Sánchez Yoani

Cuba Libre

Autore: 
Sánchez Yoani

“Abito un’utopia che non è la mia. Per questa i miei nonni si sono sacrificati e i miei genitori hanno rinunciato ai loro anni migliori. Io la porto sulle spalle senza potermela scrollare di dosso. Alcuni che non la conoscono tentano di convincermi che devo preservarla, ma non sanno quanto sia alienante accollarsi il peso dei sogni altrui e vivere un’illusione estranea. A coloro che mi hanno imposto – senza consultarmi – questa falsa chimera voglio dire da subito che non penso di lasciarla in eredità ai miei figli”
Yoani Sanchez.

Il blog di Yoani Sanchez, spina nel fianco del regime castrista, è diventato un libro: Cuba Libre. “Cuba Libre” ovvero la personale utopia della blogger, quello di vivere un giorno in un paese libero, e nello stesso tempo la condizione che i detrattori della scrittrice e appassionati ammiratori del Lìder Màximo ritengono propria della Cuba rivoluzionaria.
La Sanchez, col suo Generazione Y, ha talmente infastidito i vertici del regime che Fidel Castro in persona si è spinto ad infamarla, accusandola di essere una spia al soldo del capitalismo.
Reazione che non sorprende: chi ancora non avesse conosciuto l’attività della Sanchez, nel leggere “Cuba Libre”, troverà pagine e pagine, peraltro ben scritte e con punte di piacevole sarcasmo, dove la blogger descrive le difficoltà del vivere quotidiano sotto il regime: i problemi per ottenere i beni di prima necessità, il dover scovare le vere notizie tra le veline del partito unico, la convivenza forzata con una propaganda asfissiante, i libri e gli autori proibiti, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la Ley Mordaza (legge bavaglio), le direttive interne per limitare gli aborti negli ospedali (curva della natalità in flessione) e via dicendo.
In altri termini il blog Generazione Y e Cuba Libre non fanno altro che sfatare il falso mito dell’efficienza castrista, con l’occhio di chi vive “nell’altra Cuba”, non in quella ad uso dei turisti, dei diplomatici e della propaganda: “le due Avane coabitano e al tempo stesso si ignorano. Chi vive in una fatica ad immaginarsi l’altra” (pag. 52).
Sullo sfondo, senza venire troppo approfonditi, tutti gli aspetti istituzionali del regime, dal cosiddetto voto unido, il segretario del PCC che è contemporaneamente Capo di Stato e Capo di Governo, un presidente rimasto in carica 49 anni di fila che ha ceduto il potere al fratello, le incarcerazioni per “pericolosità recriminale” e cosi via.
Tutte procedure – possiamo ben dirlo – ben poco in linea con le nostre democrazie.
Non si capisce quanto tutto questo sia evidente agli occhi dei sostenitori occidentali del regime castrista e quanto invece i desideri, le personali utopie l’abbiano avuto vinta su una reale consapevolezza.
C’è una frase di un noto storico italiano,peraltro con idee politiche di sinistra, che in questi casi calza a pennello: “A che pro discutere? Quando sono le idee a determinare i fatti, e non viceversa, è fatica sprecata”.
Un muro contro muro tra i critici del regime e i suoi appassionati sostenitori senza se e senza ma, che l’attività della Sanchez, il suo blog ed ora il suo libro, svela ad ogni occasione.
Esempio di cronaca giornalistica, magari persino banale, pochi giorni fa (aprile 2010)
“Il Fatto”, giornale d’opposizione radicale all’attuale maggioranza di destra berlusconiana, dove pure scrivono cronisti di diversa estrazione culturale e politica, ha lanciato una campagna di sostegno nei confronti della Sanchez, con le parole d’ordine libertà d’espressione, democrazia; ovvero proprio tutto quello che in Italia si paventa essere messo in pericolo o quanto meno condizionato, svuotato dalle politiche governative.
