Scott George Riley

Storia delle punizioni corporali

Autore: 
Scott George Riley

"L’uomo è crudele. È sempre stato crudele. È crudele verso ogni cosa consideri inferiore a sé. È crudele sia verso i suoi simili sia verso gli animali” (pag. 6).

 
Questo è l’incipit e dice già tutto. A dispetto dell’idea che ci si possa fare da un titolo del genere – fuorviante, poi, rispetto ai contenuti – il libro dello storico George Riley Scott (autore di saggi sulla storia della tortura e della prostituzione) non è un agglomerato di nefandezze cruente. È altresì una panoramica, un po’ sintetica, dell’uso della punizione come repressione sociale. Se il titolo del libro richiama alla mente chissà quali torture, Scott si concentra maggiormente su una particolare forma di violenza, ossia la fustigazione. È un argomento che permette di spaziare principalmente su due binari primari: la correzione e l’espiazione.
Da qui si dipana lungo i vari secoli della civiltà umana, dall’antica Grecia alla Seconda Guerra mondiale, fino al periodo coevo (il libro è del 1968) e non risparmia le principali istituzioni che della punizione fisica hanno fatto il proprio motto: lo Stato e la Chiesa di Roma.
 
Per quanto riguarda il primo, va detto che le punizioni assumono principalmente il ruolo di correzione sociale. La scuola, dunque, l’educazione. Grandi filosofi sono stati fustigati durante la loro infanzia e non hanno certo considerato tali misure aliene al buon insegnamento. Voltaire per esempio, anche Locke e “i figli di Giorgio III venivano frustati, per esplicito desiderio di questo monarca” (pag. 72), ma i nomi sarebbero tanti.
Al di là della punizione vera e propria, Scott sottolinea come l’uomo partendo da una regola riesca a degenerare verso i più bassi istinti con una facilità più che raccapricciante. E così ecco spuntare fuori aneddoti (selezionati dall’autore ché, asserisce, se ne hanno a disposizione pure troppi) con tanto di nomi e cognomi, di istituti e presidi, scolari e professori, di come la punizione non fosse che una scusa per martoriare povere creature con evidenti retroscena sessuali. Tutto in fin dei conti va ricondotto in tale senso, vale a dire ad un compiacimento sadico che ha fulcro nella sfera sessuale – malata, patologica, naturalmente.
La frustata come “correzione” non riguarda, è evidente, solo la sfera scolastica. La violenza del forte contro il subalterno ha vari contesti: la servitù per esempio, nonché la prostituzione (con la sua ambivalenza: punizione perbenista da un lato e giochi erotici dall’altro, che spesso investono personaggi del potere), senza dimenticare l’Esercito e la Marina. È nota la crudeltà verso i servi, meri oggetti durante il periodo Romano; forse invece non sono altrettanto evidenti le esplosioni di vera e propria efferatezza nell’ambiente militare. Le insubordinazioni, le inadempienze, erano pagate care e tali erano le punizioni che la morte per frusta non era cosa rara. L’autore raccoglie anche in questo campo racconti che spaziano nel tempo e nella civiltà, non soffermandosi troppo sulle scene più indigeste. Eppure vien fuori un ottimo quadro della spietatezza di tanti ufficiali che, per il minimo pretesto, spezzarono le tante vite di chi gli era inferiore. Viene fuori un quadro tutt’altro che benevolo per il genere umano. In ogni ambiente, in ogni epoca (compresa la nostra) sembra che la sete di violenza non possa placarsi. Ed interessanti sono le riflessioni riguardo alle esecuzioni in piazza: l’atmosfera di gioia del popolo, che per una volta si mischiava alla nobiltà, si scambiavano battute di spirito verso l’impiccato o l’eretico al rogo, ed era come se la violenza divenisse sempre più normale, esecuzione dopo esecuzione. Perché l’uomo sa abituarsi a tutto, anche alle immagini più disgustose e immorali.
 
