romanzo sia frettolosa ed inadeguata, quasi come se l'autrice volesse dare un taglio immediato e netto al dramma che ha raccontato per circa 300 pagine. Un epilogo tanto sbrigativo mi ha sorpresa e spiazzata. Non mi aspettavo di certo che la Sepetys ci raccontasse tutta la vita dei personaggi di cui ha popolato la sua storia, ma nemmeno che li archiviasse nell'arco di due striminzite paginette.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Ruta Sepetys è nata a Detroit, in Michigan, nel 1967. E' discendente di una famiglia di rifugiati lituani. Ha studiato Finanza Internazionale presso l'Hillsdale College ma ha studiato anche in Francia. Dopo la laurea, Ruta si è trasferita a Los Angeles dove ha fondato una società di entertainment con sede a Nashville. "Avevano spento anche la luna" è il suo romanzo d'esordio e racconta la storia della deportazione di cui fu vittima il popolo lituano a partire dal 1941. Il libro è stato tradotto in alcune decine di lingue ed ha conquistato numerosi riconoscimenti.

Ruta Sepetys, "Avevano spento anche la luna", Garzanti, Milano, 2011. Traduzione di Roberta Scarabelli. Titolo originale: Shades of Gray (2011).

Ruta Sepetys: Wikipedia (en) / Garzanti (scheda) / Facebook / Lankelot

(monnalisa, gennaio 2012)

ISBN/EAN: 
9788811133216

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[avevano spento anche la

[avevano spento anche la luna] Scrive Monna: "Ruta ha recuperato la vicenda si suo nonno, il padre di suo padre. Un soldato dell'esercito lituano che, quando l'URSS di Stalin invase la Lituania nel 1940, fu costretto a fuggire dal suo Paese natale e a cercare scampo in Germania. Il regime, infatti, aveva deciso di dare la caccia, catturare, internare o eliminare tutte quelle persone che, a proprio insindacabile giudizio, potessero essere considerate antisovietiche. La stessa Sepetys, nella nota di chiusura del romanzo scrive: "Si calcola che Iosif Stalin abbia fatto uccidere più di venti milioni di persone durante il suo regno del terrore. I paesi baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia persero più di un terzo della loro popolazione durante la persecuzione sovietica. Le deportazioni si estesero fino alla Finlandia"..."

[sepetys] tutti i dati

[sepetys] tutti i dati bibliografici e i links:

Ruta Sepetys, "Avevano spento anche la luna", Garzanti, Milano, 2011. Traduzione di Roberta Scarabelli. Titolo originale: Shades of Gray (2011).

Ruta Sepetys: Wikipedia (en) / Garzanti (scheda) / Facebook / Lankelot

[sepetys] sembra veramente

[sepetys] sembra veramente molto interessante. bella scheda, monna. grazie, come sempre, per la condivisione.

[sepetys; ingegneria sociale]

[sepetys; ingegneria sociale] io mi sto avvicinando alla consapevolezza che il Novecento sia stato il secolo dei due genocidi più atroci della storia, assieme a quello degli indiani d'america (armeni; ebrei) e il secolo della più assurda ingegneria sociale: non più "classica" (perdi la guerra: ti rubo la terra e ci piazzo i miei coloni) ma mascherata da propaganda politica (edificare il socialismo: in "Jugoslavia" come in "Urss", nazioni nuove e oggi inesistenti, espressioni creative dell'imperialismo rispettivamente serbo e russo) o da deliranti e antistoriche necessità etniche (l'anatolia tutta ai turchi: e via un milione e mezzo di greci, e chi non se ne va, va al muro).

Forse il passato è stato altrettanto odioso, ma la nausea terribile che mi dà il novecento, nazista, comunista, fascista, neo-ottomano, pseudodemocratico, non me la dà nulla. E dire che il secondo Novecento è stato "età dell'oro", per altri punti di vista...

[sepetys] solite convergenze

[sepetys] solite convergenze di lankelot: arrivo per recensire un'altra favola distopica e trovo un ragionamento in corso... epperò, non solo il secondo novecento gianfrà, pensa alla rivoluzione artistica del primo, una roba che ha cambiato tutto mentre si preparava l'ingegneria di cui parlavi: sarà che son più vecchio di te, ma ammetto di non saper pensare senza il novecento...

