Savinio Alberto

Capri

Autore: 
Savinio Alberto

Relazione di viaggio datata 1926 e andata in stampa per la prima volta nel 1988, “Capri” è ritratto dell’isola tra il reale e il surreale, dove Savinio mescola cronaca e divagazione fantastica, concedendosi brevi parentesi etimologiche in cui rende esplicite radici e derivazione dei nomi del luogo, nonché rapidi excursus storici che lo vedono rievocare i Fenici, poi gli Inglesi, il Barbarossa, Ferdinando IV di Borbone e Federico d’Aragona, senza trascurare il fascino della contaminazione mitologica, come pure il ricorso a grecismi e latinismi, manifestazioni di quell’amore per il classicismo che non manca d’esser palese sin dalle primissime pagine di questo libriccino. E allora se la coordinata spaziale resta ben salda nel golfo di Napoli, con le splendide immagini di Capri, descritta come un “piccolo Eden galleggiante”, che “dentro un canestrino di granito raccoglie tutto quanto di più colorito e odoroso dà la flora meridionale”, mutevole è la dimensione temporale che si dilata senza soluzione di continuità in un perpetuo andirivieni tra presente e passato. Così il paesaggio col luccichio del mare, il Vesuvio in lontananza, le stradine che si inerpicano in salita tra le rocce, le terrazze pompeiane da cartolina, la piazza con le botteghe affollate di ninnoli e turisti, fungono quasi da pretesto per le digressioni dell’autore che si lascia carezzare dalle continue suggestioni del luogo e finisce col cedere alle lusinghe della sua “troppo focosa fantasia”, arrivando addirittura a raccontare il proprio sbarco nei toni dell’avventura piratesca, dove il piroscafo si trasforma nella capitana del “ferocissimo Khair-Eddin Barbarossa”, con a bordo un’intera ciurma di bucanieri. Ma questo è solo l’esordio, perché Savinio, forte del suo Mentore dalla mano fasciata, chiaro omaggio alla figura del Virgilio dantesco, non mancherà di inventarsi incontri quantomeno singolari: il primo con Ottavio Cesare Augusto, che rivendica il proprio soggiorno caprese ampiamente precedente rispetto a quello di Tiberio, quando, dopo i propri trionfi, scelse di riposare lontano da Roma e “in cambio di Ischia, chiese ai napoletani Capri”. Poi è la volta di un “cane misterioso nel quale rivive certamente l’anima di Claudio Tiberio Nerone” che lo conduce su uno spiazzo a picco sul mare, volendo vederlo precipitare. In ultimo s’imbatte nel fantasma di Tiberio stesso. Si tratta, pertanto, di frammenti in cui la narrazione attinge dalla storia antica, trasfigurandola ai fini letterari, perché a Savinio piace ibridare, realtà e leggenda, sfumandone i contorni e creando parallelismi tra le epoche più disparate. Frequenti risultano, poi, anche i richiami all’Odissea: il riferimento ad Ulisse ritorna ciclicamente, come pure quello alla dea Atena associata, sul finire del testo, alla figura della Madonna, quando l’autore scrive dei naviganti del Tirreno che oggi “levano gli occhi al dolcissimo simulacro della Madre di Dio, come altre volte i navigatori dell’Egeo levavano fiduciosi lo sguardo alla statua di Pallade Atena che brillava sulla rupe dell’acropoli ateniese”. Emerge, quindi, l’intenso legame con la cultura e la tradizione della terra d’origine. Savinio chiama in causa l’Olimpo, e nell’epilogo, è addirittura Clio, la dea della Storia, ad accoglierlo nella famosa Grotta Azzurra. Sospeso tra ieri ed oggi, l’artista sembra esorcizzare la nostalgia del passato, attualizzandolo. Accanto ai ripetuti omaggi alla Grecia classica, però, non si può non rilevare una profonda consapevolezza del proprio tempo che passa per un’acuta capacità di osservazione, in virtù della quale in poche righe il nostro riesce a sottolineare, ad esempio, la rivalità tra Capri ed Anacapri, come pure “il dualismo che divide la vita caprese in due parti: quella silenziosa ed elementare degli autoctoni (…), e quella truculenta, tra frivola ed estetizzante di tutti gli ulissidi che, attratti dal non mai spento canto delle Sirene, convengono lì dai punti più remoti del globo”.

