“Infanzia è una corruzione di Ninfanzia: periodo della vita che l’uomo consuma sotto l’autorità di Anzia, ninfa delle primizie. (Anzia da «ante», prima)” (pag.573). Come si annuncia in prefazione, questa è la storia di un uomo “nato” sotto il sole di Atene che vivrà la maggior parte dell’infanzia e dell’adolescenza in mezzo all’aristocrazia europea e, da gregario qual era inizialmente, arriverà a rifiutarne integralmente l’abnorme ipocrisia. Dalla nascita di Nivasio, come per ogni bambino nato in Grecia, ci si aspettava il grido benaugurale della civetta, l’uccello che preannunciava la dea Minerva, svegliata per l’occasione dal sonno eterno. Il padre, il commendatore Visanio, non riesce però a sentire nulla, prima a causa delle urla della partoriente, la signora Trigliona, e poi per il sonno in cui lui stesso sprofonda dopo due giorni di travaglio. Non un grido, ma tre salutano la venuta al mondo di Nivasio. Così Visanio resterà nel dubbio se la nascita del figlio poteva ben dirsi “lieto evento”: può esser lieto l’evento derivante dal trauma doloroso del parto? Alla domanda non seguirà alcuna risposta.
“La nascita di un italiano fuori d’Italia, equivale alla pittura a velature, alla musica riprodotta. È, nel problema della razza, il raggiungimento dello stile.
L’analisi dell’italiano Nivasio Dolcemare dà: italiano più italiano dell’italiano, perché l’italiano in lui non è stato locale, ma condizione voluta, scoperta, conquistata” (pag.580).
Savinio dà vita, scrivendo in terza persona, ad uno dei personaggi più noti e singolari della sua letteratura, utilizzando, com’è chiaramente intuibile, l’anagramma del suo stesso pseudonimo: Nivasio, ma anche il di lui padre, Visanio. Non gli si può certo attribuire poca fantasia nella scelta di un nome, visto il ricco ventaglio che offre ai lettori, semmai esso dimostra ulteriormente il suo continuo giocare con le questioni della vita, il suo prendersi gioco di tutto e tutti con quel suo modo di fare che lui chiama “dilettantismo” (da diletto).
Savinio sceglie una struttura, ancora una volta, svincolata dalla trama del romanzo classico, preferendo introdurre singoli episodi che progressivamente porteranno a spostare l’attenzione del lettore dal protagonista ad una dimensione allargata al contesto, alla società sua contemporanea, continuando l’opera di ridicolizzazione della specie in cui era vissuto.
Nella prima parte si avvertono stimoli ed amplificazioni delle tematiche trattate in “
Tragedia dell’infanzia”, relative alla nascita ed alla prima fase di crescita di Nivasio. Gli elementi dominanti di questa fase sono principalmente due: l’incipit che accoglie la nascita di Nivasio rivestendola di un’aura speciale e su cui non ci si può non soffermare “il giorno in cui Nivasio Dolcemare uscì dal grembo materno, il sole picchiava a martello sulla città della civetta. Cinque da una parte e cinque dall’altra, le steariche colorate sorgevano agli angoli del caminetto, si piegavano sui candelabri di bronzo, piangevano lunghi lacrimoni. La culla spumeggiava in un angolo” (pag.573) e il suo avvicinarsi successivo al “Dio Greco”, dopo aver tradito quello cattolico di derivazione familiare. Era stata l’associazione di idee tra i gretti e ridicoli borghesi/aristocratici e la chiesa cattolica e barocca, fisicamente frequentata in Atene, a spingerlo ad un comprensibile allontanamento. Si sentiva attratto dall’oscuro segreto di quell’occhio racchiuso nel triangolo della Chiesa greca, nonché da un principio forte di misoginia della stessa che separava fisicamente le donne dagli uomini. Dalla viva partecipazione di Nivasio, si sente emergere in lui un sentimento che egli chiama di “dolcissima compassione” (pag.594), meglio specificata come “compassione dolceamara” (da cui l’istantanea comprensione dell’importanza del cognome scelto) e che lo porterà ad un’esperienza tra realtà e sogno di avvicinamento all’oggetto della sua adorazione: un Dio povero. In questo contesto pare assai vicino all’esperienza mistica di Marcello in “La casa ispirata” e alla successiva umanizzazione della divinità misteriosa, riconosciuta poi nella fisicità del demiurgo, il Signor Quaranta (la disillusione).
