A Léon
Requiem per un sogno: requiem per il sogno americano, ormai irrimediabilmente estraneo agli ideali del sacrificio, del coraggio e del lavoro; requiem per il sogno nuovo, confusa allucinazione postindustriale, parte catodico, parte tossico, parte genericamente sentimentale. Nullo, bestiale, pestilenziale. Requiem per una generazione, massacrata e sconfitta dalla decadenza delle istituzioni di una nazione diventata impero, e come impero incapace di sopportare il peso della sua stessa grandezza. Requiem per gli yankee, illusionisti della libertà e della democrazia: yankee responsabili della recessione economica più grave della storia, yankee campioni nei furti, nelle più sordide speculazioni, nei latrocini; avido popolo, bolso, senz'anima: fiacca gente, e assassina. Yankee responsabili dei più gravi massacri di sempre, Hiroshima e Nagasaki in primis, yankee assassini senza nemmeno la causa della necessità, Dresda e Zara insegnano. Requiem per le menzogne ideologiche e propagandistiche d'un popolo che sta per essere inchiodato alle sue atroci responsabilità storiche. Nato nel sangue dei milioni di nativi americani, nel sangue potrebbe finire.
Requiem letterario, allegoria sublime della fine dell'american dream, e della fine dei sogni di una società intera. In puro stile Selby: torrenziale, prepotente flusso di coscienza; scivolando nel parlato con artefatta negligenza, emozionale sino all'eccesso, celiniano consapevole, epigono americano. Crudo ma vero. Vivo, e mai autoreferenziale.
“È così e basta, le parole non servono. È proprio questo il punto. Che senso hanno tutte quelle parole se dietro non ci sono sentimenti? Sono solo parole”. (p. 71)
Così. La letteratura che si rinnega, rischia di abiurarsi, si ammazza: come un maiale che si morde le zampe per non morire di fame. Come un orso che vuole scuoiarsi da solo, che vuole fare un mantello della sua pelle.
“La voce così piena di nostalgia che puoi quasi vederli i ricordi fluttuare nel fumo azzurro, ricordi non solo di musica e gioia e giovinezza ma forse anche di sogni. Ascoltano la musica, ciascuno a modo suo, sentendosi rilassati e parte della musica, parte gli uni degli altri, quasi parte del mondo, quasi. E così un'altra notte di vita all'Obitorio Comunale del Bronx scivola lenta verso un nuovo giorno” (p. 32)
Harry ha una storia con Marion. Assieme, si sentono interi. Si sentono uniti: “anche se sono ancora sul divano, si sentono parte della vastità del cielo e delle stelle e della luna” (p. 73). Dimentichi della realtà, s'appartengono e sognano. L'unica rivale di Marion, l'unica amante di Harry, è la droga. Ha sempre bisogno di soldi. Ruba il televisore alla madre e va a rivenderlo sottocosto. Tyrone è il suo socio.
“Riempiono di nuovo le tazze di caffè e si accendono un'altra canna, e si godono quella sensazione di profonda e totale soddisfazione, la sensazione di avere la certezza assoluta di essere in pace col mondo e che il mondo non solo è la loro ostrica ma anche il loro piatto di linguine alle vongole. Che non solo è tutto possibile, tutto gli appartiene” (p. 65),
Sara è la madre di Harry. Campa di fronte alla televisione, intanto sogna che il suo bambino trovi una brava ragazza, e che prenda e finalmente si sposi. Vive per la televisione, e un giorno la televisione le chiede di entrarci dentro. Partecipare a un quiz.
Immagine. Dieta, massacro del corpo e della psiche. Autodistruzione lenta, per essere parte della vanità d'un popolo maiale: miliardi al più nozionista e al più fortunato, intanto... pubblicità. Lo yankee si arricchisce bombardando cittadini innocenti (Iraq, Afghanistan: la storia non cambia. Vietnam... e prima: Italia, Germania. Giappone. Americano, infame): la sua industria prima è quella bellica. Intanto, i suoi sudditi seduti sul divano vomitano popcorn, le mani sudice e unte, masturbandosi sul video demenziale: un presentatore chiama lo show, atto primo, domanda cretina; lei ha un quoziente intellettivo? Cosa significa l'aggettivo cerebrale?
Droga. La droga è Harry e Tyrone, e la droga t'appartiene sin quando non ti taglia via un braccio. Non amerai più come prima e la tua identità sarà mutilata; quella donna che era tua l'hai bruciata, e le droghe nelle droghe per le droghe sodomizzeranno la sua vita, umiliandola e costringendola ad accattonare. So it goes.
Una lezione di scrittura, di stile e di Zeitgeist. Un'allegoria dell'America odierna, e del suo suicidio. Suicidio esplosivo, noi spettatori e attori coatti; il loro potere si fondava sulla menzogna e sul denaro, loro dio: il denaro sta morendo e l'economia vacilla. Intanto gli yankee guardano la tv, evitando i notiziari. Intanto l'amore è morto, e l'innocenza è un aborto. Intanto si ammazzano nelle scuole, perché non hanno più niente da fare. Soltanto: mangiare, sparare. In questo libro: spacciare.
L'anoressia di Sara è una lezione abbastanza chiara. L'immagine è un'invenzione pubblicitaria, l'essenza ormai ve la siete avvelenata. Al vostro requiem assistiamo senza piangere. Solo artisti e intellettuali piangiamo; quelli liberi, indipendenti, nemici dell'imperialismo yankee, senza padrone. Come Selby. Che scriveva suonando un pianoforte europeo che ben conosciamo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Hubert Selby Jr (Brooklyn, New York City 1928 – Los Angeles, California 2004), scrittore americano. Esordì pubblicando “Last exit to Brooklyn” nel 1964.
