Savinio Alberto

La nostra anima

Autore: 
Savinio Alberto

  “Chi sono quei tre personaggi che mentre la guerra infuria nelle cinque parti del mondo, entrano tranquillamente nel museo dei manichini di carne?” (pag. 505). Un Savinio decisamente in stato di grazia, o di “felicità creativa” come scrivono in nota i curatori, quello che si svela progressivamente in questo lungo racconto. Letto in successione dopo “Casa La Vita” non esce affatto sminuito dal palpitante accostamento alla straordinaria raccolta saviniana, semmai rafforzato dalla prova di originalità e dalla pienezza dello stile.   Savinio segue il filo di Arianna personalizzandolo secondo i suoi canoni, procedendo per iperbole, sbroglia ed avvolge la matassa per lasciare intravedere qua e là certi maestosi richiami alle sue opere per poi concludere con il nuovo. È dunque l’ora per lui di (ri)pescare a piene mani nel mito, portando sulla scena certi suoi protagonisti itineranti, rivestendosi dello splendore di chi dimostra, con tutta evidenza, di non aver esaurito l’energia creativa sempre più raffinata e sublimata da una fantasia feconda. Sì, stupore, meraviglia e, a volte, commozione per una genialità  sfacciata che non lascia spazio a sbavature o rimpianti. Si richiama il passato ed i nomi sono quelli che ritornano a sfilare in passerella: Nivasio Dolcemare, Clio e soprattutto, Amore e Psiche a cui ci si è ormai affezionati ma che dimostrano di avere ancora molto da raccontare. Ed è la straordinarietà della penna del genio che li fa apparire sulla scena letteraria come se fosse la loro prima volta. Fa dire a Clio, nel meraviglioso dialogo ultraterreno tra la musa ed il padre dell’autore, nell’antefatto della vicenda “la storia è veramente la scienza di tutti, e come tale non ricorda se non quello che tutti possono vedere ed intendere, ossia il lato più vano degli uomini e delle cose; al che è bene aggiungere che a questo appunto essa deve essere chiamata ‘maestra di vita’? Ma a che parlare di me?Perdita e il dottor Sayas sono personaggi senza storia e dovrei dire ‘senza me’, visto che io sono la musa della storia. Quanto a Nivasio Dolcemare, non occorrono presentazioni: Nivasio Dolcemare è noto a tutti, anche a coloro che lo vorrebbero ignorare. Del resto è vostro figlio” (pag.506).

Nivasio si trova a Salonicco con Perdita Skuffakis, la di lui amante ed il dottor Sayas, “israelita di razza e di professione medico chirurgo” (pag.505) ed insieme visitano il museo dei manichini di carne dove trovano lei, Psiche, tra un odore pestilenziale ed iscrizioni impresse fittamente dai visitatori sulla sua pelle: “Giuseppe e Anita Garibaldi, maggio 1848”, “fesso chi legge”, “abbasso la Massoneria” tra quelli emblematici. Lei è la ragazza con la testa di pellicano, quella particolare morfologia che Savinio scelse per rappresentare la madre e Maria nei suoi quadri: “per noi iniziati Psiche è l’anima, e il suo nome che ha il significato fisico di soffio e di alito, ha anche il senso di quel soffio ineffabile che è la parte immortale di noi” (pag. 523). Prendendo spunto dalla storia di Amore e Psiche di Apuleio, qui esplicitamente richiamato, la stravolge esaltandola e smitizzandola allo stesso tempo, facendola precipitare sulla schietta materialità terrena per poi caricarla di allegorie e significati.

E così tra un passo e l’altro troviamo modo di accostarci ad elementi surreali e fantastici per un verso, alla fisicità materiale dall’altro mescolati gli uni e gli altri da toni seriosi, lievemente ironici con punte di comicità irresistibile. Penso ai discorsi sull’anima intrecciati dalla signora Perdita e dal medico Sayas, alle critiche sottili alla società borghese che Savinio non dimentica di inserire tra le pagine, per poi arrivare alla vicenda personale di Psiche che è un caso a sé, talmente bella ed appassionante (nonché divertente) si presenta, con quella mamma barbuta, le sorelle struzzo e papera ed il padre pieno di mammelle che le ha allevate con amore. Dunque è il momento di svelare il segreto di Psiche e Amore, o meglio il momento di irretire l’attenzione del lettore in un’ottica di piena fisicità. E non è il caso di andare oltre, perché vale la pena di procedere da soli alla scoperta progressiva di questo segreto. E Nivasio? Nivasio rimane osservatore attento, distaccato con i suoi simili, partecipato alle sventure miserrime della Psiche pellicano. Non è opera essenziale, è un’opera – gioiello talmente preziosa che dovrebbe essere gustata per ultima, seguendo forse un certo itinerario, per trovarsi stupefatti e rinvigoriti nella voglia di leggere ancora, di riscoprire il pregresso ed avanzare verso il nuovo, se solo avesse donato ancora e ancora perché questa genialità non doveva trovare fine in terra.

“Amore è nemico di amore. Da amore nasce la vita, ma assieme nasce l’antivita. Tutto ciò che di male è nel mondo, viene dall’amore che spinge gli uomini a unirsi per generare. Creda a me che sono Psiche ossia l’anima liberata dall’amore. Solo alla fine di ciò che gli uomini chiamano amore, il vero amore nascerà” (pag, 551).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.

Alberto Savinio “La nostra anima”, in “Casa La Vita e altri racconti”,  Adelphi, Milano, 1999, pagg 505-552. A cura di Alessandro Tinterri e Paola Italia. Prima edizione: 1944.

Movida,  26 settembre 2009.

Savinio in Lankelot

ISBN/EAN: 
9788845904561

Commenti

"così tra un passo e l?altro troviamo modo di accostarci ad elementi surreali e fantastici per un verso, alla fisicità materiale dall?altro mescolati gli uni e gli altri da toni seriosi, lievemente ironici con punte di comicità irresistibile"

Speciale SAVINIO!
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2949.0

in progress;)

(a domani per tutto il resto, movi'!)

Ecco: questa e' critica letteraria! Questo e' un autore ed una critica in aperto connubio, o meglio in osmosi artistico-letteraria. Bel pezzo, Movida. Tieni duro con la tua serieta'. E braava, da parte di un povero fesso.

Sergio, la ringrazio, troppo buono ma lei non scherza sulla critica...(vedasi, ad esempio Bontempelli che mi ha colpita moltissimo e mi ritengo onorata ad averlo letto).

bellissima citazione finale, e deliziosa questa scheda dedicata al "gioiello". grazie movi.

"se solo avesse donato ancora e ancora perché questa genialità non doveva trovare fine in terra".
Caspita, Savinio ti ha proprio conquistata!

Bella anche la citazione in chiusura, ma tristissima.

6. ho infilato uno dietro all'altro, tre capolavori...e dopo ognuno mi dicevo dopo questo non può aver scritto altro dello stesso livello...eppure così è stato.

La citazoone è triste se estrapolata dal contesto...in realtà...beh fa parte del segreto di Psiche. ;)