Quest’ultimo personaggio, unitamente alla signora Basilica, apre la seconda parte della narrazione in cui si spettegola ferocemente sul rapporto tra l’aristocrazia e il popolo di cui si serve per le faccende domestiche. Sia il signor Quaranta che la Basilica si dedicano ad attività di collocamento lavorativo che, in taluni casi, si tinge di tinte fosche e pruriginose. Le donne che arrivano a servizio in casa Dolcemare schiuderanno, lentamente, le porte della sensualità di Nivasio fino alla più importante scoperta, Cleopatra, che sarà anche l’ultima narrata. Da questo punto di vista, il calcare la mano su vicende che dalla sensualità mutano in corruzione sessuale, richiamate anche in altre opere precedenti (l’esempio più lampante in “
Angelica o la notte di maggio”), porta ad un appesantimento del testo per l’indubbia caricatura che fa delle sue protagoniste femminili. Delle donne del suo tempo, questo è indubbio, aveva scarsa considerazione, indipendentemente dalle loro origini, borghesi o popolane, quest’ultime non sempre vittime degli assalti aristocratici.
Savinio però chiude in tempo con uno splendido interludio che mette in secondo piano l’infanzia di Nivasio, chiudendola con una domanda, per far posto, prima, ad un nostalgico richiamo della storia dei giochi olimpici nella dolce valle di Olimpia, ripresi nel 1892, in cui emerge la bellissima e sacramentale figura di Luis il Maratoneta, il contadino greco scalzo diventato un eroe, e poi ai venti che soffiano sull’Europa, rivelando la sagacia e forse la temerarietà allegorica di un intellettuale che riusciva a vedere al di là delle cose.
“Spiridione Luis non era corridore di professione. Aveva ventiquattro anni ed era nato ai piedi del Pentèlico. Il suo allenamento era un allenamento naturale, e l’aveva fatto correndo a portare le anfore d’acqua di Amarussi che per gli ateniesi è ciò che per i romani è l’Acqua Acetosa, un’acqua diuretica e leggermente lassativa” (pag. 677).
Alberto Savinio porta avanti, dal 1935 al 1940, la pubblicazione a puntate di “Infanzia di Nivasio Dolcemare” sulle riviste “Italiano”, “Nazione”, “Omnibus”, “Mediterraneo”, “Stampa”.
Nel 1941, l’opera completa doveva essere affidata ad Arnoldo Mondadori che aveva esercitato, in un primo contratto, l’opzione di esclusiva sulla produzione saviniana. In realtà, il rapporto si risolse diversamente e, grazie all’intervento del comune amico Alvaro (seppur citato solo il cognome s’immagina Corrado Alvaro), a favore di Valentino Bompiani che arrivò, per un credito editoriale, ad uno scambio tra Cardarelli e Savinio, pur di accaparrarsi l’opera completa di quest’ultimo.
Nelle note al testo, dunque si rivela assai interessante la ricostruzione della scelta editoriale e, quindi, della successiva storia letteraria saviniana, attraverso il fitto carteggio tra i tre soggetti in causa e le occasioni mancate di un incontro di persona per i necessari chiarimenti. Ricorda Savinio che, in effetti, a casa di Luigi Pirandello aveva avuto l’onore di conoscere l’editore Mondadori, senza esser degnato del minimo interesse da quest’ultimo.
In realtà, dall’estratto dei carteggi, non si comprende a fondo il motivo vero dell’insistenza di Savinio a rinunciare al più grande editore italiano, per quello che ai tempi appariva meno blasonato.
Sicuramente interessante è tutto l’andamento delle revisioni, delle correzioni, delle linee redazionali suggerite da Mondadori che Savinio scriveva di apprezzare per poi insistere nel mantenerne la struttura originaria, con quei due frammenti isolati su “Nivasio” che torna “io credo che queste addende, che allontanano poco a poco il lettore dalla figura del personaggio di cui in esso si parla, questo finire in frantumi del libro abbia una sua ragione poetica, e risponda pure a quel naturale sentimento di dispiacere, di nostalgia che ha il lettore alla fine di un libro, quando perde improvvisamente il contatto con i personaggi con i quali aveva convissuto per alcune ore. E per questa ragione ho lasciato per ultimo quei frammenti, per dare anche più l’impressione di questa storia, di questa vita che sfuma, che si perde, che vanisce. Oltre che, in quei frammenti mi pare ci siano un paio di idee che ancora possono, in sul finire stimolare il lettore, fermarlo per un attimo, come un ultimo sguardo” (pag. 965).
