La tecnologia erode il sistema totalitario
Colloquio con Yoani Sánchez realizzato da Aleaga Pesant per ww.cubanet.org
I lettori della rivista Times selezionano Yoani Sánchez Cordero tra le cento persone più influenti del mondo nel corso del 2008, ma non sanno che questa cubana magra e brillante ha letto i classici della letteratura giovanile e ha studiato per due anni pedagogia, prima di laurearsi in filologia. Yoani a 26 anni lascia Cuba per la Svezia, a 27 porta con sé il figlio, a 28 rientra nel suo paese, viola le leggi migratorie e per non essere espatriata distrugge il passaporto. Partecipa al progetto della rivista Consenso, decide di aprire un blog che ottiene un incredibile successo e finisce per vincere il Premio Ortega y Gasset.
Yoani vive nell’appartamento numero 12 di un edificio costruito con la tecnica della microbrigada (lavoro volontario tramite il quale un cubano ottiene la sua casa). Il nostro colloquio si svolge in una calda notte di maggio, mentre lei affetta verdure per la cena e io bevo un buon caffè.
Quando comincia il tuo amore per la letteratura?
Sono stata sempre una lettrice compulsiva. Ho letto molto da bambina. Mio padre era ferroviere e mia mamma lavorava per strada. Papà aveva una grande biblioteca con diversi libri della collezione Huracán, soprattutto classici. Ho letto Dostoievski, Victor Hugo, Emile Zola, Balzac. Tornavo spesso sugli stessi libri perché non ne avevo altri. L’amore per la lettura mi ha portato a studiare filologia e a specializzarmi in Letteratura Latinoamericana Contemporanea.
A scuola eri una ragazza molto intelligente?
È stato tutto molto complicato. La mia prima aspirazione era quella di fare la giornalista, ma una professoressa di spagnolo che mi dava lezioni private predisse il futuro: “Tu non sarai giornalista. Tu sarai filologa”. Queste parole mi dettero fastidio. “Come filologa? Io voglio fare la giornalista”. Il mio sogno era quella di rincorrere le notizie. Ma lei non concesse speranze: “Tu sarai filologa. È stata una visione”. Ho terminato la scuola superiore senza poter scegliere la carriera che volevo. Mi sono iscritta alla Facoltà di Pedagogia e Letteratura Spagnola. Per due anni ho dovuto conseguire buone valutazioni, per poter passare alla Facoltà di Filologia. Durante le superiori ho letto molta filosofia, autori come Hegel e Kant che mi hanno fatto venir voglia di studiare il tedesco. Ho cominciato a leggere i moderni, come Julio Cortazar, Octavio Paz, Borges e Margherita Yourcener. Ho attraversato la fase in cui ho scoperto la letteratura americana. Ho avuto una fase ottocentesca, un’altra del secolo XX e una classica, perché ho letto anche molti autori greci, come Sofocle e le opere complete di Omero… In ogni caso non mi piace darmi arie da accademica. I libri sono dentro di me. Non è il caso di esibire le cose che ho letto.
Sei avanera?
Sono avanera, nata nel cuore di Centro Avana, in Cayo Hueso. Sono molto cittadina, mi piace il ritmo trepidante della città, perché anch’io sono così. L’Avana mi ha trasmesso il suo eclettismo, sono eclettica come lei. Un giorno posso seminare fiori e un altro giorno riparare una lavatrice.
Quando hai terminato l’Università?
