Sarti Susanna

Intervista

Autore: 
Sarti Susanna

Susanna Sarti,  bolognese di nascita, vive attualmente a Faenza. Dopo essere stata a lungo impiegata come dirigente di Banca ha deciso di abbandonare la professione per dedicare la propria vita alla scrittura. Ha esordito nel 2003 con “Luca” (Stefano Casanova Editore) una storia d’amore un libro che prendendo le mosse da una storia d’amore costituisce una profonda riflessione sul senso della vita. La sua seconda opera “Maledetto” (Editino Edizioni), scritta nel 2005 racconta invece di un angosciante rapporto umano tra due donne che sfocerà in un orrendo crimine d’more. L’anno successivo pubblica “K” (Giraldi Editore) una favola, che pur avendo per protagonista un bambino ha la pretesa di rivolgersi ad un pubblico adulto e “Diviso due” (Edizioni Creativa) il romanzo che la consacra scrittrice nota al pubblico. Infine Gezim (Edizioni Creativa) uscito lo scorso anno e rivelatosi un successo, in cui come nel precedente la scrittrice emiliana pone al centro di una struggente storia d’amore le vicende e i sentimenti di una figura femminile, in cui si sono riconosciute molte donne.  

 

 Ecco il testo di un'intervista raccolta nel corso di un breve incontro a Bologna.

- Che cosa spinge una dirigente di banca a lasciare un impiego sicuro e ben retribuito per dedicarsi al mondo della letteratura?   

La verità è che non ho lasciato il mio impiego per dedicarmi alla letteratura, era l’ultimo dei miei pensieri. Come nelle favole, ho incontrato l’amore e mi sono trasferita a Faenza, dove ora vivo con mio marito, nostro figlio, e la mia tribù di cani. La voglia di scrivere è subentrata nel 2003, in occasione di un fatto tragico accaduto ad una mia amica, è stata una vera casualità.

- Ce ne puoi parlare?   

- Certo. Nel settembre del 2003, una mia cara amica ha partorito il suo primo bambino, morto pochi minuti dopo la nascita. Sono fatti che purtroppo possono accadere, ma in questo caso c’è stato un evidente errore da parte del ginecologo che l’assisteva. La rabbia, lo strazio dei genitori, l’assistere al funerale di quel povero angelo, mi hanno colpita nel profondo del cuore, e così ho deciso di scrivere un romanzo, “LUCA”. Non potei fare a meno di chiedermi come sarebbe stata la vita di questo bambino, se non fosse morto, e decisi di slancio di dare libero sfogo alle mie sensazioni imprimendole sulla carta.

 - Come vivi questa tua nuova dimensione di vita?    

Benissimo, non rimpiango nulla del passato e adoro scrivere, soprattutto per me stessa. Prima di tutto viene la famiglia, l’affetto più sicuro della nostra vita, quello che non ci tradirà mai.

 - I personaggi di Karin, di Sally e di Giulia danno l’impressione di proporci figure centrali della tua personale esperienza. Chi sono le donne raccontate?      

Ho molta fantasia, questa mi permette di creare personaggi diversi tra loro. Tuttavia, qualcosa li accomuna sempre: la voglia di vivere, l’amore per la musica, la passione sentimentale. Tutte caratteristiche che mi appartengono, quindi posso dire che Karin, Sally, Lavia e Giulia rappresentano una Susanna con i suoi sogni, le sue emozioni.

 - Quale elemento le accomuna?

 Come dicevo prima, la voglia di vivere, di non fermarsi al primo ostacolo. Come dice Sally. “La vita deve essere spremuta, vissuta con il massimo delle energie e non sprecata”.      

 

- Qual è la condizione femminile nella società odierna?

 Diciamo che ancora oggi la donna ha il problema di far conciliare la professione con l’educazione di figli e la maggioranza degli uomini preferisce lavorare e lasciare alla compagna i lavori di casa e l’organizzazione familiare. Abbiamo fatto dei passi importanti, ma in questo campo è molto difficile cambiare certe abitudini dettate parzialmente da una legge della natura. A mio avviso, si dovrebbe migliorare il ruolo della donna nella società, permettendole di avere gli stessi diritti dell’uomo.

 - Qual è il messaggio che lanci loro attraverso i tuoi libri?

 Vivere intensamente, sorridere, amare. Mai arrendersi.

 - Possiamo dire che i Tuoi romanzi nascono dalla necessità di far parlare il cuore?