Insomma, comunque la si voglia pensare sulla solidità delle nostre isituzioni (a mio avviso non in buona salute), un’iniziativa coerente con la politica del giornale, seppur rivolta, in questa occasione, nei confronti di uno stato estero.
Ed invece l’iniziativa, peraltro anche condotta con toni piuttosto sommessi, pare abbia scatenato le ire di un non ben precisato numero di lettori del quotidiano.
Mettere soltanto in dubbio la bontà del regime socialista cubano a partito unico e di conseguenza dare voce ad una dissidente come la Sanchez, causa regolarmente delle reazioni tanto radicali quanto prevedibili: “è una provocatrice della CIA”; “se c’è una dittatura perché allora ha internet e tiene un blog?”; vi siete venduti ai grandi interessi capitalistici”; “a questo punto mi aspetto che prima o poi Travaglio diventi berlusconiano” (sic).
E per finire una frase che forse spiega tutto: “voi volete toglierci il sogno di una Cuba libera e socialista”.
Appunto, il sogno.
Le infamie che vengono rivolte alla Sanchez, ed alle quali la scrittrice risponde anche tra le righe di “Cuba Libre”, si possono spiegare in due modi: o una solida consapevolezza di persona informatissima che a Cuba va tutto bene, che non c’è alcun problema nel campo dei diritti umani, politici, civili, che, come ci dicono i vertici del regime, Cuba è soltanto oggetto di un immenso complotto planetario; oppure, malgrado la costante presenza dei Gianni Minà  e dei Salim Lamrani, con loro pagine di consolante complottismo, bisogna prendere atto che la blogger, mostrando una realtà molto triste, non fa altro che rompere un incantesimo: il sogno di una rivoluzione socialista finalmente andata a buon fine.
E’ semmai su quel “buon fine che le idee divergono, tanto più che quando di tratta di Cuba, i fans del Lìder Màximo, pare non diano più grande importanza ai concetti di democrazia, libere elezioni, pluralismo partitico, rispetto delle minoranze (vedi la situazione degli omosessuali), libera stampa, che pure in Italia – e a ragione – sono reclamati a gran voce.
Questione forse di diverse latitudini; non vi saprei davvero dire.
Quello semmai di cui vi posso dare conto, avendo letto “Cuba Libre” con molta attenzione, sono le parole di Yoani Sanchez che, avendo impostato il suo blog come descrizione della vita “nell’altra Cuba”, non evita di replicare ai suoi detrattori ed alle domande (per lo più retoriche) che più frequentemente le vengono rivolte mettendo in dubbio la sua buona fede.
“A coloro che mi richiamano al conformismo con l’argomento che si vive peggio in altri luoghi, chiedo perché loro non aprono un blog o cominciano a raccontare ciò che non funziona. Voglio assicurare a questi benintenzionati desiderosi di imbavagliarmi che se vivessi nella tranquillità di Stoccolma porterei ugualmente avanti un blog….aggiornare Generation Y è stressante, caro e pericoloso” (pag. 14-15).
Più interessante sia come risposta ai suoi detrattori (“comunica perciò non vive in una dittatura”), sia come esempio del ruolo della tecnologia strumento d’opposizione ai regimi: “Le mie dichiarazioni esibizionistiche sembrano proteggermi piuttosto che mettermi in pericolo. Il fenomeno blogger era nuovo persino per i censori, che si sono infatti rivelati del tutto impreparati ad affrontarlo” (pag. 16); “So bene che soltanto la violazione del mio anonimato e la diffusione dei miei testi mi impediranno di finire divorata dal meccanismo che ha già inghiottito molti. Ci sono persone che per aver raccontato la loro realtà con un mezzo meno fruibile di internet, sono state messe a tacere senza che il mondo se ne rendesse conto” (pag. 18); “Noi cubani non siamo navigatori del web regolarmente registrati, perché le nostre incursioni sul terreno di internet caratterizzate dall’illegalità” (pag. 19).