Mi sono laureata nel 2000 e ho cominciato a lavorare nella Editorial Gente Nueva. In realtà, avevo un posto nella Casa de las Américas. Quello era il mio destino. La mia tesi si intitolava Parole sotto pressione ed era uno studio sulla produzione letteraria nel periodo delle dittature latinoamericane. Inoltre avevo ottimi voti e aspiravo a lavorare nella Casa de las Américas. Un giorno, inspiegabilmente, fecero uno scandalo sulla tematica della tesi. Mi tolsero il posto senza dirmi niente e mi spedirono a lavorare in un oscuro ufficio, di un’oscura casa editrice chiamata Gente Nueva. Là facevo di tutto, riparavo computer, mi occupavo di promozione culturale e costruivo pagine web. Tutto, tranne la mia professione. Rimasi in quel posto poco più di un anno, fino a settembre - ottobre del 2001. In quel periodo decisi di andare per strada, come un kamikaze. Non terminai neppure il servizio sociale e per questo motivo non possiedo un titolo di studio valido, secondo le regole della burocrazia. Mi dissi: non ce la faccio più. Lavoravo dal lunedì al sabato, la giornata completa. Tra andare alla casa editrice e mangiare qualcosa nei paraggi, spendevo più della mia paga giornaliera. Se mangiavo una pizza per strada, già sapevo che mi ero spesa tutto il salario della giornata.
E dopo che cosa hai fatto?
Quando mi sono liberata dal lavoro per conto dello Stato, mi sono dedicata a insegnare spagnolo agli stranieri e a far conoscere la città ai turisti (in quel periodo ho studiato tedesco). Se incontravo persone che volevano visitare musei, li assecondavo e facevo vedere i luoghi che conoscevo. Mi sono trasformata in una specie di guida turistica. Presentavo un’Avana diversa, parlavo della doppia circolazione monetaria e dei problemi quotidiani. Questo mi ha aiutato a comprendere la mia realtà. Spiegare la tua esistenza a persone che non sanno niente di un certo tipo di vita è un incredibile allenamento per riuscire a comprenderla. In questa decisione mi ha aiutato molto mio marito, Reinaldo Escobar. Lui è un esempio. Lo hanno cacciato dal giornale Juventud Rebelde e dalla Biblioteca Nazionale. Nella Biblioteca Nazionale, insieme ad altri compagni, chiese in una lettera di analizzare gli accordi presi nel quinto congresso del partito comunista e per questo lo isolarono e lo minacciarono. Lui non si lasciò minacciare, si dimise dal lavoro e si impiegò come meccanico di ascensore. Per molti anni abbiamo vissuto vendendo rum e sigari che ci danno con la tessera del razionamento. Lui è un esempio di come si può mantenere una voce indipendente.
In questo periodo ti unisci a un gruppo di persone con un pensiero alternativo…
Tutto questo ha un’evoluzione molto lunga… Nel 2001, sono riuscita a farmi una professione parallela, da informatica. Ho scoperto che mi appassionava il tema e mi sono messa a studiare come autodidatta. Ho cominciato a capire di software e di hardware… ma nel 2002 sono emigrata in Svezia. Là ho tentato di fare strada. Ho portato mio figlio con me soltanto un anno dopo. Dopo due anni sono dovuta rientrare, per motivi familiari. Però mi sono messa in testa di non ricominciare tutto da capo. Volevo mettere su un progetto cittadino, civile. Sono uscita da Cuba con un permesso di undici mesi, come tutti i cubani, ma ero stata fuori per due anni, quindi per legge ero considerata emigrante e non potevo tornare a vivere nel mio paese.
Come sei entrata a Cuba?
Sono entrata come turista. Questa è una cosa molto rara, nessuno lo fa. Sono rimasta senza documenti per quasi sei mesi, facendo pressione sulla burocrazia che non ha potuto espatriarmi perché avevo distrutto il passaporto. Non potevano farmi salire su un aereo. Ho vissuto fuori dal mio paese e sono tornata perché ho capito che per me la vita non è da un’altra parte, ma in un’altra Cuba. Sono tornata e sono rimasta illegale, non perché sono una persona stravagante, ma perché le leggi migratorie cubane sono assurde e irrazionali.
In quale anno sei tornata sull’isola?
Sono rientrata nell’agosto del 2004, con un’energia e una grinta enorme accumulata in due anni passati a vedere l’isola da lontano. Rientro come informatica, arrivo all’Avana in agosto, e a dicembre partecipo al progetto Consenso, ma solo in maniera indiretta, ai margini, aiutando tecnicamente. Il nucleo del progetto era costituito da Reinaldo Escobar, che lavorava come Redattore Capo, Marta Cortiza, Eugenio Leal, Dimas Cecilio, Miriam Celaya.
