Autore:
Scarpa Laura, Trabacchini Alessio
Coniglio Editore ci regala una perla. Per chi rimpiange le prime copertine di Dylan Dog e si è dovuto fare una collezione di Tex dal numero 401 in poi senza mai avere l'interesse di leggere la storia al suo interno. Per chi ama disegnare e ha sempre invidiato quei panneggi strepitosi, quei corpi avvolgenti, le infinite variazioni delle mani più realistiche mai apparse su un fumetto.
Claudio Villa ora non ci sfugge più. Si apre ad una lunga intervista (fosse stata più lunga, non avrebbe fatto torto a nessuno) in cui senza boria spazia dai maestri, alle tecniche, alle scelte visive dei suoi lavori. Chi scrive è un affezionato del primo Dylan Dog e forse Villa non immagina il tripudio che è stato capace di generare quando la Bonelli diede alle stampe una strepitosa storia da lui illustrata nell'albo gigante numero 7. Già, signor Villa, L'incubo dell'indagatore è un capolavoro senza tempo.
Il libricino, solo 65 pagine, è semplicemente necessario. La copertina di un fumetto non è come il manifesto di un film. È la porta principale per l'intera storia, è un riassunto che ha in sé più narrazione di quanto alle volte capiti di trovare nell'albo intero. E Claudio Villa nel riassumere un sottile aspetto narrativamente peculiare, è maestro indiscusso. Non a caso nel corso delle pagine di questo libricino si trovano le risposte a domande che ogni appassionato di fumetto, e di disegno, pretende di porre. Chi scrive ha passato ore a congetturare con amici e appassionati quali tipi di spugne, pennelli o pennini si usassero di volta in volta; o cercare di comprendere quali fasi si alternassero per arrivare ad una particolare tavola finita. Per questo si apprezza la modestia di Villa nel non voler dilungarsi troppo in elenchi dei suoi maestri, d'altro canto tali nomi sono importanti per chi vuole e deve approfondire.
Particolarmente interessanti sono le teorie “cinematografiche” con cui i disegni vengono concepiti, pensati e poi studiati sull'angoscioso foglio bianco. E il foglio bianco, si sa, per chi scrive o disegna è sempre uno spettro da sfidare. Conoscere innanzi tutto il personaggio, come per un romanzo o per un film. Una “combinazione” fra “conoscenza del personaggio” e “padronanza del linguaggio del corpo” è la soluzione fondamentale. E come dargli torto. “Non ha senso un disegno bellissimo, tecnicamente ineccepibile, che ha chiesto anni di impegno, se poi non 'racconta'” (pag. 29). L'arte è sempre mediazione. Che non è sinonimo di compromesso.
Un'arte che alterna angoscia al puro piacere fanciullesco dell'appagamento. Per Tex, dopo gli schizzi “parto da quello che mi piace di più, cerco prima la soddisfazione come i bambini. Lascio per ultime le cose tecniche, pistole e fucili, tranne quando la scena ruota proprio attorno a loro”(pag. 40).
Il disegnatore è come un regista, ha il compito di rendere visibile ciò che lo sceneggiatore sa rendere solo su carta. Chiede aiuto ai suoi attori (personaggi disegnati o foto del passato) e con la complicità delle maestranze (i pennelli), o dei maestri della luce e della fotografia (i disegnatori passati) intesse sequenze narrative che siano sintesi di alta qualità e comunicazione emotiva. Non è unico autore di un'opera, sempre che ne siano mai esistiti, ma fautore di ciò che per prima arriva all'intelletto del fruitore: l'immagine finita. E il lettore deve poter dire “questo è un cavallo, e non un disegno di un cavallo”(pag. 41). Certo, non pensiamo agli ingenui spettatori che per primi vedendo il treno dei Lumiere scappavano per non esserne investiti. Non è questo il realismo che l'arte ricerca. Il realismo nell'arte non è assoluto, è soltanto una condizione mentale. Del resto al cinema l'unico realismo che davvero ci intrappola è la convinzione di vedere sul serio dei volti su uno schermo, quando invece si tratta di fasci di luce o minuscoli pixel. Claudio Villa parla invece di quell'aurea illusione che si deve essere in grado di porre in atto, con un disegno narrativo che ha quale compito principe quello di fondere narrazione e qualità artistica. Al cinema i casi sono sempre più saltuari, il fumetto può ancora vantarne notevoli esempi, come la Bonelli ci insegna.
Se c'è una pecca in questo volume è che dura troppo poco.
In fondo poco importa. Si può tranquillamente rileggerlo daccapo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Laura Scarpa (Venezia, 1957) esordisce nel fumetto come autrice, su Linus, nel 1978.
Pubblica fumetti in volume e per riviste e si dedica, successivamente all’illustrazione per ragazzi.
Le sue esperienze nell’editoria e nel fumetto diventano più complete con l’insegnamento del fumetto e con il lavoro di editing per il Corriere dei Piccoli prima, e poi per Scuola di Fumetto, Blue e testate per ragazzi. Come autrice ha creato vari racconti liberi (in particolare quelli erotici appardsi su Blue) e il personaggio di Martina, per Ragazza In, poi trasmigrato su lupo Alberto magazine, e oggi coprotagonista nel volume Amori Lontani. Scrive da vari anni sul fumetto (sulla rivista Scuola di Fumetto e i due saggi, «Praticamente fumetti» e «L’arte della sceneggiatura») e di erotismo.
Alessio Trabacchini, nato a Viterbo, si è laureato a Roma con una tesi su Watchmen. Ha fatto il segretario, il promotore culturale e il ricevitore di scommesse all'ippodromo di Tor di Valle.
Ora si occupa di fumetti e anche, in subordine, di libri senza figure. È caporedattore di «Blue».
Laura Scarpa, Alessio Trabacchini “Claudio Villa. Il maestro del nuovo realismo a fumetti: da Tex ai Supereroi”, Coniglio Editore 2007. Prefazione di Stefano Goria.
Luca Martello, 7 febbraio 2009
Commenti
Gianfranco, ti prego di impaginarla. Con Openoffice non riesco a impaginare più un bel niente...
Al più presto mi rimetto il vecchio vigliacco Word.
tieni open office, frater:)
basta salvare i file come "word 97/2000" e non come odt, poi ci si lavora bene;)
Io li salvo come XP, in formato .doc...
(che poi è lo stesso)
"Coniglio Editore ci regala una perla. Per chi rimpiange le prime copertine di Dylan Dog e si è dovuto fare una collezione di Tex dal numero 401 in poi senza mai avere l?interesse di leggere la storia al suo interno. Per chi ama disegnare e ha sempre invidiato quei panneggi strepitosi, quei corpi avvolgenti, le infinite variazioni delle mani più realistiche mai apparse su un fumetto.
Claudio Villa ora non ci sfugge più. Si apre ad una lunga intervista (fosse stata più lunga, non avrebbe fatto torto a nessuno)"
> UN MUST!
Villa era un genio. Ha formato il nostro immaginario.
Poi una volta che li copincollo qui, si incasina tutto.
6, assolutamente d'accordo :)
"E il foglio bianco, si sa, per chi scrive o disegna è sempre uno spettro da sfidare. Conoscere innanzi tutto il personaggio, come per un romanzo o per un film. Una ?combinazione? fra ?conoscenza del personaggio? e ?padronanza del linguaggio del corpo? è la soluzione fondamentale. E come dargli torto. "
> Hai ricominciato a disegnare anche tu?
Sarebbe bello...
9, a tempo perso disegno sempre :)