Ancora più eloquente è questo passo di una Yoani Sanchez sempre alle prese con interviste taroccate volte a screditarla e siti internet sovvenzionati dal regime: “Da un po’ di tempo mi sono resa conto che il modo migliore per beffare gli agenti della Sicurezza è rendere di dominio pubblico ciò che uno pensa. Firmare col proprio nome, promuovere in modo chiaro le proprie opinioni e non nascondere niente è il solo modo per rendere inefficaci le loro oscure manovre di vigilanza” (pag. 91-92).
Le pagine del blog sono state riunite in capitoli tematici (“Le due anime di Cuba”; “La cultura”; “Mercato nero”; “Informazione e controinformazione”; Filologia e retorica”; “L’arte della sopravvivenza”) dove la Sanchez non usa mezzi termini.
Ad esempio la scuola:“Mi spaventa una nazione dove non si premia il talento ma la fedeltà ideologica, dove uno studente che partecipa ad una dimostrazione politica può essere considerato superiore a chi padroneggia le materie di studio; dove le stesse istituzioni scolastiche fanno capire che la via più attraente è quella della simulazione” (pag. 83).
Ricordiamo infatti che tra i parametri del nuovo metodo classificatorio degli studenti cubani al punto 6 c’è: “manifestazioni e attività politico-patriottiche”.
Potrei ancora scrivere molto perché la Sanchez, in poco più di duecento pagine, effettivamente ci descrive con dovizia di particolari tutte le difficoltà e le frustrazioni del vivere quotidiano sotto un governo autoritario intento a raccontare una felicità che non esiste ed inseriti in una società fortemente militarizzata (il verde oliva che domina) che pure sembra entusiasmare alcuni pacifisti occidentali.
Questo aver descritto Cuba come autentico regime, senza il facile alibi dell’embargo, come abbiamo ormai capito, ha meritato alla Sanchez accuse infamanti.
Va detto però che quando si parla di Cuba, della blogger e di sinistra, bisogna intendersi bene.
Gordiano Lupi, il traduttore e curatore dell’opera, profondo conoscitore della letteratura e della realtà cubana, è uno dei più accesi contestatori del regime castrista e non nasconde la propria cultura di sinistra.
La Sanchez pubblica i suoi articoli sul settimanale “Internazionale” dove si trova in compagnia di Noam Chomsky, Igiaba Scego, Amira Hass, Irshad Manji ed altri nomi feticcio del cosiddetto progressismo.
Esempi magari banali ma che ci fanno dire per l’ennesima volta come “sinistra” voglia dire poco se non si specifica “quale” sinistra.
Quanto scrive la Sanchez in “Cuba Libre” da una parte del cosiddetto popolo di sinistra sarà ovviamente considerato un’indegna provocazione, piena di falsità. Le denunce di peacereporter, di Amnesty International dettagli ininfluenti. Altri, messi in archivio complotti, CIA, un sogno presto infranto, la considereranno semmai una coraggiosa testimone che, con un mouse e una tastiera, si batte contro l’arroganza del potere.
A ciascuno dei lettori la Cuba e la Yoani che si merita.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Yoani Sánchez è nata all’Avana nel 1975. Lavora come web master e giornalista del portale Desdecuba.com, e di nascosto come guida per i turisti. Nell’aprile 2007 ha aperto il blog Generación Y, che ha suscitato grande interesse in tutto il mondo. L’anno successivo ha vinto il premio Ortega y Gasset assegnato da “El País” per il giornalismo digitale.
Compare anche nella lista dei "migliori 25 blogs del 2009" redatta dalla rivista Time e dal network CNN, ed è inclusa anche nella lista dei "Giovani leader globali" del Foro Economico Mondiale per il 2009.
Sempre nel 2009 le è stato assegnato il Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University di New York, ma si è vista negare (per la quarta volta negli ultimi due anni) il permesso di lasciare Cuba per andare a ricevere il premio - inviando quindi un breve video di accettazione.
Tiene una rubrica su “Internazionale”.

