Santi Flavio

Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road

Autore: 
Santi Flavio

“Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road” è un singolare ibrido tra un memoir, un reportage, un'antiguida e un omaggio pieno di sentimento alla propria terra, al proprio fiume, il Tagliamento, e al proprio popolo. L'artista friulano Flavio Santi, classe 1973, racconta cosa significa essere friulani: quali sono i talenti della sua gente, quale l'indole, quale lo spirito. Assieme, non nasconde grane e problemi d'una regione che, negli ultimi decenni, ha sofferto per la cementificazione selvaggia e per tutta una serie di stravaganti e incomprensibili speculazioni economiche: se sulle prime Santi, ormai lombardo d'adozione, sembra guardare alla madrepatria con la nostalgia e l'entusiasmo che annunciano un ritorno a casa, man mano lascia intendere che quel ritorno, in un certo senso, non è più possibile, perché la campagna tanto amata non più esiste; né tantomeno è sopravvissuta la vita comunitaria raccontata dai nonni. In compenso, è pienamente superstite il lato oscuro della vita di campagna, e di provincia estrema, vale a dire un tedio sconfinato e una sincera e autodistruttiva tendenza all'alcol, e alle droghe leggere.

“Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta” è un'antiguida, dicevo, forse anche per questo. Sbaglia di grosso chi s'attende un invito a tornare alle origini, sic et simpliciter, e a rallentare: a decrescere, ad aspettare. Naturalmente Santi, con questo scritto, si schiera con grazia, onestà e orgoglio contro le speculazioni economiche, contro la falsa equivalenza tra cemento e progresso, contro il consumismo, contro la massificazione e lo snaturamento del territorio, e delle abitudini dei cittadini. Ma non riesce a trovare medicine e antidoti diversi dal buon senso e dalla controinformazione, non riesce a risvegliare quella rabbia che pure potrebbe e dovrebbe essere necessaria: risveglia la combattività, al limite, che è diverso. E diciamo che è come se a un tratto volesse comunicarci che l'unica speranza di rigenerazione è il precipizio. Perché sembra proprio che la nostra società occidentale, e in questo senso il Friuli non è diverso dall'Italia, stia smaniando per mandare in malora la natura, e per diseducare il popolo al rispetto della terra, e del prossimo: “è la mafia dei colletti bianchi e dei dolcevita, che non uccide, non fa agguati, non manda sicari, non si sporca le mani, se non con l'inchiostro degli assegni e dei soldi, contati freneticamente. Lavora con la luce soffusa degli schermi di pc e telefonini, con il silenzio aziendale dei conti correnti, con la reticenza polverosa di registri e libri mastri. E l'edilizia è il migliore dei mondi possibili per coltivare questa pace riciclando montagne di denaro sporco” [p. 104]. E inquinando tutto quel che capita, per trasformarlo in denaro. Come ben sappiamo. Già: stiamo soffocando.

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Detto ciò, la buona notizia è che Santi scrive bene, come sempre, con personalità e con bella letterarietà: dissemina reminiscenze letterarie di livello con la disinvoltura del grande artista, e alè Flaiano e Chiara, e Sgorlon e Boccaccio e Pasolini, mescolati come niente fosse. La buona notizia è che per tutti i friulani questo libro è come manna: perché è onesto e ruvido come loro, è antiretorico e orgoglioso come loro. È decisamente rappresentativo. E questo lo dico da sanguemisto giuliano, non da lettore o da letterato. La buona notizia è che non è finita, per il Friuli e per i friulani, e questo non solo perché hanno ritrovato un artista loro compatriota capace di raccontarli e sintetizzarli. Non è finita perché c'è sempre la speranza che il Friuli, come l'Occidente, riesca a frenare la sua caduta nel cemento e nel consumismo esacerbato prima che sia troppo tardi. E questo libro ne racconta, di cose belle da cui partire o da cui ripartire. L'approccio di Santi alla vita, per esempio: memore della lezione dell'arpinate, sa che non c'è uomo più felice di chi abbia una biblioteca e un giardino: “libri e campagna: cultura e natura, un po' la cifra della mia esistenza, da sempre”. L'artista sente di dipendere dalla campagna. Trovandosi a vivere in Lombardia, complici le cose della vita, ha scelto una casetta con orto e giardino che ricorda quella da cui viene, quella di Colloredo di Montalbano. E dalla sua terra si fa mandare le cose buone da mangiare, salumi e formaggi, farina e gubana, grappa e cren. Casa, così, è un po' meno lontana. Non così i pensieri cupi su chi ha fatto certe scelte assurde, a casa sua. Per dire, come quelli che hanno seminato il mais ogm. Triste primato friulano: la loro è stata la prima regione italiana dove s'è seminato qualcosa che non fa il gioco del popolo, né del futuro benessere.

