“Gomorra” non fa letteratura né narrativa. Chi si aspettasse di leggere un capolavoro di stile sbaglia di grosso. “Gomorra” è un documento fatto di nomi, numeri, vicende, luoghi e morti. La Camorra che ci descrive Saviano è un’impresa che costruisce imperi di denaro e potere e non si chiama nemmeno Camorra, ma “Sistema”. EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Il viaggio dell’autore inizia dal porto di Napoli. Un’appendice infetta dove giungono milioni di container da ogni angolo del mondo. Silenziose e continue qui approdano merci originali e merci false, prodotte rigorosamente a basso costo che, senza lasciare traccia né in dogane né in registri, saranno poi immesse nei canali ufficiali di distribuzione.
I clan, nel napoletano, possiedono e controllano tutto. Il Sistema non si riduce, al contrario di come molti immaginano, allo smercio di droga o alla vendita di beni illeciti. Il Sistema è un meccanismo perfetto, e perfezionato a furia di morti ammazzati, dal quale non si prescinde.
Saviano racconta l’ascesa della famiglia Di Lauro con la lucidità di chi non si basa solo sui resoconti delle indagini della Procura, ma sulle testimonianze e sull’esperienza diretta. Descrive con agghiacciante dovizia i particolari degli agguati, le vendette, i massacri e le punizioni stabilite dai boss per mantenere intatto il predominio sulla gente e sul territorio. Un capitolo intero è dedicato, infatti, alla efferata guerra di Secondigliano che vede contrapposto proprio il clan dei Di Lauro a quello degli scissionisti, i cosiddetti Spagnoli.
I capi clan sono personaggi inquietanti, figure dal fascino macabro. Hanno soprannomi come Sandokan, McKay, Ciruzzo ‘o milionario, Wrangler, Menelik o Gheddafi. Sono legati al mito di grandi film e grandi attori a cui spesso si ispirano: c’è chi, nel cuore di Casal di Principe, si è fatto costruire una villa identica a quella di Al Pacino in “Scarface”, chi ha imparato a memoria le battute di “Kill Bill” di Quentin Tarantino, chi si veste come Brandon Lee ne “Il Corvo” o chi, anche in carcere, ha chiesto di poter vedere ogni sera i film de “Il padrino”. Molti boss e molti affiliati, quindi, ritengono di poter incarnare realmente un mito della finzione hollywoodiana. In questo mondo c’è posto anche per le donne. Alcune zone sono dominate da clan gestiti da figlie, mogli e madri, donne spietate e potenti che girano con guardaspalle, donne a loro volta, vestite come Uma Thurman in “Kill Bill”.
Le propaggini della camorra toccano ogni genere di attività economica. Il Sistema gestisce lo smercio delle sostanze stupefacenti e quello delle armi, ma arriva anche a distribuire merci di largo consumo. Sono i clan che permettono che un certo prodotto, e non un altro, arrivi sugli scaffali dei negozi. Sono loro che decidono chi può commercializzare all’interno del loro territorio e chi no. Il Sistema controlla appalti e acquisisce sub-appalti, ricicla denaro, finanzia attività, costruisce case, strade, alberghi, villaggi vacanze e ville. Arruola laureati a cui affida compiti delicati e ragazzini da usare come pusher. Il Sistema smaltisce rifiuti pericolosi e fa sparire sostanze tossiche provenienti da ogni luogo d’Italia. E lo fa proponendo costi così bassi che un imprenditore non sa rifiutare. Il Sistema si infiltra nei palazzi del potere e tocca i nervi scoperti di un sistema cedevole. Ottiene quello che vuole anche attraverso mezzi leciti, secondo le regole, perché in certi casi le regole offrono garanzie migliori. Il Sistema è vastissimo e lavora ovunque insinuandosi nelle maglie di commerci comuni, tra le aziende considerate normali, vicino al vertice di organi vitali per l’economia, la finanza, la politica. E’ un’opera silenziosa e costante quella del Sistema, una macchina che genera denaro e potere, i cui ingranaggi, grazie a libri come “Gomorra”, iniziano a diventare un po’ più chiari.