 Se tutti riuscissimo a far parlare solo il cuore, nel mondo avremmo persone più umili, serene, capaci di perdonare.

  - Nei tuoi libri gli unici punti di riferimento sono i sentimenti e non gli ambienti circostanti. Perché?    

  Questa domanda mi è stata posta più volte. Sono una grande lettrice di romanzi e devo dire che quando l’autore del libro che sto leggendo si perde in descrizioni di ambienti e paesaggi per intere pagine, rischia di diventare prolisso e noioso. Mi sono sempre imposta di non cadere nello stesso errore, lasciando a chi legge un po’ d’immaginazione.

 
-  Quale aspetto dei tuoi libri può assurgere a simbolo di una situazione e condizione universale prescindendo dall’elemento particolare?

 Nella vita è necessario parlare, non cadere nei silenzi che portano a soffocare i sentimenti. Questa è una prerogativa maschile, mentre le donne sanno comunicare con le loro emozioni, i loro sogni, il cuore. Meno razionali? Pazienza, è così bello vivere di semplice fantasia!   

 - Esiste uno scrittore in cui più ti riconosci o dal quale eventualmente hai attinto ispirazione?

 A dire la verità, no. Ogni scrittore ha una sua particolarità, un suo modo di comunicare e di descrivere certe sensazioni.   

- Quali libri stai leggendo in questo momento?   

Ho appena terminato “i Vent’anni di Luz” di Elsa Osorio, un libro magnifico; la sofferenza di una donna negli anni della dittatura argentina. Lo consiglio.

- Che cosa Ti aspetti dalla letteratura?

Devo dire la verità? Nulla, se non una soddisfazione personale dettata dal ricevere delle recensioni positive (e spero sincere) da parte di chi mi ha letto. Infatti, penso che i migliori libri sono proprio quelli che non arrivano sugli scaffali delle librerie, ormai in mano alle grandi case editrici intente solo a monetizzare, esponendo testi commerciali ed autori di scarso valore. 

 - E dalla vita?   

 Serenità, salute e la speranza di poter incontrare gente capace di sorridere, cosa sempre più rara ai giorni nostri!

 Gian Paolo Grattarola

 

ISBN/EAN: 
9788861550339

Commenti

On line l'intervista di GPG a Susanna Sarti - in calce, le recensioni di GPG e MG Luini dedicate ai libri dell'autrice.

Impressioni... L'autrice si pone con grande semplicità e immediatezza; a volte sconfinando nel dilettantismo spinto (cfr. battute sugli autori di riferimento e sulle librerie). Buon segno per la sua scrittura, se davvero rimarrà convinta che "ogni scrittore ha la sua particolarità" e quindi è unico e che "i migliori libri sono proprio quelli che non arrivano sugli scaffali delle librerie" - che insomma, considerando quel che spesso mi mandano gli editori piccoli o piccolissimi è relativamente grottesco.

(ma forse il bello è proprio questo. Che si ponga come una madre di famiglia con l'hobby della scrittura. E' un approccio sano).

sì. approccio sano. un po' la invidio. per il suo approccio, ecco. vabbé.
magari non è il miglior commento che potessi lasciare, eh. è vero che il silenzio è un approccio più maschile, forse. per questo consiglio "Il re Torrismondo", la tragedia del Tasso. 3340 versi di dubbi non risolti attraverso una scrittura ultracontrollata che si arrotola su se stessa a rendere i nodi dei pensieri del protagonista. ma vabbé.
a me piacciono le descrizioni, quando ben fatte, anche se lunghe. ne ricordo alcune, o meglio mi ricordo le sensazioni di alcune, ne Figli e amanti di Lawrence, molto belle ed intense.
avrei solo preferito fosse fatto qualche nome di autore, così, mi piace sapere cosa leggono le persone. sì, non ho dimenticato Elsa Osorio, ma ho scritto "qualche". eheh.
bella intervista. grazie.

Molto bella. Ed è vero anche per me che non esiste uno scrittore in cui identificarsi: la scrittura ha per ciascuno sfumature stilistiche, significati, ombre e luci del tutto peculiari.

Ma la domanda non è quella...
è "Esiste uno scrittore in cui più ti riconosci o dal quale eventualmente hai attinto ispirazione".

Ogni individuo è stato formato (anche) dalle opere che ha letto: figuriamoci chi scrive narrativa, e si presume sia (stato) lettore forte e che abbia, almeno per qualche tempo, letto opere con un certo criterio.
Oltre a essere poco razionale, l'alternativa "siamo giganti che montano sulle spalle dei nani" è un po' sconcertante.

