Scolozzi Raffaella

Gli ultimi dinosauri

Autore: 
Scolozzi Raffaella

“GLI ULTIMI DINOSAURI”

L’autrice ha vissuto e si è confrontata con gli ultimi venti anni di cambiamento della scuola, cambiamento che è stato in realtà parallelo a quello di una società intera: si è riflesso nella crescita dei giovani e nella loro educazione implicando per gli educatori una flessione di linguaggio, stile, modalità e comunicazione diversa dalla precedente, peraltro ampiamente contestata in anni a tutti noti. Non vado indietro di molto ma l’uso indiscriminato di Internet per esempio, ha privato i ragazzi della lettura e quindi dalla parola scritta e comunicante.

Vassalli e Consolo in un corso di aggiornamento per docenti a Ferrara ebbero a parlare, riguardo ad internet, di quello che denominarono “luogo virtuale di solitudini labirintiche”… in realtà, nell’ultimo decennio e forse da più, l’uso esclusivo dell’immagine ha compromesso l’abilità del leggere, scrivere e trasmettere e soprattutto del trovarsi bene in una scuola che è così diversa dal mondo virtuale. Questo, insieme ad altro, non poteva non trasferirsi nell’insegnamento implicando metodi nuovi e strategie chiamiamole pure di compensazione di fronte alle quali spesso ci si trova spaesati.

La violenza tra ragazzi, la sempre maggiore competizione ed uso della forza e prevaricazione di cui il mondo circostante è “buon maestro”, ha fatto emergere il fenomeno del bullismo che da sempre comunque da molto serpeggiava nelle scuole, qualche volta nascostamente, altre taciuto e poco valutato come seme che avrebbe germinato cattive piante. In questo senso, raccontando la sua personale esperienza, l’autrice che ha operato con passione nella scuola, intesa come educazione e quindi crescita dell’individuo, scrive questo libro con l’entusiasmo di chi non si scoraggia e crede che il danno possa essere ribilanciato invitando tutti a una sorta di credo ideologico ed intimo sull’educazione, fornendone esempi che per lei sono stati importanti e scrivendone non per insegnare ma per suggerire riflessioni e possibilità.

È  proprio in questa ipotesi di ricerca che la professoressa Scolozzi scrive di vari modi, di varie interrelazioni con l’allievo… di test di conoscenza, di ricerca del ragazzo come individuo in crescita e con il diritto alla serenità la cui mancanza spesso si esprime in comportamenti aggressivi o all’opposto di totale introversione… e comunque mai in un serio apprendimento.
La ricerca dello “stare bene a scuola” costituisce l’obiettivo del libro che è in fondo il programma di vita dell’autrice che anche oggi che è in pensione persegue con passione. Senza agio anzi con disagio, senza un modello di riferimento anzi senza argini, la crescita del ragazzo è complessa e spesso rischiosa… sappiamo tutti quello che vuol dire “ragazzi a rischio”…

La professoressa Scolozzi offre suggerimenti, chiede collaborazione con l’umiltà del vero intellettuale che proprio perché tale, vuole donare e donarsi. Il titolo, anche se preso da uno spunto occasionale di un incontro con la madre di un allievo, è in effetti congruente al testo.
Il dinosauro è, nel tempo la ricerca dell’archetipo… le nostra ossatura di società e vita… l’inizio della scuola e il suo dialogico interrogarsi e fa di questo testo un libro di passione ed entusiasmo.
 

BREVI NOTE

Raffaella Lina Scolozzi (Orta Nova, Foggia. 1943), insegnante e scrittrice italiana.

Raffaella Lina Scolozzi, “Gli ultimi dinosauri”, Edizioni La Carmelina, Ferrara
Prefazione di Vincenzo Viglione

Patrizia Garofalo, gennaio 2008

ISBN/EAN: 
000

Commenti

La professoressa Scolozzi offre suggerimenti, chiede collaborazione con l?umiltà del vero intellettuale che proprio perché tale, vuole donare e donarsi. Il titolo, anche se preso da uno spunto occasionale di un incontro con la madre di un allievo, è in effetti congruente al testo.
Il dinosauro è, nel tempo la ricerca dell?archetipo? le nostra ossatura di società e vita? l?inizio della scuola e il suo dialogico interrogarsi e fa di questo testo un libro di passione ed entusiasmo.

