«E' perfettamente inutile tentare di tradurre un uomo quando si è in opposizione ai suoi concetti FONDAMENTALI» [Ezra Pound a Piero Sanavio, 15 marzo 1955 - p. 154].
Eppure il vecchio Ezra "tradotto" lo fu e per quasi tredici anni, quanti il poeta trascorse in prigionia tra il Disciplinary Training Center di Pisa [a guerra conclusa], il carcere distrettuale di Washington ed il manicomio di St. Elizabeth. Una "traduzione" - in ceppi - che si protrasse fino al 18 aprile 1958 allorquando gli Stati Uniti d'America, per bocca del giudice Bolitha J. Laws, ritirarono l'accusa di tradimento sollevata a suo carico «sulla base della "persistente" insanità mentale del poeta e del desiderio del governo di "porre fine a questa storia"» [p. 174].
La storia di un esilio, di una condanna al silenzio che si sarebbe, in realtà, conclusa con la morte del poeta da uomo libero sì ma definitivamente disinnescato. Ezra Pound, sommo poeta del XX secolo, animatore infaticabile dell'avanguardia dapprima a Londra ed in seguito a Parigi, mecenate e promotore di talenti (senza scomodare i paradigmatici e arcinoti casi di Eliot, Joyce e Hemingway val la pena rammentare quanto Pound si spese per il giovane prodigio della scultura francese Henri Gaudier-Brzeska morto al fronte nel 1915 durante le prime settimane di conflitto), vittima di una "giustizia" disumanata e disumanizzante, fortemente intrisa di diffidenza verso il "diverso" [«Pound, a St. Elizabeth, come peraltro nell'isolamento di Rapallo, come sempre, nella sua vita, combattendo da solo, "nel deserto", contro il potere (la "old bitch gone in the teeth") che uccideva i poeti fece l'esperienza del "gulag" della democrazia. Doveva scomparire poiché, in quanto artista, era "diverso" - poiché s'era sempre opposto a "Puttane per Eleusi;/Sotto usura nessuna pietra è tagliata liscia/Il contadino non trae guadagno dal gregge" - Canto 51, 30. Aveva espresso opinioni che, pure se per esprimerle a un certo punto aveva scelto il momento sbagliato, e alcune di quelle opinioni potevano essere (ed erano, decisamente) sbagliate, era comunque suo diritto, per la Costituzione del suo Paese, non solo, per la sua obiettiva funzione d'artista, esprimerle. Che, poi, se l'uomo, ogni uomo, in una democrazia borghese, ha (formalmente almeno) diritto alla propria "diversità", perché non avrebbe dovuto averlo, quello stesso diritto, anche un poeta? Forse perché la sua "diversità" (del poeta) era (è) meno volgare, più inquietante, più difficilmente utilizzabile, strumentalizzabile, manomissibile, monetizzabile, da parte del potere? Ma se è così, ed è così, è il potere, quella forma e ogni altra forma di potere, che è sbagliato» - pp. 148-149; corsivo dell'Autore] l'anticonformista, Pound il "patriota" secondo quella accezione che lo accomuna, agli occhi dell'Autore (e dello scrivente) a due altri eccentrici della cultura a stelle e strisce: Whitman e Thoreau (del quale, per inciso, lo stesso Sanavio ha curato l'edizione italiana di Walden): «Lungi dall'essere "antiamericano", come a molti pareva, egli era stato forse l'ultimo scrittore "civile" del suo Paese: dopo Walt Whitman. Come Whitman, come l'anticonformista H. D. Thoreau, Pound voleva veramente salvare la Costituzione, e i Cantos, le traduzioni da Confucio, anche per questo erano stati scritti. Patriottismo, per lui, non era cieca accettazione di trasmessi principi ma difesa di certe nozioni, certe idee - anzitutto il patto tra l'uomo e lo Sato. Era (questo) un concetto protestante e rivoluzionario e aveva investito, a suo tempo [...] anche i rapporti tra l'uomo e dio. Era passato incorrotto nel Nuovo Mondo. Significava che se il patto era infranto diventava nulla ogni obbligazione, ogni lealtà, del contraente tradito verso l'altra parte, fosse questa lo Stato o lo