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E poi, per esempio, Santi racconta come il suo popolo ha sconfitto l'orco. Il terremoto: l'Orcolat: qualcosa capace di inghiottire 32mila abitazioni, danneggiarne 157mila, ammazzare 989 persone e ferirne 2400. Il Friuli ha reagito così: “Cosa serve piangere, qua bisogna ricostruire, si diceva. Ecco tornare il grande senso della natura: dalla morte non si poteva che rinascere alla vita. Come sempre. Dopo una tempesta o una grandinata si ritorna a coltivare e seminare. La terra alla fine, se le sei fedele, non ti tradisce. Poteva essere un requiem, divenne una sinfonia di vita” [p. 52].
E fu la sinfonia di vita dei tanti borghi contadini che circondano Udine, unica vera città friulana. Fu la sinfonia di vita dei “paesuts”. E uno dei paesani, per dire, era il cugino del nonno di Santi, Gino. Eccolo qua, eternato: “Era un uomo che dentro gli soffiava la vita. La vita semplice, essenziale, dei gesti quotidiani: alzarsi, appoggiare prima il piede destro, poi il sinistro sull'impiantito, sgranchirsi, lavarsi la faccia col sapone profumato di Marsiglia, fare colazione, pensare alla giornata che verrà, uguale a tante altre, rassicurato e felice del flusso costante della vita” [p. 36].

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Ho scoperto la scrittura di Flavio Santi con qualche anno di ritardo: ma qualche mese fa, complice la pubblicazione del romanzo-pamphlet “Aspetta primavera, Lucky” [Socrates, 2011], finalmente ho potuto cominciare ad apprezzare senso e portata della sua letteratura. C'è una cosa, al di là dell'eleganza e dell'intelligenza della sua scrittura, che mi ha colpito: la grande umanità. Diciamo che prima di leggere questo suo omaggio al Friuli, questo “tai” (e non certo tao: diciamo il tao dei tai, e cioè dei bicchieri di vino) del suo amore per la sua terra, immaginavo già parte di quel che avrei trovato in queste pagine. Nostalgia, onestà, buone invettive, sensibilità sociale, e il fantasma di Pier Paolo Pasolini, su tutto. Così è stato. Sono un lettore soddisfatto: e un cittadino più triste, e un po' più sconfortato. Ma questa è un'altra storia, e non dobbiamo parlarne qui. Viva il Friuli.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Flavio Santi (1973), narratore, poeta, traduttore e libero docente universitario italiano. Vive in campagna alle porte di Pavia. Ha esordito, in narrativa, pubblicando “Diario di bordo della rosa” (PeQuod, 1999).

Flavio Santi, “Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road”, Laterza, Bari 2011.

In Lankelot: articoli su FLAVIO SANTI.

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Giugno 2011.
ISBN/EAN: 
9788842096207

Commenti

[friuli on the road] “Il tai

[friuli on the road] “Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road” è un singolare ibrido tra un memoir, un reportage, un'antiguida e un omaggio pieno di sentimento alla propria terra, al proprio fiume, il Tagliamento, e al proprio popolo. L'artista friulano Flavio Santi, classe 1973, racconta cosa significa essere friulani: quali sono i talenti della sua gente, quale l'indole, quale lo spirito. Assieme, non nasconde grane e problemi d'una regione che, negli ultimi decenni, ha sofferto per la cementificazione selvaggia e per tutta una serie di stravaganti e incomprensibili speculazioni economiche...