Cos’è per te Consenso?
Consenso è quel lavoro che tutti gli studenti vorrebbero fare per confermare le cose imparate. Consenso per me era una sfida, non ero mai stata webmaster di una rivista e improvvisamente avevo quella responsabilità. Consenso è stata la prova che da Cuba è possibile amministrare un sito web, nonostante le limitazioni per avere accesso a internet. Amministravo e continuo ad amministrare il portale Desde Cuba, posso dire che è possibile seguire un sito internet da Cuba, anche se è un lavoro difficile e delicato. Mi sono interessata della tecnologia blogger e in una settimana ho preparato il blog. In Cuba si utilizzava da tempo questa tecnologia, ma io non l’avevo studiata. La scoperta mi ha entusiasmato, perché mi ha permesso di comporre un diario personale, dove posso fare di tutto, parlare in prima persona e in modo informale. Il blog Generación Y nasce nel mese di aprile dell’anno passato.
Comincia la tua vita da blogger…
Ho cominciato a scrivere e nessuno mi considerava. Fino a quel momento a Cuba esistevano pochissimi blog e anche adesso non ce ne sono molti. Al massimo saranno una dozzina. Quando ho cominciato non erano più di cinque o sei. Sto parlando di blog alternativi. La maggior parte di questi bloggers si identificavano con pseudonimi. Altri toccavano temi culturali o folcloristici, parlavano di musica e cinema. Io irrompo con la mia faccia, con il mio nome e questa cosa credo che abbia prodotto empatia con la gente. Non ho cominciato a scrivere il blog con un’idea chiara di ciò che avrei fatto e credo di non averla neppure adesso. Ho voluto liberarmi di una linea editoriale, non ho cercato di affrontare tematiche specifiche e non ho dato un tono alla scrittura. Chiaro, non posso spogliarmi del mio stile personale, ma ho deciso che quello stile fosse al servizio della cronaca, accompagnato da vignette, umorismo e foto. Faccio molte foto, in perfetta sintonia con i testi, non sono una professionista dell’informazione, non sono un’analista, non sono una politologa. Se state cercando questo, avete sbagliato persona. Il mio blog è la visione personale, generazionale, emozionale di una cittadina che vive all’Avana. Questo certamente ti dà molto spazio, perché quando manca una linea editoriale chiara tutto è possibile. La mia avventura è cominciata da un esorcismo personale: Ho alcune cose da raccontare; a nessuno interessa pubblicare questi testi; me li pubblico da sola. Nel blog scrivo le cose che vedo, che mi raccontano, che mi danno fastidio…Posso interagire al tempo stesso con argomenti della televisione, della stampa e con le persone della strada. A volte sono più incendiaria, a volte più politica, a volte mi occupo del quotidiano.
Arriva il premio Ortega y Gasset…
Il premio Ortega y Gasset, credo che sia arrivato per una serie di circostanze favorevoli. Per prima cosa c’è il fenomeno blogger che, in qualche modo, cambia la concezione attuale del giornalismo. Persino i grandi media potenziano gli spazi blog. Comprendono che la gente vuole ascoltare impressioni personali. Il 2007 è l’anno durante il quale esce il mio blog e sale la febbre dell’interesse. Il blog Generación Y tocca cifre di seimila commenti per post, cosa inaudita per quel periodo. Non so spiegare questo fenomeno. Penso che quell’entusiasmo deriva dal fatto che il blog si è trasformato in un foro di discussione. Questa è la cosa più interessante, perché la mia presenza nella blogsfera è di una o due volte alla settimana…Io semino il grano, il piccolo combustibile per discutere, ma il resto lo fa il pubblico…
Il tuo blog si chiama Generación Y…
Sì, però non pretendo di essere la voce della mia generazione. Nella mia generazione ci sono investigatori della Sicurezza di Stato e persone che fanno manifestazioni di ripudio. Alcuni scappano a bordo di una zattera (balseros), altri sono estremisti… c’è di tutto. Non ho mai avuto l’idea di fare il portavoce di una generazione. Non mi piace questa cosa di fare da portavoce. Meglio dire: questo è uno spazio per la mia generazione, do il mio contributo, ma se tu hai altro da raccontare, sia che ti chiami Yoandry o Yunieski, vieni qui, perché hai uno spazio.