stesso dio. [...] Era "il patto", per i protestanti inglesi, neo-inglesi, e per Pound, la "patria". Un secolo prima che il poeta finisse nel manicomio federale, H. D. Thoreau era stato tradotto nel carcere di Concord per aver rifiutato di pagare una tassa che considerava ingiusta: non approvava che il suo Paese conducesse una guerra di conquista contro il Messico. La prigione di Thoreau si limitò a una notte - ma gli offrì l'occasione di scrivere il saggio Civil disobedience nel quale propugnava il principio che una minoranza, anche se formata di una sola persona, aveva il diritto di rifiutare obbedienza a uno Stato che seguisse leggi ingiuste. Qualche tempo dopo, in un altro saggio politico, Thoreau andava oltre: teorizzando il diritto dell'individuo di portare armi contro lo Stato se questo agiva contro la giustizia e l'interesse dei cittadini - quando, insomma, lo Stato infrangesse il patto che regolava i rapporti con i suoi sudditi. Pure con i suoi imperdonabili errori politici Pound, parlando da Radio Roma, non aveva fatto che esprimere il proprio dissenso e anche in questo egli era stato profondamente americano. Del suo paese aveva espresso e ripetuto tutte le mitologie, i sogni, le contraddizioni - l'ipotesi democratica e al tempo stesso la sua negazione; la fiducia nella perfettibilità dei rapporti sociali e nella possibilità, in tutti i campi, di un continuo rinnovamento; il messianismo politico e il pragmatismo più brutale; la tentazione populista e l'angoscia del futuro "a credito"; il rifiuto di accettare una vita controllata da poteri anonimi, celati, contro i quali il popolo non domani ma oggi, subito, doveva insorgere, cancellandone poi anche la memoria. Era stata americana anche la sua illimitata, indistruttibile fiducia nell'uomo» [pp. 146-147 - corsivi dell'Autore].
Mémoire o saggio questo libro aggraziato di Sanavio intaglia nell'alabastro un ritratto privilegiato di Pound [forte della frequentazione che l'Autore ha potuto vantare con l'Omero dell'Idaho, avviata sulle righe della propria tesi di laurea e proseguita con la conoscenza diretta del poeta recluso a St. Elizabeth, coronata infine dal ritorno - definitivo - in Europa; dipinte a fresco sono le pagine dedicate dall'Autore alle beghe tra piccoli uomini ancor prima che tra minuoscli letterati, che gareggiano a far visita al grande vecchio nel manicomio criminale, tutti presi dal furore iconoclasta di spartirsi le sue eroiche spoglie o di tirarlo per la giacchetta facendo strepito della sua voce altisonante], bottino di guerra nella battaglia di propaganda scagliata dal New Deal rooseveltiano alle voci, quale che fossero, di dissenso [«Nella sua gestione del potere, F. D. Roosevelt aveva seguito la prassi democratica o aveva oltrepassato i limiti consentiti? Alla fine degli anni cinquanta era moneta corrente, tra i "liberal" kennediani, (...) la convinzione che F. D. Roosevelt era stato, dopotutto, l'approssimazione politica più vicina alla dittatura, negli Stati Uniti» - p. 145]. Tanto più se queste voci, così profetiche ed autorevoli [«Ho portato la grande sfera di cristallo,/chi può alzarla?/Sai entrare nella grande ghianda di luce?» Canto 116, 23] provenivano da oltreoceano e con timbro tanto tonante. Terminata la guerra, vinta la disfida contro i nazifascismi l'alleato di ieri si sarebbe tramutato nel serpente che, laocoontianamente, soffoca il libero spazio della Democrazia alla cui testa provvedono ossigenanti gli Stati Uniti. Pound più non merita la cattività, la sua voce è spenta, persa nei 3 metri quadri di gabbia e irraggiati dai riflettori che giornoenotte lo ferivano di indiscrezione, ne mutilavano il vigore di novello Tiresia. E' un morto che parla, lasciamolo libero. Dopo tutto, siamo ancora in guerra. Abbiamo fame di nuovi olocausti.