Ne deriva un libro che è sintesi perfetta di memoria e sogno, di esperienza concreta ed estasi al limite dell’onirico, frutto di un’intelligenza che si dimostra sensibile a più linguaggi artistici contemporaneamente. Letteratura, pittura e musica sono, infatti, territori nei quali Savinio si muove con padronanza: da qui le numerose citazioni di dipinti e composizioni, che si incastrano perfettamente nel tessuto della narrazione, perché siamo davanti ad una scrittura per immagini, dove l’aggettivazione barocca e l’architettura stessa della frase, che ricalca la costruzione latina, fanno pensare ad un quadro denso di sfumature e tuttavia privo di un vero e proprio soggetto che non sia l’eclettismo dell’artista.

L’isola, allora, è un escamotage: non si va oltre lo schizzo, la bellezza dell’opera sta tutta nei contorni.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.

Alberto Savinio, “Capri”, Adelphi, Milano, 1988.
Pp. 72

SAVINIO in LANKELOT:
Savinio Alberto - Angelica o la notte di maggio - Movida
Savinio Alberto - Capitano Ulisse - franchi
Savinio Alberto - Capri - AngelaMigliore
Savinio Alberto - Casa La Vita - Movida
Savinio Alberto - Dico a te, Clio - franchi
Savinio Alberto - Il signor Dido - epicentro
Savinio Alberto - Infanzia di Nivasio Dolcemare - Movida
Savinio Alberto - La casa ispirata - Movida
Savinio Alberto - La casa ispirata - franchi
Savinio Alberto - La nostra anima - Movida
Savinio Alberto - Les chants de la mi mort (Canino, Castellani, Jona) - Homo Lupus
Savinio Alberto - Nuova enciclopedia - franchi
Savinio Alberto - Partita rimandata - Movida
Savinio Alberto - Souvenirs - Movida
Savinio Alberto - Torre di guardia - franchi
Savinio Alberto - Tragedia dell'infanzia - Movida
Savinio Alberto - Tutta la vita - Movida
Savinio Alberto - Un Sacerdote del Tempio di Giano: il "bifrontismo assoluto" di A. Savinio - sard 

Angela Migliore, luglio 2009

ISBN/EAN: 
9788845902758

Commenti

Di volata per il mio contributo su Savinio.

" riesce a sottolineare, ad esempio, la rivalità tra Capri ed Anacapri, come pure ?il dualismo che divide la vita caprese in due parti: quella silenziosa ed elementare degli autoctoni (?), e quella truculenta, tra frivola ed estetizzante di tutti gli ulissidi che, attratti dal non mai spento canto delle Sirene, convengono lì dai punti più remoti del globo?."

> mmm. Devo cercare di ricordare qualcosa di un libro di Axel Munthe, adesso. Mi tornerà in mente.

"siamo davanti ad una scrittura per immagini, dove l?aggettivazione barocca e l?architettura stessa della frase, che ricalca la costruzione latina, fanno pensare ad un quadro denso di sfumature e tuttavia privo di un vero e proprio soggetto che non sia l?eclettismo dell?artista.
L?isola, allora, è un escamotage: non si va oltre lo schizzo, la bellezza dell?opera sta tutta nei contorni."

> E che bellissima clausola. Grazie per questo ricco contributo. Lo speciale Savinio è in fiore. Gran cosa.

In tempo reale!
Sempre attentissimo, grazie!!

