Adelphi ha raccolto in un unico volumetto le prime due opere di Leonardo Sciascia. Le poesie de “La Sicilia, il suo cuore” sono state pubblicate, la prima volta, nel 1952 e, al tempo, erano accompagnate dai disegni dello scultore catanese Emilio Greco. I ventisette brevi testi che compongono le “Favole della dittatura”, invece, rappresentano l’esordio di Sciascia. Lo scrittore le pubblicò nel 1950: costituiscono la sua opera prima. Pier Paolo Pasolini le recensì con un saggio apparso su “La libertà d’Italia” il 9 marzo 1951, riproposto in chiusura del libro Adelphi.
“La Sicilia, il suo cuore” è l’unica raccolta poetica che Sciascia abbia mai scritto. I componimenti raccontano, soprattutto, la Sicilia che lo scrittore vede, sente e conosce. Immagini nitide e amare che non trascurano il senso di fugacità della vita, il moto perenne del tempo e la descrizione dei luoghi. I versi sono rapidi ed incisivi. Evidentemente Sciascia ha già fatto sue le leggi della sintesi e dell’essenzialità che, nelle opere a venire, manterrà immutate.
La “dittatura” delle “favole” è la dittatura fascista, nello specifico, ma si potrebbe trattare di qualsiasi dittatura. Il riferimento più immediato che salta alla mente, come sottolinea lo stesso Pasolini, è quello con le favole di Fedro. Gli animali non sono altro che una trasposizione, nemmeno tanto velata, degli uomini. Ne incarnano i vizi, le aberrazioni, gli errori, le debolezze, i limiti. Ventisette brevissimi componimenti, alcuni di poche righe, che con grande lucidità ed ironia, denunciano le atrocità del regime fascista, la falsità, l’opportunismo, l’ipocrisia dei gerarchi e la timorosa sottomissione di chi non riesce a ribellarsi all’oppressione dei prepotenti. Si ha la sensazione che Sciascia, che scrive la sue “Favole” a pochi anni di distanza dalla caduta del Fascismo, voglia sottolineare come il regime si sia affermato non solo perché guidato da persone fin troppo dispotiche ed aggressive, ma anche per via dell’atteggiamento di umile servilismo che in molti hanno deciso di fare proprio, per paura o per costrizione, concorrendo al successo di un sistema che li ha poi soggiogati, annientandoli.
Come nella “favola” intitolata L’Anima: “L’asino aveva una sensibilissima anima, trovava persino dei versi. Ma quando il padrone morì, confidava: “Gli volevo bene: ogni sua bastonata mi creava una rima”. Oppure nella sferzante e telegrafica “Il cane”: “Il cane abbaiava alla luna. Ma l’usignolo per tutta la notte tacque di paura”.
Commenti
[sciascia] "Adelphi ha
[sciascia] "Adelphi ha raccolto in un unico volumetto le prime due opere di Leonardo Sciascia. Le poesie de “La Sicilia, il suo cuore” sono state pubblicate, la prima volta, nel 1952 e, al tempo, erano accompagnate dai disegni dello scultore catanese Emilio Greco. I ventisette brevi testi che compongono le “Favole della dittatura”, invece, rappresentano l’esordio di Sciascia. Lo scrittore le pubblicò nel 1950: costituiscono la sua opera prima. Pier Paolo Pasolini le recensì con un saggio apparso su “La libertà d’Italia” il 9 marzo 1951, riproposto in chiusura del libro Adelphi."
Nuovo articolo di MONNA!
buona lettura
[sciascia] altra gran chicca,
[sciascia] altra gran chicca, Monna. Bellissima scelta. Non conoscevo questa edizione, felice di aver imparato qualcosa di nuovo.
[Sciascia] E' un piacere,
[Sciascia] E' un piacere, Franchi.