Saramago José

Cecità

Autore: 
Saramago José
Immaginate una malattia. Nuova improvvisa e contagiosa. Non lascia scampo. Si perde completamente la vista. In un secondo. E davanti a te, senza differenze che tu sia amante del sole o alla luna, sempre solo un latteo schermo bianco.
Niente tv. Niente code di macchine in fila sulle tangenziali. Niente targhe alterne, niente listini dei prezzi dei generi alimentari che aumentano al supermercato, nessuno sguardo che tu possa osservare e che ti titilla, ti assolva, ti compiaccia, ti. Nulla. Un bianco, candido schermo.
Un paradiso? Magari. Il paradiso spesso non è in terra, ragazzi.
E così, per istinto di sopravvivenza e non certo per intelligenza, dal vedere si passa al sentire, al toccare, annusare. Si riscoprono sensi inutilizzati o sottovalutati. E il dibattito, atavico ed un po' avariato, se è meglio vedere o toccare, riprende linfa e vigore. 
A pensarci bene abbiamo sempre qualche svista, qualche cosa che abbiamo visto male, in ogni nanosecondo e ci diciamo “va bene, poi vediamo". La certezza di poter comunque osservare. E "Cecità", romanzo del portoghese José Saramago, autore noto nel mondo, anche se forse non certo il suo migliore per i gusti particolari di un surrreal-realista come me, ci racconta cosa succede se una malattia senza nome ammorba senza pietà in un paese senza luogo, una serie di umanissimi e quasi perfetti personaggi senza nome. E senza vista. Abbiamo così "il vecchio" e "sua moglie", "il dottore" e "sua moglie", "il ladro", "la ragazza" contorta e disinibita, "il ladro", "la prostituta", o magari il vigile urbano, il ...il... il...Abbiamo.
Tutti ciechi. Forse caratterizzazioni marcate fino ad emulare stereotipi, ma sicuramente non scollacciate e scollate figure di un teatrino delle maschere senza vita, ma pregne di vis comunicativa e di una loro autonomia narrativa.
Uomini (e donne), con le loro vite e storie. Malati. E all'improvviso messi in quarantena, come virus di un computer. L'antivirus non è Norton 2007 o i suoi concorrenti, ma l'autorità precostituita, quell'ammasso informe ma possente chiamato burocrazia governativa, che nelle democrazie teoricamente viene eletta e dovrebbe mettere in pratica, ma che in realtà amministra e legifera spesso in maniera latitante o prolissa, comunque astratta ed astrusa per il "common people", ovvero la gente che quando si desta la mattina non ha grandi compiti da affrontare, tranne che quello comunque improbo e complicato della vita da vivere.
Questa mandria di pseudo debosciati e reietti, colpevoli di aver contratto una malattia così grave quanto sconosciuta ed inusitata, verranno giustamente messi al bando perché contagiosi. E nel loro angusto e isolato tugurio di embargo daranno vita ad un'epica saga di quello che l'essere umano fa quando è cieco. Temetelo, l'uomo, quando è al confino. Si liberano forze che spesso il senso di civiltà tiene a bada.
In realtà la enorme sequela di lotte e soprusi per cibo, acqua e altre attività quotidiane assolutamente necessarie quali il defecare e fare l'amore rivelerà un innato spirito bestiale e malnato in tutti gli improvvisati ciechi, che grazie all'escamotage narrativo di preservare la moglie di un medico dalle conseguenze nefaste della semi bilblica condanna alla cecità, permetterà risvolti narratologici pieni di suspence, violenti ma non troppo sadici, tesi ad un finale d'autore, perché confezionato come la scrittura comanda, ovvero interessante e concreto, al di là delle opinioni di merito.
 
Saramago, Nobel per la Lettaratura, autore di romanzi direi "irriverenti" (titoli? Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Memoriale del convento, l'inimitabile ed allusivo sarcasmo sulla morte di Riccardo Reis), testi incontinenti, ma spillanti dosi di saggezza e pazzia, ritmo e sonorità, dedicatosi al filosofico ed al meditabondo non senza qualche sospiro da parte dei suoi fans più accaniti, scrive una storia significativa e moralisteggiante, se vogliamo, ma decisamente sostenuta e con quella voglia di raccontare che suddivide il mondo della letteratura tra narratori tout court e parolai da circo.
Perfetta la sensazione tattile ed olfattiva per rendere la prigionia coattiva dei ciechi malati, sembra di essere lì, o se preferite, di vedere quello che chi non vede semplicemente sente. Direi sublime per chi come me in questo caso è dalla parte di chi legge senza grandi speranze di cambiare la vita degli altri, ma almeno spera di avere il proprio viagra onirico che permetta una più lunga permanenza nel mondo nel fantastico senza inutili ammosciamenti della tensione cervellotica. Mi viene in mente quello che disse Italo Calvino a proposito dei processi immaginativi, in "Lezioni americane" (Milano, Garzanti, 1988, p. 83), sulla possibilità della parola di scatenare processi visivi. In un romanzo dove la cecità è il nucleo narrativo, mi sembra abbastanza. Certo, Calvino non fu certamente l'unico a pronunciarsi in merito e Saramago non è sicuramente il primo a destare certe sensazioni. Quel che rimane è un mero ringraziamento. Grazie Josè.
 
