Alberto è un giovane studente universitario fuori sede impegnato nei Servizi sociali in quel di Venezia, disorientato al tempo stesso da nebbiosi scompensi emotivi e psichici che, più che un soggetto capace di soccorrere il prossimo, lo trasformano in un’anima bisognosa d’aiuto. Le sue giornate si colorano di episodi irreali, comici ma con sfumature agghiaccianti: equivoci che spingono una famiglia dei bassifondi a compiere rapine su consiglio (mai dato, in realtà) dello stesso Alberto, apparizioni di ignoti individui che gli indicano esplicitamente la via del suicidio, congetture bislacche e manie di persecuzione ordite dal datore di lavoro – tale Lorenzi – che lo costringono a vaneggiamenti di polanskiana memoria. Il tracollo psichico, inevitabile, viene curato e sorvegliato dalla paterna figura del dottor Riccò, grazie al quale il ragazzo trova la forza – sostenuta da una robusta terapia farmacologica – di laurearsi in Filosofia e chiudere la prima fase della sua vita con successo. Il rapporto stabile con Gioia – nomen omen – e l’inserimento nell’ambiente lavorativo non scacciano però il male oscuro: tormenti mai sopiti, l’11 settembre e il terrore diffuso riaprono le vecchie ferite che solo la medicina e un grande lavorio su se stessi possono, seppur temporaneamente, combattere.
Col felice esordio di Andrea Sartori la casa editrice romana Exòrma ripercorre il tema dell’equilibrio mentale e la lotta per salvaguardarlo già ravvisato in Per oggi non mi tolgo la vita dello scrittore sardo Alfonso Brentani. Già dal titolo però tra le due opere si ravvisa un accostamento differente al tema di base: in Scompenso c’è un minore ricorso all’umorismo, dietro il quale invece si trincerava tutto il romanzo di Brentani. Questo approccio si riscontra nel testo anche a partire della voce narrante, nell’autore sardo una sarcastica e scoppiettante prima persona, in Scompenso una terza misuratissima, attenta pure nell’elaborazione delle sequenze divertenti, che non mancano. La prosa di Sartori è granitica e uniforme, di sapore talvolta saggistico nell’esposizione ragionata e mai emotiva perfino in frangenti di pathos acuti, che segnalano un rapporto col narrato volutamente obiettivo e distaccato. Nella prima parte son distribuite immagini di efficace disorientamento ottenute per lo più in due modi: con un’ellissi narrativa che svela in differita i disastri compiuti dal protagonista, che lui stesso, annebbiato, aveva rimosso, e poi con una tecnica altrettanto stuzzicante che è quella del fraintendimento. La differenza di eloquio – involontariamente forbito e filosofico il suo, semplice e gergale quello dei suoi interlocutori – produce cortocircuiti di senso che ammazzano la comunicazione e il fraintendersi dà spunto a effetti tragicomici che si accavallano per tutta la storia. La seconda parte, quella del risveglio dalla follia, lamenta qualche inceppamento, forse voluto dall’autore, che si cristallizza in parentesi economiche un po' troppo approfondite. Le intrusioni che più scalfiscono il romanzo però sono le teofanie televisive (Al Bano, La vita in diretta non meritano di giungere ai posteri per via letteraria).
“Mano a mano che le giornate occupate procedono, Alberto ha l’impressione che la banalità – che da filosofo ha sempre fuggito – sia l’autentico perno delle cose di questa terra e che, nel linguaggio ordinario, le frasi trite e ritrite, i luoghi comuni, siano l’unica risorsa pubblica di senso intorno alla quale far ruotare gli accordi e i disaccordi tra le persone, indipendentemente dalle loro differenze culturali, sociali, professionali” (pag. 249).
Questo passo sul linguaggio focalizza bene il percorso del protagonista – che inizia con “un’afa afosa” e termina con un inverno natalizio (quindi non così freddo, almeno simbolicamente) – partito da una follia individuale verso un’integrazione nella società, dunque nella follia collettiva (ben rappresentata col clima post-11 settembre). E il linguaggio è fortemente legato alla pazzia: il non capirsi, l’isolamento imposto dalla comunità e persino il non riconoscimento del delirio sono centrali nel romanzo. Lo scompenso di Andrea Sartori ha toccato sapientemente uno degli argomenti più letterari che ci sia e senza abusarne.