[flavio santi]  Flavio Santi

[flavio santi]  Flavio Santi (1973), narratore, poeta, traduttore e libero docente universitario italiano. Vive in campagna alle porte di Pavia.

Flavio Santi, “Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road”, Laterza, Bari 2011.

In Lankelot: articoli su FLAVIO SANTI.

[santi, friuli, tai] qui ne

[santi, friuli, tai] qui ne parla IN DER TAT di Trieste: http://www.indertat.eu/?p=4248

un frammento: "[...] Ritrova la terra dei padri friulani, il suo dialetto e il legame da ventre materno che lo legano ad un territorio. Esperienza che già aveva esplorato sotto forma di poesia e attraverso pubblicazioni in versi che gli avevano valso il paragone con Pier Paolo Pasolini. Letteralmente girovagando in motocicletta Santi percorre in lungo e in largo il Friuli Venezia Giulia e lo fa con quello spirito del dolce far niente e del ritrovare se stessi che lo rendono un novello Chatwin. Storie, culture, mentalità, tradizioni e linguaggi diversi hanno trovato in una sola terra una sintesi esemplare e la popolazione, vessata da terremoti o inondazioni, ha saputo comunque trasformare le tante diversità in arte e creatività pura..."

[Santi] Premesso che dovrei

[Santi] Premesso che dovrei leggere il libro per parlare con cognizione di causa, devo darti una buona notizia Gf: il Friuli - laus Deo - non è così cementificato come Santi sembrerebbe voler far credere (chissà perché poi!). Occorerebbe sapere da quanto tempo Santi non vive più in Friuli , che cosa ricorda (temo pochino) del Friuli pre-terremoto (e dovrebbe aver vissuto tra Udine e Gemona negli anni immediatamente successivi per parlare delle enormi trasformazioni che indubbiamente ci sono state, ma vi assicuro, non così negative!) e soprattutto... che strade ha percorso per parlare del Friuli come fa.


Il Friuli (sottolineo, la Venezia Giulia è un'altra regione, non so cosa le sia successo, ma neppure lì parlarei di cementificazione) è ancora una verdissima regione: si percorra in lungo e in largo la Carnia, la Val Torre, la Val Natisone e quanto alla Val Canale, certamente non ingentilita dall'Autostrada, più di quella non si è potuto fare.


Ci sono aree industrali e artigianali che possono infastidire, vicino a Udine - soprattutto quelle a uso commerciale. Ma sono circondate dalla campagna e solo verso nord formano un tuttuno con la città. Ma a destra e a sinistra della Statale Pontebbana tutta un negozio e un'attività, troviamo ancora campagne. Le colline punteggiate dai paesini, le montagne al loro posto.


Verso Pordenone ancora ci sono borghi splendidi e immersi nel verde (San Vito al Tagliamento, Sesto al Reghena), così come verso Gorizia e verso Aquileia. L'unica strada non proprio bellissima pesaggisticamente parlando è quella per Lignano, ma anche qui, tra campi e boschi, troviamo Palazzolo dello Stella e Latisana.


Io trovo che il Friuli (parlo soprattutto della provincia di Udine, piuttosto estesa, dal mare al Confine) abbia raccolto una sfida importante con i tempi che cambiano. Non ha saputo valorizzare il grande patrimonio naturalistico della montagna non certo cementificandolo, ma abbandonandolo sic et simpliciter. Il sisma del 1976 ha regalato al Friuli collinare un balzo in avanti, ha dato alla gente la possibilità di mostrare di che pasta è fatta. E non mi si venga a parlare di senso perduto della comunità che qua si son fatti gli affari loro da sempre... così come l'alcolismo, che non è certo una novità, ma - pur mutate le condizioni e le cause - un'antica piaga senza differenze di età, estrazione e sociale e sesso che io lego all'incapacità congenita di questa gente ad avere relazioni intepersonali normali col suo prossimo.


