Savage Sam

Firmino

Autore: 
Savage Sam

Originariamente pubblicato in una tiratura ridotta di mille copie, dalla Coffee House Press di Minneapolis, piccola casa editrice no profit d’oltreoceano, “Firmino” è approdato alla blasonata Einaudi dopo essere diventato miracolosamente un bestseller internazionale.
Genesi di un successo insperato per un esordiente, che realizza il romanzo della vita al primo colpo? O furbesca trovata pubblicitaria da risvolto di copertina per attirare i sognatori? Quelli che vogliono credere alla leggenda della fama meritocratica, quelli che ignorano le dinamiche alla base della scricchiolante industria del libro…

Difficile stabilirlo. Ma è bene insinuare il dubbio, perché il fruitore di un romanzo che ha come tema privilegiato la lettura e la centralità stessa del ruolo del lettore, non può non sapere che i libri sono degli splendidi bugiardi. E allora non va trascurata neppure l’ipotesi che Savage si sia “liberamente ispirato” alla storia della tarma di Ciccarone uscita nel 2000 e ristampata otto anni dopo nella collana Collezione vintage della Fanucci, proprio sulla scia della polemica sorta in concomitanza col boom di vendite dello statunitense.
Coscienza vuole che si affrontino entrambi i testi per capire e trovare risposte. Individualmente. Da perfetti outsider estranei al sistema. Perché troppo spesso la critica ufficiale si preoccupa unicamente dei più forti e battezza capolavori solo i titoli in grado di entrare nel paradiso della top ten, facendo battere cassa. È chiarissimo fin dai commenti in quarta. Ammaniti, Baricco, Parrella e Starnone fanno il coro a Citati che parla addirittura di straordinarietà. Resta da chiedersi: ma è poi così vero?

Al di là del presunto plagio tutto da verificare, bisogna ammettere che i topi in narrativa non costituiscono una novità: basti pensare ad Uomini e topi di Steinbeck, per non parlare della letteratura infantile con Il topo di campagna e il topo di città di La Fontaine, o Il pifferaio magico dei fratelli Grimm. Senza dimenticare poi, l’iconografia cinematografica che ha fatto del fumetto Mickey Mouse un mito, creando successivamente tutta una serie di epigoni targati Disney e non: da Bianca e Bernie a Stuart Little sino a Ratatouille, passando per Topo Gigio e Mignolo e il prof di casa Warner.
Al lungo elenco, oggi, aggiungiamo anche il ratto bibliofilo a firma Savage, benchè il piccolo roditore ci tenga a far distinzioni, lanciando sprezzanti giudizi verso i suoi colleghi di successo:L'unico genere di letteratura che non riesco a tollerare è quella che riguarda i ratti, e anche i topi. Provo disprezzo nei confronti del buon vecchio Ratto del Vento nei salici. Su Topolino e Stuart Little, ci piscio sopra. Affabili, bonari, carini e astuti, mi rimangono conficcati in gola come lische.”
 