Roberto Saviano, “Gomorra - Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra”, Mondadori, Milano, 2006. Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979. Ha studiato presso l’Università “Federico II” dove si è laureato in Filosofia. Collabora con diverse testate giornalistiche ed è autore di vari reportage e racconti. Dopo aver scritto “Gomorra”, Saviano ha subìto minacce da importanti esponenti del mondo della Camorra, per questo motivo il Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha deciso di assegnargli una scorta e di trasferirlo in un luogo sicuro, lontano da Napoli.
Saviano Roberto - Gomorra di homo-lupus
Saviano Roberto - Gomorra - Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra di monnalisa
Commenti
Ave, Monnalisa!
Ho integrato - prelettura - l'archivio dei pezzi dedicati a questo libro, che attendo in economica per decifrare, finalmente. Intanto ti do il buongiorno, ti saluto e ti ringrazio per la nuova condivisione.
"I clan, nel napoletano, possiedono e controllano tutto. Il Sistema non si riduce, al contrario di come molti immaginano, allo smercio di droga o alla vendita di beni illeciti. Il Sistema è un meccanismo perfetto, e perfezionato a furia di morti ammazzati, dal quale non si prescinde.
Saviano racconta l?ascesa della famiglia Di Lauro con la lucidità di chi non si basa solo sui resoconti delle indagini della Procura, ma sulle testimonianze e sull?esperienza diretta. Descrive con agghiacciante dovizia i particolari degli agguati, le vendette, i massacri e le punizioni stabilite dai boss per mantenere intatto il predominio sulla gente e sul territorio."
> Quando si dice che certa letteratura è necessaria si intende, credo, qualcosa del genere; cioè che va raccontando qualcosa di altrimenti estraneo, oscuro o poco interiorizzato, con puntualità e lucidità e pienezza.
"Sono i clan che permettono che un certo prodotto, e non un altro, arrivi sugli scaffali dei negozi. Sono loro che decidono chi può commercializzare all?interno del loro territorio e chi no. Il Sistema controlla appalti e acquisisce sub-appalti, ricicla denaro, finanzia attività, costruisce case, strade, alberghi, villaggi vacanze e ville. Arruola laureati a cui affida compiti delicati e ragazzini da usare come pusher. Il Sistema smaltisce rifiuti pericolosi e fa sparire sostanze tossiche provenienti da ogni luogo d?Italia. "
> Mi domando sempre una cosa, quando leggo articoli come questo. Com'è possibile che in Italia sia apparso un libro del genere - con milioni di lettori, se non ho capito male - e lo Stato non abbia mosso un dito, sull'onda emotiva della rabbia collettiva, per disgregare quel sistema?
La risposta forse la prevediamo tutti. Terribile.
"Ottiene quello che vuole anche attraverso mezzi leciti, secondo le regole, perché in certi casi le regole offrono garanzie migliori."
> E' questa qui.
Sì, ma c'è anche una responsabilità collettiva, miei cari tutti.
Perché di queste cose (e di altre) già da tempo si parla.
Purtroppo alcune denunce soffrono di discriminazioni di coloritura politica abbastanza inutile (siccome lo dice Report che è un programma fazioso, allora non è vero...)
Sono ben felice che Monnalisa ci abbia presentato Gomorra, ma non è l'unico libro di denuncia di certo sistema.
Sto seguendo un filo anch'io e sto leggendo "Le navi delle false griffe" (partito da un'inchiesta del Sole 24 ore) dove trovo l'anello di congiunzione nella facilità da parte di navi-cargo che trasportano lavoratori quasi schiavi e vestiario pronto per l'assalto dell'Europa a fermarsi in acque territoriali dove nessuno controlla (Golfo di Napoli, ad esempio).
O meglio, dove un Sistema diverso che sa perfettamente quello che accade, lascia che accada.