BREVI NOTE ED EDIZIONE COMMENTATA
 

Josè Saramago (Azinhaga, 1922)  giornalista, romanziere,  saggista, portoghese. 

Josè Saramago, “Cecità”, Einaudi, Torino, 1996.
Traduzione di Rita Desti. 

Prima edizione: “Enaio sobre a Cegueira”, Lisboa, 1995. 

SARAMAGO in LANKELOT:

Baol70 per Lankelot.eu, recensione strutturata su precedenti pubblicazioni nei siti Ciao.it e Dooyoo.it.

ISBN/EAN: 
8806172999

Commenti

ehm, vedo che devo riacquistare mano sull'impaginazione... Datemi dritte o storte. Insomma :-). In ogni caso, altra vecchia cosa che però vale la pena di ripubblicare.

Oh. Bentornato alla scrittura lankelotide, amice Baolo.

"L?antivirus non è Norton 2007 o i suoi concorrenti, ma l?autorità precostituita, quell?ammasso informe ma possente chiamato burocrazia governativa, che nelle democrazie teoricamente viene letta e dovrebbe mettere in pratica, ma che in realtà amministra e legifera spesso in maniera latitante o prolissa, comunque astratta ed astrusa per il "common people", ovvero la gente che quando si desta la mattina non ha grandi compiti da affrontare, tranne che quello comunque improbo e complicato della vita da vivere."

> Già.

"Mi viene in mente quello che disse Italo Calvino a proposito dei processi immaginativi, in "Lezioni americane" ( Milano, Garzanti, 1988, p. 83), sulla possibilità della parola di scatenare processi visivi. In un romanzo dove la cecità è il nucleo narrativo, mi sembra abbastanza."

> E lunga vita, allora, a questa tua tensione cerebrale;)

Ocio solo a "isolato tugurio di emmbargo" qualche riga più in alto

"sembra di essere lì, o se preferite, di vedere quello che chi non vede semplicemente sente"
Assolutamente vero. E' un libro complesso, ma Saramago riesce a non stancare, rendendo tutto così plausibile da far dimenticare si tratti di pura invenzione.

Spero - a latere - che questa pagina del gran Baolo inviti il gran Giambo a ritornare sul campo, al nostro fianco. Saramago era uno dei suoi pallini...

Baol, perdonami: passo solo per dirti che appunto la tua recensione promettendo di tornarci a lettura del libro ultimata. Cecità è nella mia libreria e nelle previsioni di lettura delle prossime settimane: ADORO letteralmente Saramago e sto cercando di leggere tutto quello che è stato tradotto. Lo trovo uno scrittore straordinario, forse dovremmo cercare di recensire quello che manca. Che dici, ci dividiamo il lavoro? :)

grande libro, bella recensione.
"Perfetta la sensazione tattile ed olfattiva per rendere la prigionia coattiva dei ciechi malati, sembra di essere lì, o se preferite, di vedere quello che chi non vede semplicemente sente.": è vero, era proprio questa la sensazione nel leggerlo.
una precisazione: credo che il titolo esatto di una delle opere di Saramago che citi sia "Il Vangelo secondo Gesù Cristo".
ciao!

4. grazie Fra, correggo

7, Abbiamo una passione comune, allora :). Direi che si può fare, ma senza darci limiti temporali, in quanto è noto agli avventori del sito che mantengo promesse dilatando i tempi a dismisura :). Io partirei con il Vangelo secondo Gesù Cristo (a proposito, grazie Goccia, trattasi di lapsus freudiano, me ne scuso) ma l'ha già recensito Franco...allora L'anno della morte di Riccaro Reis?

Ottimo, io potrei proporre L'uomo duplicato, l'ultimo Saramago letto (poi ci sarebbero Le intermittenze della morte e Tutti i nomi e memoriale del convento...)

10. Mettiamoci al lavoro, tempo permettendo :-)