Eccolo Firmino: un personaggio per molti versi fastidiosamente borghese che riscuoterà certo simpatia tra i lettori, specie tra quelli più giovani, senza tuttavia andare a scomodare aggettivazioni superlative.
Firmino è un topo che si nutre di libri, nel senso più ampio del termine. Le pagine sono la sua casa e il suo cibo, per il corpo e per l’anima. È un emarginato che supplisce alla cattiva sorte di tredicesimo figlio malnutrito, con la carta. E la sua, diventa fame capace di superare il mero soddisfacimento del bisogno fisico, per diventare condotta di vita. Sceglie la letteratura come vocazione e le si dedica completamente, impersonificando lo stereotipo del lettore bulimico che elude l’avvilimento generato dalla realtà, mediante la lettura: straordinaria via di fuga verso il sogno, ubriacatura d’inchiostro.
Ne conseguono deliziosi passaggi sul rapporto tra libro e lettore, su quel legame inscindibile con la parola scritta, che si insinua nei pensieri fino a confondersi con la vita vissuta, mescolandosi ai ricordi.
Il plot è semplice e accattivante: un vecchio negozio di libri sito in una Boston fatisciente; un ratto dallo stupefacente quoziente intellettivo che si vorrebbe uomo e che si identifica a tal punto con Fred Astaire, da arrivare a costruirsi un’identità a sua immagine e somiglianza faticando, dunque, ad accettare la propria natura animale riflessa nello specchio; nonché una pioggia di citazioni reali e fittizie con cui l’autore si balocca nel tentativo di far sfoggio della propria conoscenza. Questi i principali ingredienti di un romanzo che sembra ammiccare al lettore, facendo leva su un argomento che non può non stargli a cuore: il culto del libro. L’importanza di quell’isolamento dorato tra le righe che scorrono veloci davanti agli occhi, creando interi mondi nello spazio di pochi capitoli. Quel rapporto simbiotico che si instaura col testo. Quella dipendenza che è veleno e antidoto alla vita.
Anche qui, niente di nuovo. Libri di libri se ne contano parecchi e non di rado gli scrittori hanno puntato il loro interesse sull’atto del leggere e sul suo inestimabile valore. Penso a Come un romanzo di Pennac, a L’analfabeta di Kristof, ad Una vita da lettore di Hornby, a Il libraio di Selinunte di Vecchioni, a Mendel dei libri di Zweig. Solo per dirne alcuni.
L’ex professore della Carolina segue, quindi, una scia ben delineata. Nessuno sperimentalismo, solo una variazione in chiave fantastica.
Ma se è vero che è già stato scritto tutto, è vero anche che alla mancata originalità, non risponde uno stile superbo che possa far prediligere il come al cosa. La forma alla sostanza. Savage non incide, la sua è una narrazione scorrevole, descrittiva e quasi totalmente priva di dialoghi, fatta eccezione per le domande retoriche che spesso il ratto pone a sé stesso o addirittura al lettore come in una sorta di filo diretto.
E allora perché parlare di romanzo straordinario?
Nonostante la bella veste grafica dell’editore torinese, arricchita da illustrazioni che potrebbero fare la gioia dei più piccoli, magari previa adozione scolastica, Firmino è e resta lettura d’intrattenimento, una buona favola. Niente di più.
C’è da interrogarsi su cosa legga Citati, su quali siano i suoi termini di paragone e sul perché di certi entusiasmi facili.
Mistero.
A ben guardare neanche troppo, però.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE 
Sam Savage, nato nel 1940 nel South Carolina, è un esordiente assoluto. Ex professore di filosofia, poi meccanico di biciclette, carpentiere e pescatore, ha scritto con Firmino il libro della sua vita. 
Sam Savage, “Firmino”, Einaudi, Torino, 2008
Titolo originale: “Firmin”
Traduzione di Evelina Santangelo
Pp. 179
 
 
Angela Migliore, agosto 2008
ISBN/EAN: 
9788806192587

Commenti

Appena riesco a procurarmi il libro di Ciccarone, proporrò l'analisi comparata.

"Firminoè un topo che si nutre di libri" - piccolo refuso.

"E allora perché parlare di romanzo straordinario?
Nonostante la bella veste grafica dell?editore torinese, arricchita da illustrazioni che potrebbero fare la gioia dei più piccoli, magari previa adozione scolastica, Firmino è e resta lettura d?intrattenimento, una buona favola. Niente di più".

Eh, mi interrogo anch'io. é stato pure campione di vendite un mesetto fa. Mi avevano chiesto di recensirlo per una rivista ma mi sono rifiutato, e gli ho mandato il pezzo su Zadoorian. Mah... misteri dell'italico gusto (indotto, ahimé, e parecchio, in questo caso).

Non è malvagio. Anzi, ha delle pagine gradevoli. Ripeto, la ritengo una buona favola. Quello che stona è il tono idolatrico di certi commenti spacciati per autorevoli.

Corretto il refuso, grazie per la segnalazione.

