LE OSCURE FORZE DELL’ISTINTO, UBRIACHE DI SOGNO
Lo smarrimento e la fuga, disperata quanto deliberata, dall’apparente regolarità della propria esistenza; la volontà di risolvere il dissidio tra l’accettazione razionale della morale convenzionale ed il prepotente desiderio istintuale di libertà; l’impulso aggressivo dell’infedeltà, manifestatosi palesemente mediante la struggente tendenza all’evasione, che guida l’animo attraverso un tortuoso viaggio negli abissi della coscienza; i dubbi, le angosce, la forza delle aspirazioni represse che spingono alla vicendevole estraniazione i due personaggi principali, costringendoli ad affrontare il naufragio delle presunte certezze e a vivere l’alienazione dalla realtà contingente, mossi dalla affannosa ricerca della verità…
Schnitzler racchiude tutto questo nella sua onirica e surreale “Traumnovelle”, ambientata nella Vienna frivola di fine secolo e imperniata sul tema dell’amore vissuto come intrigante gioco erotico, come illusione e tradimento. Un gioco tramite il quale l’autore mostra tutta la sua pregevole abilità nell’evocare atmosfere sfocate e nell’intrecciare ironia e costruzione letteraria con una sottile introspezione.
Usufruendo, pertanto, di tecniche narrative quali il monologo interiore o il flusso di coscienza, attraverso uno stile capace di riflettere le più lievi sfumature della psiche o i più nascosti moti inconsci, e al tempo stesso, in grado di mantenere il suo carattere elegante e musicalmente morbido, quasi svagato (tanto da valergli la definizione di “spensierato malinconico”), il medico austriaco seguace delle teorie freudiane e amico personale dell’inventore della psicanalisi, riesce nell’intento di far emergere, dai suoi scritti, non solo l’angosciante transitorietà e mancanza di senso del vivere, ma anche la labilità di qualsiasi scelta dell’uomo, guidato da impulsi reconditi continuamente mutevoli che gli impediscono di nutrire sentimenti durevoli, di mantenersi fedele.
E la maschera, dalla sera della festa che dà il via alla vicenda fino al suo ritrovamento nella camera da letto della donna prima del colloquio(chiarificatore?), diventa il simbolo di questa instabilità, della totale perdita di identità che investe marito e moglie portandoli alla crisi. Una crisi che li allontana progressivamente, spingendoli in “quella specie di territorio intermedio fluttuante tra conscio ed inconscio” riconosciuto da Schnitzler come medioconscio, come un limbo nel quale ondeggiare esposti, contemporaneamente, a correnti che precipitano nell’inconscio o che risalgono verso il conscio.
Il sogno, dunque, si mescola alla realtà incidendo profondamente su di essa e diventa terreno di indagine. Albertine libera il proprio desiderio di tradimento dai vincoli della razionalità, abbandonandosi con crudele entusiasmo alla voluttà di una passione, fino ad allora, repressa e che esplode, con impeto, nel fragore della sua perversa risata. Il suo sogno assume il carattere di “azione onirica speculare rispetto alle fantastiche avventure notturne di Fridolin”, esortandolo a riflettere sulla sua stessa testarda ricerca di evasione erotica, non tradottasi in realtà unicamente per un puro, bizzarro e ripetuto scherzo del fato.
L’intera novella, del resto, ruota attorno alla dicotomia fedeltà-tradimento e si snocciola mediante il progressivo e parallelo incedere dei due coniugi lungo il percorso del reciproco smarrimento, del reciproco distacco, che li getta nei più profondi vortici delle loro anime, in preda al vento del destino. Un vento impetuoso che spira subdolamente, palesando la scarsa stabilità delle convenzioni e delle certezze sulle quali basavano, completamente, la propria vita. Un vento che sconvolge, che spazza via convinzioni ed abitudini inondando mente e cuore di tormentosi dubbi. Un vento che trascina oltre la quotidianità del proprio mondo, oltre la devozione, oltre l’amore, verso la regione del piacere e del tradimento. Un vento che allontana per poi riavvicinare. Un vento che induce a guardare alla crisi come ad un ostacolo da superare, mediante la reciproca comprensione, per approdare ad un precario, quanto indispensabile ricongiungimento.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Arthur Schnitzler nasce a Vienna il 15 Maggio 1862 nella Praterstrasse, chiamata allora Jägerzeile, al terzo piano dell'edificio attiguo all'Hotel Europa", come lui stesso scrive nell'autobiografia Giovinezza a Vienna. Il padre, professore universitario e direttore del Policlinico, avvia il figlio agli studi medici. Schnitzler si laurea in medicina nel 1885 e inizia la pratica nell'Imperialregio Ospedale di Vienna. Contemporaneamente si dedica alla scrittura di poesie e novelle, ma solo dopo la morte del padre (1893) decide di abbandonare definitivamente la medicina. Molti episodi segnano la sua vita e lo portano sempre più ad una riflessione introspettiva: la malattia fisica (l'otoschlerosi), la seconda guerra mondiale, gli attacchi della stampa antisemita in seguito alla rappresentazione di Girotondo, il divorzio dalla moglie nel 1921 e, infine, l'esperienza più terribile: il suicidio della figlia nel 1928, che lui commenta nel suo diario con queste agghiaccianti parole: "Quel giorno di luglio la mia vita si è conclusa. Gli altri non lo sanno e talvolta non lo so neanche io". Muore a Vienna il 21 ottobre 1931 a causa di una emorragia celebrale. Riposa nell'ala ebraica del Cimitero Centrale di Vienna.