Dici che i tuoi messaggi sono quelli di una cittadina, non di una dissidente o di una democratica…
Non è mica poco. Essere cittadina è una definizione molto ampia. In primo luogo non mi considero una dissidente. Non ho un programma, né un colore politico. Questa è una cosa tipica della postmodernità. Le definizioni di sinistra e di destra sono passate di moda. Per la mia generazione tutto questo è pacchiano, la gente non si definisce per un colore politico. È molto di più. Preferisco essere considerata una cittadina che interpella quotidianamente il potere. Questa posizione mi piace di più e credo che il concetto di cittadino sia molto necessario nella Cuba di oggi. Nei miei testi non compaiono mai le parole democrazia, diritti umani, libertà, però sono ispirati da questi principi. Noi cubani siamo stanchi della retorica che ci opprime da oltre cinquant’anni e vogliamo parlare in modo concreto. Tento di fuggire dalla retorica e dai luoghi comuni che mi annoiano moltissimo.
Cosa mi dici della tua inclusione tra le cento persone più influenti dell’anno 2008 fatta dalla rivista Time?
Per me è stata una grande sorpresa e credo di non meritarmelo. Mi sembra eccessivo. Però sono contenta di stare là, perché vuol dire che forse qualcosa sta cambiando se non solo le persone famose raggiungono gli spazi pubblici. Arrivare in alto come cittadina può essere un segnale. Sono stata inclusa nella categoria dei pionieri e degli eroi. Preferisco essere cittadina e non essere definita in modo così elevato. Sono arrivata a questa segnalazione in maniera poco usuale, non sono uno stella dello schermo come Angelina Jolie o Brad Pitt. Sono una cittadina che ha cominciato a raccontare la sua realtà e forse i media stanno cominciando a capire che il vero potere è tra i cittadini.
Un terzo premio è quello di blogger prigioniera…
Con l’aiuto di mio marito ho cominciato a fare le pratiche per l’uscita dal paese, ho tentato di spiegare ai funzionari di partito che temevo mi venisse negata l’uscita per una questione burocratica e li ho messi in guardia contro le ripercussioni negative a livello internazionale. Ho telefonato a Eliádes Acosta, dirigente del Comitato Centrale Comunista, sono riuscita a parlare con la sua segretaria Ofelia per evitare che venisse fuori un inutile scandalo. Due giorni dopo è uscito l’articolo sul Time e ho chiamato di nuovo. Lei ci disse che avrebbe spiegato la cosa al compagno Eliádes, che sapeva già tutto. Pregammo di chiamare ancora per evitare le scandalo. Quando ho iniziato le pratiche per uscire, le probabilità erano al cinquanta per cento, credevo sia di poter viaggiare come no. Prima della cerimonia di consegna del premio a Madrid, pensavo che le autorità stessero valutando la questione. Alla fine hanno emesso un documento dove sta scritto che per il momento non posso viaggiare. In quel momento ho avuto la conferma di esprimere qualcosa che in qualche modo sostiene il mio blog: la lotta del cittadino contro il potere. Questo è il mio miglior post dell’anno. Credo che abbiano voluto punirmi, lasciandomi nel paese, però non vedo la punizione. Questo è il mio paese, qui sono tornata volontariamente e per ostinazione personale. Ho dimostrato che amo il mio paese.
È cambiato qualcosa nella tua vita dopo questi alti riconoscimenti?
La mia vita è cambiata poco. A parte il fatto che adesso ci sono più persone che mi chiamano e forse hanno più interesse a conoscermi. Nonostante questo continuo ad avere due vite: una virtuale e l’altra reale. La mia vita virtuale è immensa, enorme, non so neppure io fin dove può arrivare. Ho meno tempo reale, perché ho più responsabilità con il blog. Credo che la visibilità del blog mi dia molta più responsabilità per mantenerlo.
Dietro una grande donna c’è un grande uomo?