Quanto al mais ogm, non facciamone una questione di stato: si è trattato di un tizio particolarmente convinto delle sue ragioni (tutte da dimostrare) che non vuole perdere la sua personale battaglia. Il suo esempio non mi pare abbia trovato alcun seguito se non sui media, croce e delizia dei nostri tempi. La logica del guadagno non è una prerogativa di un popolo (tra l'altro i miei poveri conterranei grandi mercanti non sono stati mai, ah sì, un pochino contrbbandieri - anche di armi - ma sempre discretissimi) lo è certamente di alcune persone.


Io piangerei piuttosto la perdita di identità storica e linguistica della mia gente, il suo appiattirsi a modelli importati (e c'è senz'altro il consumismo), il dimenticare la vocazione alla migrazione di generazioni.


Ma non tutto è perduto: passeggiavo poche ore fa per il centro di Cividale, un piccolo splendido gioiello (20 km da casa mia)  in cui Cesare poneva gli hiberna (infatti si chiamava Forum Iulii, da cui il nome di tutta la regione) e che Alboino eresse a primo Ducato del regno longobardo  (con il nuovo nome di Civitas Austriae che ne indicava l'importanza): c'era moltissima gente seduta ai caffè, famiglie a passeggio con i pargoli e gli amici, chiacchierando amabilmente in friulano, tra bancarelle e localini.


Nel mio comune il centrodestra ha perduto le elezioni amministrative a causa dell'idea - l'anno scorso -  di una centrale a biomasse che l'intera popolazione, di ogni schieramento, ha rifiutato con una manifestazione che è finita sui giornali.


Ci sarà chi specula, chi tenta di sporcare i tanti posti ancora belli di questa regione, ma a mio avviso la gente - dentro - è ancora quella dei paesuts perduti di Santi. Per fortuna!


 

[Santi - Ilde -

[Santi - Ilde - cementificazione] Non ho letto il libro, però ho trovato questo articolo: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2573

e questo:http://www.ilfriuli.it/if/cronaca/costume-e-societ/55901/

Magari si può dire che, rispetto ad altre regioni, il Friuli si cementifica meno, ecco. La cosa curiosa è che nel secondo si citano proprio il territorio udinese e quello pordenonese, curioso perché, per il secondo, Ilde cita borghi immersi nel verde. Questo magari vuol dire che la nostra percezione non coglie tutti gli aspetti riguardo un certo tema. E magari una persona che non visita da tempo certi luoghi ne nota di più i cambiamenti, perché chi li abita vede trasformazioni graduali, le diluisce nel tempo, e cose così. Comunque, interessante Santi, foriero di discussioni questo libro.

 

[Santi] certo che adesso mi

[Santi] certo che adesso mi tocca leggerlo :)))

[santi] e secondo me ti

[santi] e secondo me ti piacerà proprio tanto:). Ho segnalato il tuo ricco intervento all'artista, tuo compatriota: spero possa rispondere direttamente qui su Lanke. Per adesso, ti ringrazio con tutto il cuore per integrazioni e osservazioni. Grazie sempre, Ilde!

 

 

[il tai di santi: radio

[il tai di santi: radio capodistria] Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ), domenica 12 giugno sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto SANTI e PENNACCHIA.