Arthur Schnitzler, “Doppio Sogno”, Adelphi, Milano, 1998
Schnitzler in Lankelot:
Angela Migliore, maggio 2004.
Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
"imperniata sul tema dell?amore vissuto come intrigante gioco erotico, come illusione e tradimento."
> viene quasi da glossare: e l'amore cosa altro è? Ma vado oltre, che magari si scade nel personale e forse non va...
"tecniche narrative quali il monologo interiore o il flusso di coscienza" > bene, ma considerando che ci legge anche qualche semianalfabeta, magari accidentalmente, occorrerebbe nota esplicativa in calce sulle differenze tra alfa e beta.
"nell?intento di far emergere, dai suoi scritti, non solo l?angosciante transitorietà e mancanza di senso del vivere, ma anche la labilità di qualsiasi scelta dell?uomo, guidato da impulsi reconditi continuamente mutevoli che gli impediscono di nutrire sentimenti durevoli, di mantenersi fedele".
> ecco: questa perentorietà potrò sottoscriverla quando sarò abbastanza vecchio per poter dire che le cose sono andate così per me e per tutti voi. Per adesso, penso: questo è quel che è successo a lui - o quel che credeva lui.
"Un vento che trascina oltre la quotidianità del proprio mondo, oltre la devozione, oltre l?amore, verso la regione del piacere e del tradimento."
> che pure possono appartenersi, devozione e tradimento, piacere e devozione, amore e tradimento, piacere e amore. Ecco il genio dell'umanità, l'eclettismo:)
Uhmm
Allora, provo a rispondere con ordine.
1 > Amore vissuto come intrigante gioco erotico, sì anche. Non solo.
2 > Vuoi che inserisca proprio le definizioni? Se preferisci le integro, no problem.
3 > Sì, perentorio. Non io, Schnitzler. Quello è il SUO pensiero, scrivi bene. Non il mio. Personalmente ho un po' di stima in più nel genere umano.
4 > Eclettismo..uhmmm
> 5.2: sì, ma qui, in calce, tra i commenti post;).
5.4: non è un escamotage:)
Attingo da internet, così siamo più precisi.
MONOLOGO INTERIORE: è un discorso non pronunciato e senza ascoltatori. Il personaggio in prima persona esprime fra sé e sé i pensieri più nascosti, spesso per associazione di idee e quindi con un ordine non rigorosamente logico. Non c?è la mediazione del narratore, come accadeva nel discorso indiretto libero, che era in terza persona, ma, come quest?ultimo, manca del verbo introduttivo di comunicazione. È spesso condotto su diversi piani temporali del passato e del presente, è ricco di interrogative, esclamazioni e consiste in ricordi, riflessioni, domande. Il tempo del racconto è rallentato, si estende a dismisura, anche se accade poco o nulla.
Es.: "Era un?ultima sigaretta molto importante. Ricordo tutte le speranze che l?accompagnarono [?] Quest?ultima sigaretta significava proprio il desiderio di attività (anche manuale) e di sereno pensiero sobrio e sodo [?]. Adesso che sono qui, ad analizzarmi, son colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto le sigarette per poter riversare su di esse la colpa delle mie incapacità? Chissà se, cessando di fumare, io sarei divenuto l?uomo ideale e forte che m?aspettavo?" (da Svevo, La coscienza di Zeno, Il fumo).
