LATEX
Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Cambiando l’ordine dei fattori i prodotto non cambia.
Evidentemente Isabella Santacroce deve essersi rifatta a lontani ricordi elementari (non solo di scuole elementari) per scrivere Destroy.
La prima impressione che si ha inoltrandosi nella lettura è quella di avere tra le mani un libro che può essere letto - a discrezione del fruitore - non solo dall’inizio alla fine, ma anche dalla fine all’inizio. Non cambierebbe assolutamente niente.
Non solo. Lo si potrebbe leggere anche un paragrafo sì e uno no, una pagina sì e due no, o leggendo le frasi dall’ultima parola alla prima.
Il risultato: lo stesso.
Nessuna alterazione nella comprensione del contenuto. Nessuna penalizzazione dello stile.
Un’unica certezza. Isabella Santacroce ha scritto un libro palindromo.
Un esercizio di stile che, se solo si nominasse “sciancratura” (o qualche suo sinonimo) o “soprabito” (o qualche sinonimo) o Saint-Lazare (se fosse possibile di trovare un sinonimo), potrebbe benissimo rientrare nella più celebre opera di Queneau. Sotto la voce “Sballo totale”.
Destroy, infatti è un libro pieno, pullulante, traboccante, tracimante di tutto un mondo. Sì, ma un mondo dove la normalità è un vizio da cui tenersi accuratamente alla larga.
Non c’è rapporto interpersonale che non sia morboso, deviato, lesbo o gay in genere, perché non c’è persona che non sia bi (o forse anche tri) sex (“Pagami e forse lascerò che la tua amica mi spogli lesbica”, p. 50, “Dammi le tue mutande che le mangio”, p. 75, “Misty ha visto una bambina introdursi nel giovane orofizio anale un Gasper di gomma, e ha visto un quindicenne in pantaloncini masturbarsi guardando la foto della madre in bikini […]”, p. 101). Non c’è carrozza della metropolitana che non ospiti almeno un gruppo di rasta e/o punk-a-bestia con mandria di bestie al seguito, un branco di tossici con laccio emostatico al braccio e rigorosamente in crisi d’astinenza e donne di colore senza mutande. Non c’è nessuno che sappia esprimersi con soggetto-verbo-complemento (anche se non necessariamente in fila). Non c’è logica e - soprattutto - non c’è saggezza.
Non che non ci siano gli anziani, che come è noto ne sono i depositari, è solo che i rari esemplari over-sessantacinque che si incontrano sono irrimediabilmente contaminati dall’atmosfera generale e li si vede aggirarsi storditi per le strade coi i capelli artificiali viola, fruste e collari borchiati e avvolti in calzamaglie militari (come il “nonno anoressico” a p. 59) o in aderenti tutine di lycra.
Pardon, latex. Che così la Santacroce è più contenta.
“Il divano che mi avvolge è in latex lucido e di forma fallica” (p. 69).
“Ci sono donne e travestiti trentenni, con unghie finte dalla punta quadrata e aderenti tutine di latex, sopra collant coprenti neri” (p. 105).
“28.00: Indosso latex rosa lucido sotto la doccia. Cerco aderenze da passeggio. Voglio piacere a Zarathustra” (p. 109).
“31.00: State aspirando sintetico Violence Jack Vol. 1 mentre il vostro cane sodomizza la Barbie fotomodella. Vi toccate quando lei urla slave. Succhiate vibratori d’acciaio. Le sue urla vi eccitano. Vi bagnano. Le vostre lingue sul mio latex”(p.110).
La protagonista è una certa Misty, una ragazza che lascia l’Italia alla volta di Londra alla ricerca di emozioni a pagamento e di vicoli luridi che non sarebbe stato difficile trovare in qualche periferia nostrana.
Quello di Misty è un mondo fatto essenzialmente di oggetti e dove le altre presenze umane in cui ci si imbatte rivelano ben presto di essere dotate solamente di due, al massimo tre funzioni: fare cose (molte cose) che hanno a che vedere col sesso, drogarsi e vomitare.
Nessun personaggio della corte dei miracoli di Misty arriva ad acquistare un peso o una profondità risultando quindi assolutamente intercambiabili. Ma, d’altro canto, nemmeno la protagonista arriva a tanto. Di lei si conoscono solo i cantanti preferiti (“P.J. Harvey ha ginocchia fantastiche in C’mon Billy”, p. 12, “Vorrei che Courtney Love fosse mia amica e che mi cantasse tutte le sere Doll Parts”, p. 21, “Jeff Buckey abbassa la testa e sussurra I Love You”, p. 53), i polmoni pieni di catrame (“Un ragazzo carino mi chiede l’ultima Gauloise Blonde”, p. 10, “Accendo una Gauloise prima di rispondere”, P . 24, “Accendo la terza Gauloise”, p. 49, “Fumo anche qualche Gauloise sviando la sorveglianza serrata e la negra monolitica in divisa collegiale rigida come un secondino da telefilm australiano”, pp. 84-85), e l’amore incontenibile per l’onnipresente latex che tutto avvolge e ricopre.
Destroy è un libro che si piace e si compiace a ogni riga, a ogni ossimoro creato, a ogni grappolo di aggettivi intorno a una parola, a ogni fantasia libidinosa appagata.
Destroy vuole sconvolgere a tutti i costi. Quasi ci si aspettasse un pubblico che a fine lettura esclamasse tra l’ammirato e lo shockato: “Quant’è trasgressiva sta Santacroce!”.