Grazie per il nuovo contributo, Patrizia!
Non trovo, in rete, anno e luogo di nascita dell'autrice - appena puoi avvertimi e integro.

A più tardi per i commenti,
gf

Perfetto, inseriti;)

Per ora integro - restando in tema -
un richiamo all'articolo e al dibattito sul libro di Mazzocchini:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=paolo-mazzocchini

Si ho sostenuto sempre la necessità del dubbio, dell'interrogarsi, del suggerimento come elemento fondamentale nella cultura che diversamente diventa proclamatoria. L' andamento della scuola poi mi è sembrato degno di interesse e colloquio proprio in un sito che è diretto da uno scrittore aperto, poliedrico e pregnante.
E' un problema grosso quella della scuola ma automaticamente vorrei rivolgessimo la nostra riflessione ai giovani, alla loro crescita e al loro disagio del quale ognuno per suo conto e senza essere onnipresente e onniscente dovrebbe rivolgere la sua attenzione.
Stiamo perdendo un patrimonio enorme e pieno di risorse che come persona mi ha offerto amore, crescita e valori e attenzione. Sono riuscita a sopportare tante cose .forme e burocrazie perchè ogni mattina per tanti anni ho avuto davanti me giovani , oggi uomini che ancora frequento...............il libro recensito è in questo senso un pegno d'amore.

"È proprio in questa ipotesi di ricerca che la professoressa Scolozzi scrive di vari modi, di varie interrelazioni con l?allievo? di test di conoscenza, di ricerca del ragazzo come individuo in crescita e con il diritto alla serenità la cui mancanza spesso si esprime in comportamenti aggressivi o all?opposto di totale introversione? e comunque mai in un serio apprendimento".

La ricerca della serenità dell'alunno è fondamentale per la sua crescita, intima e sociale. Su questo nulla da dire né da obiettare. Certo è decisivo il come, la strategia da utilizzare. A questo proposito sarei curioso di sapere cosa sono questi "test di conoscenza" cui accenni. I fenomeni deteriori che si innescano (quelli che cita la professoressa ma non solo)quando il rapporto tra educatore e allievo non è virtuoso li conosciamo bene, oramai, e certo la comunicazione telematica e impersonale ha contributo non poco a questo stato di cose, essendo oramai d'uso consueto anche in tenera età. A mio avviso tra allievo e maestro sono imprescindibili stima e fiducia, per la buona riuscita del rapporto; fiducia la quale deve essere necessariamente reciproca: sovente il male profondo della scuola non è solo il suo non riuscire ad essere l'incontro tra amore, socialità e sapere, ma è anche e ahimé soprattutto dovuto alle frustrazioni che vive lo stesso educatore che non è preparato a livello relazionale. Non esistono, salvo in rari contesti, i formatori degli educatori, i quali vengono sempre più mandati allo sbaraglio essendo anche psicologicamente impreparati a gestire situazioni di gruppo. Rudolf Steiner diceva: "l'educazione è amore". Dunque una sorta di missione, non un semplice lavoro. Se si partisse sempre da questo presupposto, nonostante le vistose carenze del sistema, non si arriverebbe alle preoccupanti derive che troppo spesso riempiono le cronache di tv e giornali. Inutile farvi esempi che già conoscete, sono note le ultime agghiaccianti vicende avvenute sia nelle materne che nelle superiori.

sono test semplici che tendono e vedere la condizione iniziale dell'alunno che entra nelle nostre classi, test che possono rilevare.il suo disagio o benessere......senza arrivare ad una comunicazione immediatamente diretta dalla quale il ragazzo fuggirebbe ....è un accostarsi piano piano a lui come individuo.
L'obiettivo di ciò è sostenere che, laddove non si verifichi relazionarietà e confidenza............sarà proprio l'apprendimento a soffrirne.

