Savinio Alberto

Partita rimandata

Autore: 
Savinio Alberto
“Nella regione che io vedrò nel sole di domani l’infinito è sconosciuto. Leggo nella Guida dell’Italia Meridionale che hanno comune l’avversione all’infinito..aggiungo per parte mia che anche la Grecia moderna ha perduto l’infinito, al greco moderno mancano quelle desinenze in ein che tanto infinito danno al greco antico, e bisogna unire una preposizione na alla prima persona singolare del presente indicativo. L’infinito non è greco. Con che si vede che la Grecia moderna è più greca dell’antica, più presocratica. La mancanza d’infinito, mostra quanto greci sono i calabresi” (pag.37). 
 
Il 12 marzo 1948 Alberto Savinio, due ore dopo aver ricevuto una telefonata dall’amico Fausto Bima, membro del partito socialdemocratico, decide di partire per un tour elettorale in territorio calabrese. Entrambi viaggeranno in treno al seguito del ministro Roberto Tremelloni che Savinio definisce “saggio e timido”, qualità che ritiene incompatibili con il successo in politica, precisando poi che esistono altri tipi di successo più duraturi.
Il viaggio è un pretesto per una personale scoperta geografica – culturale e il lettore seguirà il percorso illuminando gli aspetti ancora poco chiari della sua personalità o svelandone altri, del tutto nuovi.
Nel tragitto che lo porta al treno, in quella Stazione Termini in ristrutturazione, osserva il popolo meridionale che si accinge alla partenza, carica di “poverismo. Di tristezza. Di umiliazione della fatica, soprattutto nelle donne - nelle povere donne”. Una prima dichiarazione a cui ne seguiranno altre lungo il libro che allontana l’idea del Savinio misogino dominante la prima parte della sua produzione.
La compagnia sarà sistemata in “saloncino”, come gli spiegano, ma la comodità della sistemazione promessa si offusca nelle visioni dei vagoni destinati al popolo e se ne vergogna. Il saloncino è dotato di tendina che viene tirata a seconda dei casi, davanti agli uomini o davanti alla natura, come gli occhi di Pinocchio, finto malato, in presenza dei dottori: “davanti agli uomini il nostro saloncino non abbassa le palpebre perché noi, suoi occupanti, vogliamo fare i nostri comodi senza controllo d’altrui sguardo, ma per pudore. Perché a quegli uomini senza privilegi, noi potremmo apparire come dei privilegiati. Pudore davanti a un uomo – davanti a un simile. Pudore incompleto. Prigioniero io sono di un pudore completo. Nonché un uomo, ma un animale, un albero, alzano subitamente intorno a me lo schermo del pudore” (pag. 45).
Il saloncino è anche un pretesto per un ritorno alle memorie dell’infanzia, in un attacco nostalgico dal vago sapore proustiano: l’evocazione potente della figura paterna, ingegnere delle ferrovie in Grecia, ma anche momento di riflessione profetica sull’avvicinarsi della fine della vita.  Ecco che così inizia a guardare in alto, verso il cielo, nella speranza di vedere uno spicchio di luna alla sua destra. Una siffatta visione porterebbe fortuna per un mese: “certuni mi domandano con stupore come mai io, uomo intelligente, tengo dietro a siffatte superstizioni da donnicciola. Credono costoro che l’intelligenza dissipa il metafisico della vita. Se così fosse, quale uomo intelligente accetterebbe di essere intelligente?” (pag. 35).
La luna la vedrà a Reggio Calabria, a destra, sul punto dove un tempo dominava Cariddi. 
Ed è proprio in prossimità della prima città calabrese da visitare che intravede i traghetti per la Sicilia in partenza da Villa San Giovanni. L’impressione è altissima tanto da fargli scrivere: “davanti all’approdo, una enorme nave bianca come una vitella del sole, stava mangiando. Sul sesso della nave non erano consentiti dubbi: nave inconfondibilmente femmina. Spettacolo ripugnante. Attraverso la poppa spalancata a guisa di bocca mostruosa, la nave banca si stava trangugiando lentamente un bruco colossale – un lungo convoglio di carri ferroviari” (pag. 47).
In nota si legge che la “vitella del sole” nell’originaria pubblicazione era stata modificata in “vitella al sole”, travisando l’intenzionale omaggio di Savinio all’Odissea.
Giunto a Reggio Calabria non può che soffermarsi su Piazza Garibaldi, dominata dalla statua dedicata all’omonimo personaggio: “l’Italia è un tappeto di ricordi. È male togliere un filo al tappeto. È male uccidere un ricordo…Il risorgimento ha instupidito l’Italia” (pag.51).
È incuriosito dalla posizione della statua che volge le spalle al mare (“antimarina”), ma riflettendoci su, si rende conto che è rivolta all’impenetrabile Aspromonte della sua storia. Si avvicina e al posto della tipica morfologia garibaldina, vi trova, con sua grande soddisfazione, la faccia che dipingeva da un paio d’anni, simile a quelle “facce non chiuse nel formato e nell’aspetto convenzionale…facce che mettono a nudo la loro realtà sottocutanea”(pag. 53). Il volto di Garibaldi in effetti era stato deturpato dai bombardamenti e in cuor suo prega che nessuno metta mano alla statua per ridargli il tradizionalissimo aspetto. La sua speranza, neanche a dirlo, è stata infranta.