In rete: http://www.desdecuba.com/generaciony/

Per approfondire: YOANI SANCHEZ in LANKELOT.

Yoani Sanchez, Cuba libre. Vivere e scrivere all'Avana,  Rizzoli, Milano 2009, 237 p., ill., brossura.

Recensione già pubblicata su ciao.it il 26 aprile 2010 e qui parzialmente modificata

 

Luca Menichetti

ISBN/EAN: 
9788817030526

Commenti

Tranquilli, non ho

Tranquilli, non ho bevuto.

Tento di rimediare, ma qua anche con codice sorgente la cosa non mi si smuove. Abbiate fede.

provvedo;)

provvedo;)

Madonna! (ero andato a

Madonna! (ero andato a leggere i consigli dati qualche mese fa).

Un fulmine!

[sanchez]. Mestiere;)

[sanchez]. Mestiere;)

[ysanch] in appendice, link

[ysanch] in appendice, link all'archivio YS in Lanke. Grazie Lupo;)

Di nulla figurati. Siccome

Di nulla figurati.

Siccome spero  di postarvi a breve un paio di esclusive per lanke, sarebbe il caso di non annodarmi con i codici sorgente. Giuro che mi inquietano.

Mi sono poi permesso di citare Gordiano Lupi che, a memoria, ricordo uomo di sinistra. Nel caso abbia preso una cantonata modifico.

Aloha.

[sanchez] ci penso io;).

[sanchez] ci penso io;). Stavolta era saltato un parametro - "visualizza full html" - che si trova subito dopo il box dell'articolo. Niente di allarmante:). Per comodità, suggerisco di copincollare i contenuti, per il prossimo articolo, servendoti del pulsantino con la "w" di word, il terzultimo da destra, nella seconda fila. un bel control v e parecchi danni da codice sorgente sono risolti:)

[sanchez] mi spiace non

[sanchez] mi spiace non essere ancora tra i lettori fissi del "Fatto", ogni tanto sto studiando il loro blog, "Antefatto". Che ci sia stata discordia sulla questione Yoani non mi stupisce troppo, considerando parte delle persone che collaborano con quel quotidiano (e naturalmente i loro lettori... br-ividi!).

Sento parlare di "nuovo CLN", da più parti, area sinistra radicale e non solo. Diciamo che in questo nuovo CLN non deve ripetersi ciò che è già accaduto in IT. E cioè che da qualche parte un certo partito prendesse e si staccasse dagli ordini del CLN, per rispondere a quelli di altre capitali straniere. Allora erano Belgrado e Mosca. E purtroppo è sembrato a molti molto poco patriottico...

[Sanchez] Nel complesso mi

[Sanchez] Nel complesso mi pare abbondino più esponenti di una sinistra libertaria e questo mi rassicura. Oltre a qualche battitore libero, che è sempre garanzia di qualità. Difatti mi pare che i veri problemi siano venuti dai lettori, non so all'interno della redazione; almeno da alcuni lettori e sempre tenendo conto che in "antefatto" possono aggregarsi fior di troll (Cuba e Castro li attirano come il miele)

Molti, fidando dell'antiberlusconismo, pensavano forse in una sorta di Manifesto 2, mentre invece ci sono caratteristiche che lo fanno assomigliare alla fu "Voce".

Il vero problema della nostra opposizione è che nel mazzo abbiamo ancora questi personaggi che sputtanano ogni cosa.

Gente che - paradossalmente ma non troppo - somigliano moltissimo agli adoratori dell'Unto.

C'è un filo rosso (nel vero senso della parola) che li unisce.

Adorano un altro totem ma sempre adorano senza alcun rispetto per la realtà e il buon senso.

[sanchez] la somiglianza con

[sanchez] la somiglianza con la fu Voce mi stuzzica parecchio. Mi hai convinto. Domani vado in edicola:)

Bè certo, poche pagine,

Bè certo, poche pagine, titoli sui generis e aggressivi (al tempo c'era Corona), qualcosa del vecchio formato, grande attenzione alla cronaca politica interna....una somiglianza ce la trovo; oltre che qualche collaboratore in comune.

Sicuramente con Flores e altri c'è più sinistra. Io, com'è comprensibile, preferirei una redazione e una linea sempre schierata ma meno sinistra.

Vabbè, comunque c'è da dire che, pur tra tutto il discutibile che un lettore non di area può trovarvi, lì il giornalismo d'inchiesta la fa da padrone.

[Sanchez, Cuba libre] Letto

[Sanchez, Cuba libre] Letto tempo fa, quando uscì: concordo con l'analisi del nostro Lupo e direi che si potrebbe accostare al libro di Gordiano Lupi "Almeno il pane Fidèl". Mi colpisce che in Italia gente un po' ingenua (anche qualche amica) inneggi a quello che come ben dice Lupo è  (solo) il sogno cubano. Ricordo di aver letto cose allucinanti riguardo a Cuba sul libercolo di Pallante, La decrescita felice. Trovava fantastico che i cubani potessero allevarsi gli animali da cortile come i maiali ... sul terrazzo (nell'ottica di un'autarchia che sembra appunto ben realizzarsi da quelle parti: e infatti basta leggere Yoani Sanchez e si capiscono tante cose). Il libro l'ho regalato appena ho potuto e purtroppo mi ha lasciato dell'autore un'impressione non proprio entusiastica.


