Schmitt Eric-Emmanuel

Concerto in memoria di un angelo

Autore: 
Schmitt Eric-Emmanuel

Una vecchia assassina, scampata fortunosamente alla giustizia, si innamora di un bellissimo prete e lo tiene avvinto a sé con la confessione quotidiana dei propri omicidi. Un marinaio lontano da casa riceve la notizia della morte di una delle sue figlie: quale sarà delle quattro? Il messaggio via telegrafo non lo dice. In attesa di scoprirlo, il marinaio si tormenterà con un cinico pensiero: di quale figlia sentirebbe meno la mancanza? Due amici violinisti, uno geniale e angelico, l’altro meno dotato e arrivista, in seguito ad un drammatico incidente andranno incontro ad un completo ribaltamento di ruoli, in cui la purezza dell’uno si sfigurerà in rancore, e l’arrivismo dell’altro si trasfigurerà in carità. E infine una coppia, la più importante di Francia: il Presidente e sua moglie. Lei lo ama, poi lo detesta, poi lo ama e lo detesta allo stesso tempo. Lui la ignora, la tradisce, poi la teme e infine, dopo averla persa, se ne innamora di nuovo. Una «storia d’amore desincronizzata», in cui i protagonisti non vivono mai gli stessi sentimenti in contemporanea.

Questi sono i quattro racconti che compongono “Concerto in memoria di un angelo”, l’ultimo libro di Eric-Emmanuel Schmitt. Ciascuno di essi narra un percorso di conversione, solo apparente nel caso de “L’avvelenatrice”, la vecchia che finge di pentirsi dei suoi omicidi per conquistare il prete, autentica negli altri tre racconti: il marinaio rude e distante, immaginando la morte delle sue quattro figlie, si trasformerà in un padre affettuoso (“Il ritorno”); il violinista spregiudicato, roso dai sensi di colpa per l’incidente occorso all’amico, rinuncerà alla carriera e diventerà un fisioterapista (“Concerto in memoria di un angelo”, il racconto che dà il titolo al libro); il Presidente francese si redimerà dal suo cinismo attraverso l’amore tardivo per sua moglie (“Un amore all’Eliseo”).

Soggetti avvincenti, quelli di queste quattro storie, purtroppo depotenziati da una scrittura casta, che non affonda mai nella scabrosità del desiderio, della malattia, della vendetta, pur raccontandoli. Schmitt utilizza efficacemente l’arma del cinismo per sdoppiare i suoi personaggi tra il loro essere e il loro apparire, ma rimane vittima della sua scrittura elegante, o forse semplicemente garbata. Pur evitando quasi sempre di cadere nella trappola dell’happy end, semplifica eccessivamente il percorso di vita dei suoi personaggi, va a sintesi troppo presto (le conversioni, ad esempio, sono tanto improvvise, o talmente perfette, da sembrare guarigioni miracolose), forse trascinato dalla forma-racconto, che in se stessa presenta il rischio di passaggi narrativi precoci.

Eppure è proprio alla forma-racconto che Schmitt dedica le pagine più belle di questo volume: si tratta di brani tratti dal suo diario personale, riflessioni che hanno accompagnato la stesura di “Concerto in memoria di un angelo” e che l’autore ha deciso di inserire in un’appendice al testo (intitolata “Giornale di bordo”).

«Il racconto è un diagramma di romanzo, un romanzo ridotto all’essenziale. E’ un genere esigente che non perdona il tradimento. Il romanzo può essere utilizzato come ripostiglio in cui sbattere di tutto, cosa che è impossibile fare col racconto, in cui bisogna misurare lo spazio assegnato alla descrizione, al dialogo, alla sequenza, in cui il minimo errore nell’architettura risalta. Anche i compiacimenti». E ancora: «Da lettore, trovo che la maggior parte dei libri non sia della dimensione giusta: uno è di trecento pagine quando il soggetto ne regge a stento un centinaio, un altro si ferma a centoventi quando ce ne vorrebbero cinquecento. Perché la critica letteraria continua ad evitare questo criterio di valutazione? Si accontenta tutt’al più di sottolineare le lungaggini, ma solo quando sono terribilmente flagranti (…) Molti romanzi sono come il cosiddetto pâté di allodola, in cui di allodola c’è una minima parte e il resto è pâté equino: cioè più riempimento che elementi puri. Spesso e volentieri il romanziere punta ad accumulare pagine, le descrizioni esaustive diventano constatazioni da ufficiale giudiziario, i dialoghi mimano la vita e distruggono lo stile, vengono riciclate arbitrariamente teorie e moltiplicate le peripezie come un cancro».