E poi è la volta della Chiesa. Ciò che Scott riesce a scovare non ha solo del sensazionale ma anche del deprimente. Santi masochisti (San Paolo), santi sanguinari (San Domenico) e santi che ricorrono alla coprofagia (Santa Maria Alacoque che pare lo facesse per mortificare se stessa, pag. 169). Oltre al prevedibile capitolo sulla Santa Inquisizione (e dei suoi cinque secoli di torture indicibili) Scott si sofferma sulle decamerontiche sfumature della punizione corporale nei monasteri, tutte documentate con numerose note a piè di pagina. La costante è sempre la stessa: preti che ricorrono alle frustate nel posteriore per lo più a fedeli del gentil sesso. Tali sono le sconcezze che la Chiesa ricorse ai ripari spesso e volentieri: il sesso è tabù e qualsivoglia scrittore, nei secoli passati, si azzardasse ad alludere a fandonie riguardanti abusi sessuali dei parroci sarebbe stato immediatamente estirpato con la forza bruta, in nome dell’eresia e dell’influsso del Demonio. E così fu, semper. Pare, addirittura, che ci furono ammonizioni verso molti prelati per quanto riguarda la violenza ai minori. Gorge Riley Scott non lascia fraintendere niente e non ci pensa su due volte a paragonare i preti agli stregoni delle antiche tribù: forse questo è poco professionale, data l’ipotetica imparzialità di uno storico. Ma sottolinea, giustamente, come fino a pochi anni prima un libro come il suo gli avrebbe causato segregazioni, violenze e, duecento anni prima, il rogo.
L’arma della paura è ciò che ha reso tanto longeva la Chiesa di Roma, sostiene apertamente lo storico inglese. Eppure non risparmia altre religioni, oggi ancor più violente, e plana egregiamente su un piano più concreto: la psicologia del torturatore. L’elemento neurologico-sessuale è sempre dietro l’angolo, e non risparmia l’Ufficiale come l’Inquisitore o il maestro che denuda gli allievi per fustigarli. Il rapporto fra il carnefice e il sofferente non è, ovviamente, il medesimo che corre tra il poverino e il suo esecutore. Infatti in una testimonianza di un militare costretto a frustare un suo pari, scoppia l’orrore per quel gesto, compiuto perché minacciato di subire la stessa pena. Ecco quindi che i tanti – troppi – esecutori che provavano passione a far del male non erano troppo lontani dalla follia sadica. Anticamente si pensava che la zona erogena principale fosse il basso addome e che il liquido seminale risiedesse nei reni. I luoghi del corpo che erano prediletti dai carnefici erano appunto le natiche e la zona lombare della schiena. A partire da lettere private, Scott mette in evidenza come con tali pratiche si cercasse un piacere che, specie per quel che riguarda la Chiesa, era negato nel suo flusso naturale. Del resto anche ai tempi di Virgilio si pensava che frustare il posteriore di una donna servisse a farla restare incinta. Tutti questi fattori confluiscono in un fattore che ha, va da sé, a che fare con il termine sadismo. Scott ci illustra come tal termine venga spesso utilizzato riguardo il solo gusto della violenza. È errato. Il sadismo coniuga il piacere del far del male fisico a qualcuno con la libido sessuale. Ciò che a noi può sembrare un argomento scioccante, giustamente raccapricciante, non lo era per le epoche precedenti alla nostra. Lo storico ci dimostra come nella Francia del XVIII secolo la fustigazione per procurare piacere era una cosa quotidiana nella nobiltà. Non solo, il tanto citato Marchese De Sade, da cui poi il nome sadico, non era che la punta dell’iceberg. I suoi romanzi, infatti, non fecero alcuno scalpore: era semplice letteratura pornografica, ebbe anzi consensi e un discreto successo. Il caso De Sade – racconta Scott – deve la sua popolarità a due fattori non troppo pubblicizzati: egli aveva pubblicamente offeso la Santa Chiesa di Roma. Primo motivo per essere eliminato. I suoi processi infatti prevedevano la sodomia e un avvelenamento di clienti d’un bordello. Altri processi di questa risma gli procurarono degli anni di carcere ma la sua reclusione in manicomio ha un motivo ben diverso: il Divin Marchese si era permesso di insultare Napoleone. E nulla poté salvarlo. Fu all’interno dell’ospedale psichiatrico che compose i suoi libri, e le sue violenze si limitarono così alla pagina scritta.
Altrettanto sorprendente è leggere come il fatto di fustigarsi in pubblico, per esempio i martiri che praticavano l’autoflagellazione, raggiungesse un vero e proprio piacere fisico, sia perché venivano utilizzate verghe non particolarmente feroci, sia perché contemplava un esibizionismo che riusciva anche a mettere da parte il dolore. E così preti capeggiavano lunghi cortei dove persone di ogni sesso ed età, completamente nudi o con sole camicie indosso, attraversavano l’Europa partendo dal Sud Italia, martoriandosi in nome di Dio. E i proseliti non mancarono, anzi, la teatralità della scena (tema che per Scott è il principale motivo di consenso delle religioni) travolgeva in un turbine di follia collettiva nobili e plebei in nome della redenzione. Ma la violenza autoinflitta non raggiunge i livelli di cattiveria che l’uomo ha perpetrato verso gli indifesi, i deboli, per il solo gusto di vedere il prossimo soffrire. Che sia una particolarità delle epoche passate? Scott ci ricorda come oggi, l’era in cui la violenza è aborrita e condannata da tutti, si continui a restare indifferenti davanti ai soprusi verso gli animali. Se una frustata verso un uomo ci lascia impietriti e sconvolti, non provoca la stessa reazione in noi un cavallo frustato per aumentare il passo, o gli uccelli fucilati per la caccia. E la corrida e la caccia alla volpe rimangono barbarie legalizzate e ben accette dalla massa, rispettivamente spagnola ed inglese.
 
