Savinio Alberto

La casa ispirata

Autore: 
Savinio Alberto

 Alberto de Chirico nacque in Grecia, ma successivamente alla morte del padre, la famiglia decise di tornare in Italia e poi di recarsi in Germania, per dar modo al piccolo di casa di continuare gli studi musicali a cui dedicò  la prima parte della sua vita. Tra il 1910 ed il 1914, Alberto visse a Parigi, dove lo seguirono la madre ed il fratello Giorgio. Alberto, in quegli anni maturò la decisione di lasciare l’attività di musicista per una ricerca sperimentale del nuovo su cui far convergere la letteratura e la pittura, al di fuori di qualsiasi schema o genere. In questa fase della sua vita, assai stimolata dalle proficue frequentazioni artistiche, decise di modificare il suo cognome, anche per distaccarsi dal fratello Giorgio che si stava già affermando nella pittura. Iniziò a firmarsi come Alberto Savinio, prendendo in prestito lo pseudonimo da tale Albert Savin, rivelando già una scelta sui generis che porterà a trasferirlo, con il tempo, ai nomi immaginari della sua opera, Nivasio in eccelsa prima battuta. “La casa ispirata” è, cronologicamente, il secondo romanzo ad esser stato pubblicato, trasmettendo in esso l’esperienza bohemien parigina. Tra le strade in fermento culturale, l’autore prende ispirazione, come altrove, dalla sua autobiografia per destrutturare il romanzo, facendo di esso un ricettacolo dell’assurdo e del grottesco, in cui poter respirare la libertà dalla rigidità di una trama. Savinio va oltre, rimuovendola, disconnettendo la continuità dal suo pensiero per muoversi in una sperimentazione artistica che è, prima di tutto, sperimentazione di se stesso e dei mille stimoli, geografici, storici e culturali a cui è stato sottoposto in vita (o anche, a cui si è sottoposto). Oggi, leggere Savinio presenta un ostacolo naturale nel non sentirsi più avvezzi a certe ricercatezze che fanno della parola, la sua, un’esperienza metafisica. Soprattutto nelle prime opere giovanili, come è il caso de “La casa ispirata”, si fa fatica a seguirne il flusso che nasce dalla frenesia maniacale della ricerca; la sua penna pare muoversi a scatti, registrando ciò che lo sguardo gli trasmette nella constatazione che l’occhio, in Savinio, avrà un ruolo fondamentale che riempierà pagine della sua storia. Non è possibile dimenticare la poliedricità dell’autore, dall’esperienza musicale a quella pittorica, per poter ambire di conoscerne poetica e stile rimettendosi alle sole pagine letterarie. Le interconnessioni sono indubbiamente evidenti e l’approccio al testo mette in movimento una serie di attenzioni da parte del lettore che si diversificano sulla ricerca linguistica, attraverso l’immagine, restituita dall’occhio, per poi passare all’analisi della simbologia saviniana, o meglio dell’utilizzo allegorico del simbolo. Operazione che, ad un primo approccio, si rivela assai stancante. Savinio affonda la sua penna – occhio con precisione millimetrica in una visione disturbata e distorta dalla presenza – assenza dei suoi personaggi, nell’atmosfera spettrale della pensione della famiglia Lemauzy.

“La casa era ispirata. Una sottile animazione circolava entro i muri scavati dall’industria dei geni che vi alloggiavano in gran copia. Quanto infingardi e schivi sono gli spiriti usati a vagolare per lande selvatiche e deserte, altrettanto quelli assuefatti al vivere domestico sono miti e laboriosi” (pag. 249). La casa ispirata dunque è una casa infestata, abitata da ombre, soffi, brezze, venti, quindi, fantasmi in cui immergere il lettore fin dall’inizio, da quella simbologia cabalistica legata alla numerazione della casa. Prima di accingersi ad entrare si sofferma sulla via in cui è posizionata la pensione, la via San Giacomo, in cui riconosce la galleria culturale che l’aveva un tempo popolata e che il tempo ha cancellato per dare spazio alle botteghe dei commercianti. In mezzo all’orrore delle merci ortopediche, intravede un Mercurio “color carne, un gran Mercurio infermo e calvo, il cranio sezionato e numerato, gli occhi pensosi dietro gli occhiali blu: Hermes malato, afflitto dei peggiori mali, tutto bendato e rappezzato, fasciato e rabberciato: simbolo e immagine dell’uomo attuale” (pag. 203).