Osservazioni argute ed efficaci, anche se a volte un po’ radicali: «Il romanzo è “art pompier”», afferma Schmitt, per poi pentirsene qualche riga dopo: «Rileggendo il paragrafo precedente mi rendo conto che sono caduto nella trappola della polemica: il pensiero binario (…) In conclusione, apprezzo sia il romanzo che il racconto, ognuno per differenti motivi». Quello che Schmitt tace è il pericolo implicito del racconto breve: l’accelerazione, la condensazione, la sommarietà. L’opposto speculare delle lungaggini in cui può incorrere il romanzo. Nel racconto, lo scrittore rischia l’eiaculatio praecox come un adolescente alle prime esperienze col sesso: sovrastato dalla storia, non riesce a governarla e affretta i tempi. E’ uno dei motivi per cui gli scrittori alle prime armi scelgono spesso la forma-racconto anziché il romanzo. E’ la fretta degli inesperti. O, qualche volta, forse il risultato delle pressioni editoriali sugli scrittori di fama mediatica, come lo è Schmitt.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Eric-Emmanuel Schmitt (Sainte-Foy-Lès-Lyon, 1960), è romanziere e autore teatrale di fama internazionale. Due suoi romanzi (“Odette Toulemonde” e “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano”) sono stati trasposti sul grande schermo.

Eric-Emmanuel Schmitt, “Concerto in memoria di un angelo”, ed. e/o, Roma, 2010. Traduzione di Alberto Bracci Testasecca.

Approfondimento in rete: www.wuz.it/intervista-libro/5052/intervista-eric-emmanuel-schmitt.html;  http://www.wuz.it/recensione-libro/5040/eric-emmanuel-schmitt-concerto-memoria-angelo.html.

Elettra Santori 2011

ISBN/EAN: 
9788876419072

Commenti

[Concerto in memoria di un

[Concerto in memoria di un angelo] Nuovo articolo di ELETTRA!

[schmitt] ecco: quando

[schmitt] ecco: quando scrivi "Soggetti avvincenti, quelli di queste quattro storie, purtroppo depotenziati da una scrittura casta, che non affonda mai nella scabrosità del desiderio, della malattia, della vendetta, pur raccontandoli."

... mi fai pensare che per trame del genere ci voleva la vecchia Nothomb: la prima, magnifica Nothomb. Sei d'accordo?

[schmitt] immenso, in questo

[schmitt] immenso, in questo frangente: "Molti romanzi sono come il cosiddetto pâté di allodola, in cui di allodola c’è una minima parte e il resto è pâté equino: cioè più riempimento che elementi puri. Spesso e volentieri il romanziere punta ad accumulare pagine, le descrizioni esaustive diventano constatazioni da ufficiale giudiziario, i dialoghi mimano la vita e distruggono lo stile, vengono riciclate arbitrariamente teorie e moltiplicate le peripezie»."

> Molto indovinato. Sacrosanto.

[schmitt] scrivi, "sovrastato

[schmitt] scrivi, "sovrastato dalla storia, non riesce a governarla e affretta i tempi. E’ uno dei motivi per cui gli scrittori alle prime armi scelgono spesso la forma-racconto anziché il romanzo. E’ la fretta degli inesperti. O, qualche volta, forse il risultato delle pressioni editoriali sugli scrittori di fama mediatica, come lo è Schmitt."

> Forse a volte non si viene sovrastati dalla storia, quando si è abbastanza giovani. E neanche dall'idea della storia. Diciamo che si viene sovrastati dal sentimento. Dall'emozione di essere, magari a intermittenza, coscienti d'aver capito - e infine espresso - qualcosa di dignitoso o di buono. Altrimenti, dalla consapevolezza che è stato tutto lì. In quei dieci, venti minuti accaduti e non più ripetibili. Provi a restituirli in 15mila o 20mila battute - è una prova. Un romanzo intero sarebbe un tranello.

Pensi: riusciranno a restituire ciò che è stato? Saranno fedeli a quell'intensità?

[la fregatura è quando ti accorgi, anni dopo, che non puoi più saperlo. Troppo tardi. Non credi più a te stesso. Neanche a quel che hai scritto]

Bella scheda.

 

[da Schmitt a

[da Schmitt a Pynchon]"vengono riciclate arbitrariamente teorie e moltiplicate le peripezie": ma non è che, nello scrivere queste righe, Schmitt pensava a Pynchon (ho letto che non ti piace ...)?

[da schmitt a pynchon]

[da schmitt a pynchon] Immagino di sì... e non posso che essere completamente allineato.

[da Schmitt alla Nothomb] Già

[da Schmitt alla Nothomb] Già che ci siamo: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?N/Nothomb+Am%C3%A9lie

[Schmitt vs Nothomb] Ben

[Schmitt vs Nothomb] Ben detto. Ci voleva una scrittura morbosa ed elegante come quella di Amélie. Schmitt, almeno in questo caso, mi è sembrato più malizioso che amaro, più insinuante che autenticamente cattivo.

[Schmitt vs Nothomb] Gli

[Schmitt vs Nothomb] Gli aggettivi che hai scelto, "elegante" e "morbosa", sono quelli giusti. Così è la scrittura di Amélie.

Altri libri di Schmitt che hai amato, o che senti di consigliare?