Visita dunque la Villa di Reggio Calabria che altro non è che un giardino pubblico, secondo le definizioni mutuate dalla realtà siciliana al di là dello stretto. Rimane esterrefatto dalla visione di due alberi gemelli, la cui nudità trova assai imbarazzante e poi delle palme dal tronco ad anfora. La sua mente corre a Luciano di Samosata e alle sue “donne-viti”: “in questa città senza età né statura i soli vecchi sono gli alberi” (pag.55).
L’occhio indiscreto di Savinio scorge la vera natura delle cose, concludendo che in quei luoghi c’è una compenetrazione “tra uomo e animale, uomo e pianta, uomo e natura” (pag. 62), molto più forte che altrove.  
Superata Reggio Calabria è il momento di visitare Crotone che lui chiama da subito “Cotrone”  in omaggio al termine utilizzato dai nativi. Dopo aver visitato un complesso industriale, si rende conto che in quelle città intravede solo uomini. Le donne sono appartate, isolate nei loro lavori femminili, non partecipano alla vita cittadina ma per lui “l’elemento femminile è necessario alla vita zoologica, ma è altrettanto necessario alla vita sociale. È altrettanto necessario alla vita mentale. È altrettanto necessario alla vita psichica. È necessarissimo alla civiltà” (pag.68), poiché l’elemento femminile tempera, spegnendo l’eccesso maschile e rendendo più alta la stessa civiltà.
Crotone, città di Pitagora, è il momento delle riflessioni che intrecciano estetica e politica. È proprio la vicinanza della gente del sud alla natura, con l’uomo – montone e l’uomo – agnello che lo accompagnano in lungo e largo,  gli permette di tracciare la differenza con la civiltà meccanica del nord, dove domina l’uomo-fresa, l’uomo – cassaforte, l’uomo – calcolatrice: “un giorno, quando l’umanità avrà superato lo stato di barbarie, queste diversità e queste affinità saranno esaminate, misurate, determinate. Intanto, coloro che si assumono il compito di guidare l’organizzazione politica e sociale degli uomini dovrebbero pensare che applicare lo stesso piano politico e lo stesso piano sociale all’uomo – macchina e all’uomo ruminante è più che stupido: è mostruoso” (pag. 75).
 Dopo Crotone è la volta di Catanzaro dove apprenderà stupefatto una leggenda popolare sulla “Ricciutella”, una donna che per tre giorni si fece uomo. Per Savinio è un altro tassello della sua vita che ritorna con  “Ermaphrodito” in salsa calabra. In prossimità di Catanzaro ammira le curve che lo portano alla città alta e che gli permettono di perdersi nella vista marina in basso e nelle visioni mitologiche greco - calabresi, ma soprattutto rammenta la vicinanza a Stilo, la “Città del Sole” di Tommaso Campanella, “questo calabrese lampeggiante e roccioso” (pag. 114), su cui Savinio scrisse un’intensa prefazione, pubblicata in appendice al libro.
Conclude con una profonda analisi sull’esteriorità, sulla facciata, sulla maschera e al contrario sul suo “amore” per ciò che è “segreto, più brutto, più vergognoso, più inconfessabile” (pag.105) perché solo in esso si nasconde la profondità del sentimento, come quello per colei che conobbe ventitre anni prima e a cui disse “non vedo l’ora che tu diventi vecchia” (pag.195), intendendo con questo superare “la pelle della gioventù e della bellezza”, ostacoli dell’amore, del vero amore. Questo è il suo “cristianesimo”. 
L’opera, oltre ad essere una preziosa testimonianza di un momento fondamentale della storia politica del Paese, in quello che definisce “l’elettoralissimo mese“, si presenta infine come una chicca deliziosa del pensiero saviniano in una terra che gli ricorda l’infanzia in Grecia.
Al rientro, Savinio aveva inviato i suoi resoconti alle riviste che regolarmente censuravano il suo ordine cronologico e mentale. Per questo impietoso lavoro redazionale, “Partita rimandata” è sfuggita alla pubblicazione dell’opera omnia e riorganizzata secondo le disposizioni ricostruite dai manoscritti e dagli appunti originari dell’autore.
 Da amare, dunque.
“L’etimologia come si sa è scienza incerta, tuttavia a me piace pensare che snob è la sigla ‘s.nob’ di sine nobilitate” (pag. 72). 
E Cosenza? Partita rimandata…
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.
 Alberto Savinio “Partita rimandata: diario calabrese”, 1996, Giunti, Firenze, pag. 118.
Il libro è stato ripubblicato, nel 2008, ad opera della Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ).
 Prima edizione: 1948.
 Movida,  27 luglio 2009.
 