D’accordo, Isabella Santacroce ha fatto i suo esercizio di stile, ma il gioco è bello finché dura poco. E un altro libro come questo proprio non viene voglia di leggerlo.
Dedicato a quanti, giovedì 7 giugno 2007, hanno visto e sentito parlare Isabella Santacroce a Otto e mezzo estate (La7) e, come la sottoscritta, si sono chiesti per l’ennesima volta se c’è o ci fa.
Preoccupanti entrambe le ipotesi.
EDIZIONE ESAMINATA
Isabella Santacroce, Destroy, Feltrinelli, Milano 2001, pp. 110.
BIOGRAFIA AUTRICE
Isabella Santacroce nasce a Riccione nel 1967. Prima di diventare scrittrice frequenta il Dams a Bologna ed espone in alcune mostre d’arte a Londra, Parigi, Tokyo e New York.
Fino ad oggi ha pubblicato otto libri: Fluo. Storie di giovani a Riccione (Castelvecchi 1995; Feltrinelli 1999), Destroy (Feltrinelli 1996), Luminal (Feltrinelli 1998), Lovers (Mondadori 2001), Revolver (Mondadori 2004), Dark Demonia (Mondadori 2005), Zoo (Fazi 2006), V.M.18" (Fazi 2007).; Feltrinelli ), (Feltrinelli ), (Feltrinelli ), (Mondadori ), (Mondadori ), (Mondadori ), (Fazi ), (Fazi 2007).
Nel 2002 ha lavorato alle parole della colonna musicale del cartone animato Momo di Enzo D’Alò.
Dal 1999 collabora con Gianna Nannini (Aria, 2002, Grazie, 2006).
Paola Biribanti
Originariamente apparso su Lankelot.com.
Commenti
Un altro grande ritorno!
Ave Paola...
ecco qui la tua pagina personale sul nuovo sito:
http://www.lankelot.eu/?biografia=207
compilala e completala quando e come vuoi.
A presto per i commenti sul vecio, mostruoso Destroy:)
Il primo commento è la dedica. L'ho messa in fondo, ma andava scritta all'inizio.
La copincollo:
Dedicato a quanti, giovedì 7 giugno 2007, hanno visto e sentito parlare Isabella Santacroce a Otto e mezzo estate (La7) e, come la sottoscritta, si sono chiesti per l?ennesima volta se c?è o ci fa.
Preoccupanti entrambe le ipotesi.
"Non c?è logica e - soprattutto - non c?è saggezza."
Olè. Mi sono letta da poco un'intervista (ma dove? ho rimosso) con foto della signorina S. Sentivo di potermi tenere lontana dalle sua pagine. Ma grazie per avermene dato conferma piena!!!!
Paola!
Questa recensione l'avevo letta una ventina di volte sul vecio lankelot.
Mancava.
Ben tornata.
"La prima impressione che si ha inoltrandosi nella lettura è quella di avere tra le mani un libro che può essere letto - a discrezione del fruitore - non solo dall?inizio alla fine, ma anche dalla fine all?inizio. Non cambierebbe assolutamente niente.
Non solo. Lo si potrebbe leggere anche un paragrafo sì e uno no, una pagina sì e due no, o leggendo le frasi dall?ultima parola alla prima.
Il risultato: lo stesso.
Nessuna alterazione nella comprensione del contenuto. Nessuna penalizzazione dello stile.
Un?unica certezza. Isabella Santacroce ha scritto un libro palindromo."
> che può non essere letto affatto. E' stato un simpatico strumento di tortura dei miei compagni di viaggio, anni fa. La cura per gli insonni. Destroy.
"D?accordo, Isabella Santacroce ha fatto il suo esercizio di stile, ma il gioco è bello finché dura poco. E un altro libro come questo proprio non viene voglia di leggerlo."
> consiglio da seguire alla lettera.
Mistero dell'editoria italiota - l'ennesimo.
una ragazza che conosco all'uni aveva V.M.18. Ne ho lette alcune pagine (nonostante la copertina davvero orrenda, per i miei gusti), mai letto la Santacroce. Ecco, ho anche provato a cambiare pagine, andare in su, in giù. L'impressione è che, ovunque, fossero scritte le stesse cose. E sono, mi pare, 500 pagine. Di cazzi e peni e fiche e masturbazioni e droghe e...uof, cose così. Mah. Comunque meglio di 100 colpi. Vabbè.
trovo confermato il mio proposito di tenermi alla larga dalla Santacroce. Benissimo!
Ancora la Santacroce. Ancora coito. Ancora fellatio. Ancora...
Questa tizia è una cubista mancata, che ama andare in tv con collare e manette - si mettesse anche un morsetto...
Ha capito tutto: droga, sesso, ambiguità dark e tanto tanto eyeliner. Brindiamo a tutta una schiera di ninfe (borghesi, non plebee) che sembra aver intuito come passare il tempo quando a Rimini non è alta stagione.
L'ho vista anch'io da Otto e mezzo l'altra sera: meglio stendere un velo pietoso. Velo pietoso anche sulle 15 pagine che ho letto di "Luminal" (prestatomi da un'amica incredibilmente entusiasta, qualche anno fa). I testi dell'album della Nannini ("Aria", perchè in "Grazie" partecipa poco) sono invece assai suggestivi. Sorprendentemente, visto i libri che scrive.