Sclavi Tiziano, Castelli Alfredo

Dylan Dog, Martin Mystère

Autore: 
Sclavi Tiziano, Castelli Alfredo

L’arte del fumetto, in Italia, si scontra duramente da decenni con l’ostracismo pseudo-intellettualistico della nomenclatura culturale: uniche eccezioni, Oreste Del Buono ed Umberto Eco. Le tesi, suffragate da irritanti perifrasi e da sardoniche allusioni, sembrano clonarsi d’accademia in accademia. Il fumetto è una creazione culturale di secondo livello; il fumetto italiano è un prodotto per adolescenti sonnacchiosi o alienati. Come se non bastasse, nello stesso pubblico dei lettori di fumetti si annidano xenofili oltranzisti, che, privati del loro manga o del loro comic americano d’autore, frignano disperati e non perdono occasione per denigrare le creazioni nostrane. A questo pubblico è rivolta questa disamina. Desidero aprirvi le porte d’un giardino di letteratura incantata, magnificamente ornata da illustrazioni raffinate e contraddistinta da impegno etico e sociale. Analizzerò nel dettaglio due fumetti, editi dalla Sergio Bonelli Editore, fiore all’occhiello della nostra produzione letteraria di comics.

Prenderò in considerazione due opere d’arte, che inequivocabilmente sento patrimonio della mia formazione culturale. Dylan Dog, indagatore dell’incubo, (personaggio creato da Tiziano Sclavi, talentuoso scrittore di Broni, nel 1986) e Martin Mystère, detective dell’impossibile (personaggio creato dalla fertile immaginazione di Alfredo Castelli, nel 1982).

Dylan Dog, al momento dell’uscita del numero 1, “L’alba dei morti viventi” (ottobre 1986) sembrava destinato ad un pubblico di nicchia: gli appassionati lettori di Edgar Allan Poe, di Lovecraft, Stephen King e Clive Barker e i cultori in genere della cinematografia horror del nostro secolo, appassionati di registi come Wes Craven, Dario Argento, George Romero, Sam Raimi, o del sublime Kubrick di Shining. Il miracolo della popolarità del fumetto dell’indagatore di Craven Road, 7 è figlio del genio di Tiziano Sclavi. Quel che, ad una prima analisi, era un fumetto gotico, grandguignolesco (il Grand Guignol è protagonista addirittura di un numero, il 31), e che frettolosamente poteva essere catalogato come noir splatteroso, si è rivelato un capolavoro dove si incontravano, in un sincretismo apparentemente irrealizzabile, - e comunque irrealizzato sino a quel momento-, richiami a capolavori letterari del passato, denuncia di tutte le forme di censura (“Caccia alle streghe”, numero 69), di violenza, di prevaricazione: un’opera surreale, visionaria e romantica che s’è schierata contro il razzismo, la vivisezione, la crudeltà del genere umano. Il lettore a cui è destinata questa pagina si sarà fermato alle scene di morte violenta, avrà visto raffigurati mostri e avrà chiuso l’albo scotendo il capo.

Se quel lettore avesse letto, dalla prima all’ultima vignetta, il numero di Dylan Dog avrebbe conosciuto il suo dramma di ex alcolista, avrebbe studiato il suo metodo razionale di indagine, si sarebbe meravigliato dell’apertura mentale che egli manifestava in ogni sua azione. Avrebbe scoperto che Dylan Dog è assolutamente antieroico, ed è paladino della diversità. Paladino donchisciottesco (quante analogie con altri eroi di casa Bonelli, dall’aviatore Jerry Drake, detto Mister No, fino a Ken Parker…) che si erge a difensore dei freak (un numero su tutti: la triste vicenda di Johnny Freak, numeri 81 e 127), o di tutti i cosiddetti mostri della nostra società: gli emarginati, i malati, gli isolati.

Dylan Dog ha insegnato ai suoi lettori a interpretare la realtà da tutte le prospettive possibili; ha insegnato a credere nei sogni, ad accettarsi nella consapevolezza orgogliosa dei propri limiti e delle proprie debolezze. Tiziano Sclavi ha riversato nei suoi romanzi la stessa meravigliosa vena che aveva dimostrato in Dylan Dog: al di là dei recenti “Non è successo niente”, edito da Mondadori e “Le etichette delle camicie”, edito da Giunti, i precedenti “Dellamorte Dellamore”, “Tre”,“Nero”, “Apocalisse”, “Mostri” “La circolazione del sangue” e la raccolta di ballate, canzoni e poesie “Nel buio” sono editi da Camunia. Se davvero qualcuno tra voi non ha ancora mai sfogliato un numero di Dylan Dog, mi permetto in questa sede di suggerire un sentiero di lettura iniziale. Ottimo viatico per l’introduzione al personaggio è il numero 74, “il Lungo Addio”, che al di là della suggestiva citazione dell’ottimo romanzo di Chandler, rappresenta un unicum nelle avventure dell’indagatore dell’incubo. Una storia d’amore triste e lirica.

