Savinio Alberto

Souvenirs

Autore: 
Savinio Alberto

 “Un solo augurio nell’alto destino di domani, essere assieme fratelli” (Prefazione, Savinio).

Souvenirs è il titolo scelto da Savinio per omaggiare i ricordi che attraversano il periodo tra il 1918 e il 1939. Un ampio momento storico, tra le due grandi guerre dunque, ma anche vario per gli argomenti impressi sulla carta, con un filo comune che è quello dell’associazione di idee, dei ricordi di qualcosa o di qualcuno che l’autore ritiene necessario conservare quali “souvenirs” di tempi ormai passati. Contrariamente all’autore che riteneva questi “souvenirs” semplici articoli giornalistici, distruttivi già di per sé a causa di questa loro natura, i ricordi si trasformano in bozzetti – testimonianze per chi li riceve in lettura in ogni tempo. Così troviamo tra di essi una certa curiosità per il particolare, anziché descrizioni di più ampio respiro, considerazioni personalissime, a volte divertenti, a volte amare, su temi di costume, eventi mondani, singoli episodi che attraversano la sua mente finendo per amalgamarsi alla sua fantasia creativa, per il modo del tutto originale con cui acquisiva ed interpretava la realtà che lo circondava. Come i protagonisti dei suoi racconti, Savinio privilegia l’osservazione attenta e, di riflesso, rivelatrice profonda dei pensieri, senza tralasciare, in diverse occasioni, la consueta dose di ironia che tanto caratterizza i suoi scritti.È l’ambiente parigino la dimensione macro di partenza, il dettaglio, quindi, il punto di approdo. Savinio pare propenso nel lasciar condurre il gioco al piglio giornalistico, con quel suo primo articolo dal titolo azzeccato, “Fantasia a cinque soldi”, e che rappresentava il costo dei giornali dell’epoca; in questo scrive che il “giornalista parigino è,  per meglio dire, crede di essere una specie di missionario, una sorta di mago, un distributore di fantasia, un estroso dispensiere di quel tanto di poesia che – dice lui – è la parte più preziosa della vita” (pag.19).

Progressivamente nella lettura scopriamo dell’altro, articoli, saggi, memorie che diverranno collettive, biografie sintetiche e personalizzate, episodi di cronaca, commenti sul costume e sulla vita sociale di personaggi d’epoca, taluni noti ai nostri giorni, altri totalmente sconosciuti, almeno a chi scrive, spettacoli, critiche teatrali e cinematografiche che troveranno più ampio spazio altrove (le anticipazioni lasciano ben sperare). Tra gli illustri personaggi menzione speciale per “Max Jacob” che definisce “scrittore controllatissimo e fornito dei più perfezionati mezzi di osservazione, ed effettuata con tutti e i più sottili accorgimenti dell’arte e dello spirito” (pag.28); Jean Cocteau, nel rapido ed incomprensibili accostamento all’Orfeo ma a cui riserva una perla di descrizione del momento in cui lo va a trovare in quella casa “purgatorio” e quando giunge sul luogo “la porta si apre e un severo maggiordomo m’introduce dentro un vestibolo cardinalizio. E nell’istante medesimo una seconda porta si apre e sulla soglia appare il signore del luogo o, per meglio dire un sacerdote tibetano vestito di candidissima lana, il quale, mentre mi accoglie con alte manifestazioni di stima, di lode, di affetto, agita e sfarfalleggia le scarne mani sollevate, con gesto ‘dusiano’ delle dame che per serbare immacolato il candore di queste preziose appendici di un bel corpo, le tengono alte a fine di svuotarle del loro sangue” (pag.58); un accenno limitato e brevissimo a Picasso, per poi soffermarsi su Apollinaire, a cui riserva le pagine più ampie e dalle qui si estrapola con facilità l’affetto che lo spingeva a quei tempi, a riabilitarlo come uomo e poeta di fronte al mondo: “nella vita di quest’uomo purissimo, di questo poeta, di quest’angelo dei tempi nuovi c’è un che di scarognato.