3 - Si a quello mi riferivo, al tono idolatrico, e al fatto che probabilmente ha aiutato il boom di vendite.

Sicuramente.
Siamo d'accordo. Il bello è che qui, invece, scriviamo in totale libertà. Senza inginocchiarci a nessuno dei loro dei.
Grande Lankelot!

Viva noi!

Leggo il libro che qualcuno ha fatto planare sulla scrivania e poi se ne riparla;). Voglio studiarmi per bene le vicende americane originarie, quelle editoriali dico.

"Al di là del presunto plagio tutto da verificare, bisogna ammettere che i topi in narrativa non costituiscono una novità: basti pensare ad Uomini e topi di Steinbeck, per non parlare della letteratura infantile con Il topo di campagna e il topo di città di La Fontaine, o Il pifferaio magico dei fratelli Grimm. Senza dimenticare poi, l?iconografia cinematografica che ha fatto del fumetto Mickey Mouse un mito, creando successivamente tutta una serie di epigoni targati Disney e non: da Bianca e Bernie a Stuart Little sino a Ratatouille, passando per Topo Gigio e Mignolo e il prof di casa Warner."

> Secondo Douglas Adams sono stati i topi a programmare il pianeta Terra, cfr libro I della saga;)

"Una vita da lettore di Hornby"

> Ah! Ci manca!

6- :) Viva noi, sì.
Ma soprattutto viva te! E grazie sempre per tutto ciò che fai.
Quanto a Firmino, aspetto di essere illuminata, quindi.
Quel risvolto di copertina con la storia della piccola casa editrice no profit, mi ha incuriosita non poco.

8- Potrebbe diventare il mio primo Hornby, allora.
Sempre coi miei tempi da bradipo, però.
Vedremo...

Comprato oggi "La bibliotecaria" di Ciccarone. Leggo e poi saprò dirvi.

Intanto sulla casa editrice originaria, Google fornisce coordinate:
http://www.coffeehousepress.org/aboutus.asp

Qui il vecchio Firmino: http://www.coffeehousepress.org/firmin.asp

La questione delle manifestazioni di entusiasmo incontenibile di scrittori, giornalisti ecc. riportate su copertine, quarte e fascette dei libri, mi ha riportato alla mente una pagina esilarante di un libro che ho letto tempo fa (W. Fontanta, "Non ho problemi di comunicazione").
La riporto qui di seguito.

Si parla di un'agenzia pubblicitaria (EM) che cerca di ottenere il famosa frase da Wilbur Smith la stampare sulla fascetta di un volume. Ecco:

Una mattina Marali entra raggiante alla EM: «Wilbur ci sta».
Ci sarà una fascetta intorno al primo fascicolo dell?Enciclopedia dei Fracco firmata Wilbur Smith.
La frase concordata è: ?Uno tra i libri di cui ho preso visione. Wilbur Smith?.
L?agenzia partecipa alla felicità con brevi domande. Non si poteva ottenere qualcosa di più, tipo: uno dei libri più belli che ho letto? No, l?agente di Smith è stato inflessibile, le varianti approvate sono: ?Un libro tra quelli esistenti? e ?Un libro?.
«?Un libro? non è male». Si riuscirebbe a strappare ?Il libro? con ?Il? scritto ?Il? [corsivo col tono della voce]?.
«No, penso che mettendo di mezzo il nostro avvocato e forzando la traduzione si arrivi al massimo a ?Libro?, ma a quel punto diventa criptico. ?Libro. Wilbur Smith?».
«Sì, oppure sembra che Wilbur Smith abbia cominciato a riconoscere gli oggetti a fatica. ?Libro? su un libro. ?Finestra? su una finestra. C?è anche un disturbo nervoso così».

Sì, lo so, ci ho messo dentro un po' di errori di battitura. Il "dormito poco" giustifica?

(a voja. Ma il pezzo è potente:).
tieni d'occhio la posta di casa...)

(Pedro che rosicchiava la bibbia, finito il formaggio, in chiedi alla polvere..)