Si può proseguire poi con “Morgana” (25) e “Storia di Nessuno” (43), che terminano in una trilogia dai toni quasi epici nel numero 100, “La storia di Dylan Dog”. La vicenda dell’ex bobby di scotland yard assume tratti edipici, da tragedia classica.

Nato qualche anno prima dell’antieroe londinese è invece Martin Mystère, archeologo, iniziato di Agarthi, laureato al MIT, sostanzialmente onnisciente che – da un esordio che manifestava almeno qualche debito con Indiana Jones - si è tradotto in un epopea esoterica ed essoterica di ricerca della conoscenza e della verità. Suoi rivali gli uomini in nero, casta che da sempre opera nel buio per impedire che vengano rivelati agli uomini segreti e misteri non ufficiali. Spalla dell’archeologo americano è Java, un autentico uomo di Neanderthal. Il talento di Alfredo Castelli, creatore del personaggio, è stato nell’attraversare le più oscure epoche e le più oscure vicende della storia dell’uomo con atteggiamento affascinato scettico e incuriosito.

I numeri di Martin Mystère sono sempre pregevolmente corredati da un apparato di richiami storici di livello accademico; alla fantasia si accompagna così la realtà: ed il confine è sempre meno sottile. Dalla leggenda (per meglio dire vicenda) della tavola rotonda, ai segreti della musica, all’enigma di Atlantide e di Lemuria, sino alla Terra Cava, alle società segrete naziste, al rogo templare del 1313, ai Rosacroce e ad Agarthi; passando per Federico di Svevia, l’isola dei Moai, la grande Muraglia, una base scientifica americana “impossibile” chiamata Altrove…

La divulgazione di Castelli è stata meritoria; e nelle attenzioni eccezionali che avrebbe meritato di ricevere, permangono e permarranno i sensi di colpa per le superficiali letture e gli evanescenti studi critici sino ad ora realizzati. A lui va, come a Sclavi, il mio personale omaggio e la mia più completa ammirazione (come quella di tutte le centinaia di migliaia di aficionados) per avermi accompagnato e stimolato e affascinato e divertito ed educato negli anni della formazione. Un cenno adesso ai disegnatori dei fumetti degli antieroi di Casa Bonelli. Si stagliano su tutti Angelo Stano, Corrado Roi, il povero Gustavo Trigo, Montanari & Grassani, Claudio Villa. Non posso che auspicare la futura esistenza di approfonditi esami sul contributo allo sviluppo delle arti grafiche offerto dai disegnatori delle storie di Dylan Dog e Martin Mystère. Se solo in Italia fossimo stati meno vincolati alle mode e alle xenofilie di massa, avremmo avuto consapevolezza che dalla casa editrice di via Buonarroti provenivano capolavori che meritavano grande considerazione e una adeguata analisi filologica. Nel sogno che la prossima generazione incontri –senza pregiudizi di nessuna natura - e sappia riconoscere l’arte nel fumetto, senza precipitarsi nell’esecrabile dominio della paraletteratura per criticare il talento dei soggettisti, degli sceneggiatori, dei disegnatori e degli autori del lettering - e, perché no, dell’editore che consente loro di pubblicare- mi congedo.

Ho esaminato le due creature bonelliane in un arco di tempo che va dal 1982 al 1999: ho ridotto diciassette anni di produzione ad una sintesi di due pagine. È evidente che si potranno riscontrare pecche in questa digressione: ritenevo doveroso, tuttavia, sostenere e pubblicizzare i fumetti che più ho amato; e non mi dispiaceva sottolineare che, oltre ai capolavori di narrativa e di poesia che sento alla base del mio bagaglio culturale, su uno stesso livello di prestigio e di importanza esistono queste due creazioni. Ordinate gli arretrati, amici lettori. Incoraggiare l’arte è garantirne l’esistenza.

Ho smesso di comprare Dylan Dog da qualche anno. Chi ha seguito le avventure di Dylan e Groucho dal 1986, come il sottoscritto, non avrà di certo bisogno che spieghi la mia scelta, e saprà facilmente immaginarne il motivo. Così vanno le cose, amices; forse l’arte ha perduto un grande talento, ma l’umanità si vede restituito un uomo sereno e ritrovato, grazie all’amore. Sii felice, Tiziano Sclavi. Tuo lettore e tuo debitore, lankelot.

 

EDIZIONI ESAMINATE e BREVI NOTE.

Dylan Dog (1986), personaggio creato da Tiziano Sclavi, Sergio Bonelli Editore.

Martin Mystère (1982), personaggio creato da Alfredo Castelli, Sergio Bonelli Editore.

Questa pagina contiene ampie sezioni di miei articoli precedentemente apparsi sulle riviste letterarie indipendenti “Der Wunderwagen”, di Roma (numero 2 di 3) e “Lighea”, di Trieste (numero 1 di 2).  E' stata quindi pubblicata su Ciao e su Lankelot.com

Lankelot, G.F., marzo del 2003.

