“Quando tutto è stato prodotto e venduto, ma ancora non basta, entra in scena lo spreco. Se non posso fartelo consumare, te lo faccio buttare. Ecco, allora, perché lo spreco non è episodico, ma sistemico. Questo sistema economico allo stadio terminale ha bisogno dello spreco per mantenersi in vita.” (pag. 34, Pietro Raitano”)
Dopo aver letto con un nodo alla gola come se stessi assistendo ad un film horror “Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo” la prima azione da me compiuta è stata quella di alzarmi dal divano dov’ero seduto e camminare fino in cucina, aprire il bidone dell’immondizia e rovistarci dentro con le mani in uno stato di trance (tutto vero, fate lo sforzo di credermi). Immagine che darà il voltastomaco a qualcuno di voi ma tutto quello che c’era in quel sacco nero senza fondo (confezioni usate, residui di pasta, verdura, frutta, latticini, capelli) aveva comunque un qualche grado di parentela o relazione, chiamatela come volete, con me, con la mia compagna di vita e i nostri portafogli (anche quelli di qualcun altro) e allora lo sconforto è aumentato ancora di più (ho preferito non ripetere l’azione con il frigorifero, altrimenti sarei svenuto) e mi sono sentito terribilmente in colpa perché pensavo di aver imparato qualcosa in questi anni, pensavo di aver capito come e cosa mangiare, come riciclare, come riutilizzare alcuni alimenti e invece no o meglio, ancora troppo poco era quello che avevo imparato.
“Il libro nero dello spreco in Italia è uno dei prodotti della campagna “Un anno contro lo spreco”, un progetto pluriennale promosso da Last Minute Market, spin-off accademico dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna con il patrocinio del Parlamento europeo, Commissione agricoltura e sviluppo rurale. Campagna che si pone come obiettivo principale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica europea e italiana sulle cause e le conseguenze dello spreco, sulle modalità per ridurlo e la promozione di una cultura scientifica e civile orientata ai principi della sostenibilità e della solidarietà. Ogni anno viene destinato un focus diverso: il cibo nel 2010, l’acqua nel 2011, l’energia nel 2012.” (pag. 8, Andrea Segre)
è un agile volumetto diviso in due parti, la prima raccoglie i cinque interventi di Andrea Segrè, Paolo De Castro (Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo), Antonio Cianciullo (giornalista di La Repubblica), Marco Fratoddi (direttore di La nuova ecologia), Pietro Raitano (direttore di Altreconomia) mentre la seconda è il vero e proprio “Libro nero”, una settantina di pagine composta da tre sezioni con le conclusioni finali: 1) “Lo spreco alimentare cos’è e quali sono le cause”, 2)“Gli sprechi alimentari lungo la catena agroalimentare, 3) Gli impatti dello spreco agroalimentari, di dettagliata analisi, di tabelle e numeri capaci di restituirci il vivido affresco di un mondo che si sta distruggendo.
È un libro da spulciare con grande attenzione e anche i passaggi più tecnici e scientifici sono resi comprensibili grazie ad un linguaggio che non dimentica mai lo spirito anche divulgativo di quest'opera.
Mi limito a segnalare un solo passaggio che riassume però l’intero libro:
“Il libro nero dello spreco in Italia ci ricorda che solo nel paese 12 miliardi di euro finiscono nella spazzatura, quanto basterebbe per sfamare 636.000 persone; 250 chili di cibo vengono buttati via ogni giorno dagli ipermercati; venti milioni di tonnellate di cibo ancora buono finiscono ogni anno tra i rifiuti, in provenienza dai campi o dalle case; ogni anno vengono sprecate quasi 250.000 tonnellate di carne. Senza contare l’impatto che lo spreco ha sull’ambiente: lo smaltimento dei rifiuti “impropri” consuma 105 milioni di metri cubi d’acqua, produce 9,5 milioni di tonnellate di CO2 e impoverisce 7.920 ettari di terreno. Ma perché tante falle lungo la filiera? Di tutti i settori coinvolti, il maggior responsabile sembra essere quello agricolo: nei campi, infatti, rimangono, non raccolte, otre 17 milioni di tonnellate di frutta, verdura e cereali, l’87% del cibo disperso prima di arrivare al consumatore finale” (pag. 14)
e che mi permette di ritornare al mio senso di colpa individuale, perché se è vero che i miei comportamenti individuali spesso non sono esenti da colpe, anzi, il libro in questione offre l’ennesima occasione per riflettere sullo stato comatoso generale in cui versa il nostro sistema mondo fondato sul consumo e sullo spreco, sulla produzione costante, sul dogma della crescita a tutti i costi come soluzione di tutti i problemi, sul benessere che ha i colori degli scaffali scintillanti di ipermercati le cui dimensioni aumentano giorno dopo giorno, un mondo di esportazione dove il cibo (e non solo, anche i giornali, la musica, la lingua) ci deve sempre e necessariamente seguire.