BUON ASCOLTO! A DOMENICA!
E per recuperare la registrazione... http://official.fm/users/inorbita

Flavio Santi: Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road (Laterza, 2011)
http://www.lankelot.eu/letteratura/santi-flavio-il-tai-e-larte-di-girovagare-motocicletta-friuli-road.html

Mario Pennacchia: La vita disperata del portiere Moro (Isbn, 2011)
http://www.lankelot.eu/letteratura/pennacchia-mario-la-vita-disperata-del-portiere-moro.html

[santi, langone] - Così si

[santi, langone] - Così si pronuncia il gran Camillo su Il Foglio di oggi: «Che venga processato per leso Friuli lo scrittore Flavio Santi. Corpo del reato è "Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta" pubblicato da Laterza. La collana Contromano, dedicata al racconto contemporaneo dei luoghi, è forse l'unica vera collana dell'editoria italiana, l'unica riconoscibile dico (le altre sono soltanto accozzaglie di titoli). Una bella idea rovinata dagli autori: alcuni sono bravi ma quasi nessuno ha il coraggio di amare la propria terra (nel culturame bisogna sempre ostentare distacco, superiorità cosmopolita). Santi dipinge la sua regione come il paese degli ubriaconi. Sembra che i friulani non facciano altro che bere. "La damigiana è l'unità di misura". La damigiana? La damigiana. Interi capitoli calunniosi nei quali, voltando le spalle all'alcolismo leterario stile Bukowski o Brera, Santi, che non è nemmeno lontanamente Bukowski o Brera, inchioda la Piccola Patria a un bere squallido fatto di alito cattivo, bottiglie cattive, cirrosi cattiva. Il maramaldo si accoda all'attacco isterico che il puritanesimo proibizionista ha sferrato contro i frutti della vite, proprio quando in tutta Italia i consumi di vino cadono e quelli di grappa crollano. Che venga processato e condannato a bere Sanbittèr per il resto dei suoi giorni». il libro di Santi non l'ho letto né tantomeno lo leggerò stanti queste premesse ma Langone, oh, lo adoro. Ancorché abbia omesso di citare, della schiatta alcolico-letteraria, il buon Jack K. 

[santi, langone] beh, a parte

[santi, langone] beh, a parte che Langone, parlando male delle collane italiane, dimentica "Novecento italiano" della ISBN e almeno "Zoo-Scritture Animali" della Duepunti, ma di esempi di coerenza vera gliene possiamo portare tanti... ecco, io non credo che abbia capito il libro di Santi. Non m'è sembrato un libro sugli ubriaconi, manco per niente, non m'è sembrato un libro calunnioso, manco per niente - a me è sembrato un grande atto d'amore, ruvido e antiretorico. Semmai è un grande atto di denuncia di cemento selvaggio. E dell'edilizia sregolata. Questo sì.

Ecco, caro Luca, aggiungo che a me Langone non m'ha mai convinto. Sarà il quotidiano in cui scrive che proprio non mi piace, né il suo giornale né chi lo dirige. Sarà quel che sarà... ma se Langone critica Santi non capisce niente di letteratura. Niente, zero. Se quelle sono le critiche, beh. mmm.

[santi, langone] - lecito ci

[santi, langone] - lecito ci mancherebbe. Ma a me il Camillo piace, che devo farci? Ha il coraggio di dire - come ha fatto l'altro giorno - ributtiamoli a mare, difendiamoci. E sai a chi mi riferisco. Poi sulle posizioni da ultracattolico non lo seguo affatto ma non ha peli sulla lingua e se ce li ha non sono suoi. Che per il nostro Paese è perfino troppo. Poi, e chiudo, non posso non amare chi fa dell'etilismo una religione, un po' come Kingsley Amis con il suo "Taccuino di un vecchio bevitore". Vale, L.

[santi, langone]

[santi, langone] assolutamente lecito anche questo. Ma da un intellettuale cattolico io mi aspetto un grande articolo sul "Nemico" di Tonon, per esempio, e non una stroncatura fanatica come ha fatto lui. E da un vero etilista mi aspetto letture etilicamente corrette di libri scritti per segnalare, anche, quante osterie ci sono in certi paesi. Ecco.

buondì caro!

