FUGA SENZA SCAMPO
Trent’anni di lotte, trent’anni di letteratura per un uomo che ha costituito, con la sua figura, un punto di riferimento nell’intero panorama culturale ed intellettuale del dopoguerra. Parte dalla filosofia, Sartre, incontra la letteratura, si accosta senza grande successo alla morale, sperimenta l’impegno politico, procede per la via dell’incompiuto e dell’ignoto, conosce il fallimento e il successo consapevole del ruolo fondamentale della parola concepita come azione, coerentemente con la sua idea dell’uomo di lettere secondo la quale “lo scrittore impegnato sa che denunciare significa cambiare e che non si può denunciare se non progettando di cambiare”.
Lui che con gli scrittori si sentiva su un piano di parità. Lui che, cresciuto in un clima di ipocrisia, aveva trovato nell’universo fittizio dei libri la sua prima realtà. Lui che, avendo scoperto il mondo attraverso il linguaggio, per molto tempo credette che il linguaggio fosse il mondo. Lui che vedeva nello scrivere l’unico mezzo certo per mettersi al sicuro da ogni delusione. Lui che rifiutò il premio Nobel parendogli mostruoso esserne considerato degno, da parte di quella borghesia con la quale aveva ormai interrotto ogni rapporto. Lui che, influenzato in maniera determinante da Kierkrgaard e da Heidegger, aveva tragicamente preso consapevolezza della assenza di significato della vita. Ed infine lui che trasferisce magistralmente quest’angoscia, questa conscience malhevreuse nelle sue opere all’interno delle quali risulta evidente il suo orrore per la “vita interiore”, ovvero in termini freudiani, il suo orrore per l’inconscio. Un rifiuto, quest’ultimo, che può essere interpretato come la rivincita del bambino-Sartre sulla inautenticità della sua infanzia, carica di pesanti complessi e di enormi frustrazioni affettive, in bilico com’era, tra la remissività della madre e la megalomania del nonno, coerentemente con le affermazioni di Francis Jeanson il quale, a tal proposito, fornì una spiegazione più che convincente: “Intorno al 1924 – scrive – un bambino ha coscientemente sofferto nel sentirsi combattuto tra la percezione immediata che aveva di se stesso e il ruolo che i suoi familiari tentavano di assegnargli. Vent’anni dopo, la tranquilla rivolta di quel bambino sopravvive nell’adulto e manifesta attraverso di lui, sottoforma di filosofia della relazione e del concreto, l’esigenza più assoluta di autenticità”.
Tuttavia, dalla commedia costantemente interpretata dal nonno, il francese antigollista, impara una parte e, cosa assai più importante, capisce che quella parte è diversa da qualsiasi altra.
L’altro, dunque, è fortemente presente nella coscienza, Sartre stesso del resto non ne fa mistero affermando che si deve all’altro e al suo giudizio su di noi se rischiamo di essere ridotti al nostro essere, costretti entro i limiti di un ruolo. In pratica si è fatalmente posti di fronte all’immagine che di noi riflette la società, il problema è come sottrarsi al fascino che essa esercita e scoprire o ritrovare la nostra libertà.
Nella sua opera intitolata “Il Muro”, costituita dalle famose cinque novelle note come IL MURO, LA CAMERA, EROSTRATO, INTIMITA’ e INFANZIA DI UN CAPO, lo scrittore, attraverso immagini di alienazione mentale, acuta tensione psicologica e anomalia sessuale, descrive e riconosce, appunto, il movimento di più libertà.
Le cinque brevi vite racchiuse tra le pagine di questo libro, rappresentano, infatti, parafrasando le parole dello stesso autore, cinque modi diversi e tutti tragici di rispondere alla incapacità di guardare in faccia l’esistenza, cinque brevi fughe dall’esistenza, tutte, però, fermate da un muro, simbolo evidente del fatto che fuggire l’esistenza significa ancora una volta esistere. I suoi personaggi si muovono seguendo la sua idea dell’assurdo dell’esistenza e affermano la loro libertà in un clima di crudeltà, aggressività e disincanto, dando essi stessi consistenza all’assurdo.