Il pessimismo di questo libro è incoraggiante per guardarsi addosso, e per – forse – cercare di innalzare l’opinione che abbiano di noi stessi, cambiandoci e non dimenticando.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
George Riley Scott (?), storico e medievalista inglese.
 
George Riley Scott, “Storia delle punizioni corporali”, Oscar Mondadori, Milano, 2008.
Traduzione di Silvia Denicoilai.
 
Prima edizione: “The History of Corporal Punishment”, 1968. 
 
Luca Martello, 27 marzo 2009
ISBN/EAN: 
8804558997

Commenti

Il libro di uno che non si chiama Ridley Scott.

!

OT. articolo numero 3.300 di Lankelot. Festeggiamo!

E festeggiamo :)

"santi sanguinari (San Domenico)" ehm, è uno dei fondatori della Santa Inquisizione e pare torturasse in prima persona gli eretici più testardi...

Curioso.

"Ciò che Scott riesce a scovare non ha solo del sensazionale ma anche del deprimente. Santi masochisti (San Paolo), santi sanguinari (San Domenico) e santi che ricorrono alla coprofagia (Santa Maria Alacoque che pare lo facesse per mortificare se stessa, pag. 169). "

> fonti?

7. Krafft-Ebing, "Psychopathia sexualis", cit., p. 186

7. A Pio, nun me 'nvento gnente...

Questo mi manca(controlla il nome nel testo). Ho Storia della tortura ma non ho il coraggio di leggerlo...
Lettura in parallelo Histoire d'O, dove la fustigazione è elemento centrale con connotazioni sessuali legate all'idea di possesso, uno dei tanti motivi trainanti.

10. Be' questo libro è un po' datato, ma "Storia della tortura" credo sia addirittura degli anni 40, e da quanto ho letto di impressionante ha ben poco. E' il titolo che fa tanta scena :)
Se non sbaglio anche "Histoire d'O" è citato nel libro, infatti. Del resto a me ha fatto venir voglia di riprendere De Sade, certo, letto con la dovuta cautela...

(ho corretto il nome, grazie!)

(sai che non trovo notizie biografiche di mister Riley Scott? Strano. C'è scritto qualcosa in più, nell'edizione Mondadori?)
*
(Hammer, come hai scoperto questo saggiotto?

George Riley Scott, storico e medievista inglese, ha pubblicato numerosi saggi di storia della civiltà e della mentalità di taglio antropologico. Oltre alla celebre Storia della tortura (1940, edita in Italia dagli Oscar Mondadori), si ricordano A History of Prostitution from Antiquity to the Present Day (1976) e Flagellation (1968).

Infatti anche io non ho trovato niente, quanto dici al commento 13 è scritto nella quarta di copertina, solo che al posto di "numerosi" si legge "fondamentali" - questo fastidioso, e non documentato, aggettivo mi ha spinto a non trascrivere niente. Eppure è citato spesso, qua e là, ma biografie ufficiali... nada. boh!

12, l'ho trovato in libreria, ben esposto e l'ho comprato senza dargli grande importanza. Poi leggendo non mi è sembrato male...

ma devo mettere Mondadori o

ma devo mettere Mondadori o Oscar Mondadori?

case editrici,

case editrici, Mondadori

(Oscar è una collana;) )

(ocio che saggistica è sempre

(ocio che saggistica è sempre saggistica trattatistica, proprio così, tutte e due le parole)

aggiungo trattatistica?

aggiungo trattatistica?

sì, sempre dentro la stessa

sì, sempre dentro la stessa virgola

così

, saggistica trattatistica,