Successivamente Savinio chiede ad Arnoldo Mondadori di interrompere la pubblicazione per minacce ricevute. Mondadori indaga presso il Ministero della Cultura su eventuali dissensi del fascismo sull’autore, ma la risposta sul punto è negativa e continua la pubblicazione del testo.
Il rapporto con la Mondadori dunque si concluse ma Maria Savinio scrisse dopo la morte del marito per chiedere di non far cadere nell’oblio la sua opera. Alberto Mondadori rispose che, nonostante la grande ammirazione che aveva per Alberto Savinio, non poteva dirsi sicuro di mantenere tale impegno. Del manoscritto originario pare si siano perse le tracce, anche negli archivi della casa editrice milanese. Il testo venne ristampato solo nel 1973, da Einaudi.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.
Alberto Savinio “Infanzia di Nivasio Dolcemare”, in “Opere. Hermaphrodito e altri romanzi. Vol.1”, Adelphi, Milano, 1995, pagg 565-688. A cura di Alessandro Tinterri. Introduzione di Alfredo Guliani.
Prima edizione: 1941.
SAVINIO in LANKELOT:
Commenti
ecco su questo titolo ci possono essere parecchi punti di discussione.
Incipit splendido e splendida la dichiarazione d'italianità.
Storia editoriale: fu un grave errore?
Misoginia: lo afferma. Ma era un suo scherzo? Era sincero? Non so. La sua formazione mi fa propendere per la sincerità e comunque aveva avuto sicuramente bruttissimi esempi. Certamente non di donne angelicate, secondo classici esempi di letteratura anteriore.
Gli episodi delle donne di servizio richiamano non tanto virtualmente Angelica o la notte di maggio.
Il punto di domanda con cui chiude l'infanzia di Nivasio...riprenderà in futuro...in opere successive.
Il testo, a mio avviso, non può prescindere da Tragedia dell'infanzia che io ritengo superiore, almeno per certi aspetti. Sono due testi collegati.
Luis il Maratoneta: bellissimo episodio che nasconde non poche sllegorie. La Grecia autentica.
comunque attendo di leggere Franco sul punto...perché E' un libro di e per Franco :)
Non vedo l'ora di rileggerlo. Ieri stavo sfogliando il frontespizio e ho trovato gli appunti del 2001. Un anno e mezzo dopo, nel 2003, a marzo, mi ero comprato altri sette libri suoi. Tutto per questo romanzo:).
intanto
www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2949.20
speciale aggiornato;)
"Come si annuncia in prefazione, questa è la storia di un uomo ?nato? sotto il sole di Atene che vivrà la maggior parte dell?infanzia e dell?adolescenza in mezzo all?aristocrazia europea e, da gregario qual era inizialmente, arriverà a rifiutarne integralmente l?abnorme ipocrisia."
> A proposito della parola "gregario", cara al nostro Mascheri; ricordami, in autunno, di segnalarti dove se ne parla in altri termini e di indicare il corrispettivo francese. E' interessante, soprattutto in questo contesto;)
"Alberto Savinio porta avanti, dal 1935 al 1940, la pubblicazione a puntate di ?Infanzia di Nivasio Dolcemare? sulle riviste ?Italiano?, ?Nazione?, ?Omnibus?, ?Mediterraneo?, ?Stampa?."
> Adesso potremmo farlo via web, se solo esistesse il sito web di un giornale pronto a pagare i grandi narratori per farlo. Forse siamo maturi...
"Sicuramente interessante è tutto l?andamento delle revisioni, delle correzioni, delle linee redazionali suggerite da Mondadori che Savinio scriveva di apprezzare per poi insistere nel mantenerne la struttura originaria, con quei due frammenti isolati su ?Nivasio? che torna ?io credo che queste addende, che allontanano poco a poco il lettore dalla figura del personaggio di cui in esso si parla, questo finire in frantumi del libro abbia una sua ragione poetica, e risponda pure a quel naturale sentimento di dispiacere, di nostalgia che ha il lettore alla fine di un libro, quando perde improvvisamente il contatto con i personaggi con i quali aveva convissuto per alcune ore. E per questa ragione ho lasciato per ultimo quei frammenti, per dare anche più l?impressione di questa storia, di questa vita che sfuma, che si perde, che vanisce. Oltre che, in quei frammenti mi pare ci siano un paio di idee che ancora possono, in sul finire stimolare il lettore, fermarlo per un attimo, come un ultimo sguardo? (pag. 965)."
> (magnifica, questa integrazione).