Mio marito Reinaldo è fonte di ispirazione, idea, sostegno, il mio braccio destro. Convivere per 15 anni con una persona che promuove il dialogo, il pluralismo, con una vita di soprusi come la sua, è importantissimo. Da quando è cominciata questa storia lui mi sta accanto e si rallegra con me per i successi raggiunti. Sono una privilegiata. Non lo dite a nessuno, non vorrei che me lo portassero via…
Fino a quando ci sarà il blog Generación Y?
Fino a quando avrò voglia di farlo. Il blog vivrà fino a quando avrò qualcosa da raccontare, non voglio fare promesse. Il blog non esisterà sempre, perché le cose si modificano. Voglio seguire i miei progetti fino a dove vogliono andare.
La blogsfera cubana…
La blogsfera cubana è un fenomeno ancora in fasce. Fino a due settimane fa dicevo allo stato embrionale, però adesso credo che sia in fasce. Bisogna contare sulla blogsfera, perché sta diventando sempre più importante. Inoltre, la tecnologia erode il sistema totalitario, è una parabola. La tecnologia si evolve più rapidamente dei censori. I censori possono impedire che mi sieda a un terminale di internet, possono evitare che possieda internet in casa, ma non possono chiudere un dominio web. Non possono impedirmi di pubblicare le mie cose. Per i censori è una battaglia persa. Essi potranno ritardare l’ingresso massiccio dei cubani su internet, ma non potranno evitare che accada. In un paio d’anni tutti i cubani si riverseranno su internet e i blogger avranno un ruolo importante. In questo momento mi piacerebbe che i giornalisti e gli analisti comprendessero i vantaggi del blog. A Cuba registriamo il fenomeno negativo di ottimi giornalisti che hanno cose da raccontare, secondo punti di vista interessanti, ma sono del tutto a digiuno di informatica. I ragazzi della mia generazione, al contrario, dominano i ferri del mestiere, il mouse è una prolunga delle loro mani, ma non sono interessati a esprimere opinioni e spesso non sanno che possono parlare per cambiare le cose. Questo è un vero problema. La vecchia generazione deve salire sul treno della tecnologia e i blog ne rappresentano una forma. La mia generazione deve comprendere che questa tecnologia non serve solo per scaricare giochi, film o musichette, ma anche per esprimere idee.
I tuoi obiettivi sono gli stessi di Eliécer Ávila, leader del Progetto di Vigilanza Tecnologica e Politica, specializzazione di Operazione Verità, dedicata “al monitoraggio costante di internet e alla missione di informazione e lotta in questa area”?
Vivo ogni giorno nel mio blog questo dilemma. Nel mio blog si coniò il termine di Brigata di Risposta Cibernetica (BRC). Le BRC sono gruppi di assalto, radicati a Cuba. Hanno orari. A partire dalle otto della mattina cominciano a boicottare e alle quattro smettono. Sono addestrati ad attaccare con insulti, annunci porno, rubando l’identità di altri commentatori per scrivere in loro nome e seminare il caos. Conoscere questo fenomeno, vederlo dall’interno, mi fa capire che sono privi di argomenti. Questi giovani fanno le cose come un gioco, un divertimento telematico che li porta ad attaccare coperti da uno pseudonimo, ma quando cominci a discutere capisci che non hanno argomenti per difendere le cose che dicono. Eliécer ha molti problemi come me, ma io non trattengo più scontento e frustrazione, mentre lui pensa di poter risolvere i problemi della nostra patria restando all’interno del sistema e dialogando con i suoi capi
Altre notizie:
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Commenti
I lettori della rivista Times selezionano Yoani Sánchez Cordero tra le cento persone più influenti del mondo nel corso del 2008, ma non sanno che questa cubana magra e brillante ha letto i classici della letteratura giovanile e ha studiato per due anni pedagogia, prima di laurearsi in filologia. Yoani a 26 anni lascia Cuba per la Svezia, a 27 porta con sé il figlio, a 28 rientra nel suo paese, viola le leggi migratorie e per non essere espatriata distrugge il passaporto. Partecipa al progetto della rivista Consenso, decide di aprire un blog che ottiene un incredibile successo e finisce per vincere il Premio Ortega y Gasset.