Ciò che più ci rassicura è sapere che, dopo tutti questi anni, Svevo e Berto non sono stati dimenticati.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrea Sartori (Fiorenzuola d’Arda, 1972) ha pubblicato racconti e interventi critici su La poesia e lo spirito, in alcune opere di video-arte e nel catalogo Galleria in Galleria. Arte in metropolitana, a cura di G. Di Pietrantonio, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2005. In ambito filosofico, saggi e traduzioni sono pubblicati sulle riviste Quaderni di teoria sociale, Teoria, Fenomenologia e società, La società degli individui, nel volume Gloria dell’assente (Editrice Vicolo del Pavone, Piacenza, 2004), nel volume Hegel contemporaneo (Guerini e Associati, Napoli 2003) e prossimamente su Anfione e Zeto. Rivista di Arti e Architettura. (Informazioni biografiche tratte da qui)
Andrea Sartori, “Scompenso”, Exòrma Edizioni, Roma, 2010
Luca Martello
Commenti
[sartori. scompenso] HAMMER!
[sartori. scompenso] HAMMER!
[sartori] non sono morto :)
[sartori] non sono morto :)
[luke hammer] mai dubitato:).
[luke hammer] mai dubitato:). Felicissimo di leggere una tua nuova scheda. Merci.
[franks] :) Ma nemmeno qui
[franks] :) Ma nemmeno qui appare il link a ibs...
[hammer] da qche giorno fa, e
[hammer] da qche giorno fa, e per un bel po', non apparirà più, né il banner per ibs né per libreria universitaria. Sto valutando se restare o meno su questo server, e con i vecchi amici programmatori, che curavano la parte della pubblicità che serviva a pagare il server. Server molto costoso (troppo veramente) e quindi potremmo cambiare aria. Per ora abbiamo cancellato tutte le pubblicità... inclusa quella comoda (per noi, come navigatori) che rinvia alle librerie virtuali.
[Sartori] - libro che sto
[Sartori] - libro che sto leggendo io medesimo. Ma la prima stampa è del 2010, non del 2011.
[sartori] grazie Luca, mi
[sartori] grazie Luca, mi aveva confuso il fatto che fosse uscito a inizio 2011. Facci sapere che ne pensi a lettura ultimata!
[sartori, luca e luca]
[sartori, luca e luca] pensando un po' ai gusti di Luca (Ormelli) e alle letture di Luca (Martello), questo passo mi dà molto da pensare:
Hammer dice, "La prosa di Sartori è granitica e uniforme, di sapore talvolta saggistico nell’esposizione ragionata e mai emotiva perfino in frangenti di pathos acuti, che segnalano un rapporto col narrato volutamente obiettivo e distaccato."
> E allora probabilmente mi aspetto una lettura non altrettanto positiva da Luca Ormelli... Che mi sembra molto sensibile all'espressionismo e alle irregolarità e agli sperimentalismi, almeno in questo momento della sua vita letteraria... e che dovrebbe aver apprezzato questo:
sempre Hammer: "La differenza di eloquio – involontariamente forbito e filosofico il suo, semplice e gergale quello dei suoi interlocutori – produce cortocircuiti di senso che ammazzano la comunicazione e il fraintendersi dà spunto a effetti tragicomici che si accavallano per tutta la storia."
> Mmm.
[sartori] curioserrimo di
[sartori] curioserrimo di sentire che succede in un vostro confronto sull'opera, e sulla scrittura dell'autore. Avvertitemi che vado a comprare i popcorn, prima che esca la scheda di Luca Ormelli. Ci sarà da divertirsi. Potreste citare una dozzina piena di grandi letterati italiani, non sempre popolari e noti, e rianimarli, parlando di stile, scrittura, espressione e significati...
[sartori] Beh, diciamo che la
[sartori] Beh, diciamo che la scelta di narrare la despressione e le allucinazioni dall'esterno è portata avanti tenacemente fino alla fine e con grande coerenza. E' molto lucido nell'affrontare un argomento che - si evince - conosce in prima persona. Per completezza dovrei aggiungere al pezzo che Sartori è molto più debitore della filosofia che non dell'espressione letteraria, motivo che rende più comprensibile la scelta di romanzo a metà fra saggio e racconto.
[sartori] e ora che mi dici
[sartori] e ora che mi dici di questo debito della filosofia capisco l'interesse del nostro amico LO. Bene - attendo(vi) - e intanto ti ringrazio per questo ricco contributo, Hammer. Merci!