Applausi per Movi. Come sempre:)
3.Io continuo a preferirgli Tragedia...ma ora sto apprezzando moltissimo Casa la vita...impressionante...
4. Come non rimarcarlo? Colpitissima dal "gregario".
6. Integrazione necessaria...lo spirito del libro raccontato da Savinio. Una storia editoriale ricostruita dai carteggi...fantastica...
7, 3. Magnifico:)
Questo è un trailer.
7. non l'avevo mai letto...se il seguito è promettente come i primi due racconti è uno S-P-E-T-T-A-C-O-L-O.
Ne scrivo la prossima settimana, direi...ho appena finito 2 dei tre Manganelli...:D (ora ti esalti)
e andiamo! :)
"Nivasio per sua natura dovrebbe sedere sulla vetta, respirare la solitudine suprema, contemplare l'ultimo silenzio. Ma chi riconosce a Nivasio Dolcemare questi diritti ottici, questi privilegi di respirazione? Ineffabile altrui, la "sovranità" di Nivasio Dolcemare è realtà per lui solo, perpetua ragione di squilibrio, fonte perenne di sofferenza. Anche Nivasio Dolcemare è vittima della democrazia: non di quella che la storia inquadra dentro periodi precisi, ma dell'eterna, irrimutabile democrazia dell'umanità"
(SAVINIO, "Infanzia di Nivasio Dolcemare", Adelphi, 1998 p. 21)
"Chi conosce la Grecia, conosce l'Europa non nei suoi miraggi, nelle sue finzioni, nei suoi 'misteri', ma nella sua povera e nuda verità."
((SAVINIO, ?Infanzia di Nivasio Dolcemare?, Adelphi, 1998 p. 23)
"Nivasio si avvicinò all'ieròn. Udì un borbottio sommesso. Qualcuno pregava. Chi altri poteva pregare a quell'ora, in quella chiesa solitaria, se non il Dio Greco? E se il Dio Greco prega, chi altri egli può pregare se non se stesso? A tutta prima il pensiero di un Dio che prega se stesso annebbiò la mente di Nivasio. Poi la logica di questa preghiera lo illuminò. Questa preghiera di un Dio fedele di di se stesso gli apparve come la preghiera per eccellenza, la preghiera delle preghiere. Nivasio continuò ad avanzare")
(SAVINIO, ?Infanzia di Nivasio Dolcemare?, Adelphi, 1998 p. 72)
"Nivasio non vide, ma appena intravide: i calzoni dell'omino erano sbottonati, qualcosa d'informe gli sballonzolava tra le gambe. E di quante mai cose grottesche e paurose Nivasio ha visto prima e di poi, nessuna ha veduto che fosse altrettanto brutta, altrettanto triste, altrettanto 'mortale', di quell'uomo incosciente che correva dietro l'Irraggiungibile, di quel sesso sballottato, buttato allo sguardo degli uomini, alla luce del sole" ((SAVINIO, ?Infanzia di Nivasio Dolcemare?, Adelphi, 1998 p. 119)
Non serve che scriva un altro pezzo:)
Questo tuo va benissimo.
A partire dal primo frammento...
"?La nascita di un italiano fuori d?Italia, equivale alla pittura a velature, alla musica riprodotta. È, nel problema della razza, il raggiungimento dello stile.
L?analisi dell?italiano Nivasio Dolcemare dà: italiano più italiano dell?italiano, perché l?italiano in lui non è stato locale, ma condizione voluta, scoperta, conquistata? (pag.580)."
... che rimane, direi, fondamentale.
Io, nei prossimi giorni, credo e spero di portare "Nuova enciclopedia". Aspetto Hammer su "Dido" e sull'opera prima;)
Sono molto contento di come sta venendo fuori, lo specialone...
sono contenta di questi tuoi frammenti perché li ritengo fondamentali. Alcuni li avrei voluti riportare nel testo,ma erano troppi. Quello al 14) l'avevo dimenticato...ahahaha,...il 12 è una potente metafora, bellissima.
Il 13) si ricollega a quell'esperienza mistica di Marcello, pagine tra le più belle del libro.
Ritengo comunque che Nivasio Dolcemare sia uno sviluppo di Tragedia e la lettura va combinata. :)
16. Curiosissima di N.E. e poi sulla recensione di Luca su Herma...
(stasera Manganelli per me)
dai dai:).
Io sogno di potermi dedicare solo ai nostri speciali. Mi ci avvicino. Domani porto il Dagerman che sai, se riesco...;)