Molto bella questa testimonianza, molto importante.
"I ragazzi della mia generazione [...] non sono interessati a esprimere opinioni e spesso non sanno che possono parlare per cambiare le cose. Questo è un vero problema."
Aiuterà tutto il suo Paese, Yoani...
"Il blog vivrà fino a quando avrò qualcosa da raccontare, non voglio fare promesse. Il blog non esisterà sempre, perché le cose si modificano. Voglio seguire i miei progetti fino a dove vogliono andare."
> Io aspetto i libri;).
Yoani Sanchez ha pubblicato un racconto su Lezama Lima in Aldabonazo Trocadero..., a cura di William Navarrete. In questo periodo non scrive narrativa perchè pensa che non sia il momento. Ritiene più utile il blog. Forse ha ragione lei...
Gordiano
Dipende...
"spiegare la tua esistenza a persone che non sanno niente di un certo tipo di vita è un incredibile allenamento per riuscire a comprenderla"
Intervista importante e forte.
Spero possa dare grandi contributi come " cittadina" che è una formidabile definizione che da di se stessa, per l'informazione e senza faziosità.
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
written and composed by Claude Joseph Rouget de Lisle in Strasbourg on April 25, 1792.
Ecco un esempio della letteratura neorealista di Yoani Sanchez. Il termine lo inauguro io stasera e non so se lei sarebbe d'accordo, ma secondo me Yoani è un'artefice del neorealismo cubano. I suoi pezzi ricordano le scene crude e sincere di Rossellini...
Nuotare in acque torbide
Credo di essere tra i pochi cubani - minori di 40 anni - che legge la stampa nazionale ogni giorno. I miei amici, di fronte a tale eccentrico hobby, mi hanno avvertito che può essere la via più breve per procurarsi un?ulcera gastrica. Ciò nonostante, mi piace indagare nella stampa l?aumento di profilo di una o di un?altra figura politica, le notizie che passano in primo piano o che cadono nell?oblio, soprattutto quelle omissioni tanto ripetitive che ostentano i nostri quotidiani.
Non passa inosservato, per esempio, che i periodici ribadiscono il fatto delle difficoltà economiche e nei servizi, ma danno la colpa all?indisciplina sociale, al vandalismo e alla mancanza di controllo. Questa affermazione libera da ogni responsabilità le alte gerarchie del paese e il modello politico - economico imperante. I problemi esistono, ci chiariscono, solo perché non abbiamo saputo recitare il soggetto, non perché l?opera è inattuabile nell?odierno scenario.
Alla caccia di questi indisciplinati e vandali si sono gettati gli organi di polizia, e durante una delle cariche si sono portati via i palombari che raccolgono materia prima, cibo e oggetti nella spazzatura. Senza di loro che raccattano le bottiglie di plastica, i cartoni e i rifiuti metallici delle discariche, questi oggetti riciclabili si perderebbero in uno spreco che non va d?accordo con le nostre limitate risorse. Quelle mani che affondano nei bidoni puzzolenti fanno, in maniera indipendente, quello che le istituzioni non riescono a organizzare dal loro centralismo.
Però i palombari, secondo questa nuova offensiva, danno una cattiva immagine alla città. Possono restare catturati dall?obiettivo di un turista e frantumare l?immaginario argomento che ?a Cuba nessuno fruga nella spazzatura?. La loro esistenza parla di disadattati, di poverissime condizioni, di illegali che preferiscono ?cercare spazzatura nella grande città, piuttosto che lavorare per un salario simbolico in campagna?.
Il periodico Granma registra la punizione per ?(?) coloro che raccolgono rifiuti solidi? e allo stesso modo minaccia con l?espulsione dalla capitale chi ostenta la doppia categoria di palombaro e illegale:
Tra i 355 cittadini portati a un Centro Provinciale di Classificazione, 290 sono stati multati, 20 presentati alla comunità dove risiedono, 45 rimandati alle rispettive provincie di origine perché vivevano illegalmente nella capitale, 11 recidivi condannati al lavoro correzionale senza internamento, mentre altri 59 plurirecidivi sono stati processati penalmente.
