A volte, per accostarsi ad un’opera letteraria, è necessario spogliarsi completamente di qualsiasi pregiudizio, di qualunque sorta esso sia: o, quantomeno, è fondamentale esser pronti a discutere le fondamenta delle proprie convinzioni, interagendo ininterrottamente con l’opera esaminata, dialogando mentalmente con il testo e confutando le teorie e le ipotesi in esso ospitate, dal principio alla fine.
Dal principio – e intendo letteralmente dal principio, dal primo istante in cui si sfogliano le sue pagine in una libreria, ancora splendidamente vergini e innocenti – fino alla fine: e si intenda, per l’ennesima volta, letteralmente l’espressione, perché un romanzo non può essere solamente “grande” o “scadente”, un romanzo deve essere “vivo” o “morto”. La letteratura di consumo è tendenzialmente vocata ad una morte rapida, incolore e indolore; l’arte letteraria ambisce ad avere il respiro dell’eternità – ad essere immortale, oltrepassare il tempo e dialogare senza fine con le generazioni future, fino al compimento della propria “missione”. Questo romanzo di Saramago è pura arte letteraria. È romanzo “vivo”.
Gesù è l’eroe di questo vangelo, che “non ha mai avuto il proposito di contrastare quello che hanno scritto altri e che, pertanto, non oserà certo sostenere che non è accaduto ciò che si è compiuto”: è opera letteraria, certamente, ma è d’argomento teologico: ed è sufficiente la lettura delle prime pagine per comprendere come e quanto potrà urtare la suscettibilità di quanti, neppure nel sublime gioco della Letteratura, ritengono opportuno discutere la propria fede. Non sarà difficile, allora, sentir pronunciare, da altri, la parola “blasfemia” o la parola “eresia”, in merito a questo romanzo: e onestamente non possiamo ritenerli giudizi illeciti, qualora abbiano ferito la sensibilità del lettore cattolico.
Io non dirò nulla di analogo: non giudico, e non giudicherò mai, blasfema, né eretica, un’opera letteraria. La letteratura è la dimensione originaria della menzogna e nella sua natura mendace risiede la sua grandezza, la sua forza e la sua intrinseca bellezza. Trovo miracoloso che si viva in un’epoca storica che consente ai narratori e ai poeti di interpretare i vangeli liberamente, senza per questo esser condannati a morte o soffocati nel silenzio. Non so fin quando durerà quest’epoca di (relativa) tutela della libertà di pensiero e d’espressione: posso solo auspicare che non conosca fine, e che sempre più, proprio dalla letteratura, sorga nuova linfa per discutere tutto quel che appare “verità” – correggo: “Verità”. Solo da una incessante, coraggiosa e sfrontata dialettica potremo un giorno pronunciare la parola “Verità”, baloccandoci altrimenti con le nostre “verità”.
Perché quel giorno si avvicini, non è sempre necessario mutare i propri pregiudizi(in senso lato): è necessario, questo sì, discuterli. Ed è già miracoloso, ribadisco, che ciò possa avvenire a ciascuno di noi, ogni giorno, per merito dell’arte.
La prima sensazione del lettore, terminato il romanzo, è che se di eresia possa discutersi, questa non sia teologica, ma tutta umana. È la nostra stessa esistenza, il senso della nostra stessa esistenza ad apparire eretico: “Il vangelo secondo Gesù” di Saramago è una lettura razionale, demistificante e originale dei vangeli, tesa – parrebbe – ad ammettere una predestinazione, ma incapace di spiegarla e definirla altrimenti che sospirando la debolezza e la contraddittorietà non solo dell’uomo, ma di quel Dio che dovrebbe aver creato la nostra specie.