La morte, la follia, l’odio, il sesso e la estenuante ricerca di se stesso mediante l’introspezione maniacale, costituiscono rispettivamente i temi portanti di ciascuna delle cinque novelle, Pablo come Eva, come Paolo Hilbert, come Lulu, come Luciano cercano una scappatoia nel paradossale corridoio della vita e finiscono tutti inesorabilmente con le spalle al muro. Il muro al quale Pablo immaginava di essere fucilato; il muro che divideva Eva da Agata, la normalità dalla pazzia; il muro dietro il quale ansimava Paolo Hilbert e che, varcato, avrebbe segnato la “riconciliazione con gli altri”; il muro che separava la purezza dalla volgarità, il piacere dalla routine; il muro che distingueva il successo dal fallimento.
In definitiva una raccolta dura e spietata, vista da Sartre come illustrazione romanzata di una metafisica dove, all’interno di ogni racconto viene messa in situazione una tesi, un’argomentazione mediante la quale si consuma l’intensità di un’espressione derisoria, sovversiva e lucida.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Jean-Paul Sartre (Parigi 1905-1980), filosofo francese, drammaturgo, romanziere e pubblicista politico, fu un esponente di spicco dell'esistenzialismo. Studiò all'Ecôle Normale Supérieure di Parigi. Insegnò filosofia nei licei dal 1929 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Dal 1940 al 1941 fu prigioniero dei tedeschi; una volta rilasciato insegnò a Neuilly e più tardi a Parigi, e partecipò attivamente alla Resistenza francese, fondando nel 1941 il movimento "Socialismo e libertà", che poi confluì nell'organizzazione nazionale della Resistenza. Dopo il 1947 fu attivo come socialista indipendente; negli anni della Guerra Fredda, criticò tanto l'URSS quanto gli Stati Uniti. Negli anni Cinquanta, pur sostenendo le ragioni dei sovietici, ne criticò spesso la politica in diversi scritti. Nel 1968 e negli anni successivi si schierò apertamente a favore del movimento studentesco. Morì a Parigi il 15 aprile 1980.
Jean Paul Sartre, “Il muro”, Einaudi, Torino, 1995
Traduzione di Elena Giolitti.
Commenti
ho sempre riso di gusto della faccia di sartre
Eh, ha uno sguardo singolare, va, diciamo così.
Comunque è una gran bella scrittura: invidio il fatto che puoi aprire una proposizione ampia, senza perderne il filo e renderla ostica.
Credo conosciate tutti il mio totale disprezzo per questo autore, sia dal punto di vista etico che letterario. Non conosco quest'opera, mi sono bastati "La nausea" e il suo modo di essere intellettuale per far venire la nausea anche a me.
Incantata dalla tua recensione di un libro e di un autore che tuttavia conosco solo per sentito dire.
"cresciuto in un clima di ipocrisia, aveva trovato nell?universo fittizio dei libri la sua prima realtà. Lui che, avendo scoperto il mondo attraverso il linguaggio, per molto tempo credette che il linguaggio fosse il mondo. Lui che vedeva nello scrivere l?unico mezzo certo per mettersi al sicuro da ogni delusione" > Che ritmo. Che amore. Che scrittura.
putroppo ho avuto spasmi come Leon, dopo la lettura della Nausea
...ma non posso che unirmi all'incanto di Ilde. M'hai travolto. E conquistato. Leggerò questa "raccolta dura e spietata".
Sai cosa, è tutto qua e non era facile sintetizzarlo e spiegarlo con tanta cristallina essenzialità: "Lui che, avendo scoperto il mondo attraverso il linguaggio, per molto tempo credette che il linguaggio fosse il mondo. Lui che vedeva nello scrivere l?unico mezzo certo per mettersi al sicuro da ogni delusione. Lui che rifiutò il premio Nobel parendogli mostruoso esserne considerato degno, da parte di quella borghesia con la quale aveva ormai interrotto ogni rapporto."
