“Angelica o la notte di maggio” viene pubblicato nel 1927, raccogliendo generosi appunti dalla critica del tempo. Savinio vi aveva inserito un sottotitolo “bella addormentata”, quasi una traccia del nocciolo della storia che si apprestava a narrare.
Angelica Mitzopulos è di una bellezza folgorante, tanto che il barone Felix von Rothspeer, non appena la vede se ne invaghisce perdutamente. Non fa altro che pensare alla sua figura cercando disperatamente, in quei primi passi scenici in cui la vicenda è inserita, il modo di venire in contatto con lei. Ed in effetti i suoi tentativi riescono in un sol colpo, arrivando addirittura a portarla all’altare, complice la benevolenza della di lei famiglia che trova nella figura del barone-banchiere e, quindi, soprattutto nei suoi soldi, il giusto riconoscimento di una vita terrena di aspettative. Angelica non viene neppure consultata, non avendo facoltà di scelta e, quindi, di parola. Per rafforzare l’idea di un giusto matrimonio le mostrano il ritratto del padre Alcibiade dal cui movimento dei baffi leggono un’assoluta ed incondizionata approvazione al congiungimento nuziale.
Il banchiere e la sua dolce sposa partono per un lungo viaggio sulla nave di famiglia “Arminius”, dimenticandosi di ogni cosa, mentre l’alato Mercurio s’intrufola al consiglio dei banchieri invitandoli a tornare alle loro case perché le istituzioni si stanno ingarbugliando.
Al rientro il barone confida al fedele Brephus che la prima notte di nozze non è mai stata consumata, perché la bella Angelica è caduta in uno stato di morte apparente, un sonno che le tiene gli occhi aperti, ma da cui è impossibile sollevarla: “hai creduto mai alla sfinge? Ora so che la sfinge non è morta. Guardala. Il sonno. Un sonno chiuso, più tremendo, più lontano di quello che somiglia alla morte. E laggiù, nel fondo del suo sonno il lume di una felicità…sì, sì, la calma, la tranquillità, l’estasi di una felicità che non mi appartiene, che mi resterà ignota, enigmatica….sempre” (pag.411). A fronte di questa dichiarazione d’amore, nell’immediatezza di un istante prende il sopravvento l’istinto erotico del barone nel rifiutare l’idea che possa restare solo l’anima di quell’ammasso di carne bianca sul lenzuolo che un giorno sarebbe comunque avvizzita.
Il testo presenta una certa valenza scenica che lo porta sicuramente a rappresentare una visionarietà teatrale o meglio cinematografica, come gli è stato in fondo riconosciuto, tutta giocata sui personaggi e sulla loro ridicolizzazione.
Angelica, nonostante le immutate apparenze ed il nome che invoglia artatamente alla tacitazione dei sensi, è un personaggio che non si svela se non alla fine. Eppure qualche avvisaglia sulla sua dolente personalità la si ravvisa in quelle poche ed immediate parole della Parasceve Cofinàs nata Mitzopulos che si presenta come bocca (indesiderata) della verità. Alla presentazione dell’annunciato matrimonio con il barone, la donna, infatti, esclama alla guercia Eufrosine, madre della fanciulla in fiore, “è un ebreo” (pag.370), mentre dell’Angelica rivela “è una sgualdrina” (pag.371).
Savinio dimostra una certa vicinanza, o meglio, una curiosità verso le cose ebraiche che già aveva trattato in più passi in “Hermaphrodito”, introducendo poi l’ebreo barone, da figura stereotipata anche ricco banchiere, che chiede la mano di Angelica prendendo subito possesso di un corpo svuotato dall’interazione. Un rapido e fugace accenno lo fa anche alla madre defunta del barone che, nella combinazione di elementi religiosi, ebreo lui, cristiana ortodossa lei, vede profeticamente il disastro (anticipando la presenza – assenza dei fantasmi risolutori della notte di maggio). E così von Rothspeer, dopo aver tentato pure un intervento psichiatrico, si trova al centro di una beffa nella dimostrazione che il potere del denaro nulla può contro un destino già designato, in questo caso dall’astuzia femminile.
Anche in questo romanzo così vivacemente teatralizzato, Savinio immette l’elemento della mitologia classica: da quello edipico a cui, ancora una volta, soggiace il rapporto madre-figlio, con minor sottintesi di quanto aveva descritto nell’opera precedente “
La casa ispirata” (ma anche con minor sorriso) fino a quello di Psiche ed Eros che impasta e spalma poi sulla vicenda.