[santi, langone] - buondì a

[santi, langone] - buondì a te amico Franchi! Sulle osterie l'uomo è ferratissimo fidati e non solo per la rubrica che tiene su Il Foglio (mi pare si chiami Bengodi o qualcosa del genere). Quando scrisse un libro per Marsilio, Il collezionista di città, riguardo a Padova ne fece un ritratto virato all'Aperol. Ecco, il Camillo è uno scrittore con il quale la serata la passerei più che volentieri, senza timore di avere buttato nel cesso il mio tempo. Non è la classica e stereotipa mammoletta tutto sushi con cui discorrere di buco nell'ozono senza capirci una mazza. Su Santi, mi ripeto, non so che dire: non l'ho letto. Ma mi piaceva il coraggio della stroncatura, dell'ostilità presa di petto.

[osterie] vincerà sempre

[osterie] vincerà sempre Monelli. http://www.lankelot.eu/letteratura/monelli-paolo-il-ghiottone-errante.html Il ghiottone errante.

Ma comprendo la tua posizione. Su Santi, parti da "Aspetta primavera, Lucky" e poi punta il "Tai". Potrebbe piacerti l'esordio, espressionista, furlano, liminare, coprolalico, osceno e crudo e autodistruttivo ("Diario di bordo della rosa"). Ma adesso scrive in modo molto diverso. Per questo ti suggerisco il percorso che ho fatto io, da "Aspetta" al "Tai", e a breve punterò i racconti usciti per Sartorio 4 anni fa.

Santi è un letterato vero. Tosto. Umano.

[osterie] - mi sa che anche

[osterie] - mi sa che anche il Franchi se la cava...Monelli, lui pure, non l'ho letto. Per Santi vedrò di recuperare a settembre. Il tuo percorso mi sembra, al solito, analitico. Me ne trono a Buccari. Sta' bene amice.

[osterie] monelli, per me, è

[osterie] monelli, per me, è il numero uno assoluto nella scrittura enogastronomica alta. Non c'è partita. E' stato un grande modello e quel libro là non si batte. Vedrai che ci vai in fissa, e a Buccari tiene compagnia;)

Se vuoi una lettura laterale, contemporanea e sicuramente dignitosa, sul mondo delle osterie, c'è un libro di cui nessuno parla, che qui scoprimmo grazie a Paola Biribanti, che merita tanto. L'ha scritto un giovanotto di nome Minozzi.

http://www.lankelot.eu/letteratura/minozzi-saverio-vino-e-donne-dal-1913...

altra chicca. Ma Monelli, va be', è fuori concorso. Minozzi è invece l'outsider di lusso.

[osterie] - ostia quante ne

[osterie] - ostia quante ne sa il Franchi! Lo dicevo io...mi sa che dovrò studiare quest'estate. A presto.

[Santi- Andrea e Luca

[Santi- Andrea e Luca Ormelli] Vorrei rispondere ad entrambi, dopo aver letto interventi e suggestioni. Andrea: credo che la tua analisi sia corretta, ho visto gli articoli di Legambiente. Consideriamo che il Friuli (dunque si indica il Friuli la Regione che abbraccia le province di Udine e Pordenone e Gorizia fino all'Isonzo, di là è Venezia Giulia)ha una parte collino-montagnosa abbastanza estesa, tutte le attività umane sono concentrate nelle zone di pianura. E' possibile che chi ci torna dopo anni, trovi il territorio un po' cambiato, ma io invito tutti a farsi un bel giro per vedere che comunque la campagna è ancora molto presente, non mancano i boschi e i fiumi. Certo, aumentano le attività industriali e con esse le aree meno paesaggistiche. D'altra parte il mitico Nordest è molto più ... a sudovest e anzi la cosa brutta non sono secondo me i capannoni nuovi, ma quelli delle fabbriche che chiudono e restano abbandonati.


Probabilmente in misura di dato statistico il fenomeno di cementificazione è in aumento, ma come dicevo, siamo lontani da certi obbrobri di pianure più famose. Il fatto di non avere grandi città aiuta moltissimo...


