La scrittura che accoglie il lettore che si approccia a questo libro dal formato particolare (10x10 cm) colpisce immediatamente per la bellezza delle immagini usate, travolgenti, inconsuete, una spirale che avvolge e trascina dentro le pagine.
L'approccio poetico è estremamente originale e filtrato dagli occhi dell'autrice che "reinventa poeticamente il mondo", ricreandolo alla luce del proprio vissuto e della propria interiorità per poi ridonarlo modificato nella consistenza e nei toni. Un linguaggio pittorico, si potrebbe dire, ma la definizione risulterebbe riduttiva. La pittura, l'immagine, non è l'unico contesto di riferimento di questo testo. Emerge forte anche la prospettiva, il taglio particolare con cui ogni individuo osserva il mondo che lo circonda e che non può mai essere identico a un altro modo di guardare. Così la vista è il senso che domina prepotentemente su tutte le liriche, la chiave che guida l'autice nell'interpretazione del proprio vissuto. Le parole come sguardo, contemporaneo o a ritroso, sul proprio mondo, con la sofferenza di chi riconosce il limite del non poter andare oltre la propria finitezza rimanendo nell'impossibilità di abbracciare il tutto.
Toni dal candore quasi infantile:
"...Onde di polpa saltellano a far arrossire un cuscino di petali verdi e languori profusi come anomalie, verseggianti, esordi mai scritti. Scrostarsi dal muro era un ciondolare inconsueto di succo di fragola, leccata, sulla punta di un dito mentre lei occhieggiava i suoi pensieri sventolarsi in frantumi, fuori dal guscio..."
si uniscono a momenti in cui si sente, forte, un senso di disagio sempre scolpito con immagini di estrema eleganza, originalità e bellezza:
"...Allora si vedeva stridula, riflessa nel sonno di mobili e tubetti di colori spremuti, in fremiti di polvere rallentati, negli abbracci immaginati sullo stipite di una finestra - ché immaginarla felice era alcolizzarsi di sogno inevitabile, intransitivo.
Erano solo risse d'acqua senza sorgente ad inzupparle un fiato senza spiegazioni da diluire..."
Il libro è diviso in tre sezioni ognuna delle quali è aperta da un inserto in tessuto a ricordare la fonte d'ispirazione che è parte integrante di questo esito poetico. I tessuti (pizzo/seta-organza-tulle/velluto) simboleggiano un cammino progressivo dell'Io che va dai suoi aspetti più manifesti a quelli più velati e criptici. La prima sezione è aperta da un inserto in pizzo ed è costituita da liriche che parlano in modo diretto al lettore:
"...Crescevo così
con sogni d'organza a frusciare nel vento
e tintura d'inchiostro
su cui svicolare i pensieri..."
La seconda sezione (seta-organza-tulle) segna un progressivo velarsi della persona dietro a veli metaforici:
"...Era candido coprirsi le spalle di uno scialle viola ed immaginare le costole come sporgenze di fiore incantandosi ad inseguire col mignolo la curva morbida del ginocchio e quella sinuosa di un petalo, marmorizzato, su un grappolo di quiete. Allora toccava lingue di linfa e di ossa le parlava solo il respiro..."
E la terza è caratterizzata da liriche più ermetiche, criptiche, oscure, simboleggiate dal velluto come trama spessa che copre la pelle e l'anima:
"Baciava l’aria di corse come sciami di parole e candori da far innamorare. Mancavano congiunture in fila di mattonelle ad indicare la linea da seguire e un fermaglio di tempo la osservava libero e truccato di rimmel, quasi un post-it in tinta di muro da disegnare di armonie o di caviglie irrigidite lungo il fremito di un dissapore.
Una losanga di vortice le si apre fra gli occhi colpevolizzandole l’umore e si rifugia a scalpellare bisbigli in sospensione mentre si inzucchera i polpastrelli, ché la curva delle labbra silenziose almeno sia distratta dal suo sapore.”
Nell'insieme questo libro prezioso dispiega una voce poetica nuova e potente, ricca di inclinazioni e di spunti da analizzare e che sembra possedere il merito di avere un marchio, una connotazione propria che la rende inconfondibile.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Maeba Sciutti (Rimini, 1977), poetessa e scrittrice italiana. Vive in provincia di Rimini.
Ha pubblicato le sillogi "Cristalli di Fiato", Liberodiscrivere Edizioni e "Lingue di Piume", MiniCONCEPTS Moda, ARPANet Edizioni.
Edizione esaminata: miniCONCEPTS Moda // Lingue di piume, ARPANet (2007).
Approfondimento in rete: miniCONCEPTS Moda // Lingue di piume, Rapsodie Invernali.
Francesco Smaldino, per "Lankelot". Dicembre 2007.
Commenti
Ave, Francesco.
Benvenuto su Lankelot.
Da qui in avanti, ecco on line la tua scheda:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/676/Francesco+Smaldino
a presto per i commenti;)
Intanto ecco il blog di Francesco Smaldino:
http://thecatswillknow.splinder.com/
Ave a te, oh Gianfranco.
Grazie per la segnalazione di TheCatsWillKnow, anche noi cerchiamo di dare spazio, anche se in modo diverso, all'arte. Sono progetti importanti per dare voce alla cultura e approfondirla al di fuori del monopolio delle grandi case editrici.