3 I periodi ampi derivano dal fatto che scrivo di getto. Il guaio è la punteggiatura :)
4 Non arrivo a disprezzare un autore che scrive come Sartre. Possono non piacermi le sue convinzioni, ma è altro discorso. La nausea non l'ho letto, mi fu consigliato nel momento sbagliato. Magari ci faccio un pensierino la prossima volta che passo in libreria...
6-9 Quello che avete riportato è anche il mio frammento preferito. Il rapporto col linguaggio da parte di chi scrive, è argomento assolutemente affascinante.
Fin qui le risposte. Quanto ai complimenti, beh...
Ilde incantata, Paolo addirittura travolto e conquistato, Ryoga "invidioso", Franco che parla di cristallina essenzialità..
Troppo buoni, ma andateci piano, così mi fate montare la testa.
Montati la testa, avanti. Sprizza gioia. E riscrivi :-)
(non era facile conquistarmi su Sartre, eh, doveva essere una cosa davvero invitante)
:)
Un uomo che prova orrore per l'inconscio, Angela, non è un uomo degno di questo nome. Anche dal punto di vista divulgativo-letterario, la sua prosa è davvero indigeribile. Mi dispiace di non poter apprezzare il tuo scritto come meriterebbe, ma è l'autore che ho più in disgusto in senso assoluto, credo. Se devo essere torturato letterariamente, preferisco Faletti e Moccia (e passatemi il paradosso), almeno rido di loro.
De gustibus, Federico. Allergico a Sartre, succede. Non devono necessariamente essere scrittori di serie B come Moccia e Faletti, per suscitare la nostra antipatia. Ecco, io per esempio, mal sopporto Marquez. A ciascuno il suo...
Non sopporti Marquez...sono in netta minoranza, argh :-)
Cent'anni di solitudine, una tortura lasciata a metà. Da allora giro alla larga da Marquez.
Potresti provare a farmi cambiare idea..
21. ho l'ambizione di farcela. Certo, posso perdere la scommessa. Circa farti cambiare idea :-). Solo su quel romanzo? o posso divagare nella produzione del?
Carta bianca. Voglio superare l'antipatia. Voglio cambiare idea.
tempo e tempo e ci sarà. Come su Niffoi(mica mi son dimenticato di)
Nemmeno io mi son dimenticata. Aspetto!
www.lankelot.eu/index.php/2006/11/28/niffoi-la-vedova-scalza/
dio mio quanto fa ridere sartre di faccia ahahaha
www.ibs.it/code/9788876152658/monteil-claudine/sorelle-beauvoir.html
Le sorelle Beauvoir!
Io ho letto un suo testo teatrale:
Il diavolo e il buon dio.
Anni fa. Mi piacque. La storia di un uomo, Goetz, un soldato, un condottiero, che non poté cambiare.
Riflessione su il male e il bene, sull'agire delle persone e sul come le azioni vengono viste dalle altre persone.
Un testo che mi parve molto forte.
Poi, tendo a non giudicare troppo l'uomo, altrimenti mi toglierei troppe belle pagine.
Ho sempre associato il racconto Erostrato a Taxi driver. Ora, è una mia visione, o anche qualcuno di voi coglie una certa assonanza tra le due opere?
Non so risponderti, non ho visto il film.
1) "...mi sono bastati ?La nausea?..."
2) "giro alla larga da Marquez".
Chissà perché, ma è un po' di tempo che sento parlare non benissimo di Garcia Marquez: forse il libro è troppo ponderoso. Per quanto riguarda Sartre, gli esistenzialisti sono un po' difficili da digerire, anche quando abbandonano le argomentazioni puramente teoretiche e si danno a una prosa più spicciola.
La ripetitività dei nomi e la mia incapacità di districarmi nell'albero genealogico della famiglia Buendia mi hanno disincentivata dal continuare la lettura. Da allora, diffido di Marquez.
[taxi driver, sartre] Ciao,
[taxi driver, sartre] Ciao, ho trovato questo tuo commento proprio cercando delle affinità tra il racconto e il film, cui penso da anni. Hai mai trovato del materiale a riguardo? Secondo me è quasi sicuramente tra le fonti d'ispirazione!