Hubert Selby Jr, “Requiem per un sogno”, Fazi, Roma 2003. Copertina di Maurizio Ceccato. Collana “Le Strade”, 76. Traduzione di Adelaide Cioni e Grazia Giua.
Prima edizione: “Requiem For A Dream”, 1964.
Film: “Requiem For A Dream”, di Darren Aronofsky (2000).
Approfondimento in rete: Wiki en / Exit Wounds / LAWeekly / IMDB / Kirjasto / Interview with Spike Magazine / La Frusta / LitWeb
Tullia Fabiani (RAILIBRO) / Rassegna stampa ITALIANA / Matteo Bordone (Dispenser).
In Lankelot:
Sga: Aronofsky Darren - Requiem for a Dream
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2008.
Commenti
Per chi ama Selby.
E per chi credeva negli yankee, e nella "democrazia" dei "liberatori" americani.
Cani.
torno a leggerla con calma, in serata... credo.
: )
"Requiem per un sogno:
"Requiem per un sogno: requiem per il sogno americano, ormai pienamente e irrimediabilmente estraneo agli ideali del sacrificio, del coraggio e del lavoro; requiem per il sogno nuovo, confusa allucinazione postindustriale, parte catodico, parte tossico, parte genericamente sentimentale. Nullo, bestiale, pestilenziale(...) Nato nel sangue dei milioni di nativi americani, nel sangue potrebbe morire". Mamma mia che incipit feroce. Il più feroce - a mia memoria - che hai scritto qui su Lankelot. Tu sai come farti nemici, eh? ;)
"Una lezione di scrittura, di stile e di Zeitgeist. Un?allegoria dell?America odierna, e del suo suicidio. Suicidio esplosivo, noi spettatori e attori coatti"
Come tu ben sai ho visto solo il film di Aronofsky, ma non escludo prima o poi di leggere Selby (da tempo, da quando ne avevi scritto, ero curioso di leggere "Il salice"). Spettatori e attori coatti, dici bene. E ciò ci dà la misura della nostra sostanziale impotenza - e in molti casi inconscia accettazione - rispetto a queste perverse dinamiche.
Un pezzo sopra le righe Franco. Non che tu in passato non sia mai andato sopra le righe. A volte serve: quanno ce vo ce vo. Soprattutto se si parla di Stati Uniti. Non devo certo ricordarti il mio atavico odio per gli Yankee. Solo che tu sembri superarmi, almeno per iscritto.
Grazie per la dedica in un pezzo cosi anti Usa, ma immagino dipenda anche dal mio lontano prestito del dvd di Aronofsky;)
2. attendo;).
3. Mi piacciono i nemici. Soprattutto quando hanno la loro anima scritta in faccia. In un certo senso, ho bisogno di loro. Combatterli è un onore.
4. E' proprio questa impotenza che vorrei rovesciare.
5. Vero.
Sì, a te devo la visione del film, ecco spiegata la dedica;). Anche.
Ma avevi la certezza della sostanziale - totale - condivisione della percezione dello spirito di quel popolo sporco e assassino.
Hanno colpe gravissime. Devono pagarle.
"Nato nel sangue dei milioni
"Nato nel sangue dei milioni di nativi americani, nel sangue potrebbe morire"
> del resto i loro antenati non sono altro che un minestrone di "rifiuti" europei. (mi viene in mente "il coraggioso" - regia di deep, con deep e brando. l'hai visto? quasi in ?tema?, direi. un film, diverso, sui nativi. assolutamente non un capolavoro ma, da vedere per chi ha fame di 'verità' diverse. e per chi adora deep in ogni sua forma ; ) )
Sì sì, visto e acquistato, anche. E hai pienamente ragione. E' un'altra passeggiata sanguinaria sulle rovine dell'american dream. Si cammina a piedi nudi sui cocci di vetro (taglienti).
Le allegorie potenti non mancano. Manca solo la fine del viaggio, la distruzione di una confederazione di nazioni ritagliate col righello.
?[?] Non è solo l?esterno che è bello, loro però non lo sanno. Ma non c?è niente da fare. È per questo che non puoi starti a preoccupare del mondo. Tanto quelli ti fottono comunque. [?]? (p.71)
(sai cos?è il 71 nella smorfia napoletana? l?omm ?e merd?. sarà un caso? ; D)
ahaha:))))
Ancora complimenti per il tuo magnifico pezzo su film/libro:
www.lankelot.eu/index.php/2008/08/31/aronofsky-darren-requiem-for-a-dream/
se ho potuto scrivere "dimenticando" certi aspetti dell'opera è soltanto merito tuo. Che avevi spiegato per bene, tutto. Di lusso.
10. Quel discorso sulle parole è una cosa terrificante.
9. ne ero quasi certa... ; )
esatto. manca solo la fine. il requiem sta già suonando.
11. buahhahahhahaha
12. ma, grazie a te! (mi sarebbe piaciuto fare, davvero, un pezzo film/libro... : ) )
13. e non è il solo...
L'hai fatto, l'hai fatto;).
Sei stata grande. Onore al merito.
fede, leggilo selby. sono sicura che ti piacerà. : )
e, comincia dal salice. quello ti entra davvero dentro e non ne esce più. ; )
15. oh, so' diventata rossa! devo smaltire tutto quel magenta... mo'... ; )
non so perchè (ed ho deciso di non chiedermelo) userei un: http://it.youtube.com/watch?v=Zb5iJeL2e-c
e, anche un:
http://it.youtube.com/watch?v=QHFK1yKfiGo
per smaltire... ; )
;)