Savinio in Lankelot

ISBN/EAN: 
9788849820591

Commenti

?Nella regione che io vedrò nel sole di domani l?infinito è sconosciuto. Leggo nella Guida dell?Italia Meridionale che hanno comune l?avversione all?infinito..aggiungo per parte mia che anche la Grecia moderna ha perduto l?infinito, al greco moderno mancano quelle desinenze in ein che tanto infinito danno al greco antico, e bisogna unire una preposizione na alla prima persona singolare del presente indicativo. L?infinito non è greco. Con che si vede che la Grecia moderna è più greca dell?antica, più presocratica. La mancanza d?infinito, mostra quanto greci sono i calabresi? (pag.37).

ne avevamo discusso.

Opera saviniana davvero incantevole, per tantissime ragioni...

Savinio rimandato a settembre per il momento. Non so se riuscirò nelle prossime due settimane che mi restano prima delle ferie ad inserire Casa La Vita che merita molta attenzione, perché ad oggi, è la mia lettura saviniana più bella. Savinio dà il massimo nei racconti, davvero.

http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2949.0

SPECIALE SAVINIO aggiornato!
(grazie Movi!)

"Al rientro, Savinio aveva inviato i suoi resoconti alle riviste che regolarmente censuravano il suo ordine cronologico e mentale. Per questo impietoso lavoro redazionale, ?Partita rimandata? è sfuggita alla pubblicazione dell?opera omnia e riorganizzata secondo le disposizioni ricostruite dai manoscritti e dagli appunti originari dell?autore.
Da amare, dunque."

> Ti prendo alla lettera:)
L'etimo di snob è anche qui! Ammazza. Era in fissa con "tiranno" e "snob", a quanto pare. La "Partita", in ogni caso, non mi sfuggirà;).

Preso l'Adelphone...

davvero ben fatto:)

4. infatti te l'ho evidenziato :)))

4. Sarai d'accordo con me, fidati...è una chicca, non solo per i fans. e' molto più limpido che in altri suoi scritti, finora letti...

dirotti:)

5..ahhh...aspettiamo Herma...così inserisco i link...stracitato :D

4. dimenticavo...c'è Nora di Casa di Bambola :D

10, 5. Madonna cosa è quel libro... Dovrò leggerlo tre volte per capirci qualcosa. Ho letto le prime trenta pagine e ho riso un po', il resto non l'ho proprio capito. Mi sa che cerco qualche altro suo romanzo più leggero, prima...

11. vai su Angelica, se hai l'Adelphi Vol.1, più piccolo, lineare e delizioso (rido ancora a pensare a certe cose)...l'ordine mentale lo acquisisce con il tempo.

Ok, provo quello... Grazie! :)

13. dovrebbe piacerti. E' molto scenografico, teatrale o cinematografico com'è stato definito...
Ti ho suggerito Angelica perché ha delle tematiche che si riallacciano ad Herma, soprattutto nella seconda parte di quest'ultimo.