Le origini oscure, la dubbiosità di razza (lui che della razza aveva un sentimento così profondo!), l’incerta nazionalità (questo poeta francese doveva andare ogni mese alla questura di Parigi a far vidimare la sua tessera di forestiero), il padre ignoto, la madre inconfessabile“ (pag.76) per poi aggiungere “uomo latino, mente classica, Apollinaire sapeva troppo bene che la suprema vittoria dello stile non si ottiene senza fatica, senza lotta, ma che bisogna meritarsela” (pag.75).

Non posso tralasciare un accenno a Colette, conosciuta da Savinio durante un pranzo e qui descritta con toni non proprio simpatici. Savinio confessa candidamente di aver conosciuto solo durante quel pranzo intellettuale la scrittrice, all’epoca assai nota in Italia. Dei suoi libri non aveva letto neppure una pagina. Tra divagazioni ed ilarità ecco come la presenta: “Colette è voluminosa e piramidale, o per meglio dire sagomata in quella forma a campana o a tartaruga che da Sarah Bernhardt alla signora Delarue - Mardrus e da questa a Colette, mostra di essere il tipo somatico di tutte le illustri donne di Francia“ (pag.43). Por tuttavia, è nel corso del pranzo che Savinio si accorge che Colette è meno un corpo che puro spirito. Lei, amica e protettrice degli animali, “là ove essa sensibilità tocca al suo zenit, è nelle relazioni tra la sua anima e i fiori” (pag.45) poiché la notte sente in tutte le fibre del corpo “lo sforzo che devono fare i tulipani per sbocciare alla luce del giorno. Come dormire, se lo sforzo dei tulipani io lo vivo intensamente” (pag.46).

A seguito di queste parole, Savinio non riesce più ad ingurgitare cibo, perfino quella delizia di pollo che poco prima aveva rischiato di far soffocare la dolce mogliettina Maria:  “un profondo avvilimento oscurò la mia mente, posò sulle mie membra. A petto a una tale sensibilità, capiì quale bruto io sono e in qual rozzo legno Natura mi ha tagliato” (pag.46). Se questa non è ironia, poco ci manca. Bellissima l’analisi che fa del romanzo poliziesco in cui afferma “come la fuga a due voci, consiste nello sviluppo contrappuntistico di due elementi obbligati: il delitto da una parte, e dall’altra il Tiresia del delitto: il detective” (pag.142). A questo punto introduce Georges Simenon ed il suo poliziesco che faceva furore in quegli anni. Null’altro aggiungo, perché molte le pagine e troppi gli argomenti, lasciando alla curiosità altrui la voglia di esplorarne temi e riflessioni. Opera di memoria dunque che si presta ad una lettura stratificata, su cui soffermarsi lievemente o con interesse per approfondire certi passaggi della sua e della storia comune. Per appassionati della sua personalità più che della sua opera, o dei personaggi e luoghi che tocca con la sua non comune penna, quasi tutti di provenienza francese.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.

Alberto Savinio “Souvenirs”, Sellerio, Palermo, 1989, pagg.183. Introduzione di Héctor Bianciotti, con nota di Leonardo Sciascia. Prima edizione: 1945.

Movida  4 ottobre 2009.

Savinio in Lankelot

ISBN/EAN: 
9788838905506

Commenti

è venuto su proprio un bell'archivio...:)

me ne manca 1...ma è quasi pronto...e poi lascio ad altri...

Luca: ho la vaga "idea" che la raccolta cinematografica ti piacerà...qui ne ho avuto un assaggio; pare non amasse il cinema americano però.

www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2949.0

speciale SAVINIO!
In progress. Grande Movi.

"Per appassionati della sua personalità più che della sua opera, o dei personaggi e luoghi che tocca con la sua non comune penna, quasi tutti di provenienza francese."

> Savinio ti appartiene totalmente, è impressionante:).
Altra scheda completa e decisamente movi-dica. Chissà che influenza avrà sui tuoi prossimi studi (sulle prossime visioni, etc...)

3. credo di averlo assimilato davvero da Partita Rimandata in avanti. Casa La Vita è stato il picco più alto.

intanto ho preso in mano i racconti surreali di Moravia...

oh!

intanto stasera Depppp

!

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