E il mio senso di colpa ha una coda che cerco di condividere con voi. Dopo aver letto questo libro sono partito per le vacanze (si potrebbe anche qui ragionare sul costo di ogni singolo turista, compresi quelli che si ritengono più ecosostenibili) direzione un’isola greca. Accanto al mio micro alloggio c’era un villaggio residenziale, nemmeno troppo brutto, nemmeno troppo invasivo nella natura circostante e camminando sul lungomare c’era la possibilità di spiare nella sala buffet i movimenti ingordi dei turisti, compresi quei numerosi italiani che a squarciagola reclamavano una bella carbonara o una brioche alla marmellata come quella che mangiavano a Milano. Piatti grondanti di probabili prelibatezze cucinate appositamente per quei turisti incapaci di lasciare almeno per dieci giorni a casa i propri usi, costumi e orrori. Spiando più dettagliatamente in quella folla non troppo variegata si potevano scorgere molti piatti tornare in cucina quasi intonsi ed era inutile ricordare le parole di mia nonna cuoca che mi diceva che poi spesso i piatti avanzati li si serviva riscaldati e abbelliti furbescamente il giorno successivo (e non era detto che l’ospite dovesse esserne a conoscenza), forse sarà stato così in quel villaggio (succede spesso), ma accanto, in una stradina, tre bidoni dell’immondizia emanavano odori inequivocabili, facile immaginare di cosa fossero pieni, anzi ci abbiamo pure spiato il giorno prima di andarsene e non vi dico, ci avrebbe mangiato tutto il villaggio con quel cibo avanzato.
È solo un stupidissimo esempio il mio, tutti gli altri, più dettagliati, più scientifici li potete trovare in questo documento prezioso che Edizioni Ambiente ha meritoriamente dato alle stampe. Cercatelo e leggetelo perché oltre a farvi spiare nel vostro bidone dell’immondizia vi spingerà a riflettere su molte altre questioni, vi porterà, almeno spero, a porvi qualche domanda in più quando vi capiterà di sfrecciare accanto a una distesa di campi e poco dopo sotto l’ombra babelica della ciminiera di un inceneritore.
“Siamo tutti immondizia” mi è stato detto una volta da un amico e come fare a dargli torto?
Edizione esaminata e brevi note:
Andrea Segrè è professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata e preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. È fondatore e presidente di Last Minute Market, spin-off accademico dell’Università di Bologna.
Luca Falasconi, ricercatore presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e docente di Politica agraria e sviluppo rurale, è co-fondatore e socio di Last Minute Market.
a cura di Andrea Segrè e Luca Falasconi "Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo", Edizioni Ambiente, Milano, 2011.
Andrea Consonni, ottobre, 2011.
Commenti
[Il libro nero dello spreco
[Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo] Un documento davvero interessante.
[spreco] in home!
[spreco] in home!
[Spreco-And]: Grazie and! Una
[Spreco-And]: Grazie and! Una segnalazione direi doverosa! Farò in modo di recuperare il libro al più presto, di leggerlo e diffonderlo!
[Spreco -Franz] Grazie Franz.
[Spreco -Franz] Grazie Franz. Quello del cibo è un tema che mi sta molto a cuore. Vengo da una famiglia di ristoratori e anche adesso che non c'è più nulla sono circondato da parenti che dedicano molta attenzione al cibo e soprattutto cercando di sprecarlo il meno possibile, dall'altro lato da parte materna vengo da una famiglia molto povera che ha sempre considerato il cibo qualcosa di prezioso, molto prezioso e appena vede qualche scarto, qualcosa che viene gettato mia madre si è sempre arrabbiata senza però mai cucinare "troppo", sempre il giusto, quasi in maniera spartana.
Però questo è sola la punta dell'iceberg perchè il cibo lo si perde per strada già a partire da campi, dalle stalle, dai macelli, dai porti e in questa situzione tragica si mescolano cultura dell'eccesso, interessi economici, stupidità, legislazioni assurde o mancanti e tutto quello che viene sprecato/gettato/eliminato potrebbe tranquillamente essere utilizzato per chi non ha proprio nulla.
