Savinio Alberto

Torre di guardia

Autore: 
Savinio Alberto

“In fondo il lavoro più naturale lo fanno coloro che passano per sfaccendati: i poeti e gli artisti. Non dividono la giornata in lavoro e riposo, perché lavorano sempre, anche quando hanno l'aria di non far niente. Ed è per questo che i frutti del loro lavoro durano più degli altri. È per questo che la Terra, girando solitaria nella notte del tempo, spande un leggero chiarore, come una palla sfregata con un poco di fosforo” (p. 187)

… e allora eccoci nuovamente a caccia dell'essenza lirica delle cose, assieme al poliedrico spirito artistico di Alberto Savinio, emozionati dalla sua sensibilità e dalla sua dedizione a tutto quel che deriva, proviene e appartiene alle arti.

“Torre di guardia” era il nome di una rubrica curata da Savinio per “La Stampa” tra il 1934 e il 1940; Sciascia ha raccolto buona parte di quelle pagine – escludendo quelle apparse nella “Nuova Enciclopedia”, con poche eccezioni, e quelle “macchiate” da un comunque perplesso apprezzamento per il fascismo: peccato, potevano rivelarsi affascinanti – e ha curato questa edizione Sellerio, 1977, raffinata da una pregevole introduzione di Salvatore Battaglia.

Cosa leggerete in “Torre di Guardia”? Notule, satirette e battute di discreto fascino e bello stile, d'argomento vario; dal costume all'estetica, dall'editoria alla musica, dalla politica coeva (ma con cautela, cfr. omaggio di Hitler alla famiglia di Nietzsche) allo sport. Sport? Savinio? Sì: si va dal bridge (eh...), salutato come invenzione rumena e non inglese, alle bastonate ai radiocronisti di calcio per i loro svarioni; si passa dall'elogio al “buon gigante” sconfitto, il pugile Carnera, alla commemorazione dell'inventore della ginnastica da camera, Moeller.

Savinio – come già accade in “Nuova Enciclopedia”, altra raccolta confezionata a posteriori – dà il meglio quando si concentra sulle etimologie, e sulla nascita delle parole; consapevole che “la scienza degli etimi è il luna park della filologia” (“Etimologia e freddurismo”, p. 23) si lascia andare e gioca. Formidabile, ad esempio, il brevissimo “Come nascono i nomi”, laddove scopriamo che Yucatan significa “Che cosa state dicendo?” e in via del tutto accidentale ha finito per diventare il nome di una terra; era semplicemente la risposta degli indi autoctoni alla (poco sensata) domanda degli Spagnoli appena sbarcati: “Come si chiama questa terra?”. Storiella stupenda, in ogni caso, e molto europea.

Ripetitive, rispetto alla “Nuova Enciclopedia”, ma non sgradevoli, le riflessioni sullo snobismo e sulle opere minori di Flaubert; sull'etimo della parola “nausea”, e sulla sua leopardiana adozione; sull'etimo della parola “tiranno” (concetto che davvero ossessionava Savinio: che sia segno d'una sua tremenda avidità di formaggio? Sospetto qualcosa del genere).

Questo librotto è completo di digressioni sulle arti figurative, con pagine dedicate al genio di Mario Sironi, per “equità” (“artista grave e potente”, “uomo volitivo, solitario, ritroso”, caro a Mussolini) e a quello, meno prevedibile, di Topolino. Topolino? Topolino. “La più umana tra le creature poetiche, la più benefica, la più 'civile'” (p. 59). Surreale – non a caso.

Pungenti le critiche alla fotografia (le manca la poesia, “manca alla fotografia il 'mistero dello sguardo' (…) La fotografia ha un occhio solo, e questo pure privo di movimento”, p. 136: “Fasti e nefasti della fotografia”); e poi, ancora, degne di menzione le pagine sulla notevole distanza culturale ed estetica tra Cinesi e occidentali (“Pericolo giallo”: all'anima cinese, scrive, manca il senso del destino).

Chi è affascinato dal Savinio compositore, qui incontrerà paginette sulla musica (“Einstein e Tolomeo”; “Surrealismo”, “Indelicatezza”, “Padre musico”, “Datti alla musica”) e addirittura sull'arte del campanaro (p. 91: “Consiglio al campanaro”. Memorabile). Potranno servire per stendere qualche nota a pie' di pagina, come minimo. Appuntatevelo.

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Riuscite e indovinate davvero le pagine sull'editoria e sulle patrie lettere d'antan, come in “Autopsia”, laddove Savinio deplora il fallimento della casa editrice Fratelli Bocca, e  critica gli ultimi anni delle loro pubblicazioni; ecco meditazioni sull'arte della tipografia e dell'impaginazione (p. 19), e sull'importanza d'una tipografia “semplice, chiara, amorfa” (p. 17), semplicemente a servizio del testo; ribadito il rifiuto assoluto (e sacrosanto) del taglio arbitrario dei testi, per esigenze di spazio o per gusto del redattore. Savinio scrive per ricordare che anche la filologia può essere un'arte, quando le si dia forma e armonia di proporzioni (p. 171); l'occasione è il commento a una nuova edizione delle Lettere di Platone. Si direbbe che la bellezza e la ricercatezza debbano trionfare in qualsiasi espressione scritta: dovremmo addirittura – tutti – dar la caccia alle sgrammaticature che quotidianamente incontriamo nei giornali (“Postilla grammaticale”). Non stupisce leggere, insomma, a un tratto, una pagina dedicata alla “Potenza del Verbo” (p. 203). Il pensiero del Verbo deve essere stato magnificamente presente ad Alberto de Chirico, in ogni sua creazione; è troppo devoto alla parola per non esserne caduto preda. È avvenuto (e si parte dall'antica sapienza Egizia, guarda caso...).

