Sulle tracce di Roberto Baggio, il Divin Codino, il Pallone d’Oro, il Coniglio bagnato, il campione “non da record, traguardi, medaglie”, ma “una cosa più bella. Più alta dei podi, più indissolubile dell’oro”. Ripercorrendo la carriera di un giocatore unico nella storia del nostro calcio, Vanni Santoni e Matteo Salimbeni in “L’ascensione di Roberto Baggio” ci portano all’interno di un “lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una nazione e ne diventa coscienza collettiva”.
Ed è così, davvero. Roberto Baggio, uno dei calciatori italiani più forti di tutti i tempi, porta subito alla mente ricordi che ci riguardano tutti, in un modo o nell’altro: anche se non siamo stati tifosi della Fiorentina, della Juve o del Brescia. Ricordiamo le sue prodezze, la sua andatura caracollante, i suoi gol impossibili. Ricordiamo i sui occhi piccoli, il suo sorrisetto sornione, le sue capigliature. E ricordiamo anche e soprattutto il suo rigore sbagliato a Usa ’94, che fa ancora male, come una spina sotto la pelle.
Quanti ricordi associati a Roberto Baggio: dall’84 al 2004, un ventennio di calcio tra due mondiali vinti, e in mezzo LUI: tanti gol, tante squadre, ripercorse in questo romanzo attraverso le voci di vari “spettatori” della carriera calcistica di Roberto da Caldogno. Partendo da Firenze, passando per Milano, fino ad arrivare a Brescia. Attraversando l’Italia del nord sulle orme del calciatore, ma ancora prima dell’uomoBaggio.
Un editore appassionato e tifoso “ha un lavoro” da commissionare a Santoni e Salimbeni: “un libro su Roberto Baggio. Per non dimenticarlo”. Attraverso questo innesco narrativo i due autori descrivono i luoghi e i gol più belli del Divin Codino. Su punizione, da calcio d’angolo, stop a seguire scartando Van der Sar, sono ben 204 in tutto. Ascoltano i dialoghi di un tifoso fiorentino con suo figlio tifoso del Milan, mentre rievoca la notizia della cessione di Baggio ai gobbi della Juve, il 18 maggio 1990. Parlano con l’uomo delle pulizie dello stadio Franchi, che ricorda il rigore non tirato contro la sua ex squadra, la sciarpa lanciatagli dai tifosi, che raccolse e mise al collo. Incontrano gli inservienti dell’Olimpico di Torino, che pongono la difficile domanda (“e se Baggio fosse rimasto alla Juve?”. Il Del Piero che conosciamo forse non sarebbe mai esistito). Descrivono il lungo pellegrinaggio del calciatore, andato al Milan, ceduto a Berlusconi, costretto a vestire il 18, mentre il 10 era di Savicevic. Ripercorrono l’anno magico al Bologna (22 gol in un campionato) e il percorso in nazionale, costellato di gol ma con un rapporto molto difficile coi vari allenatori – Vicini, Sacchi, Maldini… La parentesi all’Inter, la doppietta al Real e la nuova partenza. “E se si mettessero insieme tutti gli attimi in cui Roberto Baggio è protagonista, se si potessero prendere dalle teste di tutti gli italiani, anche di quelli non appassionati di calcio, e cucirli tutti insieme, questi attimi avrebbero la durata di giorni e mesi e anni.” Fino all’arrivo a Brescia, l’epilogo, il rapporto con Mazzone, l’unico allenatore con cui ci fu un rapporto vero, bello, reale.
Baggio: un campione troppo umano. E quel rigore che vola alto, sopra la traversa. Questo libro riesce quasi a nascondere quell’episodio, drammatico, della storia della nostra nazionale, per realizzare un divertente e originale ritratto di questo campione. Attraverso le voci dei vari racconti – i migliori, forse, Il dialogo del rabbino, del vescovo e del lama in cui fede e ragione, calcio e religione si fondono in un tutt’uno e i due fantastici articoli dei “giornalisti sportivi di una volta” -, Santoni e Salimbeni ricostruiscono il mosaico variegato di Roberto Baggio, ci fanno capire che un campione così forse non ci sarà mai più, ci fanno notare come, nonostante il suo palmares personale misero (due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa) nessun calciatore si avvicinerà alla complessità tecnica, caratteriale e umana del Divin Codino.