ISBN/EAN: 
9788804413813

Commenti

Dylan Dog ha appena festeggiato 20 anni di pubblicazioni. Omaggio a distanza di anni.

Il prox numero dovrebbe essere ancora sclaviano. Mi pare.

Mi ricordo che in terza elementare un mio compagno ne aveva portato un numero (DYD) in classe. Era una scuola cattolica e la suora gliel'ha sequestrato. Ha iniziato a sfogliarlo velocemente e poi lo ha strappato in due. Quanto vorrei esistesse la macchina del tempo.

Io a quell'età ero terrrizzato da quel fumetto. Leggevo Topolino e avevo nel cervello la scena dilandoghiana di un uomo lupo che sbranava qualcosa o qualcuno. Era troppo forte, per le mie abitudini. Poi alle medie lessi "Goblin" e capii molte cose sull'ambiguità delle emozioni.

"Dylan Dog ha insegnato ai suoi lettori a interpretare la realtà da tutte le prospettive possibili; ha insegnato a credere nei sogni, ad accettarsi nella consapevolezza orgogliosa dei propri limiti e delle proprie debolezze" >... (leggasi esclmazione di ammirazione e stupore).

Mai letto. Ma non per eccentricità snob. Però avevo già sentito dire che trattasi di ben altro che semplice "fumetto".

notevole pagina di rivalutazione per un pagano come me

E' una buona guida al Dylan che fu, amice Baol. Quello che andava letto e interiorizzato e ci ha seriamente cresciuto, ispirato, nutrito;).

Eh, si. Ispirato è la parola giusta. Dylan Dog è l'unico fumetto che ho comprato dal primo numero (ho ancora la collezione originale, ma mi sono fermato al n.110, per non più ricominciare)

Io mi sono fermato al 99. Mi sembrava dylandoghesco, anzichenò.

al 99? Ma il cento era a colori!

E lo so. Poi me lo sono fatto prestare... ;)

Purtroppo DYD resta un personaggio che é tutto ormai, fuorché d'autore. Attualmente la Bonelli sta cercando di rifondere nuova linfa vitale al personqggio attraverso l'introspezione condotta principalmente dalla bravissima Barbato ma niente più. Dylan Dog é un supereroe immortale e commerciale, cannibale "buono" dell'immaginario letterario, ne più ne meno di un Batman di Bob Kane (ma non quello di Frank Miller), tormentato ma certo della sua morale come lo Spiderman di Stan Lee e Steve Ditko.
La sua prevedibilità e il suo essere "politically correct" rappresentano anche il suo più grande limite. Figlio illeggettimo di una cultura fumettistica alta (letteratura grafica narrava l'editoriale di Linus del '65) e storpiatura degli eroi terrificanti dei famosi studeliquenti anni '70 (Tamburini, Scozzari, il grande Pazienza, Carpinteri, Mattioli e chi altro? Ah, già... il prode Tanino Liberatore).
Però é divertente e fa passare il tempo. Tanto basta oggi.
Ottimo articolo.

Sto rivalutando Jonathan Steele, sai? Non è male, soprattutto per i disegni.. e la parte mitologica è molto accurata... ciò non toglie che il BVZM resterà per sempre nel mio cuore

p.s. Hai preso il DYD di ottobre, vero? Ti sei ricordato? ;)

Dylan Dog l'ho letto in un breve periodo della mia vita, e per motivi contingenti. Credo di ricordare che il mio numero preferito fosse "Storia di Nessuno": se non sbaglio parlava di un uomo che uccideva tutti i responsabili della sua infelicità: può essere? Chiedo lumi.

Gramigna: Andrebbe letto in sequenza con il numero 1 - "L'alba dei morti viventi" e il numero 25 - "Morgana". Come scrivevo proprio qui: "Si può proseguire poi con ?Morgana? (25) e ?Storia di Nessuno? (43), che terminano in una trilogia dai toni quasi epici nel numero 100, ?La storia di Dylan Dog?. La vicenda dell?ex bobby di scotland yard assume tratti edipici, da tragedia classica".

Sporetta: assolutamente sì, ricordato. Non so niente di Steele, in compenso. Dicci dicci.

Dark: danke per il passaggio. Purtroppo quel che mi racconti conferma quel che sembrava prevedibile a partire dall'abbandono (provvisorio?) di Sclavi.

Questa pagina non l'avevo proprio vista...

Davvero?:)

[sclavi groucho] "dico

[sclavi groucho] "dico 'Grucio', si dovrebbe dire 'Graucio' ma io dico 'Grucio', anche perché non è Groucho Marx, è un sosia, per cui lo chiamiamo'Grucio'".

ecco svelato un enigma che ha confuso molti fans dylaniati...

[sclavi] grucio sia:)

[sclavi] grucio sia:)