Nati dunque dalla solitudine e dall’angoscia di un Dio debole e annoiato, costretti a sconfiggere la miseria della mediocrità dell’esistenza consumando un’attesa che ha un solo nome – e questo nome è speranza, attendiamo un segno inequivocabile e un annuncio d’una “buona novella”. Gesù, in questo romanzo, è uno strumento del disegno di Dio, egualmente come Giuda e come gli altri discepoli: ed è strumento inconsapevole della sua stessa origine e della sua funzione fino al tardivo incontro rivelatore con Dio, nonostante l’atipica iniziazione della prima guida: pastore e mendicante, angelo o demone che fosse, scopriremo la sua natura solo al termine del romanzo. Questa guida, nei panni di un pastore, accoglie Gesù dopo la morte del padre Giuseppe, crocifisso ingiustamente poco tempo prima: ed è, allora, nuova figura cardine per la formazione della personalità del Cristo, e garanzia perfetta di rappresentanza di una figura paterna. L’ambiguità e la paradossalità degli insegnamenti di questo misterioso pastore si chiariranno solo in seguito: a me sembra essenziale ed emblematico, intanto, che, terminati gli anni di “studio” e di formazione al fianco del pastore, Gesù sia in grado di “dire la verità in modo menzognero, o di mettere la verità al servizio della menzogna”. Caratteristica, questa, che normalmente riterremmo diabolica. Gesù, nel vangelo di Saramago, è autenticamente e “divinamente” umano: e questo perfino nel momento della rivelazione del segreto della propria origine. L’umanità del Messia, nel romanzo del grande scrittore portoghese, è incorruttibile e pura. Ama, cerca, si dispera, piange, lotta con i propri sogni e combatte, fin dall’infanzia, con i propri spettri; è capace di perdonare, e di ribellarsi agli ordini; sa mentire, sa testimoniare la verità fino alla morte. Ne emerge un vangelo dell’uomo perduto e – pur sconfitto e sottomesso da Dio – ribelle e libero, perché fieramente testimone della natura di se stesso dei propri simili: una morte barbara non è l’epilogo di una vita, ma l’annuncio dell’eternità delle idee dell’assassinato.
Ho confrontato, in questi giorni, il recente “Vangelo di Giuda” di Simon Mawer, scrittore britannico dalla formazione atipica (laureato in biologia ad Oxford), con il “Vangelo secondo Gesù di Saramago”. Il romanzo di Mawer si fonda sull’immaginario ritrovamento di una pergamena anteriore ai vangeli, composta da Giuda; e vi si propugnano tesi vincolate ad una morte senza resurrezione del Cristo e ad una sua discendenza da Erode. Il limite del libro di Mawer risiede, semplicemente, nelle duecento pagine precedenti alla “discussione” sul Vangelo di Giuda: fino a quel tratto è un romanzo mediocre, noioso e irritante, giocato sui conflitti etici di un religioso a contatto con le sue Marie Maddalene, e sulla misteriosa storia della sua nascita. D’un tratto, Mawer torna al fulcro del racconto e regala pagine interessanti sull’argomento evangelico. Obiettivamente, il titolo del suo romanzo è fallace e ingannevole, a scanso di meravigliose riletture simboliche della parabola esistenziale del suo protagonista. Il libro di Saramago, all’opposto, fin dal titolo promette d’essere ciò che è: esperienza letteraria unica, canto dell’eretica esistenza dell’uomo, rimpianto per la metamorfosi delle illusioni, diventate, forse irrimediabilmente, verità. Memorabili – concludo – le pagine dedicate all’incontro tra Gesù, Dio e Lucifero: simbologia splendida e tragica d’una relazione forse insolubile.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVE SENTIERO DI LETTURA.
José Saramago (Azinhaga, Portogallo, 1922 - Isole Canarie, 2010), narratore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura 1998. Ha esordito nel 1947 con il romanzo “Terra del peccato”.
José Saramago, “Il vangelo secondo Gesù”, Bompiani, Milano, 1993. Traduzione di Rita Desti. Prefazione di Luciana Stegagno Picchio.
Prima edizione: “O evangelho segundo Jesus Cristo”, Caminho, 1991.
Per quanti intendano approfondire, nell’ambito della letteratura novecentesca, l’interpretazione delle figure evangeliche, suggerisco un iniziale sentiero di ricerca:
Berto, Giuseppe, “La gloria”, Bur, Milano, 2001.
Borges, Jorge Luis, “Il libro di sabbia”, Rizzoli, Milano, 1977. (Racconto di riferimento: “La setta dei trenta”)
Bulgakov, Michail, “Il Maestro e Margherita”, Mondadori, Milano, 1991.
Mawer, Simon, “Il vangelo di Giuda”, Il Saggiatore, Milano, 2001.
Vassalli, Sebastiano, “La notte del lupo”, Baldini & Castoldi, Milano, 1998.
Lankelot, G.F., Ottobre del 2002.
Commenti
Quando mi sono convinta che Saramago ha scritto il suo vangelo, che non è il Vangelo di Cristo, né il mio, considero l'opera, Gianfranco, e ti dico che il romanzo è sconvolgente, incalzante e maestoso, scritto con una passione assolutamente mistica e al contempo umanissima e che ha il magnifico e prezioso dono della pienezza linguistica, strutturale e contenutistica.
La tua recensione poi è splendida, perfetta.
Raffaella
(Saramago sarebbe felice di leggere le tue parole - lo spirito e la percezione dell'opera mi sembrano vicine a quella che immagino sia la sua idea di "lettore ideale";) ).