(Chiedo scusa per eventuali refusi, ma sono con una connessione un po' precaria e ho scritto in piena fase trasloco.)

buon trasloco, cara;)
e grazie per aver ritagliato un pezzettino del tuo tempo per noi.

Grazie! Piano piano riemergerò dal mare di scatoloni :)
Ma per Lankelot c'è sempre tempo, e non sono certo io a dimostrarlo. La tua presenza, nonostante tutti i disagi di questo periodaccio, è quanto mai eloquente. Grande Franco!!

quindi si pone tra le prime opere di Savinio e recuperate decenni dopo...una vera chicca dunque, forse un intaglio che si pone in successione ai viaggi di Hermaphrodito.

"Letteratura, pittura e musica sono, infatti, territori nei quali Savinio si muove con padronanza" più commento 4) eh sì.
La difficoltà dell'avventura saviniana sta proprio in quel continuo stimolo che fornisce attraverso le sue molteplici arti.

"arrivando addirittura a raccontare il proprio sbarco nei toni dell?avventura piratesca, dove il piroscafo si trasforma nella capitana del ?ferocissimo Khair-Eddin Barbarossa?, con a bordo un?intera ciurma di bucanieri" eh eh eh riesco ad immaginarlo :)

"è ritratto dell?isola tra il reale e il surreale, dove Savinio mescola cronaca e divagazione fantastica, concedendosi brevi parentesi etimologiche in cui rende esplicite radici e derivazione dei nomi del luogo", bellissimo il lavoro etimologico.

"Il riferimento ad Ulisse ritorna ciclicamente, come pure quello alla dea Atena associata, sul finire del testo, alla figura della Madonna, quando l?autore scrive dei naviganti del Tirreno che oggi ?levano gli occhi al dolcissimo simulacro della Madre di Dio, come altre volte i navigatori dell?Egeo levavano fiduciosi lo sguardo alla statua di Pallade Atena che brillava sulla rupe dell?acropoli ateniese?. L'Ulisse è personaggio affascinante in Savinio. Sentiva credo l'assonanza con il suo peregrinare. Particolare anche l'accostamento tra la Madonna e Atena, un bell'omaggio.

7. emergi...emergi...tanto ci sarà sempre qualche scatolone che resterà chiuso per un po' di tempo ;)

"è ritratto dell?isola tra il reale e il surreale,"

e ti pareva :))

"come pure il ricorso a grecismi e latinismi, manifestazioni di quell?amore per il classicismo che non manca d?esser palese sin dalle primissime pagine di questo libriccino."

Mi terrorizza un po' la cultura enciclopedica di Savinio.
Studierò il Bignami.

"erché a Savinio piace ibridare, realtà e leggenda, sfumandone i contorni e creando parallelismi tra le epoche più disparate. "

un delirio :)

8- Savinio non è nelle mie corde, ma è affascinante il peso del suo background. La forza della mitologia classica unita alla passione per l'etimologia sono due ragioni di grande interesse. Però spesso nella lettura ho sofferto, le divagazioni mandano in corto circuito l'organicità della narrazione e poi patisco i parallelismi con le arti figurative. Troppo ignorante per stargli dietro.

9- (Scatoloni archiviati, ho finalmente sistemato anche i libri. Ho voglia di comprarne tanti altri, ma comincio ad avere problemi di spazio eh eh eh)

10- In che senso, dici che l'isola ispiri surrealismo?

11, 12- Sì Luca, hai ragione. Anch'io ho avuto parecchie difficoltà con lo stile di Savinio. Per questo ho scelto una lettura breve e incentrata su un luogo a me caro :)

15, 10. Non parlavo della mia isola, che non è surreale. Fingevo piuttosto di meravigliarmi del fatto che Savinio affronti l'argomento surrealismo :)

15. Il primo titolo scelto da Luca inizialmente è un delirio...tra francese , greco e altro...poi è uno spasso e con moltissimi brani più organici di altre letture di poco successive.
Nei racconti rende meglio,soprattutto per il lettore :)