7 - Si, chiarissimo. L'importante è che vengano presi dagli alunni come un gioco, un momento ludico, e non un vero e proprio test.

Come spesso ho ricordato sono figlia, nipote e bisnipote (!) di insegnanti da parte materna e paterna (dalla bisnonna maestra nel 1900 nella profonda Carnia ai nonni e al papà insegnante alle superiori passando per mamma e nonna che hanno insegnato alle medie). Ho visto attraverso i loro occhi l'evoluzione, talvolta interessante e talvolta tragica, della scuola.
Oggi lavoro in un'università, pur avendo abdicato alle esigenze di un dna che avrebbe voluto seguissi le tracce di tutti i miei avi.
Ho sott'occhio le giovani leve e i futuri professionisti di domani.
Qualche volta c'è da spaventarsi.
Mediamente tuttavia non vedo peggioramenti significativi rispetto alla mia generazione e questo è confortante.
Ho molti amici insegnanti a vari livelli e le loro lamentele non sono dissimili da quelle dei miei genitori che sono andati in pensione nel 1997.
Ci sono i ragazzi interessati e i docenti preparati, così come ci sono i ragazzi sfaccendati e i docenti che scaldano il posto (sempre meno "fisso" per altro, ma questo è un discorso diverso).
Ho fatto medie e superiori nel post-terremoto friulano: due dati significativi che corrispondevano a non avere un insegnante di qualsiasi materia per più di un anno.
Non credo che oggi la situazione sia molto diversa, anche se diverse sono le cause.

Guarderei con occhio meno disfattista dei giornali e dei media il mondo scolastico nel suo genere e a proposito delle nuove tecnologie, non sono tanto queste da demonizzare, quanto la scarsa abitudine a farne un uso corretto e civile.
Se è vero ciò che dice Lèon a proposito della "missione" dell'insegnante (mia nonna ne era convintissima e nella scuola lei ci ha passato 40 anni) che non c'è preparazione psico-pedagogica, vero è anche che manca una preparazione a insegnare ai ragazzi appunto a usare correttamente degli straordinari strumenti di questo tempo.

Sicuramente un bel contributo, Patrizia, questa recensione per un tema sempre attuale.

"La ricerca dello ?stare bene a scuola? costituisce l?obiettivo del libro"

i test sono tutti anonimi , vanno dati come gioco e modo di stare insieme.........e' solo l'insegnante che dopo vaglierà le problematiche.........è stato un modo valido negli ultimi tempi per far venir fuori l'isolato o lo spaccone, entrambi necessitanti d'aiuto , ma domani sera dal mio pc parlerà meglio la scrittrice che è mia ospite, io trovo che anche se non siamo psicologicamente preparati..oggi ...intendo dopo la scuola di massa ( giustamente approvata ) non si possa più insegnare senza strumenti di base............e questo libro vuole suggerire soluzione almeno da tentare...............è altrettanto vero, ma su questo l'autrice non concorderà nella sua incredibile forza, che una persona non disponibile e poco portata alla ricerca e al rilancio di se stessa, in un mondo che cambia in continuazione, può anche essere lettrice accanita di libri di psicologia..ma i risultati.........beh.avete
capito...........

i risultati universitari sono frutto di basi pencolanti...............le cause, almeno alcune le abbiamo dette.
Ma una cosa della quale sono certa per averla sperimentata ventanni è che se il ragazzo si sente giustamente approvato o anche redarguito da una persona che è diventata per lui credibile..........i risultati sono molto incoraggianti anche nel profitto. spostate la scuola nella vita........ no è lo stesso? io non andrei mai o perlomeno non andrei volentieri in una casa dove non sono considerata che un numero. E' chiaro che comunque le cause del disagio giovanile sono tante........ma la scuola ha una gran parte nella giornata di un ragazzo. Sia accettata che ancor di più se rifiutata.

ho avuto conferma adesso che l'autrice sarà a casa mia verso le 1830 19....se fa piacere a qualcuno rivolgerle delle domande lei ne sarà contenta ed emozionata......è il suo primo libro a mio avviso meritevole di una passione che molti di noi insegnanti abbiamo persa..................a presto......e buon fine settimana a tutti se sarete impegnati..........