[michele] l'arte, purtroppo,

[michele] l'arte, purtroppo, non ha salvato popoli interi ed evitato spostamenti di popoli interi, o di metà abbondante di quei popoli, sradicati dalle loro terre in nome di improbabili nazioni nuove, presto sgretolate. L'unica che resiste, nonostante incredibili disordini interni superstiti (i curdi, per capirci, ma non solo) è la turchia. Il resto, kaputt.

Ma l'arte forse potrà evitare disastri del genere in futuro. Forse. Forse. Forse.

[michele] certo, anzi di più:

[michele] certo, anzi di più: l'arte più grande coesiste benissimo con il peggio della barbarie... era solo per dire che il Novecento è un secolo pazzesco, ma in tanti sensi

 

[sepetys]: Mi associo a quei

[sepetys]: Mi associo a quei tre grossi "forse" del commento precendente. Col tempo mi vado sempre più convincendo che l'arte possa davvero poco, almeno per quel che riguarda la "prevenzione" delle sciagure. Semmai essa arriva dopo, dà riscatto, balsamo, sublimazione, ci salva dal baratro che siamo in grado di creare attraverso la violenza. Non so, spero sia solo una botta di pessismismo. Ma mi chiedo: può qualcosa l'arte oggi per i curdi, per gli zingari, per i poveracci d'ogni razza e provenienza? Nell'immediato, per chi non ha diritti, voce, presenza, per chi non sa leggere. Può qualcosa? Potrei rispondermi che l'arte (la letteratura) ha tempi lunghi, agisce sulla sostanza per cui ha bisogno di tempo. Ma quanto ne abbiamo già bruciato di tempo nel carnaio dellla storia senza imparare un  c...o. In fondo ciò che l'arte fa non è forse portare altre munizioni a quella che Pasolini chiamava "la violenza delle memorie"?

[Sepetys - Novecento] Un

[Sepetys - Novecento] Un discorso ampio e complicato che, in questa sede, non si può che tratteggiare per sommi capi. Il secolo XX, come dice Franchi, è stato caratterizzato da alcuni dei genocidi più feroci e ciechi della Storia.

Probabilmente la "modernità" ha a che vedere con tanto orrore. L'idea che l'uomo sia nato per dominare e controllare lo spazio, il tempo ed altri uomini, secondo me, ha comunque a che vedere con un certo tipo di degenerazione del progresso: pensare di potersi sostituire al fato (o a Dio) diventa un'illusione diffusa e distruttiva.

Ho appena terminato la lettura di un libro di Wiesel che, come leggerete qui tra qualche giorno, riprende le fila di un discorso profondo per capire le ragioni che hanno condotto alla Shoah (ma potrebbe trattarsi anche del genocidio degli armeni, di quello dei lituani, degli estoni e via dicendo). Anche lui, Wiesel, si rende conto che, nonostante i processi, le condanne, analisi sociali, le discussioni degli esperti, le tesi e gli studi specialistici, non esiste una ragione vera e propria che giustifichi o permetta di capire certe mostruosità. E' accaduto e, nonostante gli sforzi, potrebbe accadere di nuovo.

[sepetys; wiesel] a beneficio

[sepetys; wiesel] a beneficio di chi passa da queste parti: la scheda annunciata da Monna è questa qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/wiesel-elie-lebreo-errante.html

[sepetys] Molto interessante,

[sepetys] Molto interessante, mi piace il genere, lo cercherò!!

[lituania] studiando un poco

[lituania] studiando un poco di "Storia della Russia", grazie al bel saggio di Riasanovksy [ http://www.libreriauniversitaria.it/storia-russia-origini-giorni-nostri/... e http://history.berkeley.edu/faculty/Riasanovsky/ ] ho trovato traccia dei secolari conflitti tra Russia e Lituania - meglio, delle secolari aggressioni russe ai lituani (e ai polacchi). Insomma - il Novecento, da questo punto di vista, non ha cambiato le cose, ha confermato un approccio vecchio duecento anni abbondanti almeno. 

Sconcerta un po' - osservando la storia di Danzica, altrove - scoprire che le ideologie dei regimi novecenteschi hanno camuffato qualcosa di molto più semplice e molto più vecchio. Cmq - ecco, mi è capitato di studiare Riasanovksy per altre questioni, ma ho ritrovato passi molto interessanti per quel che qui stava a cuore: la storia lituana. Tenevo a segnalartelo, casomai volessi approfondire questo discorso, nei mesi a venire...