Quanto alla domanda che ti poni tu, Gianfranco: io credo che nello Stato ce ne siano molti, moltissimi altri. Non sempre necessariamente in aperto contrasto.
Questa è davvero la tragedia.
sembra che non sia l'unico libro a parlare di. camorra. di "sistemi" illegali. ce ne sono altri. cercarli sul web non è difficile. anche di più vecchi. sembra che, in fondo, Saviano abbia avuto fortuna. certo che è strano. non la fortuna di Saviano, ma la sfortuna di tutti gli altri che ne hanno parlato in precedenza. o che ne parlano tutt'ora. sembra quasi, si parla di uno per tacere di molti. si crea l'eccezione (tra le tanti possibili eccezioni) per far capire che non si sgarra dalla regola. comunque. bel pezzo monnalisa. ciao
Poi ad esempio la Rai, in orario accessibile a tutti (mezzanotte) trasmette un documentario sulle fabbriche cinesi di Jeans dove lavorano bambine di 14 anni con turni "medi" di 17 ore al giorno.
E noi, allegramente, davanti al Made in China il più delle volte cerchiamo solo ciò che costa meno e ci nascondiamo dietro al dito del "devono pur lavorare anche loro". Ma vedere quelle bambine addormentate tra cumuli di jeans perché alle due di mattino non hanno ancora finito (vi giuro: sembrava la fiaba della mia infanzia dell'orfanella costretta dalla cattiva matrigna a separare il grano dal miglio) mi ha fatto male.
Grazie, televisione di Stato...
Ovviamente sugli orari sono ironica...
Sono d'accordo con Andrea.
La risposta è semplice. Chi è l'editore di questo libro? Mondadori. Quanto può tirare, per un'opera prima, Mondadori? Molte migliaia di copie, per cominciare. Quanto possono tirare i concorrenti piccoli e medi? 1500 copie max, svenandosi. Quindi nelle librerie è logico che vedrete pile di Gomorra e non di libri analoghi editi da x e y.
Quindi: quanta visibilità ha, automaticamente, sulla stampa televisiva, radiofonica, periodica e quotidiana Mondadori? Molta: l'esperienza quotidiana ce lo conferma. E gli altri editori piccoli e medi? Già sapete. E anche qualora il libro del piccolo-medio sia segnalato, beh, certo non sempre è immediato reperirlo in libreria. O in biblioteca. Mentre il libro Mondadori (o Feltrinelli, o RCS, o gruppo Mauri Spagnol etc) lo vedrete ovunque andrete, libreria piccola e libreria grande, supermercato e a volte edicola-libreria... non potrete non accorgervi che è stato pubblicato. Almeno per mesi 3.
Morale... è come per i partiti. Se un partito di massa, miliardario, lancia un'idea tutti ne siete informati. Se un partito piccolo, relativamente povero, lancia un'idea lo sapranno solo gli attivisti, e quando il grande la rilancerà sembrerà nuova.
Insomma: quando un bel giorno l'editoria diventerà democratica e meritocratica - con leggi paritetiche per tutti, e chiare per tutti, e limpide e finalmente non pro-grandi gruppi industriali - allora qualche equilibrio potrà mutare.
Il paradosso è che se - che so - Zandegù pubblica questo libro riesce, esultando, in anni due a vendere copie 1500, magari perdendo coi soliti meccanismi che conosciamo solo il 70% del prezzo di copertina.
Invece, se ci pensa Mondadori, si parte con tiratura monstre e il gioco è un po' diverso - e idem gli introiti. Il sistema si autoalimenta...
Prima o poi, Gf, il sistema si darà la zappa sui piedi...
Chissà che con Gomorra un pochino-pochino non l'abbia fatto....
E' una cosa che spero e ho sempre sperato.
Tra 50 anni gli storici penseranno a illuminare questo periodo storico mostrando come, pure divulgando notizie e dinamiche di corruzione e deviazione di questo genere, la cd. "repubblica democratica" non era scossa nemmeno da un brividino. Lasciava fare.