Io sarò in viaggio per la Sardegna, torno lunedì!
Ma intanto grazie a tutti per il confronto e per il dibattito; a Patrizia per la pubblicazione dell'articolo, all'autrice per la sua disponibilità.

Ave
gf

sono l'autrice e vi ringrazio intanto del confronto e della disponibilità alla cominicazione e scambio di opinioni.
Quando ero studentessa, talora mi trovavo a dibattere con i miei compagni di corso sulla questione se l'insegnamento fosse un'arte o una scienza.
Adesso dopo tranta anni e passa di carriera posso rispondere:
è un'arte , cioè un'attività in cui conta molto la personalità di chi la esercita, cioè la sensibilità, l'intuito, l'ingegno, l'amore ma in cui contano molto anche la preparazione e lo studio che indichino quali sono i metodi, le tecniche, le regole migliori per operare bene.In altre parole, un'arte che non può fare a meno di certi presupposti scientifici .

mi sento gdi aggiungere che i test di cui ho fatto uso nel corso della mia carriera sono stati sempre concepiti e proposti come un gioco, come un momento ludico che consentiva però ai ragazzi di parlare senza timori, di svelare eventuali preoccupazioni , disagi o ansie legate al loro stare a scuola, e a me di conoscerle e di intervenire poi insieme con i colleghi per trovare soluzioni.
Ecco perchè io non ho mai avuto nelle mie classi episodi di bullismo, di aggressività o di mancanza di comunicazione e rispetto
in quanto ho operato una fortissima prevenzione sul possibile sorgere del disagio relazionale.

giungiamo al punto della formazione culturale.
Una volta istaurato in classe un clima di reciproca fiducia e credibilità, l'insegnante potrà affrontare i contenuti culturali con maggiore serenità e consapevolezza di essere seguita, nonchè di curare lo sviluppo culturale necessario soprattutto a partire
dalle scuole inferiori( Piaget - vedi libro)Io ho potuto spaziare
dalla Divina Commedia a Freud, dall'Iliade a Shakespeare, dal Verga ai poeti ermetici , dal Boccaccio a Buzzati.
Vi ringrazio veramente di questa apertura di colloquio che mi ha dato gioia e agio. Se vorrete rispondermi , patrizia mi richiamerà e continueremo a parlare , diversamente sono felice di avervi conosciuto e spero di sentirvi e leggervi presto
Raffaella Scolozzi

Forse, Professoressa, e mi scusi se faccio questa osservazione, dipende molto anche dai contesti e dai periodi. Io come figlia di insegnanti sono stata oggetto di pesantissime "attenzioni" da parte di ragazzi che vivevano in condizioni di estremo disagio (sto parlando del Friuli immediatamente post-terremoto, dove alla tragedia della perdita di affetti e cose si aggiungeva la piaga dell'alcool, presentissima perfino nelle scuole medie).
Problemi che mia madre - ci eravamo appena trasferiti da una cittadina molto "elegante" della provincia di Padova - non aveva mai dovuto affrontare in precedenza nonostante un contesto temporale (era il 1978) piuttosto difficile.

Ricordo molto bene che allora nessuno si sarebbe sognato di denunciare dispetti anche pesanti (mi sono fatta male e mi hanno fatto del male svariate volte) spesso perpetrati in gruppo. Io non piangevo e mi tenevo la rabbia dentro. Sapevo che se avessi parlato avrei potuto fare molto più male e mi rendevo conto che i miei compagni erano figli di un tempo e di un luogo disgraziato.

Oggi in che contesti si sviluppa il bullismo? Principalmente, credo, quelli di abbandono. Genitori al lavoro per otto-nove ore, ragazzi lasciati a se stessi. Genitori che abdicano al ruolo di educatori, educatori che non possono prendere il posto di famiglie inesistenti.

Trent'anni fa, qui, era esattamente lo stesso.

Solo che nessuno ti ilmava col telefonino...

Io ho cominciato a respirare al Liceo... ma quando ho potuto cambiare città per proseguire gli studi ho respirato ancora meglio.
Della scuola media ho un ricordo orrendo, il periodo più brutto della mia vita.