 

[sanchez] oh Lupo, ti segnalo

[sanchez] oh Lupo, ti segnalo un saggetto complementare al libro, pubblicato poche settimane fa dal Foglio di Lupi: http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Saggi_Per_conoscere_Yoani_Sanc...

 

Ottimo. Argomento con cui

Ottimo.

Argomento con cui vado a nozze. Da quando ho avuto da polemizzare con alcune mummie comuniste in merito a Cuba, l'approfondimento è diventato d'obbligo.

[sanchez] troverai anche, nel

[sanchez] troverai anche, nel testo, una serie di interviste che GL aveva già pubblicato qui e altrove. E' una buona raccolta di documenti.

[lupo] a latere, questo:

[lupo] a latere, questo: http://www.lankelot.eu/letteratura/viera-felix-luis-il-lavoro-vi-fara-uo... mi sembra il saggio fondamentale da riscoprire e risegnalare (e rischedare, con articolo estremamente ampio...)

[yoani sanchez, università di

[yoani sanchez, università di pisa] vi segnalo...

Venerdì 3 dicembre - ore 17.30
UNIVERSITA' di PISA
FACOLTA' di GIURISPRUDENZA
Aula Magna Storica
 
GENERACION Y
NOTIZIE DA CUBA
 
 
Interverranno
 
Gordiano Lupi - collaboratore de La Stampa e traduttore di Yoani Sanchez
 
Andria Medina - blogger cubana in Italia
 
Achille Totaro - Senatore della Repubblica Italiana
 
Prof. Marcello Di Filippo - Università di Pisa
 
e in collegamento telefonico da Cuba
 
YOANI SANCHEZ
 
Blogger indipendente, Premio Ortega y Gasset, autrice di Cuba libre (Rizzoli)
 



Il paese delle lunghe ombre

di Yoani Sánchez

da El Comercío (Perù) - http://elcomercio.pe/

 

La Sicurezza di Stato controlla i dissidenti sotto le loro abitazioni, li segue, li rende radioattivi. A Cuba vige ancora il pensiero unico ed è un’utopia parlare di pluralismo e di libera espressione del pensiero. Nonostante le menzogne del regime. Yoani Sánchez ci racconta come stanno realmente le cose…

 

Il controllo della Sicurezza di Stato

 

Ci sono due uomini all’angolo della strada. Uno di loro porta un auricolare attaccato all’orecchio, mentre l’altro guarda verso la porta dell’edificio. Tutti i vicini sanno bene perché si trovano lì. In un appartamento del palazzo vive un dissidente e i due membri della polizia politica controllano chi sale e chi scende le scale, avvisano se “l’obiettivo” varca la soglia dell’enorme condominio e tengono l’auto a portata di mano per seguirlo ovunque vada. Non cercano di nascondersi, perché vogliono far capire che quel soggetto portatore di opinioni critiche è schedato, in maniera tale che gli amici e i conoscenti temano di avvicinarlo e si allontanino per non cadere anche loro nell’apparato di controllo, nella ragnatela  della vigilanza.  

 

Tecniche repressive

 

Non si tratta di un caso isolato. A Cuba ogni persona non conforme possiede la sua ombra o un gruppo di agenti che lo seguono. I cosiddetti “poliziotti della sicurezza” utilizzano anche sofisticate tecniche di supervisione, come controllare la linea telefonica, piazzare microfoni nelle abitazioni e individuare dove si trova una persona tramite il segnale del suo telefono mobile. L’Avana da un po’ di tempo a questa parte pullula di telecamere piazzate in molti incroci, tramite le quali vengono monitorati i delitti comuni, ma si fa pure attenzione al lavoro di gruppi oppositori, giornalisti indipendenti, associazioni civiche e cittadini che la pensano in maniera diversa dal partito che governa. Il romanzo fantascientifico dello scrittore George Orwell si è materializzato a Cuba in una complessa rete tecnologica che comprende anche un esagerato numero di poliziotti in abiti civili. Occhi che scrutano in ogni direzione, dossier dove vengono inseriti gli individui non conformi individuati grazie a questi controlli, per avere in futuro la possibilità di citare la persona spiata davanti a un tribunale. Le conseguenze sulla vita personale e sociale di chi subisce uno di questi programmi di vigilanza sono così devastanti, che i cubani chiamano la Sicurezza di Stato con nomi terribili come “l’Apparato”, “l’Armageddon” o “la Distruttrice”. La Sicurezza è l’incubo ricorrente di chi è già stato vittima dei suoi apparati operativi ed è sempre per la sua presenza che altri mantengono la maschera della simulazione, temendo di essere inclusi nei suoi tenebrosi archivi.