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Morale della favola: sì, “Torre di guardia”, proprio come “Nuova Enciclopedia”, si rivolge agli aficionado e agli studiosi di Savinio o della Letteratura Italiana del Novecento. Punto. Neofiti alla larga.

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“Se le belle arti in Italia riuscissero oggi ancora a eguagliare lo stile della nostra civiltà alimentare, potremmo dire veramente di avere una grande arte” (AS).
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952), scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore italiano.

Alberto Savinio, “Torre di guardia”, Sellerio, Palermo 1977. A cura di Leonardo Sciascia, con un saggio di Salvatore Battaglia.

Prima edizione: La Stampa, 1934-1940.
Approfondimento in rete: Wiki it

In Lankelot:

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Luglio 2009

ISBN/EAN: 
9788838909245

Commenti

?In fondo il lavoro più naturale lo fanno coloro che passano per sfaccendati: i poeti e gli artisti. Non dividono la giornata in lavoro e riposo, perché lavorano sempre, anche quando hanno l?aria di non far niente. Ed è per questo che i frutti del loro lavoro durano più degli altri. È per questo che la Terra, girando solitaria nella notte del tempo, spande un leggero chiarore, come una palla sfregata con un poco di fosforo? (p. 187)

beh dai lo sport era presente, poco ma presente almeno in Nivasio...i Giochi Olimpici, Luis il Maratoneta...eh? :)

Ma..Topolino!?

"Pungenti le critiche alla fotografia (le manca la poesia, ?manca alla fotografia il ?mistero dello sguardo? (?) La fotografia ha un occhio solo, e questo pure privo di movimento?, p. 136: ?Fasti e nefasti della fotografia?)"

ricorda Manganelli...:)

3. Poco ma snob:).
E Topolino è una sorpresa. Topolino eroe del surrealismo mi mancava in assoluto. Chissà, forse questione politica... hai letto la biografia di Walt Disney principe nero?
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4. Manganelli, tra poco comincio anch'io a fare fuoco;). Secondo me saranno i due speciali più popolari, da qui a dicembre. Sbaglierò...;)

Notevole davvero, la citazione finale è come una ciliegina sulla torta.
Tiranno-formaggio? Ma che c'entra? è una tua battuta o altro.....

5. da non credersi...il giorno dopo la mia domanda su Topolino...Savinio in Souvenirs (in lettura) scrive della Topolino auto...l'ho letta con più attenzione:)

6. Da Nuova Enciclopedia - Franchi scrive "e quindi il fascino dell?origine della parola ?tiranno? (?custode di formaggi?) assume tutto un altro sapore".

5. Non l'ho letta; ne avevo avuto un ritratto da altre letture qua e là.

6, 7. L'etimo della parola "tiranno" è una delle sue fisse. La ripete in entrambi i libri - "Torre di guardia" e "Nuova enciclopedia" - almeno due volte. O era rimasto molto emozionato dalla scoperta del significato di quella parola, oppure c'era qualcosa di personale:).
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8. Ne ha scritto Luca Martello!
www.lankelot.eu/index.php/2008/09/14/eliot-marc-walt-disney-il-principe-...
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"Souvenirs"... aspetto di leggerla;).

Ho letto dal Meridiano su Papini il ritratto che mi avevi indicato, su Savinio. In effetti dopo pagine di insulti più o meno velati, è uno dei pochi pezzi dove Papini si dimostra anche generoso. Grazie...

eh eh:).
Io l'ho scoperto tramite l'introduzione di "Torre di guardia". Si vede che il prefatore ha voluto fare selezione...;)

Ho finalmente cominciato "Il signor Dido". Semplicemente geniale.

Avete qualche frammento di dna condiviso, ti dico;).

"Leggendo Savinio proviamo una impressione vivificante: è come se i nostri sensi si acuissero, la vista diventasse più penetrante, il corpo acquistasse una improvvisa scioltezza. Io credo alle reazioni di lettura più che alle loro esplicazioni verbali. E il segreto dell'arte di Savinio è infatti felicità dei movimenti, mutevolezza di andatura, libertà dei gesti: coraggio di essere in ogni occasione se stesso - e non quello che si vorrebbe apparire - amore, non timore, per le proprie simpatie, anche se bizzarre ed eccentriche, anche se fuori moda o contro"

(PONTIGGIA, "L'ellade in Vestaglia", in "Il giardino delle esperidi", Mondadori MI 2005, p. 121 e ss.)