Della mia vita di studentessa, intendo.

La saluto cordialmente e saluto Patrizia.

adesso sono patrizia garofalo vera..............ritengo che i problemi ci siano sempre stati e grandi nelle scuole........io stesso ero balbuziente e venivo costretta a ripetere come se fosse stata colpa mia.......................ne soffrii tantissimo e poi ero miope e con capelli crespi ..................non ho vissuti i tuoi contesti ma il disagio si molto anche se dopo è tutto passato e oggi fa parte della mia crescita e volontà di comunicare.....scrivere e comunicare e parlare e oggi parlo bene.................oggi le tematiche si sono evidenziate, pochi presidi tacciono, i genitori si vergognano meno dei loro disagi e ne parlano.sicuramente c'è più trasparenza e più facilità per gli insegnanti per fare qualcosa .per questo credo che l'autrice abbia scritto proprio perchè lei intravede la possibilità di miglioramento
e si è sempre interrogata e meravigliata davanti al silenzio.

sono sempre patrizia.il bullismo si sviluppa non solo in casi come quelli da te detti.......l'uomo forte.......se ti picchia picchia anche tu....è tipico dell'educazione materna italiana di fronte ad un figlio maschio e ne ho avuto orrore e ne ho parlato 20 anni fa
ma qui entreremo in cose pesanti .molto pesanti e dipendenti da fatti che non dipendono dalla scuola che deve arginare in questo senso ed equilibrare mancanze non sue.ma che spesso allora la scuola metteva a tacere....oggi...forse grazie all'idiozia di un telefonino
ne sappiamo di più.....e tacere non è stato più possibile.

il commento dell'altro giorno è stato mangiato dal pc come al solito...eieri non ero in casa.
allora volevo ringraziare la prof, fa sempre piacere sentire che ci son ancora insegnanti preparati e impegnati affinchè i ragazzi stiano bene a scuola e questo "stare bene" mi sembra sia fondamentale per l'apprendimento e per tutto.
24 quel modello di cui parli, Patrizia, esiste ancora e viene applicato anche alle femmine, spesso c'è questa "educazione" all'aggressività e alla prepotenza con risultati pessimi.

negli ultimi anni, circa 10 direi di si marina.ma prevalentemente l'educazione materna è molto permissiva nei confronti di un maschio al quale è o perlomeno fino a poco tempo era difendersi a botte , non rispondere quindi a parole..........e dire.....mah........è una ragazzata..............guai poi per i lavori di casa...................ed esiste anche oggi ..io ho lasciato la scuola a Ferrara settembre scorso...............non parliamo poi parlare di strupro....................lui è lui..........e questo lo sentivo in classe e durante la ricreazione e ho parlato, dibattuto.............spesso credo inutilmente.la mamma all'italiana c'è e persiste nei suoi aspetti bellissimi ma anche in altri poco formativi