[Cibo, Spreco]: Io vengo da
[Cibo, Spreco]: Io vengo da un piccolo paese di provincia che vive di piccola agricoltura e di consumo diciamo "diretto" di ciò che è prodotto in loco. L'attenzione verso gli sprechi è sempre stata alta anche da noi, solo che col tempo si sono visti diffondere modelli di consumo sempre più "rapidi" "irresponsabili" e "spreconi" anche da noi, perchè purtroppo il main stream culturale diffuso da giornali, tv etc. non stimola al risparmio e alla parsimonia, tutt'altro.
Ora vivendo in un paese a rapidissimo sviluppo industriale e metropolitano come la Turchia, vedo come gente che fino a ieri non aveva niente butta nella spazzatura a cuor leggero grosse quantità di cibo, confortandosi con l'abbondanza che li circonda e li sorregge. Il riciclo e la differenziata sono praticamente inesistenti. Sembra che le economie per essere "a palla", per avere un buon "PIL" debbano per forza distruggere l'ambiente per poi rendersi conto solo troppo tardi, quando come noi saranno in recessione, degli errori commessi...
[Cibo-Spreco] La stessa cosa
[Cibo-Spreco] La stessa cosa che dici tu mi è capitata ultimamente in Grecia a proposito di sprechi. Uno stato al collasso e uno spreco continuo di risorse, cibo, oggetti. Dall'altro lato era da tempo che non mi capitava di avere come luogo per fare la spesa dei market molto piccoli (ok i rpezzi non erano proprio il massimo) e ti accorgi che alla fine per vivere non è che ti serva poi molto e nemmeno questa presunta varietà. Va bene la scelta ma ieri sono andato in un posto dove c'erano almeno dieci tipi di pasta diversa e nove su dieci sono la stessa cosa.
[Cibo/spreco/varietà]: Nella
[Cibo/spreco/varietà]: Nella varietà ci vendono l'illusione della libertà. Certo a nessuno piacerebbe vivere in modelli stile DDR, ma almeno una pacata sobria via di mezzo dovrebbe essere possibile!
[Spreco] Anche se la cosa può
[Spreco] Anche se la cosa può apparire non del tutto in argomento, faccio presente che il Pil come indicatore è contestato già da tempo; anche se qualcuno fa passare queste prese di posizione come esercizio banale di antagonisti. Nulla di più falso. Recentemente una commissione presieduta da Sen, Fitoussi e Stiglitz (non propriamente del black blok), e su proposta di quel bolscevico di Sarkozy, ha fatto proposte dettagliate proprio per superare questo indicatore obsoleto e foriero di immani cazzate, ovvero di luoghi comuni dai quali non si riesce ad uscire. Lo spreco e il conseguente vivere male, soprattutto se guardiamo alle nuove generazioni, può rientrare in questo discorso.
[Spreco-Homo] Ciao Homo,
[Spreco-Homo] Ciao Homo, anche io ne avevo sentito parlare ed è proprio una delle questioni che più mi fa incazzare (e deprimere), ovvero che molte proposte alternative, concedimi il termine, di una differente interpretazione del nostro mondo e del suo sviluppo futuro vengono spesso stigmatizzate come folli, campate per aria, etc. etc. ed invece sono spesso il frutto di analisi dettagliate. E non è fuori tema quello di cui tu parli, anzi si sposa perfettamente all'argomento del libro.
[Cibo/Pil]: Sì per fortuna ci
[Cibo/Pil]: Sì per fortuna ci sono personalità coma A.Sen e J. Stiglitz che cercano di spostare le prospettive di valutazione, ormai da tempo. Che solo il messaggio a livello istituzionale, e di più, mediatico non passa. Quindi hai fatto benissimo Lupus a ricordarlo qui, perfettamente a tema, secondo me!
[cibo-spreco] Avevo letto, mi
[cibo-spreco] Avevo letto, mi pare in qualche giornale, di questo libro e di questo prof che ha organizzato un mercato last minute per i cibi in scadenza, che altrimenti i supermercati butterebbero via. In verità anche qui e in molte altre città c'è un sistema di volontariato, che recupera e distribuisce il cibo in scadenza a chi ha bisogno.
A parte questo, il discorso è molto importante, anche perché, bene o male, qualche volta caschiamo tutti nello spreco per disattenzione o per vari motivi. Per me è ora di ribellarsi a questo sistema della crescita indiscriminata, ben vengano queste pubblicazioni e altre iniziative che sensibilizzano su un diverso modo di rapportarsi alla terra e ai suoi beni .