"La prima sensazione del lettore, terminato il romanzo, è che se di eresia possa discutersi, questa non sia teologica, ma tutta umana!"
Verissimo, così è. Ed è conolante leggerti.
Grazie
Grazie a te, sempre.
conolante=consolante
--Questo romanzo di Saramago è pura arte letteraria. È romanzo ?vivo?.-- Grande Gf. Hai pescato un mio "piccolo" mito
"La prima sensazione del lettore, terminato il romanzo, è che se di eresia possa discutersi, questa non sia teologica, ma tutta umana" > perdonatemi ma questa è una Verità. Qui al massimo è la sostanza ( il sostrato) narrativa che può dare fastidio non la narrazione
"Il libro di Saramago, all?opposto, fin dal titolo promette d?essere ciò che è: esperienza letteraria unica, canto dell?eretica esistenza dell?uomo, rimpianto per la metamorfosi delle illusioni, diventate, forse irrimediabilmente, verità. Memorabili ? concludo ? le pagine dedicate all?incontro tra Gesù, Dio e Lucifero: simbologia splendida e tragica d?una relazione forse insolubile." > sì, condivido appieno. Come raramente. Grazie.
Prima o poi, Baol, da queste parti tornerà Arlechino, che hai intravisto la sera dell'evento al Circolo. E' uno dei massimi cultori di Saramago di tutto il movimento;). Vi troverete bene.
(danke a te)
Ammetto la mia ignoranza sul Saramago scrittore (lacuna che vedrò di colmare anche grazie a questa tua). Onestamente non credo di avere alcun pregiudizio riguardo l'argomento, potenzialmente "blasfemo". In questo sono di larghe vedute. Confesso invece una certa diffidenza nei confronti del Saramago intellettuale "politico" filo-cubano, comunista etc etc. Un errore non saper distinguere il piano delle opinioni politiche da quello artistico. C'è solo un modo per evitare di cadere in questo vizio, peraltro diffuso: leggerlo dimenticando di leggere Saramago. (ovviamente non posso che complimentarmi per l'eccellente recensione).
La notizia del filocastrismo e del comunismo di Saramago la apprendo adesso: me ne rattristo molto e mi unisco alla tua posizione. Dimentichiamoci quel che è quando scrive narrativa pura.
"l?arte letteraria ambisce ad avere il respiro dell?eternità ? ad essere immortale, oltrepassare il tempo e dialogare senza fine con le generazioni future, fino al compimento della propria ?missione?. Bellissimo qui, e vero.
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"La prima sensazione del lettore, terminato il romanzo, è che se di eresia possa discutersi, questa non sia teologica, ma tutta umana."
Non l'ho letto perciò non mi sento in grado di dire nulla, questa tua frase mi ha colpito, per il resto credo di concordare con la frase iniziale di Raffaella: "Quando mi sono convinta che Saramago ha scritto il suo vangelo, che non è il Vangelo di Cristo, né il mio, considero l?opera..."
a me francamente della strumentazione di Saramago o della strumentalità che ne fanno non interessa. Se ne scrivo magari ne faccio cenno, come mi insegna l'onestà intellettuale che mi appartiene. Resta il fatto che questo (ed almeno altri due o tre ...L'anno della morte di Riccardo Reis, Cecità, Memoriale del convento) sono, in Letteratura, "grandi" romanzi. Al di là e al di qua. Sono. E restano.
Anche in "Tutti i nomi" Saramago é un narratore instancabile e ossessivo, capace di cambiare i connotati agli oggetti più banali, straordinariamente abile e mimetico quando riproduce le cadenze del parlato.
Mi è piaciuto molto.
(da queste parti quel libro storicamente manca, Raffaella. Quando puoi, scrivine;) ).
"L?umanità del Messia, nel romanzo del grande scrittore portoghese, è incorruttibile e pura. Ama, cerca, si dispera, piange, lotta con i propri sogni e combatte, fin dall?infanzia, con i propri spettri; è capace di perdonare, e di ribellarsi agli ordini; sa mentire, sa testimoniare la verità fino alla morte."
Devo assolutamente leggerlo. Non ne ho minimamente bisogno per confermare o confutare, beninteso, alcunché. Ma adoro Saramago :))
www.wuz.it/recensione-libro/3811/jose-saramago-quaderno-umberto-eco.html notizie sul nuovo libro di SARAMAGO
[è morto saramago]
[è morto saramago] ANSA
MADRID - Lo scrittore portoghese e premio Nobel José Saramago è morto oggi attorno alle 13.45 nella sua residenza alle Isole Canarie: lo riferisce l'edizione elettronica di El Pais. Saramago aveva 87 anni.