Sono genitore di uno studente diciasettenne, ammorbato dal disinteresse verso lo studio. Si tratta di un ragazzo molto creativo, che unisce all'attività sportiva la partecipazione ad un complesso di musica rock. Ha frequentato con profitto ed interesse corsi di montaggio e sceneggiatura cinematografica ed ha al suo attivo la realizzzione di alcuni corti, che hanno riscosso lusinghieri apprezzamenti.
Ma il suo disagio nei confronti dell'educazione scolastica è motivo di insofferenza e tormento. Talvolta mi ha richiesto di spiegargli un periodo storico, di parlargli della vita e le opere di uno scrittore o di un poeta. Mi ha confessato che l'insegnante non era riuscito a renderglielo comprensivo con altrettanta passione. I professori li ho conosciuti personalmente nel corso dei colloqui e l'impressione che ne ho tratto è che fossero nella maggior parte dei casi persone pur brave ma spaesate, a disagio e
legate ad una mentalità quasi contabile. Quasi tutti, subito dopo i saluti di rito mi hanno spalancato dinanzi il registro riferendomi di quante volte è stato interrogato e facendomi la media delle votazioni riportate. Talvolta questa media veniva inficiata da un voto molto basso dovuto al fatto che il ragazzo non aveva consegnato un compito oppure si era dimenticato di portare il libro a scuola.
Mio figlio è un ragazzo timido ed introverso e nei suoi temi trova finalmente modo di dare libero sfogo a questo sentimento di disagio. L'insegnante lo premia con un bel voto ma non tiene conto del messaggio in esso contenuto....
Un tempo la scuola era un baluardo estremo eretto contro la regressione socioculturale, ma oggi dobbiamo confessarcelo la fortezza è stata espugnata. Ancora una volta le istanze di una società che fa leva unicamente sul valore economico privano i giovani della presenza costante dei genitori per lunga parte della giornata e fanno perdere agli insegnanti l'obiettivo del loro mestiere.
Schiacciati tra il passato dei valori ed un futuro che annuncia l?inesorabile consumazione, il quotidiano diviene scialo e si realizza in una ritualità dei comportamenti e delle convenzioni a cui la scuola non è capace di proporre un modello alternativo in maniera convincente.
Come uscirne ? La via maestra è quella della ricerca della quieta vivibilità, ottenuta attraverso il riappropriarsi del tempo : la messa in valore del tempo interiore, il tempo dello studio e della simultaneità con il mondo lontano e con gli ampi orizzonti del pianeta perduto. Dunque riconquista del potere assoluto di governare il tempo reinventando l?otium, che è tempo della solitudine e della sapienza, dello studio e della riflessione. Ma non intesa come fuga dal mondo nel compiacimento della propria personale erudizione, bensì come ricerca di una nuova socialità che è quella della cultura.
Ma forse agli insegnanti non farebbe male un sano corso di marketing e ai genitori un buon manuale di sopravvivevenza.
Mala tempora currunt.....

Gian Paolo Grattarola

Desidero ringraziare la Patrizia nonché l'autrice del libro per averci restituito un raro brandello di quella civiltà dispersa in cui le persone svolgevano la propria occupazione di insegnanti alla stregua di una missione. Rara avis ormai....

Grazie di cuore e della Vostra preziosa testimonianza e della Vostra stimolante attività.

Gian Paolo Grattarola

la scrittrice ringrazia al mio posto e tornerà a leggervi con gratitudine e a scrivervi se volete.
io ho lasciato nel campo scuola memoria d'amore..incancellabili ma il mio percorso da sempre è stato un altro.............la poesia

Cara Patrizia,

sarei lusingato di conoscere il parere dell'autrice in merito alle proposte adombrate nel mio intervento precedente. Inoltre vorrei sapere se anche Lei condivide la mia personale convinzione che in un paese che ospota il più vasto patrimonio artistico del mondo, l'insegnamento della storia dell'arte dovrebbe costituire una materia obbligatoria e di primaria importanza quanto lo studio della lingua italiana. Questo progetto consentirebbe non solo di erudire gli studenti ma avrebbe lo scopo di rieducare al gusto del bello una società votata unicamente all'apprezzamento dell'utile.
Non va poi disconosciuta la necessità di formare una futura classe dirigente che ponga finalmente la cultura al centro dello sviluppo economico e sociale.

Forse ho messo troppa carne al fuoco e mi ritiro in buon ordine.

Gian Paolo Grattarola

appena potrà l'autrice risponderà...tante domande dovrebbero spingerla a scrivere ancora....io come coordinatrice del libro e della recensione vi ringrazio e aspettiamo..........Lei

"Non vado indietro di molto ma l?uso indiscriminato di Internet per esempio, ha privato i ragazzi della lettura e quindi dalla parola scritta e comunicante."

Non sono d'accordo su questa affermazione, certo ci sono molti ragazzi che con l'uso spropositato di internet hanno perso il piacere della lettura, ma molti altri riescono a far "convivere" con il giusto equilibrio il virtuale con il mondo "reale".
Internet secondo me deve essere il giusto completamento di un libro, un luogo (come stiamo facendo qui) dove poter discutere e comunicare.
Internet però non deve sostituire la lettura.