L’inserimento del Mercurio presenta effettivamente caratteri emblematici che, da un lato, trasmette la propensione naturale di Savinio al richiamo della mitologia classica, a cui trasgredisce trasformandola a suo piacimento, dall’altro restituisce una contestualizzazione dell’opera in un’epoca di transizione e smarrimento che attraversa la prima grande guerra. Di particolare interesse è la descrizione della prima esperienza conviviale degli ospiti della pensione, in cui si nota un posto a tavola lasciato vuoto. Nell’atmosfera rilassata dell’accostamento al cibo, tuttavia, ha modo di studiare gli ospiti in cui emergono, oltre al padrone di casa, un uomo di legge ed un uomo di chiesa, entrambi accuratamente dettagliati in tutti i passaggi legati al proprio nutrimento, nella continua assimilazione dei personaggi alla morfologia degli animali, quale sua tematica ricorrente. Ed ecco che l’autore amplifica le orribili sensazioni che sovvengono spontanee con un tocco di stile pestilenziale sulla freschezza del cibo in pagine che, dal mio punto di vista, rappresentano il punto più feroce del libro: “le disgraziate membra dei manzi o dei vitelli, dei capretti o dei castrati che i fuochi della misteriosa cucina apprestavano al consumo di quel convito di necrofaghi, comparivano alla mensa coi livori della corruzione, maculate di chiazze verdognole, impaludate di pelli o sbrindellate, fiorite di grumi verminosi, di orrende spugnosità intorno agli ossi” (pag.212). Sulle donne a tavola, invece, non si sofferma più di tanto, perché ritiene che le donne non mangiano, ma ruminano. L’atteggiamento di Savinio nei confronti delle donne, qui come altrove, non si rivela affatto benevolo. Seppur si vuole tentare di ricondurre nel giusto confine dei tempi questo suo pensare, soprattutto se circoscritto alla critica borghese di cui si fa portavoce, certe stilettate dello scrittore francamente suscitano parecchie perplessità. Esempio di tale discorso sono le descrizioni dell’anziana signora padrona di casa che, ad un certo punto, emerge dall’ombra per riprendere il posto vuoto a tavola, lasciando dietro di sé una diffusa sensazione di morte che, seppur dimenticata, aleggia sempre nella vita degli uomini. E poi Maria, la madre dell’adolescente Marcello, verso cui si scopre un atteggiamento inquietante e malato. Su tutti i personaggi messi in scena, ad un certo punto, Savinio fa emergere Marcello, adolescente musico che abbandona il suo dilettantismo per il ristoro sul divano o per giochi infantili, incoraggiato da un ambiente familiare piuttosto singolare. In Marcello si trasmette anche un po’ dell’infanzia dell’autore, del suo attaccamento alla figura materna che vedremo meglio delineata in altre opere, ma ciò che stupisce di questo adolescente è l’improvvisa esperienza mistica che lo spinge alla conoscenza di Dio e alla sua umanizzazione, subito dopo ridicolizzata dalle paradossali personalità che popolano la casa ispirata. Mentre all’interno di essa si respira un’aria infernale, in contrapposizione, giunge all’esterno la primavera e con essa le bandiere che annunciano la guerra: “domani l’occhio del Signore risplenderà di nuovo sulla terra, perché i demoni non circondano più la luna” (pag.349).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952),  fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.

Alberto Savinio “La casa ispirata”, in “Opere. Hermaphrodito e altri romanzi. Vol.1”, Adelphi, Milano, 1995, pagg 195-352. A cura di Alessandro Tinterri. Introduzione di Alfredo Giuliani. Prima edizione: 1920, a puntate sulla rivista "Il Convegno" di Enzo Ferrieri. Opera completa e revisionata nel 1922, pubblicata nel 1925, Editore G. Carabba.

Movida,  5 luglio 2009.

Savinio in Lankelot
ISBN/EAN: 
9788845910876

Commenti

iniziamo...molto saviniano, buoni spunti, alcuni brani splendidi, ma sicuramente questo testo non è il mio prediletto, stancante da certi punti di vista.

Primo pezzo su Savinio!

(intanto passo per salutare con orgoglio l'esordio dello speciale AS a firma Movida. Scusate ma è una giornata un po' critica, conto di tornare in serata)

2. Grazie per il link, Luca.

Attenderò di conoscere un parere sul testo, da chiunque l'abbia letto (o leggerà), discorde o meno, lo vedremo.

E' qui, sulla mia scrivania, e attende la rilettura tanti anni dopo. Con lo stesso entusiasmo di allora, e forse più ancora, adesso.

5....a breve , il secondo :)

Partiamo intanto da qui:

"Alberto de Chirico nacque in Grecia, ma successivamente alla morte del padre, la famiglia decise di tornare in Italia e poi di recarsi in Germania, per dar modo al piccolo di casa di continuare gli studi musicali a cui dedicò la prima parte della sua vita. Tra il 1910 ed il 1914, Alberto visse a Parigi, dove lo seguirono la madre ed il fratello Giorgio. Alberto, in quegli anni maturò la decisione di lasciare l?attività di musicista per una ricerca sperimentale del nuovo su cui far convergere la letteratura e la pittura, al di fuori di qualsiasi schema o genere. In questa fase della sua vita, assai stimolata dalle proficue frequentazioni artistiche, decise di modificare il suo cognome, anche per distaccarsi dal fratello Giorgio che si stava già affermando nella pittura. Iniziò a firmarsi come Alberto Savinio, prendendo in prestito lo pseudonimo da tale Albert Savin, rivelando già una scelta sui generis che porterà a trasferirlo, con il tempo, ai nomi immaginari della sua opera, Nivasio in eccelsa prima battuta."

