“I bambini saltano fuori dalla pancia delle madri e scoppiano a piangere, ancora terrorizzati da quello che hanno abbandonato, dalla morte che hanno scampato. Sono pezzi di corpo della madre in fuga da lei. Le madri cercano di tenerli legati a sé, li trattengono quando nascono, ma i bambini fuggono ugualmente, e allora le madri deluse si vendicano, aizzano contro di loro la morte, la corda che li trattiene diventa il serpente che morde il loro piccolo ventre, e gli inietta il veleno mortale. Anche loro sono segnati, il loro destino gli è stato inoculato nella pancia. Il serpente viene strappato via, ma i bambini portano al centro del loro corpo una cicatrice di madre, una cicatrice di morte, per sempre.”
Tiziano Scarpa guarda alla maternità dalla prospettiva dell'abbandono, dello strappo doloroso che nega identità e annega la vita nella solitudine feroce della non appartenenza. Cecilia, la sua protagonista, è un'orfana dell'Ospedale della Pietà di Venezia. È uno dei tanti frutti anonimi caduti da albero ignoto e non ha radici, solo un vuoto profondo che tenta di colmare scrivendo pagine e pagine in un monologo torrenziale, ad imbrattare gli angoli liberi di carta già pregna d'inchiostro; a riciclare la parzialità di un bianco che trabocca delle sue angosce, dei suoi interrogativi senza risposta, del suo bisogno di consolazione che è un grido straziante, un'invocazione, una preghiera rabbiosa e nostalgica a quella Signora Madre di cui subisce il rifiuto sin dalla nascita.
Allora la notte è tempo impietoso dove gli occhi non sanno sciogliersi nel buio. E l'assenza diventa voragine che ingoia e rimastica i pensieri, trasformandoli in ossessione. E l'insonnia soffoca e annienta, sfociando in una latente idea di morte, addirittura personificata. Perché il silenzio è una condanna che consuma la mente e “la testa dai capelli di serpente” diventa la sola compagna con cui spartire il tormento.
Cecilia diserta il letto e cerca la sua nicchia nell'oscurità, addossata al muro in cima al gradino più alto. D'estate e d'inverno, invariabilmente. Senza darsi tregua, come se quelle lettere tentassero di stringere un nodo, al contempo creando dipendenza dal gesto stesso di scrivere, che invece slabbra ancor di più la ferita, palesando la sua profonda pena. Perché “le abitudini servono a cullare gli animi che non hanno nessun altro abbraccio che li riscaldi”. Sono trucchi per ingabbiare il cuore, ma non bastano e non basta neppure la musica. Almeno fino a quando le ragazze dell'orfanotrofio suonano le note decrepite di don Giulio. Poi arriva un nuovo maestro compositore e “la musica di don Antonio entra dentro i loro occhi, impregna le loro teste, fa muovere loro le braccia. Il gomito e il polso del braccio destro si snodano per manovrare l'archetto, le dita della mano sinistra si piegano sulle corde”. Smettono di essere creature invisibili, nascoste al mondo da una grata che segna distanze incolmabili. Diventano donne “attraversate dalla musica dei maschi”. Qui il romanzo di Scarpa prende una piega diversa e accanto alla tematica centrale sa offrire omaggio a Vivaldi, facendosi – come afferma l'autore stesso nella nota conclusiva – tributo alla musica del proprio compositore preferito e alla malinconica sorte delle sue allieve. Le nuove sonorità squarciano l'atmosfera claustrofobica dell'Ospitale: le celeberrime quattro stagioni non si accontentano di essere concerto, pretendono, invece, di coinvolgere i sensi, riscuotendoli. E suonare non è più mero esercizio di stile, impone fervore, esige quell'adesione totale che in un'ora sola porta a vivere musicalmente tutto quanto può accadere ad un essere umano. È qui, allora, che le lettere alla madre acquisiscono forma nuova: la frase diventa melodia e il discorso si risolve spontaneamente in suono. Cecilia si sveste del ruolo di “sepolta viva in una delicata bara di musica” e fa del suo violino strumento di consapevolezza. Quella corda di budello nuova, puzza ancora di morte ma simboleggia come la conquista dell'identità, passi inevitabilmente per l'accettazione della realtà in tutta la sua crudezza. In un crescendo che vede l'arte coincidere con la vita e impastarsi col dolore, il disgusto, lo smarrimento, per farne addirittura esperienza estetica. Perché “non bisogna lasciare che le cose accadano soltanto dentro di noi. Dobbiamo aiutarle a venire al mondo meglio che possiamo, ripensarle, riscriverle, suonarle diversamente” e poi imparare ad andare oltre.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Tiziano Scarpa (Venezia, 16 marzo 1963) è un romanziere, drammaturgo, poeta e narratore italiano. Vive e lavora a Venezia. Con il suo romanzo Stabat Mater vince il Premio Strega 2009 e il Premio SuperMondello 2009. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue, cinese compreso. Collabora alla rivista-sito Il primo amore, pubblicata anche su carta dalle edizioni Effigie, di cui è uno dei fondatori assieme alla rivista on line Nazione Indiana
(fonte Wikipedia)
Tiziano Scarpa, “Stabat Mater”, Einaudi, Torino, 2008.
Approfondimento in rete: Fuchsia's attic / Lib(e)ro Libro
SCARPA in LANKELOT: qui
Angela Migliore, maggio 2010
A Massimo.
Commenti
[Scarpa] Articolo
[Scarpa] Articolo pre-partenza per Torino. A lunedì.
[scarpa] ottimo contributo,
[scarpa] ottimo contributo, Angela:). E buona Fiera, intanto.
http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?S/Scarpa+Tiziano per approfondire!
[Fiera] Scusate se rispondo
[Fiera] Scusate se rispondo solo oggi, ma sono stata un po' presa. La fiera è un appuntamento a cui non rinuncio, da qualche anno a questa parte. Ho preso tre o quattro Atzeni, l'ultimo della Nothomb con tanto di dedica dopo aver assistito alla presentazione nello stand delle prelibatezze del cioccolato piemontese e due o tre titoli Cargo. Dulcis in fundo, dopo aver ascoltato De Luca, ho visto la mostra del grande Ceccato con tanto di chiacchierata con l'artista per intercessione del nostro Franchi. Direi una giornata magnifica!!
[fiera] ancora bentornata - e
[fiera] ancora bentornata - e ben ritrovata;). Insomma, avremo da leggere!
[Fiera] Grazie! Sì, ho reso
[Fiera] Grazie! Sì, ho reso noti gli acquisti così da non aver scuse per la pigrizia. Se entro l'estate non arrivano i pezzi, conto su una strigliata pubblica :)
[fiera] naa. :)
[fiera] naa. :)
[Scarpa] avevo letto di
[Scarpa] avevo letto di questo libro di Scarpa e soprattutto dell'omaggio a Vivaldi, il tuo pezzo è molto bello davvero. La citazione iniziale è tremenda, personalmente preferisco pensare al potere espressivo e anche catartico della musica, della grande musica.
[Scarpa] Grazie per i
[Scarpa] Grazie per i complimenti, Marina. In realtà il libro non è così eccezionale come ha sostenuto la critica, secondo me. Ci sono frammenti molto belli, ma la storia sa di stantio e lo stile non mi ha entusiasmata. Parere personalissimo, eh.