José Saramago, morto oggi a Tias ad 87 anni, era nato ad Azinhaga, in Portogallo il 16 novembre 1922. Il suo primo romanzo in stile realista, 'Terra del peccato', è del 1947. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista che, sotto il regime di Salazar, opera in clandestinità. Negli anni sessanta diventa uno dei critici più seguiti del paese e nel '66 pubblica la sua prima raccolta di poesie, 'I poemi possibilì. Diventa quindi direttore letterario e di produzione per dodici anni di una casa editrice e dal 1972 al '73 curatore del supplemento culturale del Diario de Lisboa.
Sino a meta' anni '70 vive un periodo di formazione e pubblica poesie, cronache, testi teatrali, novelle e romanzi, ma e' solo dopo la Rivoluzione dei Garofani che pian piano nasce un Saramago diverso (vice direttore del quotidiano Diario de Noticias nel '75 e quindi scrittore a tempo pieno) che libera la narrativa portoghese dalle radici del passato e anche per questo ricevera' nel 1998 il premio Nobel per la letteratura.
Nel 1980 pubblica 'Una terra chiamata Alentejo' sulla rivolta della popolazione della regione più ad est del Portogallo. Ma è con 'Memoriale del convento' (1982) che arriva il grande successo, seguito da 'L'anno della morté di Riccardo Reis. Negli anni '90, grazie al Nobel, ha fama internazionale e pubblica 'L'assedio di Lisbonà, 'Il Vangelo secondo Gesù', quindi 'Cecità', 'Tutti i nomi', 'La caverna', 'L'uomo duplicatò, 'Le intermittenze della morte' e 'Le piccole memorie'. E' stato uno dei sostenitori dell'iberismo, il movimento che propugna l'unificazione di Spagna e Portogallo, i due paesi della penisola iberica, cui dedica anche il romanzo 'La zattera di pietra'. Per le sue posizioni sul conflitto Medio oriente verrà accusato di antisemitismo, mentre per il Memoriale, ma soprattutto per il suo Vangelo e il testo teatrale 'La seconda vita di Francesco d'Assisì ha subito gli attacchi dalla Santa Sede.
[saramago] il VATICANO molto
[saramago] il VATICANO molto critico: REPUBBLICA... http://www.repubblica.it/persone/2010/06/19/news/saramago-vs_osservatore... ROMA - Josè Saramago "è stato un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo", si legge questo oggi sull'Osservatore Romano, in un articolo, "L'onnipotenza (presunta) del narratore" che ricorda come il poeta portoghese morto ieri a 87 anni , avesse scelto "lucidamente" di autocollocarsi "dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano". Lo scrittore "si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle 'purghe', dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi". Il giornale della Santa Sede critica in particolare il "Vangelo secondo Gesù", un'opera controversa, attraverso la quale il premio nobel lanciò una "sfida alla memorie del cristianesimo di cui non si sa cosa salvare se, tra l'altro, Cristo è figlio di un Padre che imperturbato lo manda al sacrificio; che sembra intendersela con Satana più che con gli uomini; che sovrintende l'universo con potestà senza misericordia. E Cristo non sa nulla di Sè se non a un passo dalla croce; e Maria Gli è stata madre occasionale; e Lazzaro è lasciato nella tomba per non destinarlo a morte suppletiva". "Irriverenza a parte, la sterilità logica, prima che teologica, di tali assunti narrati, non produce - conclude l'articolo - la perseguita decostruzione ontologica, ma si ritorce in una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo". Le spoglie dello scrittore portoghese da Lanzarote, isola delle Canarie dove risiedeva dal 1991, sono state portate a Lisbona, dove si terranno le esequie. Lo ha reso noto la fondazione Saramago. Ad accompagnare il feretro a bordo di un c130 dell'aeronautica militare portoghese, c'erano la vedova e il figlio, oltre al ministro della Cultura, al suo biografo e a diversi parenti e amici. La cremazione si terrà domani intorno a mezzogiorno. Poeta, romanziere e giornalista, Saramago è stato l'unico autore di lingua portoghese ad avere ricevuto il premio nobel per la letteratura. Il suo primo romanzo - che non ebbe successo - fu "Terra do pecado" del 1947; dopo 30 anni di silenzio uscì "Manuale di pittura e calligrafia", vero inizio di una carriera letteraria riconosciuta a livello internazionale con "L'anno della morte di Ricardo Reis" (1984) e culminata con il premio nobel vinto nel 1998. Ateo dichiarato, ebbe problemi con il governo portoghese che rifiutò di presentare il suo "Vangelo secondo Gesù Cristo" al premio letterario europeo, abbandonando per protesta il Paese e trasferendosi a Lanzarote.