 

[Schmitt-Ferroni]Non credo

[Schmitt-Ferroni]Non credo che leggerò ancora Schmitt, almeno per il momento (se proprio, sceglierei "Piccoli crimini coniugali", sperando di trovarvi una scrittura più crudele). Ho letto "Concerto in memoria di un angelo" perché è una raccolta di racconti, forma letteraria che amo e in cui credo fortemente. Ti riporto un passo di "Scritture a perdere", illuminante libretto di Giulio Ferroni: "La relativa brevità dei racconti rispecchia fino in fondo lo spezzettarsi della realtà che oggi ci è dato, i frammenti in cui ci viene incontro quella "complessità" che tutti evocano ma che nessuno riesce ad afferrare e a definire ... Alcuni dei risultati più essenziali degli ultimi decenni non vengono da vasti e voluminosi romanzi, ma dalla forma del racconto e semmai da romanzi di breve misura".

[racconti, ferroni, schmitt]

[racconti, ferroni, schmitt] Il passo di "Scritture a perdere" che proponi è decisamente affascinante. Quali esempi porta Ferroni, in riferimento ai "risultati più essenziali degli ultimi decenni"?

[credo, come te, che questo tempo abbia un respiro ben diverso. Corto, intenso, diversamente immediato. Ma devo leggere i tuoi racconti, a questo punto. Usciti dove, come, quando? In uscita, in cerca di editore? Fammi fare lo scout...].

[Giulio Ferroni]Leggere quali

[Giulio Ferroni]Leggere quali sono i "sommersi" e i "salvati" nell'opinione di Ferroni varrebbe di per sé la lettura di "Scritture a perdere"!

Dunque, tra i salvati (come autori di racconti) ci sono: Ermanno Cavazzoni (Vite brevi di idioti e Gli scrittori inutili), Antonio Debenedetti (In due), Sebastiano Vassalli (Dio, il diavolo e la mosca ...), Giovanni Martini (La nostra presenza), Silvana Grasso (Pazza è la luna), Andrea Carraro (Il gioco della verità), Giorgio Falco (L'ubicazione del bene), Antonio Tabucchi (Il tempo invecchia in fretta). En passant cita anche Antonio Pascale (La manutenzione degli affetti), Valeria Parrella (Per grazia ricevuta), Gabriele Pedullà (Lo spagnolo senza sforzo).

Tra i sommersi ci sono stroncature (prevedibili, ma comunque gustose) di Margaret Mazzantini, Paolo Giordano, Baricco e anche del Tiziano Scarpa di Stabat Mater.

Ci sono poi giudizi tutto sommato positivi su Walter Siti e Saviano. Il libretto di Ferroni in sé è comunque da leggere, per via del suo interessantissimo discorso sull'attuale "costipazione della letteratura" (e cioè l'accumulo di materiale librario prodotto dall'editoria negli ultimi tempi).

Per quanto riguarda i miei racconti, quelli pubblicati su Micromega erano firmati col mio vero nome (che perlomeno fino a settembre prossimo non posso rivelare). Quelli inediti sono raccolti in un volume dal titolo "Cucire il volto" che sta viaggiando per tutta la penisola (senza grandi aspettative) in cerca di un editore sufficientemente masochista. Intanto li ho pubblicati sul mio sito (www.elettrasammarco.com). Sarebbe un piacere per me se ne leggessi qualcuno (quelli a cui sono particolarmente legata sono Cucire il volto, che dà il titolo al libro, L'amante bianca e Stimula).

Grazie comunque per la tua curiosità.

[ferroni, salvati]

[ferroni, salvati] dunque...

tra i salvati, l'unico libro che ho recensito è quello di Carraro: http://www.lankelot.eu/letteratura/carraro-andrea-il-gioco-della-verita.... e probabilmente io e Ferroni siamo abbastanza distanti:).

Invece del libro della Parrella scriveva il gran Consonni, qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/parrella-valeria-grazia-ricevuta-con-...

Tabucchi, a scatola chiusa, non posso che approvarlo. Falco invece mi interessa, così come Pascale, Grasso e Cavazzoni... ti andrebbe di scriverne, man mano, con calma?


[ferroni, racconti, salvati]

[ferroni, racconti, salvati] Volentieri. Partirò da Silvana Grasso (il buon Ferroni assicura che la  mescolanza di italiano e dialetto in "Pazza è la luna" è lontana "dalla riduzione comica e facilitante a cui il siciliano è condotto da Camilleri, staremo a vedere).

Grazie ancora.

 

[racconti italiani, salvati,

[racconti italiani, salvati, salvabili] mi sembra un bel progetto;). Grazie a te.

[elettra, racconti] i tuoi

[elettra, racconti] i tuoi racconti me li leggo con la dovuta calma - e poi ne riparliamo, magari via mail. Intanto mi fa piacere saperli inediti. Entro maggio ci confronteremo, in privato;)

[concerto in memoria di un

[concerto in memoria di un angelo] al termine del viaggio...

E/O in Lankelot: http://www.lankelot.eu/e/o