6. Sono d'accordo con Gianfranco. Credo che nessuno scrittore possa affermare con disinvola certezza di non aver attinto ispirazione da precedenti frequentazioni con la lettura. Difficile poter condividere la risposta di Susanna, per quel che mi concerne.

Gian Paolo Grattarola

E poi, passando all'altra e non meno importante questione, diciamolo che la tragedia è che certi libri di narrativa potrebbero uscire siglati Mondadori o Creativa o Feltrinelli o Vattelapesca.inc e non cambierebbe niente: c'è scrittura facile che non conosce stagioni, solo diverso editing. Scrittura della domenica e scrittura estranea alla lingua letteraria, scrittura di genere e scrittura a comando... non ogni edizione Mondadori o Einaudi è spazzatura catodica, entrambe conservano collane spettacolari; e molte delle edizioni della piccola editoria estranea addirittura alle librerie sono spazzatura assoluta, poco più che vanity press, per non parlare della resistenza fisica delle edizioni digitali negli anni...

La decadenza ce la siamo beccata in pieno, non cadiamo nel tranello del povero ma bello. Magari fosse vero, magari...
tutto qua, insomma.
Uno straccio di consapevolezza in più, e di umiltà: quanto basta per smitizzare la menzogna dell'originalità a ogni costo e per ogni autore, dannosa e autodistruttiva: estranea non solo alla letteratura, ma all'intelligenza.

Il nostro compito è proprio questo. Cercare di snidare il valore a prescindere dalla vsibilità delle cade editrici.
Leggere, fare critica, offrire visibilità ove se ne colgano i meriti e dissacrare quanto viene al contrario portato in vetrina al di là dei meriti.
Insomma aiutare chi legge a saper discernere ciò che vale da ciò che prevale. Senza pregiudizi di sorta, ricorrendo al solo strumento dell'onestà intellettuale.

Gian Paolo Grattarola

Pienamente d'accordo.

10. Ed è per questo che Ti stimo e sono fiero di essere al Tuo fianco in questa simposio virtuale.

Un abbraccio
Gian Paolo Grattarola

non conosco il libro dell'autrice quindi non posso dire niente in merito.
sul fatto però dei maestri si, io ne ho avuti e ne ho....quanto penso a quanto mi hanno dato Borges e Montale mi dico che li ho avuti compagni di una vita....................e se dovessi fare una lista sarebbe non lunghissima ma importante. Io sono oggi il prodotto di patrizia che ha cominciato a scarabocchiare da piccola ma che senza supporti avrebbe smesso di sentire la necessità della scrittura e l'importanza della cultura..............di quello che ho, cerco in qualche modo di farne strumento anche di donazione non solo di ricchezza per me.

a proposito di collane. mondadori sta ristampando Medusa, eheheh.

Bene, leggo l'intervista senza sapere nulla dell'Autrice (ma ricordo di aver fatto alcuni rilievi qua e là nelle recensioni)
Una donna che scrive, possibilmente senza protezioni comode, tende a piacermi di più di chi può permettersi di lasciare il lavoro e che ha senza dubbio altri aiuti per potersi dedicare totalmente alla scrittura.
Ma magari è solo un pregiudizio, nato dall'appartenere a una generazione di donne lavoratrici anche artiste che - appunto perché madri di famiglia e lavoratrici - non hanno potuto fare della loro arte più che un hobby, con un rammarico durato fino alla fine...

concordo pienamente ildelaura..................lo scrivere , la mia passione, è stato sempre faticoso proprio a causa del lavoro che ho smesso da un anno che per circa 20 anni mi ha portato a 100 km da casa............ma la poesia e oggi qualche tentativo di recensione anche sono stati superiori a tutto proprio a tutto............lavoravo di notte appena i bambini dormivano ,leggevo, studiavo.............e soldi non ce ne erano allora come ora ma...........va bene lo stesso.

Care Ilde e Patrizia,
anche per me ovviamente costituirebbe un notevole privilegio il fatto di poter fare della mia passione la mia profssione.
Ma purtroppo, come si dice nel nostro paese, tengo famiglia.
Di giorno lavoro e di notte scrivo alimentato unicamente dalla passione, ormai privo della speranza di poter coronare un griono il mio sogno.

Gian Paolo Grattarola