Traduzione di Gordiano Lupi - ww.infol.it/lupi
Nota del traduttore: Il pezzo di Yoani è molto duro ma tristemente vero. Impossibile tradurre bene buzos, che ho reso con l?italiano palombari. Si tratta di persone che vivono ai margini della società, spesso senza una vera casa (al limite possiedono un llega y pon, abitazione mobile per eccellenza), venuti dalla campagna per far fortuna in città. Il loro gramo destino è quello di rovistare nella spazzatura per mettere insieme il pranzo con la cena. Ecco crollare l?immagine di una Cuba dove nessuno muore di fame, tutti hanno una casa e lo Stato assicura il minimo indispensabile. Il coraggio di Yoani Sánchez rompe il velo delle menzogne e fa luce su una realtà ben diversa da come certi giornalisti italiani l?hanno sempre dipinta. Yoani fa vero giornalismo militante rischiando sulla sua pelle, giorno dopo giorno, per la libertà di Cuba. L?Unione Europea sta decidendo di eliminare le sanzioni nei confronti del regime cubano in seguito ai cambiamenti economici disposti da Raúl. La disinformazione impera. Tutto quello che sta cambiando è soltanto la facciata di un palazzo, mentre il tetto cade a pezzi e a farne le spese sono i condomini. Seguite Yoani Sánchez, una delle poche voci libere che provengono da Cuba. Il Granma conservatelo per mettere in forma le scarpe in attesa della nuova stagione. (Gordiano Lupi)
l'opera di questa donna è grandissima
il coraggio anche
l'ignoranza italiana su Cuba enorme......ho scritto l'altro giorno una lettera ad un rappresentante politico che sosteneva al telegiornale che i bambini di Cuba stavano benissimo .........roba da pazzi....neanche il buongusto del silenzio.
chiedo scusa, potrei avere la traduzione dello scritto , non conosco altro che qualche parola di inglese
grazie
E' già in italiano.
non importa io non lo capisco ma se chiedo troppo non importa.
mi interessa molto l'intervista e quello che insegna
Ah, lei parlava del commento sui "cittadini".
Non era inglese, ma francese:
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
sono due versi della Marsigliese. Può tradurli pronunciandoli ad alta voce.
Poi aggiungevo: written and composed by Claude Joseph Rouget de Lisle in Strasbourg on April 25, 1792.
Significa: scritto e composto da CJR etc nel 1792.
Trattandosi di Cuba era meglio citare la Bayamesa.
Al combate corret bayamesa
que la patria os cuntempla orgullosa
no temais una muerte gloriosa
que morir por la patria es vivir!
Inno Nazionale Cubano
Gordiano Lupi
Bravo Gordiano.
INAUGURATA LA VERSIONE ITALIANA DEL BLOG GENERACIÓN Y
di YOANI SÁNCHEZ
a cura di Gordiano Lupi
http://desdecuba.com/generaciony_it/
Traduzione di Gordiano Lupi ? www.infol.it/lupi
Amministrazione tecnica di Sacha Naspini ? www.sachanaspini.eu
In italiano news da Cuba e post di Yoani anche su www.tellusfolio.it - Oblò cubano
http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=65&color=blue
PER SCOPRIRE Yoani Sánchez
eroica blogger cubana
Ecco una vera rivoluzionaria, una donna eroica come soltanto le donne sanno esserlo, quando credono in quello che fanno. Ecco una donna della tempra di Haidée Santamaria e Celia Sánchez, cubane d?un tempo che hanno avuto la forza di sovvertire un regime.
Le parole di Yoani rischiano di far tremare il trono dei fratelli Castro, perché questa ragazza di appena 33 anni (l?età di Cristo, che pericolosa analogia!) lancia critiche ironiche e veritiere da un blog molto frequentato come Generacion Y.
Yoani è laureata in filologia, vive all?Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica del portale Desde Cuba (http://www.desdecuba.com/), rivista indipendente ostacolata dal regime. Il suo blog (www.desdecuba.com/generaciony/) fa discutere perché è controcorrente, si autodefinisce ?un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta - Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione?.