A latere, gli storici del libro dimostreranno come a dato di vendita abnorme non corrispondeva - interessante - dato di lettura effettiva eguale. Perché se così fosse... 500mila italiani almeno avrebbero alzato un dito per fare qualcosa. Perché qui si parla di Campania, non di Cuba. E' dietro l'angolo, è Italia. Ma quanti dei milioni di libri venduti da Saviano sono stati davvero letti?
(su ibs ci sono 523 commenti. Uno sproposito, direi, pensando alle medie dei commenti di IBS, meno di cinque o dieci a libro.
Ma attenzione. Le copie vendute sono milioni. commenti del popolo 523?)
14. ma ibs non è l'intero web. se giri un po' per siti, ma anche per blog, vedrai che i "commenti del popolo" sono stati moltissimi. per non parlare di tv etc etc. il problema, gf, è che chi legge non sa come fare. come si fa, gianfranco? si dovrebbe, che so, ordinare i libri direttamente alle case editrici, di preferenza piccole, quindi comprare prodotti biologici e del territorio (che non è detto costino meno, nonostante il minor costo di trasporto), combattere contro l'inquinamento dovuto alle discariche ed al tempo stesso trovare un posto per gli impianti di riciclaggio che dovrebbero essere a norma, e soprattutto, fidarsi che lo siano. non dare lavoro a nero, e non prenderlo. lottare contro stipendi che non ti permettono di arrivare alla fine del mese. attenzione alla sicurezza sul lavoro. non pensare sempre e solo al proprio orticello, e curarlo al tempo stesso. non invocare giustizia per gli altri, ed al tempo stesso calpestarla. non chiedere favori e non darne sulla sola base delle conoscenze.
il problema italiano è questo, in definitiva:
se lui ha fatto qualcosa di illegale e gli è andata bene, allora la faccio anche io.
Invece di denunciare l'illegalità, se ne approfitta per poterla fare.
Provo a leggerti il dato: a parte che davvero non è detto la quantità di libri venduti corrisponda a quella dei libri letti.................... ma lo sai quanta gente pur leggendo e sentendo fa finta di niente e va avanti come se niente fosse?
Nel mio ufficio (6 persone, 5 laureate) non passa pausa caffè che non si affrontino discorsi molto seri sull'andamento del nostro mondo (e del nostro Stato). Commento frequente: "ma non possiamo parlare d'altro almeno in pausa?". Comportamento frequente: almeno due colleghe bevono il caffè e se ne vanno altrove perché "non se ne può più di 'sti discorsi: non vi bastano i telegiornali?".
Eh no che non bastano, soprattutto quando dicono quello che decidono di dire e basta.
Ma l'atteggiamento "generico" è - ti assicuro - di incredulità e al limite di deplorazione qualunquista.
Ci incazziamo davvero solo in tre, e all'incazzatura facciamo seguire approfondimenti personali (io ho proposto l'acquisto di una bibliografia ragionata su un certo settore dell'economia, un altro collega ci tiene aggiornati su tutto quello che accade nel mondo informatico correlato al diritto d'autore ... ma credo che il nostro sia già un ufficio parecchio avanti).
Non siamo più abituati a pensare.
Non siamo più abituati ad agire.
Ho mandato una raccomandata all'amministrazione comunale sull'immonda (è il caso di dirlo) gestione dello smlatimento rifiuti. Ne ho parlato con i vicini "che brava, che coraggio..."
Beh, se ci vuol coraggio a fare una raccomandata allora stiamo messi bene...
Ho messo una cassetta di cartone sotto le cassette postali con scritto "carta da riciclare", stufa marcia di trovare ogni santo giorno decine di pubblicità gettate a terra.
Risultato?
Stamattina qualcuno ci ha versato dentro l'immondizia "cartacea" di casa sua.
Ha ancora ragione Andrea. Purtroppo.