«"Scrivo per resistere all'idea che l'Europa e la civiltà stanno andando all'inferno. Se mi si 'crocifigge per un'idea' - cioè, l'idea coerente attorno alla quale si accumularono le mie confusioni - questa è probabilmente l'idea che la cultura europea dovrebbe sopravvivere, che le sue migliori qualità dovrebbero sopravvivere con qualsiasi altra cultura in qualsiasi universalità. Contro la propaganda del terrore e la propaganda del lusso, chi ha una semplice risposta? ... Scrivendo per essere capito, c'è sempre il problema di rettificare senza rinunciare a ciò che è esatto. Questa è la lotta - non mettere la propria firma sulla linea tratteggiata, per l'opposizione"» [p. 179].
Luca Ormelli, luglio 2011.
PIERO SANAVIO [estraggo dalla "Notizia" acclusa al volume]: «Giornalista del "New York Herald Tribune International", poi inviato de "Il Mondo" di Arrigo Benedetti e de "Il Globo" di Antonio Ghirelli (...) è stato alto funzionario dell'Unesco, dipartimento della Cultura. E' vissuto a lungo all'estero, ha studiato e insegnato negli Stati Uniti. Fellow della Rockefeller Foundation per due anni consecutivi, è stato tra i primi in Italia ad occuparsi di Ezra Pound. E' membro del comitato redazionale di Paideuma, la rivista di studi poundiani stampata a Orono, Maine».
La gabbia di Ezra Pound, Libri Scheiwiller, Milano, 1986 [trattasi dell'edizione in mio possesso].
Ristampato [ed altresì esaurito] con titolo: La gabbia di Pound, Fazi Editore, Roma, 2005.
Per approfondimenti: paideuma.wordpress.com/
Commenti
[la gabbia di pound] nuova
[la gabbia di pound] nuova scheda di LUCA! Buona lettura.
[la gabbia] e naturalmente
[la gabbia] e naturalmente questo finisce dritto dritto nella lista dei miei desiderata, scritta a penna bic su un foglio volante - e quindi una rarità, ormai, e per questo una cosa impossibile da perdere. I tempi sono cambiati.
[thoreau] già che spesso
[thoreau] già che spesso viene nominato, in questa ricca scheda: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Thoreau+Henry+David
[Thoreau] - della edizione di
[Thoreau] - della edizione di Uomini non sudditi per Piano B ero colpevolmente all'oscuro. Grazie optime Franchi. Che il Fini (Massimo) abbia letto Thoreau è adesso ancor più evidente. E degno dunque di maggior stima.
(Ezra Pound) Ottima pagina,
(Ezra Pound) Ottima pagina, davvero. Ottimo poi restituire la giusta attenzione a uno dei maggiori letterati del Novecento (tra i miei poeti preferiti, peraltro). Pound è l'esempio dell'ostracismo democratico. Come altri grandi opposti e contrari, quali Léon Degrelle, Brasillach, Céline, Drieu (e anche Hamsun, sia pure in tarda età e dopo il meritato Nobel), per fare solo alcuni nomi, Pound subì la ferocia dei vincitori e pagò per le sue idee. Ma ben diceva il grande Ezra: "se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale nulla lui"
[thoreau, piano b] e tieni
[thoreau, piano b] e tieni d'occhio il catalogo piano b, tra fine autunno e prime giornate dell'inverno...;)
[Pound, Sanavio] - Muovendo
[Pound, Sanavio] - Muovendo dallo spunto di Léon, che cita Céline, segnalo che Piero Sanavio ha dato recentemente alle stampe, per i tipi della Raffaelli Editore, un libro dedicato al grande romanziere francese: Virtù dell'odio.
[ep] infine: quasi
[ep] infine: quasi dimenticavo. Quel poco che c'è...
http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Pound+Ezra sta qua.
[sanavio, gabbia] copertina
[sanavio, gabbia] copertina ripristinata, post guasto server intellijam.