Diverso, ma perfettamente complementare. Date spazio a prosa e poesia, escludendo la critica. Qui diamo spazio a recensioni, interviste, reportage e saggi brevi. Si va a incastro:). Stavo apprezzando i vostri criteri di selezione. Bel progetto...
Non esente da critiche e da difficoltà gestionali. C'è sembrato il modo migliore per far prevalere un certo pluralismo in una decisione di tipo qualitativo che è sempre arbitraria e spiacevole. Speriamo di riuscire a dar voce a tanti ottimi autori di prosa e poesia che si perdono nel web o rimangono ignorati e di riuscire a fare qualcosa per far sentire la voce della contemporaneità. Sarà dura ma ci proviamo.
Poi, in effetti, qui troviamo un luogo dove dare ulteriore spazio all'autore con uno spazio critico.
Potrà diventare una collaborazione informale unita dall'amore per l'arte...
Nella vecchia versione di Lankelot avevamo dedicato uno spazio alla fiction: "Frammenti". E' stata una vetrina fortunata, ne sono derivate diverse pubblicazioni - sempre nella piccola e media editoria. Progressivamente avevo dovuto eliminare diversi racconti di vari autori. Era piacevole ma frustrante, come puoi immaginare. Al contempo, quotidianamente ne ricevevo di nuovi. Molto di rado all'altezza. Quindi, nel nuovo Lankelot abbiamo preferito - per ora - puntare sull'analisi e sulla critica: tenendo fede ai vecchi principi (selezione; autori dimenticati, laterali o emergenti; editoria piccola e media) e meditando soluzioni per riaprire la vetrina. Intanto, adesso so che devo mandare da voi quanti cerchino pubblicazione e confronto in ambito fiction. Una volta segnalavo Nuovi Autori di Trotta, è un po' che mi domando che fine abbia fatto quel sito. * Sempre disponibili alle collaborazioni. Abbiamo appena cominciato. vale, gf
Qualche domanda sulla scrittura della Sciutti.
Dici: "L?approccio poetico è estremamente originale e filtrato dagli occhi dell?autrice che "reinventa poeticamente il mondo", ricreandolo alla luce del proprio vissuto e della propria interiorità per poi ridonarlo modificato nella consistenza e nei toni. Un linguaggio pittorico, si potrebbe dire, ma la definizione risulterebbe riduttiva."
> Questa estrema originalità avrà pure qualche antecedente: quali sono gli artisti che senti in linea con la poesia di MS?
Pensa soprattutto al discorso del linguaggio pittorico...
" I tessuti (pizzo/seta-organza-tulle/velluto) simboleggiano un cammino progressivo dell?Io che va dai suoi aspetti più manifesti a quelli più velati e criptici."
> Questa è una scelta decisamente interessante.
"E la terza è caratterizzata da liriche più ermetiche, criptiche, oscure, simboleggiate dal velluto come trama spessa che copre la pelle e l?anima:"
> Ocio - qui mancano i versi dell'autrice, a differenza dei casi precedenti.
Molti poeti hanno una capacità materica e tratteggiano i contorni lasciando che si staglino netti con le parole. In questo caso però è il contrario: i confini delle cose vengono sfumati dalle parole, lasciando che i tratti si frantumino e rimaterializzino gli uni negli altri, che un oggetto diventi, a poco a poco, quello successivo senza una chiara linea di definizione. Per questo l'analogia che mi viene subito in mente è con la pittura impressionista, sfumata e senza tagli netti, piuttosto che con uno stile lessicale.
Francamente non riesco ad associare spontaneamente uno stile che contenga, come necessaria evoluzione, questo modo di scrivere poesia. Ci sono echi di Pessoa, una musicalità che possiamo ricondurre al decadentismo ma mi fermo sulle associazioni visionarie dichiarandomi impreparato. Dove lo stile pittorico concede squarci al surrealismo penserei alla corrente poetica che si muove dal "Manifesto surrealista" di Bretòn ma, sui nomi degli eventuali esponenti del movimento, sono impreparato.
Azzz! Ricompongo la svista con la citazione giusta: " Baciava l'aria di corse come sciami di parole e candori da far innamorare. Mancavano congiunture in fila di mattonelle ad indicare la linea da seguire e un fermaglio di tempo la osservava libero e truccato di rimmel, quasi un post-it in tinta di muro da disegnare di armonie o di caviglie irrigidite lungo il fremito di un dissapore.
Una losanga di vortice le si apre fra gli occhi colpevolizzandole l'umore e si rifugia a scalpellare bisbigli in sospensione mentre si inzucchera i polpastrelli, ché la curva delle labbra silenziose almeno sia distratta dal suo sapore."
Penso al Pessoa de "il libro dell'inquietudine" più che a quello de "il violinista pazzo".
Mi vine in mente Eluard ma trovo poche analogie.
(intanto: rimediato alla svista, citazione integrata nel testo;) )
Allora ci regalerai Pessoa, nelle prossime settimane o quando vorrai.
Sarà una condivisione gradita. Aspetto - aspettiamo.
Maeba Sciutti è poeta. E' poesia. Lingue di piume è una raccolta preziosa.