Ormelli: i Friulani bevono, caro mio, e lo fanno sia a casa che pubblicamente se mi permetti. Bevono i vecchi e bevono i giovani, bevono le donne (riconosco una donna etilista a occhio...), bevono perché non sanno come far fronte alla povertà dei rapporti umani, alla violenza nelle famiglie, al lavoro perduto e sempre più ballerino, alle case belle cui hanno votato l'esistenza ormai vuote dei vecchi, dei bambini che non nascono e di un affetto difficile da dire e da mostrare...


Ogni comune (e ce n'è un bel po') ha un club degli alcolisti anonimi, te la dice lunga, ma non sono notizie da giornali. E anche quando non sono etilisti consumati, sbevazzano (spesso schifezze, e questo è ben più strano). Dopo il lavoro il bar (le vecchie osterie sono scomparse) e  il più moderno "pub" si riempiono di operai locali e stranieri (che hanno imparato dai locali) e di impiegati per il famoso "tai" (altro che happy hour... tsè, qua si faceva dai tempi di Alboino l'happy hour!!!!).


Naturalmente queste cose non le noti a Udine o nell'elegante Pordenone, ma appena vivi in qualche borgo fuori ti accorgi di ogni cosa.


Adesso processate pure anche me (e comunque leggendo la recensione di Gf non mi sembrava che Santi parlasse dei Friulani solo come di una manica di ubriaconi...!!!! Sono famosi anche per il grande attaccamento al lavoro - cui sacrificano davvero tutto - e per l'onestà - che con la globalizzazione morale forse si è un tantino appannata...!!!)

[Santi - Ilde] Ma ne sono

[Santi - Ilde] Ma ne sono sicuro, Ilde, che ci siano boschi e fiumi (ma quanto inquinati?). Nell'articolo di Legambiente la Toscana è messa in una posizione leggermente migliore, a parte la zona...in cui abito io. Anche per questo ti ho risposto. Perché se vieni qui, vedrai che anche da queste parti, e proprio tra Firenze e Livorno, la Versilia, basta uscire un poco e vedrai campi, e sali e subito boschi etc. Però ci sono, tanto per fare esempio banale, centri commerciali nati in zone con determinati vincoli, a cui hanno tolto i vincoli per il tempo della costruzione del centro. C'è un porto gigante in un paese piccolo per attirare i turisti facoltosi in una zona che è sempre stata per vacanze familiari (e che già aveva visto una collina completamente invasa dal cemento, e si discuteva, e forse si discute ancora, non so bene, di fare un albergo in un parco naturale e giù di lì). Ci sono, in somma, tante cose che mi fanno dire che preferirei vedere meno nuove costruzioni...poi sì, se voglio so dove trovare luoghi colmi di "natura" (comunque curata dall'uomo).

[Santi - Ilde] Ilde cara, il

[Santi - Ilde]

Ilde cara, il tono da lectio magistralis furlanese risparmiatelo per qualcun altro anche perché, puta caso, ho servito la patria (con la minuscola perché questa italia la maiuscola se la scorda) tra Cordenons (e dunque Venezia), Tauriano di Spilimbergo (idem) e Gorizia (che mi risulta essere Friuli). Quindi le bettole e la vita di paese l'ho fatta. E pure da graduato. Mandi.

[Santi - poi chiudo fino a

[Santi - poi chiudo fino a lettura ultimata del libro] Ormelli Luca, suvvia, nessuna lectio, sono nipote e bisnipote di osti gemonesi :) e ho rischiato di perdere l'eredità da giovane per via di un ostinato rifiuto del vino. L'ho quasi riacchiappata sui 35 quando mi sono arresa alle antiche origini ma mio papà non ha apprezzato che mi fossi votata al Chianti e al Nero d'Avola.


Secondo me sul bere, il mio siciliano consorte ha detto una certa verità: voi bevete perché siete tristi e siete tristi perché in Friuli piove sempre... e vivendo tra Tarcento e Gemona (no nei bei climi umidicci ma soleggiati della Bassa!) ti assicuro che o ci sei almeno cresciuto... Mandi, mandi...