 

La crisi economica non colpisce la polizia

 

In un paese in crisi economica, dove vengono annunciati tagli della forza lavorativa attiva fino a un 25%, risulta curioso che il numero dei membri del Ministero degli Interni non venga ridotto. Tutto il contrario, la spesa preventivata dallo Stato per il settore militare e per la sicurezza è in aumento dal 2004 a oggi. Se qualcosa ha caratterizzato il mandato di Raúl Castro è un aumento costante della presenza di poliziotti, militari e vigilanti a ogni angolo. Questi controllori si vedono in gran numero nei centri culturali quando si tengono eventi, si infiltrano nelle code per entrare al Festival del Cinema come a un concerto di hip hop. Non più tardi di alcuni mesi fa hanno impedito l’accesso di alcuni blogger alternativi alla mostra cinematografica dei giovani registi. Fortunatamente una piccola telecamera nascosta ha registrato la scena e i volti delle ombre, che intimidiscono e incalzano tutelati dall’anonimato, sono stati visti da migliaia di persone fuori e dentro l’Isola. Gli esclusi di quella sera hanno presentato la preziosa testimonianza visiva di fronte a un tribunale e hanno fatto una denuncia contro l’apartheid culturale, ma non hanno ricevuto una risposta giuridica e meno che mai una scusa istituzionale.  

 

Muscoli contro opinioni

 

A volte fa pure sorridere vedere come un uomo disarmato e pacifico, forte solo delle sue parole e dei suoi argomenti, venga seguito da diverse auto e da poliziotti muniti di walkie-talkie e di un’apparecchiatura tecnologica che sembra più adeguata per i film d’azione che per la realtà. È una situazione abbastanza ridicola vedere individui con i muscoli allenati per colpire, attendere ore di fronte alla casa di un oppositore e incalzarlo persino quando porta il suo cane a orinare o va a comprare un pacchetto di sigarette. Se non fosse una cosa molto triste ci sarebbe da ridere. Anche se sono stati formati con i metodi del KGB sovietico, ognuno di questi protagonisti dell’intimidazione si crede una specie di Rambo, pronto a fare sfoggio delle sue conoscenze di karate quando qualcuno si ribella o quando la persona fermata non vuole lasciarsi obbligare a salire con la forza in un’auto con targa privata, senza ordine di arresto. Sono specialisti nello sferrare colpi che non lasciano segni, nel provocare lussazioni che nessun medico vuole annotare in un referto e nel minacciare le conseguenze più temute dalla vittima. In poche parole, sono specialisti in terrore e minacce. Godono i privilegi tipici di chi difende il potere: un fine di settimana al mare, un’auto importata dalla Cina, un salario superiore alla media nazionale e una borsa di alimenti addizionali ogni mese. Benefici capaci di trasformare questi personaggi in fedeli membri di una macchina repressiva.

 

Braccia rubate all’agricoltura

 

Tuttavia la gente non li ama, anche se sfoggiano volti eroici e si autodefiniscono difensori della sicurezza nazionale. Oggi, per esempio, si ripete spesso una frase con riferimento al numero esagerato di poliziotti della sicurezza che girano intorno a ogni persona non conforme. In tono basso e guardandosi alle spalle, molti dicono con sarcasmo: “Mancano così tante braccia per l’agricoltura e questi passano la giornata a controllare chi ha un’opinione diversa dal partito al governo”. Sarebbe meglio se invece di penalizzare le opinioni e stringere d’assedio il pluralismo, si dedicassero a lavori produttivi per la nazione. Se invece di proiettare la loro lunga ombra sui critici del sistema, la lasciassero cadere sopra una piantina di lattuga o di pomodoro, su quel solco - oggi vuoto - che potrebbero aiutare a seminare.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi