Salzano Edoardo

La laguna di Venezia. Il governo di un sistema complesso

Autore: 
Salzano Edoardo

La neonata collana “Occhi aperti su Venezia”, edita da Corte del Fontego, si propone, attraverso dei testi molto brevi ed essenziali, di rispondere ad alcune delle più ricorrenti domande che una città complessa come Venezia suscita in un pubblico non distratto e appassionato, non solo veneziano. Il risultato sono questi libretti di piccolo formato, accattivanti e assai leggibili.

Si tratta di un breve testo, che presenta lo straordinario ecosistema, unico al mondo, costituito dalla laguna di Venezia, il cui territorio appartiene a nove comuni, ma le cui vicende dipendono dall’evoluzione di un bacino che ne comprende centodieci, facenti capo a quattro province (Venezia, Padova, Treviso, Vicenza). La laguna, dice Salzano, avrebbe bisogno di un governo unitario, che ha avuto finchè è esistita la Repubblica di Venezia, che tanto teneva al proprio ecosistema da nominare un magistrato, il Magistrato alle acque, che si occupava delle problematiche inerenti appunto le acque e il loro governo.
La laguna – per definizione instabile – è stata conservata dalla Serenissima per secoli: era diventata un sistema permanente, dal quale dipendeva la sopravvivenza stessa della Repubblica.
La laguna era il nido del potere, garantiva sicurezza, la flotta vi veniva riparata o costruita, affluivano, attraverso il fiumi, le materie prime (legname in primis), forniva alimenti (pesci, molluschi la cui raccolta era rigorosamente regolamentata, uccelli, verdure e frutta dalle isole) e il sale per conservarli.
“Realizzare questo miracolo, lasciare che le contrastanti forze dei fiumi e del mare, della terra e dell’acqua, collaborassero senza che l’una prevalesse sull’altra, e al tempo stesso introdurre le trasformazioni necessarie a vivere la laguna (approfondire un canale o aprirne uno nuovo, consolidare un isolotto o aprire varchi in un altro) significava sottoporre la laguna a un governo minuzioso, fondato sulla quotidianità dell’intervento, sulla continuità della vigilanza, sulla più accorta gradualità, sperimentalità e reversibilità delle innovazioni (un nuovo canale, un nuovo argine, un nuovo consolidamento, una nuova immissione) e sul monitoraggio dei loro effetti”. (p.11)
La storia di Venezia è la storia di un successo nel governo dell’ambiente, proprio perché si era consapevoli dell’importanza della laguna e della necessità di anteporre il bene pubblico agli interessi individuali.
Caduta la Repubblica nel 1797, cambia tutto, cambia anche la mentalità e il modo di rapportarsi alla natura, si sviluppa il capitalismo, l’interesse e il denaro passano in primo piano. La laguna viene in parte bonificata o trasformata in valle da pesca per lucrose attività itticole o in zone industriali, soprattutto non viene più percepita come bene comune da tutelare, ma come luogo da sfruttare.
I canali e le bocche di porto vengono approfonditi, mentre le pratiche di monitoraggio e manutenzione continua che la Serenissima aveva sempre attuato vengono abbandonate. Le esigenze della produzione industriale provocano, in Terraferma, l’attivazione di numerosi pozzi di prelievo dell’acqua di falda, che si abbassa di livello e porta con se il caranto, quello strato di argilla compattata da millenni, che sorregge le sabbie su cui sorge Venezia. Le acque alte si fanno sempre più forti, fino al tracollo del 4 novembre 1966.
 
Lo Stato “assunse il compito di assicurare la «regolazione dei livelli marini in Laguna, finalizzata a porre gli insediamenti urbani al riparo dalle acque alte», mediante «opere che rispettino i valori idrogeologici, ecologici e ambientali e in nessun caso possano rendere impossibile o compromettere il mantenimento dell’unità e continuità fisica della laguna»”. (pp.18-20)
Salzano evidenzia però come un piano comprensoriale non sia mai stato approvato, a causa delle volontà contrastanti di Comuni e Regioni. Un meccanismo farraginoso e sottoposto all’approvazione finale della Regione. Nel frattempo lo Stato presenta il MoSe e lo impone.
Il Comune, contrario al faraonico progetto, propone invano alternative. Salzano segnala lo studio “Ripristino, conservazione e uso dell’ecosistema lagunare”.
“L’opinione pubblica nazionale e internazionale è stata persuasa che la salvezza di Venezia fosse affidata a quel progetto e che nella sua realizzazione fossero riposte tutte le speranze. Speranze fallaci, come sarà facile dimostrare. Speranze fondate sulla difficile comprensione di che cosa realmente sia una laguna, e in particolare questa laguna, sulla quale, oltre al Mose, gravano altri rischi”. (p.27)
 
Tra gli altri pericoli, il turismo di massa e il passaggio nel canale della Giudecca di navi da crociera ben più alte dei tredici metri, che costituiscono l’altezza massima degli edifici veneziani. Il moto ondoso eccessivo sgretola le pietre dei palazzi, le masse d’acqua spostate dalle navi (anche petroliere o porta container) distruggono la morfologia dei fondali.
 
Lo scellerato progetto di una metropolitana sublagunare minaccia lo strato di caranto, oltre che la vita stessa della città, già fin troppo carica di turisti di tutti i generi e derubata dei suoi abitanti. Salzano cerca di evidenziare infine un’altra prospettiva e di mostrare che le qualità di Venezia non sono costituite solo dalla materialità dei beni (paesaggi, insediamenti storici, architettura) e dalla perfezione formale raggiunta dall’intreccio tra i diversi elementi (acqua e terra, costruito e non costruito), ma anche “dal rapporto equilibrato e dinamico che a Venezia si è per secoli difeso, e che ancor oggi sopravvive, tra gli elementi fisici della città e dell’ambiente e il concreto e complesso tessuto sociale ed economico (la popolazione, le attività produttive, i commerci, l’insieme insomma della vita quotidiana) che della ricchezza della città costituisce una fondamentale componente” (pp.29-30).
 
Ecco allora che lo studio e la diffusione del patrimonio naturale e storico, le attività di manutenzione e restauro degli innumerevoli tesori della città e della laguna costituirebbero un modo per trasformare il territorio veneziano in un grande laboratorio di ricerca e sperimentazione.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Edoardo Salzano, urbanista italiano, ha fondato e gestisce il sito web eddyburg.it.
Edoardo Salzano, La laguna di Venezia. Il governo di un sistema complesso, Venezia, Corte del Fontego 2011, collana Occhi Aperti su Venezia.
 
Links in lankelot.eu: http://www.lankelot.eu/Venezia
 
Marina Monego, giugno 2011
ISBN/EAN: 
9788895124094

Commenti

[Salzano-Laguna di Venezia]

[Salzano-Laguna di Venezia] questo è l'ultimo di cui parlo, quello su lLido, dello stesso autore, lo lascio a chi vuole indagare per conto suo, mi sembra ancora più specifico.

[venezia] indice analitico

[venezia] indice analitico per VENEZIA in lanke: http://www.lankelot.eu/archivione?venezia

[salzano-venezia] quando

[salzano-venezia] quando scrivi questo... "Tra gli altri pericoli, il turismo di massa e il passaggio nel canale della Giudecca di navi da crociera ben più alte dei tredici metri, che costituiscono l’altezza massima degli edifici veneziani. Il moto ondoso eccessivo sgretola le pietre dei palazzi, le masse d’acqua spostate dalle navi (anche petroliere o porta container) distruggono la morfologia dei fondali."

> Subito mi torna in mente quel magnifico documentario di Montanelli di cui ci ha parlato il nostro ottimo Luca Menichetti, curato sempre dal buon Nevio Casadio...

[caranto] forse serve un bel

[caranto] forse serve un bel link a wiki: quando scrivi... "Lo scellerato progetto di una metropolitana sublagunare minaccia lo strato di caranto, oltre che la vita stessa della città, già fin troppo carica di turisti di tutti i generi e derubata dei suoi abitanti."

> WIKI dice: "Caranto (dal tardo latino caris "sasso") è il nome locale di un paleosuolo pleistocenico costituito da un'argilla limosa, limoso-sabbiosa estremamente compatta, particolarmente presente, come orizzonte stratigrafico, nella laguna di Venezia, ma riscontrabile anche in sedimenti alluvionali della bassa pianura veneto-friulana di cui rappresenta il sedimento pleistocenico più recente.

È facilmente riconoscibile e si presenta come un sedimento molto duro e compatto, di colore variabile dal marrone chiaro al grigio chiaro, con striature color ocra."

> http://it.wikipedia.org/wiki/Caranto

 

[caranto] avevo messo il

[caranto] avevo messo il link, forse non si è ricopiato! Anche questa parola per noi è abbastanza nota (si dice a volte "duro come il caranto), altrove decisamente meno.

[caranto] credo di averla

[caranto] credo di averla sentita per la prima volta in vita mia adesso:). Si vede che quaggiù, nella palude romanesca, non tutto passa a dovere...

[Caranto] Ma no! è che la

[Caranto] Ma no! è che la distanza, la diversa realtà giocano il loro ruolo, insomma non avrete molte occasioni di parlare del "caranto".....per noi è diverso.