> Ottima contestualizzazione e saggia e opportuna scelta, quella di raccontare lo spaccato biografico e tutta la vicenda degli pseudonimi;)

"Mentre all?interno di essa si respira un?aria infernale, in contrapposizione, giunge all?esterno la primavera e con essa le bandiere che annunciano la guerra: ?domani l?occhio del Signore risplenderà di nuovo sulla terra, perché i demoni non circondano più la luna? (pag.349)."

> Appena si sistemano le cose, qui dentro, torno a leggere la mia vecchia adelphi, già pappata nel 2003, e commento tutto a dovere;)

7 e 8.
Credo non si possa scindere dalla biografia per un'analisi della sua biografia. Troppo importante per le scelte linguistiche/stilistiche che ha fatto.

Non vedo l'ora di leggere la tua interpretazione...perché ho tahte discussioni in mente. L'approccio a quest'opera non è stato facile...:)

verrò a commentare direttamente qui, credo;). Non ne scriverò:)

10. noooooooo...non mj fare questo...il tuo punto di vista, soprattutto maschile, è importante.......

"si fa fatica a seguirne il flusso che nasce dalla frenesia maniacale della ricerca; la sua penna pare muoversi a scatti, registrando ciò che lo sguardo gli trasmette nella constatazione che l?occhio, in Savinio, avrà un ruolo fondamentale che riempierà pagine della sua storia."

ecco un buon motivo per terrorizzarmi.

"ltre al padrone di casa, un uomo di legge ed un uomo di chiesa, entrambi accuratamente dettagliati in tutti i passaggi legati al proprio nutrimento, nella continua assimilazione dei personaggi alla morfologia degli animali, quale sua tematica ricorrente. Ed ecco che l?autore amplifica le orribili sensazioni che sovvengono spontanee con un tocco di stile pestilenziale sulla freschezza del cibo in pagine che, dal mio punto di vista, rappresentano il punto più feroce del libro: ?le disgraziate membra dei manzi o dei vitelli, dei capretti o dei castrati che i fuochi della misteriosa cucina apprestavano al consumo di quel convito di necrofaghi, comparivano alla mensa coi livori della corruzione, maculate di chiazze verdognole, impaludate di pelli o sbrindellate, fiorite di grumi verminosi, di orrende spugnosità intorno agli ossi? (pag.212)."

ahaha questo è bellissimo!

"L?atteggiamento di Savinio nei confronti delle donne, qui come altrove, non si rivela affatto benevolo"

gli ci voleva una settimana con Katherine Hepburn!

12. Io non vedo l'ora di leggerti su Herma...c'è tutto Savinio in quel libro, il compendio di se stesso...anche con il suo stile più difficile, è vero...ma c'è tutto...e in tanti brani è veramente spettacolare, molto divertente...e poi parla di Bologna e le cose che nomina ci sono ancora, anche se trasformate :))))

13. eh..:)

14. questo rapporto sulle donne devo ancora digerirlo per benino..:)

"si fa fatica a seguirne il flusso che nasce dalla frenesia maniacale della ricerca; la sua penna pare muoversi a scatti, registrando ciò che lo sguardo gli trasmette nella constatazione che l?occhio, in Savinio, avrà un ruolo fondamentale che riempierà pagine della sua storia. Non è possibile dimenticare la poliedricità dell?autore, dall?esperienza musicale a quella pittorica, per poter ambire di conoscerne poetica e stile rimettendosi alle sole pagine letterarie."

> Ecco, questo - 6 anni dopo la prima lettura - rimane fondamentale e sacrosanto. E' faticoso e difficile riallinearsi a Savinio, perché - come scrivi - dipinge e suona e gioca, romanzando, e oltretutto spezzetta e frammenta (chissà che la pubblicazione in puntate, per questo libro, non abbia determinato ulteriore atomizzazione)

"In Marcello si trasmette anche un po? dell?infanzia dell?autore, del suo attaccamento alla figura materna che vedremo meglio delineata in altre opere, ma ciò che stupisce di questo adolescente è l?improvvisa esperienza mistica che lo spinge alla conoscenza di Dio e alla sua umanizzazione, subito dopo ridicolizzata dalle paradossali personalità che popolano la casa ispirata."

> (questa, devo dire, è un'osservazione affascinante. Proviamo a vedere se caratterizza un filone secondario della sua scrittura, il misticismo. A memoria non ci arrivo, ma pian piano recupero;))

17. (ottimo filo d'indagine...qualche spunto è già venuto fuori, ma cerchiamo di fare attenzione anche su questo particolare prospettiva).