È un libro che fa molto piacere, questo, un omaggio sincero e discreto a un mito del calcio italiano. Ancora di più perché Baggio al termine della sua ultima partita non si è riciclato come opinionista tv, non ha fatto spot televisivi, non è apparso molto spesso su quotidiani e riviste. Ha lasciato un ricordo indelebile certo, ma che forse aveva bisogno di una rinfrescata. E di un approfondimento: una riflessione divertita sì, ma a suo modo rigorosa, su un calciatore benedetto e maledetto allo stesso tempo. Un calciatore che ha fatto sognare chiunque l’abbia visto giocare, un campione che non ha nulla da invidiare ai vari Platini, Maradona e Pelé. Le parole di Caressa, al termine dell’ultima partita a Brescia, sono emblematiche: “Si chiude qui una delle carriere più belle della storia del calcio italiano. Esce dal campo per l’ultima volta forse il giocatore più amato della storia del calcio italiano, sicuramente uno dei più forti di tutti i tempi”. Come dicono i due autori, al termine del libro, “un uomo… ma anche un miracolo”. Un calciatore che ci ha fatto davvero sognare, e che un regalo simile se lo meritava davvero.
Edizione esaminata e brevi note
Matteo Salimbeni, Vanni Santoni, L'ascensione di Roberto Baggio, Mattioli 1885, Fidenza 2011
Matteo Salimbeni (Firenze 1982) è fondatore della compagnia teatrale Expoi Teatro e autore di varie opere teatrali. Vanni Santoni (Montevarchi 1978) è scrittore e giornalista, ha pubblicato vari libri e scrive per quotidiani e webzine letterarie.
Roberto Baggio, infine, non ha bisogno di presentazioni, ma un giro su YouTube consiglio di farlo lo stesso.
Antonio Benforte, 27 dicembre 2011
Commenti
[salimbeni, santoni] scrive
[salimbeni, santoni] scrive Antonio: "Sulle tracce di Roberto Baggio, il Divin Codino, il Pallone d’Oro, il Coniglio bagnato, il campione “non da record, traguardi, medaglie”, ma “una cosa più bella. Più alta dei podi, più indissolubile dell’oro”. Ripercorrendo la carriera di un giocatore unico nella storia del nostro calcio, Vanni Santoni e Matteo Salimbeni in “L’ascensione di Roberto Baggio” ci portano all’interno di un “lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una nazione e ne diventa coscienza collettiva”...."
> da leggere!
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[calcio] tag "calcio" in lanke: ultimi inserimenti, http://www.lankelot.eu/calcio
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[baggio] la cosa più incredibile e che non ricordavo è che ha vinto così poco in carriera...
[Baggio] Finito di leggere e
[Baggio] Finito di leggere e nei prossimi giorni, magari già domani, arriverà il mio pezzo. Un libro altalenante con dei passaggi molto belli e altri meno convincenti (che sono poi quelli che son piaciuti a Antonio). Visto il buon numero di recensioni uscite, cercherò con la mia di tracciare un percorso leggermente più laterale.
[baggio, santoni, antonio]
[baggio, santoni, antonio] comunque, tornando sul tuo pezzo: la conclusione è molto saggia e molto bella. "Baggio al termine della sua ultima partita non si è riciclato come opinionista tv, non ha fatto spot televisivi, non è apparso molto spesso su quotidiani e riviste": mi piace pensare che si stia dedicando alla famiglia, agli amici, alla meditazione, alla natura. E magari ai giovani calciatori - da crescere come artisti. Senza giornalisti: senza telecamere. A luci spente. Così si fa.
[salimbeni, santoni,
[salimbeni, santoni, benforte] alè, http://falsi-movimenti.blogspot.com/2011/12/l-di-roberto-baggio-matteo-s...