[santi] tralascio di dire la

[santi] tralascio di dire la mia su Langone preso per intero - non ne vale la pena: ma il sedicente critico letterario: ma per favore, eh

[santi-langone] riferisco il

[santi-langone] riferisco il messaggio dell'artista: "... delle due l'una: o Langone non ha letto il libro, oppure era davvero troppo ubriaco... Io cerco di non fare l'epica radical-chic degli sbevazzoni (troppo facile citare Bukowski...), cerco di raccontare le cose come le ho viste. Luci (tante) ma anche ombre. Tutto qui. I friulani comunque stanno apprezzando il libro, ed è la cosa che più mi sta a cuore: http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2011/05/26/PN_50_01.html"

 

[grazie a flavio santi!]

[santi, brandolin, friuli,

[santi, brandolin, friuli, messaggero veneto, 26 maggio] Sul "Messaggero Veneto", Brandolin, nel suo articolo, ha pizzicato un aspetto che ho mancato di riferire a dovere. Questo:

"E poi ci sono alcuni cammei, davvero belli, spesso folgoranti, che Santi dedica a personaggi che sono parte integrante della storia del Friuli contemporaneo, ma non hanno goduto di quelle amplificazioni (santificazioni?), mediatiche toccate ad altri. E sono, tra gli altri, Amedeo Giacomini poeta e letterato finissimo, Federico Tavan, incontrato in quel di Andreis, un «un paese dove tutto è fermo. E allora che ci fai tutto l'anno? Semplice. Diventi pazzo. O poeta. O entrambi». E ancora l'architetto Marcello D'Olivo e la sua visione utopica del costruire. Per non dire dei tanti ultimi che popolano la narrazione, facce di un'epopea friulana la più vera e toccante."

> Sacrosanto.

[Santi] Non ho letto Santi e

[Santi] Non ho letto Santi e prima o poi ci darò un'occhiata. Volevo solo inserirmi nel discorso su percezione del territorio e altro. Discutere a proposito della visione/percezione differente del proprio territorio  succede spesso anche a me. Parlo della Brianza da dove provengo, il lago e anche la città di milano dove sono stato e dove vado spesso. Del mio territorio ne avevo scritto anche nel mio libro e quando la mia ragazza venne per la prima volta dalle mie parti disse che quanto avevo scritto non corrispondeva quasi per niente a quello che avevo scritto. Vedeva il verde, i laghi, le montagne in una maniera completamente diversa dalla mia. Io ogni volta che giro provo una sorta di disgusto per quello che è accaduto alle mie zone e per quello che continua ad accadere, lei e non solo (tanti miei concittadini, parenti, vicini dicono lo stesso) la vedono come una zona molto bella. Stessa cosa mi capita per Milano. L'assurdo è aver parlato con qualcuno che mancava dalle nostre terre da qualche anno e che una volta tornato trovava la mia zona migliore di come se la ricordava. 

Per Ilde, pure io vengo da una famiglia di ristoratori-albergatori, peccato che l'albergo-ristorante della mia famiglia, aperto sul finire del Diciottesimo secolo sia stato abbattuto per lasciare spazio a delle orribili villette.

Mi hanno lasciato il sogno di riaprire un bar o qualcosa del genere ma anche una profonda lontananza da bar, ristoranti, alberghi dove non metto mai piede.

[santi, il tai] nell'ultimo

[santi, il tai] nell'ultimo numero di Blow-Up, in edicola da oggi, trovate un mio articolo su questo libro - naturalmente, completamente diverso da questo:)

http://www.blowupmagazine.com/

[santi-ricky russo-piccolo di

[santi-ricky russo-piccolo di oggi]

[santi, tai e l'arte di...]

[santi, tai e l'arte di...] per me, quarto miglior libro italiano del 2011. La classifica: http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=4481.0

[friuli] qui il libro di

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