FLUSSO DI COSCIENZA: è una forma di monologo interiore che riporta in superficie in modo immediato la sfera dell’inconscio. Esso registra il flusso alogico e frammentario di pensieri, immagini, sensazioni del personaggio, senza segni d’interpunzione e senza connettivi logici. È tipico della narrativa anglo-americana.
> non è un escamotage:)
Mi convince poco :)
8. glosso: e di quella italiana, a partire da Giuseppe Berto - che asseriva di non aver letto né Woolf né Joyce - de "Il Male Oscuro".
Vero. "IL MALE OSCURO". Come ho fatto a trascurarne la citazione?
Sempre prezioso e attento. Thanks.
Preziosa tu, palloso io, ma penso sempre che a noi pochi serva per migliorarci, amica mia, l'un l'altro: io leggendo, tu insegnando.
Non voglio far sviolinate o discorsi mielosi, chè non è mia abitudine. Ma sai quanto poco abbia da inseganre e quanto invece abbia imparato e impari leggendoti.
eh, see. Reciproco in toto.
10. >In Itala il flusso di coscienza è stata abusato come moda. E' estraneo alla tradizione nostrana. Poi negli anni settanta divenne un "must" con l'avvento dei famosi franchi narratori di feltrinelli
"Il sogno, dunque, si mescola alla realtà incidendo profondamente su di essa e diventa terreno di indagine..." uhm.
Poi Angela di che anno è precisamente? tanto per contestualizzarlo...perchè pur non avendo mai letto l'autore lo collocavo in ambiente Mitteleuropeo. E quindi più razionalisteggiante che onirico
Questa affascinante novella, dalla quale Stanley Kubrick ha tratto il suo film Eyes Wide Shut introduce il lettore nel mondo ovattato e sicuro di un giovane medico viennese e della moglie, improvvisamente coinvolti in una serie di tradimenti vissuti a livello puramente mentale. Non si può leggere questo libro senza pensare al periodo storico in cui è venuto alla luce: la Vienna fertile e precoce della neonata psicoanalisi. Schnitlzer ne rimase affascinato, tanto che, solo due anni prima del romanzo di cui stiamo parlando, scrisse: "non è nuova la psicoanalisi, ma Freud; così come non era nuova l'America, ma Colombo".
Seppur interessato agli studi di Freud e alla psicoanalisi, l'autore preferisce non indagare, a livello narrativo, sulle motivazioni del sogno o sul suo significato.
E' quasi violento specchiarsi nelle parole di Schnitzler, così come è sorprendente ritrovarsi nello specchio in cui Kubrick riprende la vita quotidiana dei due protagonisti.
?Un vento impetuoso che spira subdolamente, palesando la scarsa stabilità delle convenzioni e delle certezze sulle quali basavano, completamente, la propria vita. Un vento che sconvolge, che spazza via convinzioni ed abitudini inondando mente e cuore di tormentosi dubbi. Un vento che trascina oltre la quotidianità del proprio mondo, oltre la devozione, oltre l?amore, verso la regione del piacere e del tradimento. Un vento che allontana per poi riavvicinare. Un vento che induce a guardare alla crisi come ad un ostacolo da superare, mediante la reciproca comprensione, per approdare ad un precario, quanto indispensabile ricongiungimento?.
Stupefacente chiusura.
Raffaella
Grazie Raffaella, mi hai dato estremi per collocarlo :-) (non mi ricordavo di Kubrick)
Schnitzler era un medico. Io lo ritengo un chirurgo dei sentimenti, uno dei pochissimi che siano riusciti a sondare le complicazioni psicologiche di uomini e donne del suo tempo, restituendoli in una dimensione di comprensione umana, non con il gusto vittorioso della scoperta scientifica, ma con la consapevolezza che l'intimo umano è terreno sacro (si leggano anche La signorina Elsie, La signora Berta Garlan, Il giocatore).
Lo dici bene, Angela, in questo passo
"il medico austriaco seguace delle teorie freudiane e amico personale dell?inventore della psicanalisi, riesce nell?intento di far emergere, dai suoi scritti, non solo l?angosciante transitorietà e mancanza di senso del vivere, ma anche la labilità di qualsiasi scelta dell?uomo, guidato da impulsi reconditi continuamente mutevoli che gli impediscono di nutrire sentimenti durevoli, di mantenersi fedele."
Ops, scusate, è "Gioco all'alba". Confusione.
Ringrazio anch'io Raffaella e Ilde che hanno pregevolmente supplito al mio silenzio, dando preziose delucidazioni. Pardon, Paolo, per non aver risposto con sufficiente solerzia.
aggiornato l'archivio!