Ho letto Gomorra ed ho assistito allo spettacolo teatrale che ne è stato tratto. Che dire ? Il più è già stato sviscerato nei vostri commenti precedenti al mio. Certo ha ragioni da vendere Monnalisa quando sostiene che chi cerca suggestioni letterarie in questo libro andrà deluso. Questa è una denuncia amara e coraggiosa che un'importante casa editrice ha sfruttato per rimpinguare le proprie casse. Ma l'autore ne sta pagando conseguenze molto pesanti e merita a mio avviso ogni forma di solidarietà possibile. Come ho avuto modo di dire anche in occasione del dibattito che si è aperto in passato attorno agli autori cubani, denunciare un male equivale a combatterlo.
Sono solidale con le geremiadi di Gianfranco circa il controllo esercitato dal case editrici italiane sui canali di vendita e di diffusione pubblicitaria.
Vorrei solo ricordare che in Francia, paese ove io ho avuto il privilegio di risiedere per due lunghi anni, esiste una legge che tutela le piccole librerie private, attraverso sgravi fiscali e contributivi e corsi di formazione ed aggiornamento per gli impiegati che vi lavorano.
Ma stiamo parlando di un paese in cui la cultura è ancora un valore condiviso, di una popolazione giustamente fiera del proprio patrimonio storico ed artistico e che protegge la propra lingua dalle contaminazioni anglofile con una legge dello Stato.
Gian Paolo Grattarola
L'editoria, in Italia, è semplicemente lo specchio del nostro intendere la cultura: merce. Si vende come si vendono melanzane o pomodori. Il guadagno prima di tutto. E Saviano è stato fortunato, come gli autori di altri BestSellers. Se hai alle spalle la Mondadori che paga per farti conoscere, sei conosciuto. C'è poco da dire.
I prodotti cinesi? Li compriamo anche nelle grandi boutique e li paghiamo anche milioni di euro. Solo che nessuno ce lo verrà mai a dire. Meno che mai lo stilista che i suoi carissimi indumenti li ha fatti confezionare sottobanco a prezzi stracciati da manodopera cinese o napoletana.
"E Saviano è stato fortunato, come gli autori di altri BestSellers. . Se hai alle spalle la Mondadori che paga per farti conoscere, sei conosciuto. "
Be' che è fortunato, uno che vive sotto scorta, non lo direi. Non penso che sia il tipo che scrive per la notorietà, altrimenti non toccorebbe questi argomenti. Penso che abbia sfruttato il canale distributivo della mondadori per fare in modo che il libro arrivasse a più gente possibile, e facendolo ne ha accettato i rischi.
Ho letto anche io "Gomorra".
Appena ho terminato di leggerlo, ne ero entusiasta.
Ero entusiasta del suo coraggio per aver fatto tutti quei nomi e quei cognomi, per aver raccontato con così tanta dovizia ogni particolare.
Però due perplessità:
la prima è, chi sia questo Roberto Saviano, che alla sua giovane età, sia riuscito a farsi pubblicare un libro da Mondadori;
la seconda, che mi è nata dopo, è stata il trovare in giro sui giornali ed in rete, molte smentite su quello che ha scritto in "Gomorra" ... la domanda sorge: a chi credere?
Lui era stato scoperto da una bella casa editrice meridionale, Ancora del Mediterraneo, qualche anno fa. E capita spesso, rileggendo gli archivi di IBS o di Nazione Indiana, di ritrovare sue recensioni di allora, firmate con nome e cognome.
Era già salutato come autore promettente, nell'ambiente. Non so come sia arrivato subito sin lassù, ma i primi passi erano più che onesti, questo me lo ricordo. Meriti ne aveva e ne ha tanti, a quel che so (devo leggere questo libro...).
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http://blog.libero.it/rizoma/4786996.html
visto il film. gran film.
tra l'altro, dice alla fine "Tratto dal romanzo di Roberto Saviano".
comunque, Gomorra è un libro che ha due anni. Le cose che ci sono scritte sono state raccolte in anni. La forza di questo libro è che sono diventate accessibili a molte più persone. Perché erano cose note, su cui erano scritti articoli, ma magari di piccoli giornali, etc.