Ciao!
P.s. mi rivolgevo a Giovanni di Benedetto, in particolare, ovviamente ma anche a tutti gli altri!
[ceskio] benvenuto su
[ceskio] benvenuto su Lankelot, intanto. Forte la tua presentazione, http://www.lankelot.eu/autori/ceskio - benvenuto a maggior ragione.
Sondo GDB e Angela con una mail!
[ceskio] Ciao a
[ceskio] Ciao a tutti,
scusami se non mi sono presentato. Avevo già incrociato Lankelot prima, gran bel sito, complimenti!
[ceskio] grazie ceskio.
[ceskio] grazie ceskio. lankelot è anni e anni di grande amore, nonostante tutto, per un sacco di cose diverse, e per due o tre bei principi. Contento che il lavoro ti sembri degno:). Ho avvertito GdB del tuo intervento, vedrai che tra non molto ci racconterà qualcosa in più...
benvenuto ancora.
[Sartre, Scorsese] Un
[Sartre, Scorsese] Un benvenuto anche da parte mia! :)
Riguardo le affinità tra il racconto di Sartre e il film di Scorsese, non ho mai trovato del materiale che attestasse l'effettiva parentela tematica. L'osservazione è stata solo il frutto di mie riflessioni "private" in vista di un articolo che poi non ho più portato a termine, ahimè...!
[Ceskio] Mi cogli impreparata
[Ceskio] Mi cogli impreparata (e non è una novità), sarò una delle pochissime persone al mondo a non aver visto Taxi Driver, mi spiace. Intanto benvenuto su Lankelot anche da parte mia.
[erostrato, taxi driver]
[erostrato, taxi driver] morale della favola, serve un volontario (chi sarà mai?) che scriva di "Erostrato" e si dedichi a una robusta analisi comparata...
[erostrato, volontario]
[erostrato, volontario] franchi?
[erostrato] Oserei propormi
[erostrato] Oserei propormi io, ma in quanto "novellino" non credo d'essere all'altezza!
[ceskio] coraggio! Dai
[ceskio] coraggio! Dai dai.
Questo è il format: http://www.lankelot.eu/format-letteratura.html
Nel campo autore, inserirai Sartre Jean Paul. Nel campo titolo, Erostrato. ISBN, mettici il codice dell'edizione italiana attualmente in circolazione che include questo racconto. In alternativa, 000. Tags: letteratura, letteratura francese, narrativa, racconti, sartre, erostrato, taxi driver, sartre, taxi driver.
Dai!
[erostrato] Bene, ma mi
[erostrato] Bene, ma mi dovete dare un po' di tempo, non sono un saggista professionista!
[erostrato] tutto il tempo
[erostrato] tutto il tempo che vuoi, naturalmente. Dev'essere un piacere - e ti devi divertire.
[sartre] Ho iniziato "La
[sartre] Ho iniziato "La nausea"!
[marquez] Quoto Angela,
[marquez] Quoto Angela, lasciato a metà. Dio mio.
(sartre) mamma mia epic che
(sartre) mamma mia epic che coraggio, (La nausea) è uno dei libri più insensati e ipocriti che abbia mai letto.
[sartre] i più bei passi de
[sartre] i più bei passi de "La nausea" sono nelle pagine finali quando lui ritrova la sua ragazza..
iniziate il libro dalla fine come leggono i giapponesi magari lo troverete più interessante
[La nausea] Mi è piaciuto, a
[La nausea] Mi è piaciuto, a parte due capitoli abbastanza noiosi, si legge tranquillamente. Da ateo angosciato ho avuto spesso pensieri in linea con l'io narrante - come molti non credenti fanno, suppongo. Questo per quanto riguarda il lato letterario, dal punto filosofico sospendo il giudizio perché mi mancano le basi. Ho giusto intravisto un inequivocabile "imbecille" rivolto a Nietzsche ;) Fede perché dici che è ipocrita? Puoi anche aver ragione, di Sartre so poco e nulla...