Yoani nasce a Cuba nel 1975. Si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nel 1995, nonostante un figlio nato nello stesso anno. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Yoani termina l?università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell?alta cultura non fa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e si convince - come la maggior parte dei cubani - che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma comincia a dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L?Avana. In quel periodo (come ancora oggi!) molti ingegneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti ti può servire un neurochirurgo o un fisico nucleare.
Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma nel 2004 torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Scopre la professione di informatica, lavoro che fa ancora oggi, si rende conto che il codice binario è più trasparente di quello intellettuale e spera di avere maggior fortuna con il linguaggio html di quanta ne ha avuta con il latino. Nel 2004 fonda insieme a un gruppo di cubani che vivono sull?isola la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster, articolista e editorialista del portale Desde Cuba. Nell?aprile del 2007 comincia l?avventura del Blog Generacion Y, definito come ?un esercizio di codardia?, perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. Yoani vive all?Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar, con il quale divide la sua vita da quindici anni, e adesso può dirsi più informatica che filologa.
Yoani Sánchez è un?eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, senza bisogno di nascondersi tra le montagne della Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e poi non possono rinchiudere le idee in una galera.
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/10/02/avana-killing-yoani-sa...
IN LIBRERIA DAL 15 APRILE
Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le se idee all'interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l'ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all'estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi.
Yoani è laureata in filologia, vive all'Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica della rivista indipendente Desde Cuba (http://www.desdecuba.com/). Il suo blog (http://desdecuba.com/generaciony_it) fa discutere perché racconta le frustrazioni quotidiane e le ordinarie mancanze di una Cuba al di là delle ideologie. L'autrice definisce Generación Y come "un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta - Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione".
Yoani nasce a Cuba nel 1975. Nel 1995 si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nonostante la nascita di un figlio. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Terminata l'università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell'alta cultura non è cosa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e comprende che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma si mette dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L'Avana. Non è la sola. Molti ingegneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti puoi essere servito da un neurochirurgo o da un fisico nucleare. Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma dopo due anni torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Nel 2004 fonda, insieme a un gruppo di cubani che vivono sull'isola, la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster e giornalista del portale Desde Cuba. Yoani vive all'Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar e con lui divide la sua esistenza da oltre quindici anni. Può dirsi più informatica che filologa, ma la sua cultura letteraria è molto utile nel 2007, quando comincia l'avventura del Blog Generacion Y, definito come "un esercizio di codardia", perché è uno spazio telematico dove può raccontare la sua realtà e dire ciò che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni.
I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima. Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: "In questo paese non c'è libertà di espressione!". Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un'utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime. Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. L'informazione di regime è un altro bersaglio da colpire, perché non è vero che tutto è sotto controllo e che i problemi vengono sempre superati da una rivoluzione solida e forte. Il libro - blog di Yoani Sánchez è uno spaccato di vita che rappresenta con realismo la Cuba contemporanea, lontano da condizionamenti ideologici, ma dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere.
Yoani Sánchez è un'eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, zona franca sicura e inaccessibile che può trasformarsi in una nuova Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e non possono rinchiudere le idee in una galera.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
VERSIONE ITALIANA DEL BLOG GENERACIÓN Y di YOANI SÁNCHEZ
http://desdecuba.com/generaciony_it/ - Traduzione di Gordiano Lupi ? www.infol.it/lupi
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Se hai tempo leggi una mia
intervista su Cuba rilasciata al periodico Focus Storia di Marzo:
http://www.focus.it/Storia/speciali/La_rivoluzione_cubana_sogno_infranto....
Aggiungo due link dove si parla di MI CUBA: Cuba en el Mundo:
http://www.cubaenelmundo.com/ e La Nueva Cuba:
http://www.lanuevacuba.com/archivo2009/Mar/felix-luis-viera-35.htm.
(Gordiano Lupi).
Ho sentito di una protesta portata avanti dai blogger cubani, fra i quali anche Yoani. non so molto di quest'ultima notizia.
coraggioso come sempre gordiano.