L'altro giorno leggevo su un giornale che ci sono 1500 camorristi da arrestare, che ci sono gli ordini per arrestarli, ma non c'è abbastanza gente per farlo, né si sa dove metterli, né...
e leggevo sempre della 'ndrangheta e dei suoi traffici verso Torino negli ultimi 20 anni....
eh.
Non ho letto il libro, e non penso lo farò. S'è fatto un gran parlare del coraggio di Saviano, ma credo non abbia scoperto nè denunciato nulla di nuovo. Ne hanno scritto altri prima di lui, senza magari avere la stessa fortuna. La differenza credo sia tutta lì. La denuncia di Saviano appare nuova e sconvolgentemente forte solo a chi finge di dimenticare o peggio, di non sapere. Io a Napoli ci sono nata e cresciuta. Ho insegnato per 3 anni nel quartiere più a rischio della città, la famosa 167- zona Secondigliano. Certi meccanismi arrivano ad incidere anche nella quotidianità, purtroppo. Lo sappiamo bene, tutti. Che ricordarlo mediante un libro sia positivo è indubbio, ma diamo il giusto peso a certe pagine. C'è gente che combatte la camorra da anni. Saviano non è un eroe, ha solo avuto un gran successo. Ma questo non lo rende migliore di altri.
La fama l'ha ottenuta, ma mi risulta che a questa si siano accompagnate minacce non indifferenti.
Non è forse un valore aggiunto il fatto di essere diventato un bersaglio?
A meno che non si ritenga che sia tutta una bufala.
Per il momento, proprio in virtù della sua situazione, e di quello che ha scritto, lo rispetto.
558 commenti, su IBS (!)
www.ibs.it/code/9788804554509/saviano-roberto/gomorra-viaggio-nell.html
Come diceva Franco qualche mese fa qui sopra, le denunce in Italia non valgono a niente. La letteratura, il cinema, il giornalismo hanno offerto sempre splendidi esempi di denuncia. Nulla è mai cambiato, "italiani erano sempre gli altri" (come recita genialmente l'ultimo libro di Cossiga. Cossiga: pensa te).
Oggi poi il cancro è troppo ramificato. Con più di un terzo del pil di questo paese generato dalle varie camorre, con al governo chi reputa Vittorio Mangano un eroe, si può ben dire che sia il cancro stesso a tenerlo in piedi.
Scusate il pessimismo e la faziosità.
Pienamente comprensibili, Patrick. E condivise.
Mi viene in mente che tempo fa si diceva che libri (e film) del genere dovrebbero far cadere i governi, se ci fosse un po' di coerenza. Macchè, tutto come - e peggio di prima. Condivido in pieno il pessimismo di drago anche se ovviamente ho pieno rispetto di qualunque denuncia chiara e forte.
Mi accorgo ora che Franchi ha linkato il mio post su Rizoma relativo al film tratto di Garrone dal libro di Saviano. E noto che gli argomenti di confronto sono sempre interessanti.
Mi associo al "club dei pessimisti"...
Finalmente l'ho letto. E ho riletto tutti i commenti. Trovo quanto mai attuale tutto quello che è stato scritto e che ci siamo detti un anno fa. L'altro giorno l'ultimo assassinio di stampo camorristico.
Bene, proporrei l'adozione obbligatoria di questo libro nelle scuole superiori.
A differenza di girasole, alla fine della lettura a me è venuta voglia di emigrare in un altro Paese... Mi rendo conto di vivere in un'apparente isola felice dove quanto meno il clima è diverso, ma credo di non sapere esattamente tutto e questo mi inquieta.
Pensa Ilde che io ho il timore di leggerlo per lo stesso motivo, mi son bastati i primi minuti del film per farmi venire l'angoscia...
C'è voluto un gran coraggio per scriverlo, questo libro.
Almeno leggiamolo... e facciamoci venire l'angoscia, è necessario.
Lo so :)
35 - A me non è piaciuto. Mi ha sinceramente annoiato e l'ho trovato anche un libro furbo. Il film m'è piaciuto ancora meno, se possibile. Coraggio? Non so... ho i miei seri dubbi in merito.
37. Furbo? In che senso? Le cose che scrive Saviano sono sui giornali, ma nascoste qua e là, difficile dar loro peso, però ci sono. Le cose che scrive Saviano le hanno scritte anche altri (Gatti, Visetti, Fatiguso), lui in più fa nomi e cognomi. Vorrei capire le tue perplessità...
38 - Furbo è tutto ciò che ha contornato il libro e la figura di Saviano. Il libro, a livello letterario, non è certo un capolavoro. E comunque, Saviano mi convince poco, avendolo ascoltato più volte ogni volta che è salito sul pulpito. Mi sa di operazione commerciale studiata a tavolino, andata addirittura oltre le più rosee previsioni sia di Saviano che di Mondadori. In sintesi, queste le mie perplessità. A scuola farei decisamente leggere altro.
39. Mi chiedo, Federico, se tu stia dicendo che ciò che ha scritto sulla camorra sia falso, o che non ti interessa e non lo reputi un buon lavoro perché ti sta antipatico lui, o perché Mondadori è Mondadori e vuole vendere i suoi libri. Perché credo che sia stato letto per i suoi contenuti, prima che per il suo livello letterario. Che sia più o meno discutibile il contorno, ed anche certe sue posizioni, non metto in dubbio. Pure a me alcune cose non piacciono. Certo non è il solo a parlare di criminalità organizzata, e trovo anche che sia "ingiusto" che di molti che ne parlano e scrivono, non si sappia. Ma non ne farei colpa a Saviano, di questo.
Quel che dice Angela al commento 26 è vero. Tanti ne hanno scritto prima, tanti ne scrivono adesso. Non se ne parla. Saviano stesso ne scriveva in rete, in giornali a Napoli. E mi chiedo: e se la differenza l'avesse fatta la rete? Perché il pubblico della rete non era limitato a Napoli, ed ha fatto intuire a Mondadori le potenzialità di una pubblicazione? Potrebbe essere stata questa la differenza?
40 - "Certo non è il solo a parlare di criminalità organizzata, e trovo anche che sia ?ingiusto? che di molti che ne parlano e scrivono, non si sappia".
Questo è un punto importante, ma non è l'unico. E comunque, mi pare evidente sia stata un'operazione commerciale pensata e ben studiata a tavolino. Saviano mi è indifferente, né antipatico né simpatico.
www.lankelot.eu/index.php/2009/03/04/capacchione-rosaria-l-oro-della-cam...
CAPACCHIONE prima di SAVIANO ;)
Un libro non può cambiare il mondo, ne sono certa, ma può scuotere qualche coscienza. Io lo farei leggere solo per i suoi contenuti, non certo per l'opera letteraria che non c'è.
Sinceramente a me poco importa che lo abbia pubblicato Mondadori, mi importa che un po' di gente cominci a chiedersi delle cose e magari approfondisca leggendo anche altro.
Tanto poi tutto coincide e questo, più di tutto, mi tormenta.
Beh. I Vangeli, Il Capitale, L'Interpretazione dei Sogni; Il Corano, La Bibbia... tutti libri:). Ocio:)
Disorder.
(-:
ahahahah.
ahuahahhahaha
ok
secondo me l'incidente di saviano ci dovrebbere far riflettere anche da un altro punto di vista. partendo dal presupposto, almeno per una volta, che saviano sia un bravo ragazzo che crede in quello che fa, e voglio crederlo, mi immagino che lui volesse sul serio cambiare le cose, con questa denuncia, o che anche gli si sia sfuggita di mano, arrivando a un numero inimmaginabile di persone, sancisce solamente che: lui è stato strumentalizzato, ma è stato anche abbastanza ingenuo perché vendi per una casa editrice il cui padrone sappiamo chi è, indi vai ad alimentare, come spiega gianfranco in un commento sopra, un sistema che di te si nutre, milioni di copie vuol dire che la mondadori a incassato milioni di euro, a saviano hanno dato le briciole delle percentuali e una vita da segregato. bene. cosa è cambiato? nulla di nulla. all'italiano di saviano gliene cala per emozionarsi la sera spaparanzato sul divano con le mani fra le palle, sentirsi cinque minuti anche lui paladino della giustizia, se ne discute in rete o al lavoro, per passare il tempo, ma il punto, che mi pare condiviso da molti, è che il problema sia proprio l'italiano. questa malattia comincia nel saltare la fila in circoscrizione se c'hai un cugino che ci lavora dentro, e finisce a palazzo grazioli, o a corleone. e riaguarda anche me eh, non voglio mica fare il moralista del cazzo. ce l'abbiamo dentro questo guasto. da un lato questo esser dei furbacchioni ci rende tanto fieri, dall'altro chi ha resi quello che siamo.
su saviano che dire. il libro letterariamente è modesto ma c'è del coraggio dentro e una denuncia che, seppur non nuovissima, mette su carta una serie di cose, e ce ne sono tante, che si sanno ma non si dicono.
l'unica cosa che puoi insegnarci saviano ecco è questa, che ha fare il patto col diavolo poi ci resti scottato, voglio dire, commercialmente, dal loro punto di vista, anche scrivere un libro sulla pedofilia nella chiesa sarebbe un successone. cose che sanno tutti ma ci vuole che esca fuori il capro espiatorio poi da far diventare martire. chi si offre? ti danno il 7 per cento su ogni copia venduta.
scusate ho messo delle h a casaccio mi sono appena svegliato.
buondì, vez;)
grande intervento.
Aggiornamento di oggi, dal Corriere...
Caserta: sequestrati beni al clan dei casalesi per oltre 50 milioni di euro
I patrimoni erano intestati a 30 prestanome delle formazioni camorristiche del casertano
CASERTA - Oltre cento agenti del Centro Operativo della Dia di Napoli hanno eseguito quattro decreti di sequestro emanati, su proposta del direttore della Dia (la Direzione investigativa antimafia), dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di oltre 30 prestanome di persone appartenenti al clan dei Casalesi. Il sequestro, per oltre 50 milioni di euro, è il più grande effettuato nel Casertano dai tempi dell'operazione «Spartacus» che, alcuni anni fa, assestò un durissimo colpo alla camorra.
IL SEQUESTRO - L'operazione è frutto di indagini patrimoniali che hanno portato all'emissione di provvedimenti nei confronti di cinque persone e di 30 prestanome ricollegabili alle stesse, dietro ai quali si celavano le attività di reimpiego e di riciclaggio dei proventi dell'attività criminale del clan dei Casalesi. I provvedimenti della magistratura sono stati notificati in carcere, dove sono detenuti per altri reati, a Giosuè Fioretto, Antonio Della Ventura, Nicola Verolla, Giuseppe Setola e Pasquale Setola. Quest'ultimo, fratello di Giuseppe, leader della cosiddetta ala stragista dei Casalesi, è un imprenditore attivo nel settore degli appalti pubblici, attraverso la società «General Impianti sas di Pagano Massimiliano & C.», di Casal di Principe. Pasquale Setola, oltre ad essere affiliato al clan del Casalesi, è stato anche individuato quale terzo intestatario di numerosi dei beni illecitamente accumulati, che sono stati sequestrati nel corso dell'operazione. Pasquale Setola era già titolare di imprese commerciali, poi cedute a terzi per evitare i sequestri una volta che il fratello Giuseppe era divenuto un personaggio noto, a seguito delle stragi e dei molti omicidi avvenuti nell'estate del 2008. Le indagini patrimoniali hanno messo in luce l'esistenza di numerosi altri immobili e società intestate ad insospettabili terzi nel tentativo di aggirare le attività investigative e la conseguente attuazione della normativa antimafia.
***
Bene, bravi. Un ottimo lavoro.
E adesso? Dove vanno i soldi? E i beni sequestrati?