"non poteva non trasferirsi nell?insegnamento implicando metodi nuovi e strategie chiamiamole pure di compensazione di fronte alle quali spesso ci si trova spaesati."

Invece secondo me è il contrario, ci si trova spaesati davanti ai metodi di insegnamento vecchi, internet a scuola viene spesso visto come un mezzo nocivo e non come un mezzo utile al fine pedagogico.

caro francesco, ti ringrazio molto dell'intervento.
Il libro non parla di convivenza di internet e libro scritto ...........vissuta in modo consapevole.si riferisce prevalentemente alle elementari alle media .........quando per motivi diversissimi...............l'immagine..coadiuvata dalla televisione.......determina una scelta netta di esclusione del libro. Quindi nella crescita del bambino poi del tagazzo.........la forma base non è quella scritta....tanto che io che ho insegnato fino a tempo fa solo nelle scuole superiori........ho riscontrato difficoltà di comprensione e mi sono poco dopo accorta che non sapevano leggere correttamente e scrivere!!!!!!!!!!!!!!!!!

Volevo innanzitutto dirvi che domani mattina verso le 11 l'autrice sarà da me per rispondere alle ultime cose che non ha letto.
Io volevo aggiungere a completamento di quanto scritto sopra che è anche la famiglia ad essere cambiata........tranne che per pochi negli ultimi anni è stato difficile seguire la giornata del figlio, il doppio lavoro è praticamente diventato obbligatorio e molti dei miei ragazzi erano a casa da soli.........fino a tardo pomeriggio..e se potevano sceglievano di navigare...........le facilitazione poi delle normative scolastiche hanno fatto il resto.
Non per tutti. Io non generalizzo MAI

somo l'autrice a faccio diferimento alle questione poste dal signor grattarola.
prima di tutto la ringrazio di cuore dell'interesse dimostrato nei confronti del mio studio. In lei ho trovato una rispondenza di opinioni e di sentimento che mi rissolleva dal timore di aver scritto qualcosa di presuntuoso o inutile. In effetti alla prima presentazione del libro, gli insegnanti , pur invitati in gran numero erano una ridotta minoranza.Non so se questo sia stato dovuto alla convinzione di poter fare a meno di un confronto e dei sugerimenti scaturiti da 35 anni di vita nella scuola. Speravo in un interesse maggiore soprattutto da partedei docenti più giovani. Rivedo me stessa alla loro età, alle prese con problemi a cui l'università, pur dandomi una bagaglio culturale approfondito,non mi aveva preparato. Ricordo le mie crisi, le notti insonni trascorse a pensare quali fossero gli strumenti adatti per suscitare nei ragazzi la motivazione allo studio. Rammento il mio desiderio di conoscere che cosa c'era dietro la facciata che presentavano in aula, il desiderio di sapere che cosa veramente pensavano di me e della scuola. Tutti i libri citati nella bibliografia del mio lavoro li ho comprati dopo e li ho studiati dopo l'università nello sforzo di avvicinarmi di più ai miei alunni e di rompere quella barriera che temevo ci fosse tra me e loro.

sempre rispondendo al dott. grattarola.....aggiungo che per quanto riguarda il figlio, probabilmente dotato di una sensibilità superiore alla media, confermo che queste situazioni sono frequenti soprattutto laddove la preparazione di base dell'insegnante manchi di strumenti pedagogici appropriati. Per quanto riguarda l'insegnamento di storia dell'arte ritengo con lei che questa disciplina dovrebbe trovare posto anche in istituti propriamente tecnici e professionali nel cui curriculo invece attualmente non è prevista. con l'occasione rivolgo a tutti voi i miei ringraziamenti per la partecipazione e la mia gratitudine.

Gent.ma Prof.
desidero ringraziarla per l'attenzione che mi ha rivolto e per la profondità delle sue riflessioni, che conosidero oltremodo preziose e che non mancherò di custodire come un raro tesoro.

Grazie infinite anche della Sua autorevole testimonianza, che ha avuto il pregio di aprire un dibattito di cui si avverte l'urgenza.

Gian Paolo Grattarola