L’ambientazione in cui Savinio inserisce i suoi personaggi è prettamente greca, in cui vuol contrapporre il potere del denaro alla scalata dell’ambizione popolare, finanche borghese (l’arrivismo della madre di Angelica che sacrifica la figlia). La nascita di Savinio in Grecia rappresentò un passo decisivo della sua storia personale e letteraria; ad essa riconduce il mito che riporterà nelle sue espressioni artistiche nonché il centro del suo mondo, come un ritorno allegorico alle origini. Non ci si dimentica neppure che l’autore visse in altre parti del mondo europeo come un giramondo apolide: la Francia, la Germania e l’Italia. Ed è quest’ultima che scelse in via definitiva come patria adottiva nonostante le indubbie origini italiane. Dell’Italia adottò anche la lingua senza farsi mai mancare le connessioni linguistiche con gli altri territori che lo videro in scena. Frequenti, quindi, i richiami ad espressioni linguistiche francesi che domineranno la prima parte della produzione, ma anche tedesche e greche che progressivamente saranno sempre meno, mano a mano che perfezionerà, da autodidatta, l’uso della lingua italiana.
In questo romanzo che si conclude con una beffa che finisce per disconnettere le azioni alla ragione in una notte di maggio, infine, non può mancare di stupire, in una manciata di parole, il richiamo - desiderio di Savinio ad un‘Europa unita.
“Provo un vivo attaccamento per la mia finestra. Essa stimola il mio sguardo, conseguentemente feconda il mio spirito che di continuo è teso per sobbalzare al brivido della cosa nuova. La porzione di mondo che m’offre il quadro del suo occhio insonne, è curiosissima e piena d’interesse” ( da "Isabella Hasson – Hermaphrodito”).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.
Alberto Savinio “Angelica o la notte di maggio”, in “Opere. Hermaphrodito e altri romanzi. Vol.1”, Adelphi, Milano, 1995, pagg 353-438. A cura di Alessandro Tinterri. Introduzione di Alfredo Giuliani. Prima edizione: 1925, pubblicata nel 1927, Editore Giuseppe Morreale
Commenti
?hai creduto mai alla sfinge? Ora so che la sfinge non è morta. Guardala. Il sonno. Un sonno chiuso, più tremendo, più lontano di quello che somiglia alla morte. E laggiù, nel fondo del suo sonno il lume di una felicità?sì, sì, la calma, la tranquillità, l?estasi di una felicità che non mi appartiene, che mi resterà ignota, enigmatica?.sempre?
ah ah ah...qui il finale non si svela, perché spettacolare...
Felix von Rothspeer...il nome, tutto un programma...
"Non v?è dubbio che le reminiscenze di Savinio provengano dallo studio Otto Weininger, uno dei suoi maestri che, insieme a Sigmund Freud e Arthur Schopenhauer, avrà un effetto determinante sulla sua formazione."
> Weininger! Avevo dimenticato fosse tra le sue influenze principe. In Lanke trovi i miei vecchi studi su OW.
"Dell’Italia adottò anche la lingua senza farsi mai mancare le connessioni linguistiche con gli altri territori che lo videro in scena. Frequenti, quindi, i richiami ad espressioni linguistiche francesi che domineranno la prima parte della produzione, ma anche tedesche e greche che progressivamente saranno sempre meno, mano a mano che perfezionerà, da autodidatta, l’uso della lingua italiana." > Altro ottimo rilievo:)
"Alberto Savinio ?Angelica o la notte di maggio?, in ?Opere. Hermaphrodito e altri romanzi. Vol.1?,
> Hai sottomano il "meridiano" adelphi? Che spettacolo.
5.sì...e l'ho letto tutto..:)
Il bello di questo "meridiano" è la parte finale dedicata alle varie correzioni delle singole opere apportate dall'autore nel corso degli anni. Un'analisi di lusso.
3. sai che me l'ero perso?
L'influenza di Weininger, da quanto leggo, anche dalla tua analisi, è stata determinante per certi aspetti.
Credo che Weininger diventi determinante per chiunque riesca a leggerlo. Io ho ancora in testa righe intere, e non credo che andranno via. Avevo scritto anche dei suoi taccuini, credo.
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stupendo sapere il meridiano adelphi nei tuoi scaffali;)
Weininger in Lankelot
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/16/weininger-sesso-e-carattere/
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/16/weininger-taccuino-e-lettere/
...certo che se alla figlia ha messo il nome Angelica...le ha fatto un bel regalo con questo personaggio...
ahaha:))