*
Recupero una frase sentita da Enzo Bianchi: "Siamo ciò che mangiamo"...
e qui già ci sarebbe da dire sulla qualità del cibo.
[Il libro nero dello spreco
[Il libro nero dello spreco in Italia] Vero: sprechiamo tantissimo cibo. Questione di mentalità e di ricchezza diffusa. Anche la mia nonna, contadina al soldo dei Torlonia per anni, era abituata a non buttare via nulla: la povertà non concedeva certi "lussi".
Oggi noi abbiamo troppo e troppo facilmente. Compriamo, consumiamo e sperperiamo di tutto. Dovremmo imparare dalle nonne: cucina del riciclo, semplicità e rispetto per i soldi che guadagniamo e che, senza rendercene conto, buttiamo nella pattumiera sotto forma di avanzi.
[Cibo-spreco] Anche il
[Cibo-spreco] Anche il discorso di un'economia sostenible è interessante e quello del commercio solidale, sono realtà ancora di nicchia, ma cui sempre più persone sono sensibili.
In ogni caso, non è facilissimo gestire i "rifornimenti" caserecci: non spendere troppo, non sprecare, variare, bilanciare e, non ultimo, accontentare i vari gusti di famiglia.
I menu si studiano prima a tavolino e, sinceramente, la cucina occupa parecchio del mio tempo e delle mie risorse mentali, pur preparando pietanze normalissime.
[Spreco] I Gas e e altre
[Spreco] I Gas e e altre realtà simili sono sicuramente interessanti, conosco alcune realtà della zona e fra gli aspetti maggiormente positivi di queste esperienze c'è sicuramente la valorizzazione dei prodotti locali e perciò la creazione di una filiera corta. Poi i prezzi non sono certo bassi ed è anche quello il problema.
Poi così in sede di commento e per allargare anche la discussione, mi preme di inserire nel commento un aspetto che leggendo il libro mi ha lasciato quantomeno un po' perplesso e che restituisce pienamente tutte le contraddizioni del mondo in cui viviamo e a cui è davvero difficile alcune volte sottrarsi. E' una polemica, che in maniera magari un po' pretestuosa e furbetta, è stata rilanciata a proposito dei finanziamenti di un giornale e mi riferisco all'Eni e allora si può leggere nelle note di questo libro che la campagna "Un anno contro lo spreco 2010: il cibo" è stata finanziata anche da Eni e Telecom non proprio da due aziende che brillano per la loro faccia pulita.
[spreco] ripreso dagli amici
[spreco] ripreso dagli amici di Hyperhouse: http://hyperhouse.wordpress.com/2011/10/05/il-libro-nero-dello-spreco-in...
[sprechi] la scheda è tosta e
[sprechi] la scheda è tosta e chiara, e le cifre sbalorditive:
"250 chili di cibo vengono buttati via ogni giorno dagli ipermercati; venti milioni di tonnellate di cibo ancora buono finiscono ogni anno tra i rifiuti, in provenienza dai campi o dalle case; ogni anno vengono sprecate quasi 250.000 tonnellate di carne"
> impressionante.
[edizioni AMBIENTE] ultimi
[edizioni AMBIENTE] ultimi inserimenti: tutti da studiare, http://www.lankelot.eu/Edizioni-Ambiente
[Sprechi] Sì, i dati sono
[Sprechi] Sì, i dati sono impressionati. Anni fa rimasi colpito quando un paio di amici che lavoravano in un grande ipermercato mi raccontavano di come fosse impossibile sottrarre alimenti non ancora scaduti ma destinati alla discarica. Sembra un ragionamento banale, dietro ci sono questioni di fatturazioni, magazzini, etc etc, ma vedere del cibo ancora commestibile finire distrutto ti fa incazzare assai.
[sprechi] sì, mi ha
[sprechi] sì, mi ha raccontato anche un mio amico, che ha un piccolo alimentari, che non è facile come uno penserebbe poter regalare le cose prima della scadenza - le cose cmq destinate a essere buttate - a chi ne ha bisogno. Questo è un nodo da sciogliere e quanto prima. Se ti interessa, mi pare che il grande Girolamo Grammatico si interessi anche di queste problematiche. E' un amico... organizza questa cosa qui, http://www.lanottedeisenzadimora.it/ e molte altre. Vedrò di farvi conoscere:)